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lunedì 3 dicembre 2018

Il "Non Senso" Comune















https://www.youtube.com/watch?v=GXFSK0ogeg4



Ne hanno parlato e scritto in molti, da Manzoni, a Reid, a Hulme e, ancor prima di loro, Aristotele, Cicerone, Cartesio San Tommaso D'Acquino, Descartes, Giambattista Vico, Carlo Giusti e molti, molti altri filosofi, scienziati, antropologi, pensatori.

Tutti d’accordo (che comprende il disaccordo) che il “buon senso” e il “senso comune” (il "common sense" anglosassone) fossero comunque fiumi divisi e difficilmente condivisibili. Forse tutti abbastanza d’accordo che il “buonsenso” fosse virtù, o difetto, di una minoranza, assumendo invece come “senso comune” la percezione della realtà dei più. A prescindere da quale fosse, tra i due, il meglio da riconoscere e da seguire.

Inutile riportare i famosi aforismi di competenza che sono ben noti, anche se mai compresi, forse, fino in fondo. Né in un caso che nell'altro. E non sono certo io, in questo caso, a volermi addentrare in arcaiche introspettiche rivisitazioni a riguardo.

Penso sia invece interessante proiettare l’argomento nella nostra vita, nella nostra quotidiana “modernità”, per scoprire di quanto si sia spostata la prospettiva a riguardo.

Di quanto sia, ancor più che cambiata, direi lesa, snaturata, verso altri contenuti che non trovo possano rientrare nel pensiero degli antichi luminari. Di quanto, da una teorica contrapposizione di due membri più o meno ben distinti, una sorta di “matematica” binaria per interpretare e programmare il comune vivere, il “sistema” si sia trasformato quasi in una fase entropica di equilibrio monodirezionale a scambio energetico nullo. E, ancor più che “comune” direi virale. Meglio,……. globale.

Ho la decisa sensazione che il teorico “buon sentire” dei pochi quanto il secolarizzato “senso” dei più, si siano congiunti, se non fusi completamente nel “non senso” di tutti.

Ed è in questo “non senso”, spero di sola personale percezione, che purtroppo si sta realizzando, continuando per altro ad inflazionarsi senza fine, una sorta di totale infelicità diffusa, tremendamente mascherata e ben truccata dai “beni” che ci ha offerto l’evoluzione ed il progresso. Intesi non solo nella direzione più osannata del momento, ovvero quello “tecnologica”, ma anche e soprattutto, e viceversa, dall'involuzione non tanto di “ideali”, (forse a riguardo è meglio così) ma di “valori”.

E se la mia analisi mi porterà ad essere riconosciuto come vecchio “moralista” non ha importanza, perché è proprio l’uso delle etichette, e del contrasto per abitudine, una di queste tristissime, involute acquisizioni, in sostituzione, ad esempio, del “valore” di una leadership reale e naturale in quanto riconosciuta e mai imposta.

In questo modo, qualsiasi “senso” o meglio "buon senso", inteso come percezione della realtà, diviene sempre e comunque il “non senso” di una discussione, non tanto perché essa sia necessaria, ma perché pare sia essa stessa il fine. Questo non scalfisce il naturale dibattito, anche critico, di una vita comune, ma diviene “non senso” se il senso del vivere finisce per divenire solo questo.

Credo che possiamo ritrovare infiniti esempi all'interno della nostra (non confinata oltretutto) società. 
Che si vanta dell’evoluzione tecnologica della comunicazione istantanea e invasiva, come una conquista di “felicità” e “senso comune” per poi ritrovarsi negli stati più profondi di distanze e solitudine. 
Infelicità in una semplice parola.

Che può drogarsi legalmente “per uso proprio” senza aver in alcun modo la possibilità di curarsi dopo e soprattutto prima, dal momento che solo una carenza di felicità può portare a tanto. E non è neppure in grado di prevenirne l'importazione e la distribuzione soprattutto di tipo culturale oltre che meramente materiale.

Che vive nella frenetica fino all'isterica necessità dell’”apparire” per “essere”,  per “percepirsi”, solo unicamente a favore di un “non valore” come il denaro o della fama se non del semplice "vuoto interiore". Un tema che cercherò di approfondire se mi riuscirà, più avanti nel tempo. Al momento mi fermo a constatare l’ascolto “intubato” di qualche stimato vecchio amico che descrive come in futuro, non saranno più i cellulari il "business", ma infinite microscopiche telecamere (il business sta nella parola “infinite”), che potranno alleviarci da non si sa quali pene. Non riesco più, da vecchio “moralista” ancora ben saldo su certi “valori” a stimare “pecorai” di greggi raglianti e oltremodo inermi.

Che permette di dimenticarsi quotidianamente delle tremende fatiche dei “padri” per costruire quel poco o tanto ereditato. Poco o tanto che, al momento, per non essere fuori dal “coro” deve obbligatoriamente essere condiviso con l’umanità intera senza che quest’ultima possa neppure comprendere il “rispetto” dovuto a quei sudori e a quelle fatiche. Senza neppure porsi il problema dei “figli” di quelle fatiche che non riescono quasi a sopravvivere. 

Che non si scandalizza più di nulla e più a nulla reagisce, ma si distingue come una società che è campionessa intergalattica per creare scandali a vantaggio o svantaggio di qualcuno. Che ha strumenti per poterlo fare, senza che neppure il “senso comune” possa recalcitrare, tanto è avvolto e coinvolto "felicemente infelice" nel suo "sistema".

Che pensa che, oltre a poter comunicare in modo bulimico possa anche essere informata in modo corretto, senza mai accorgersi, o, peggio, senza neppure averne consapevolezza, che tale “informazione” risulta, al minimo, “stomachevole” e disonesta. 

Che non legge libri ma giornali perché i libri, quelli veri e importanti, non si stampano neppure più. E, a fronte di tutto questo, si sente comunque “tuttologa” tanto, mi ripeto, da essersi trasformata da una società di “intenti” e di "azioni" in una di “discussioni” e di "talk-show".

Che spera ancora nel rifiorire di qualche boom economico, che inneggia alla ripresa dei consumi, senza comprenderne l’inutilità se essa è quantomeno rivolta a consumare sempre le stesse cose. Senza capire che, anche solo per “produrle” (non parliamo di immaginarle, pensarle, idearle...) è necessario faticare e non ho mai conosciuto un “disoccupato” che una volta “occupato” non abbia cominciato a lamentarsi appena dopo qualche mese di attività.

Che vuole indebitarsi senza mai prima comprendere, non tanto da dove proviene il debito monetario, (molti economisti lo sanno spiegare bene) ma da dove provengono gli sprechi dei non troppo antichi connubi: io ti do un voto – tu mi dai un lavoro= ci siamo garantiti il futuro tutti e due.( si chiama Mafia o Corruzione, vedete voi - è il seme più piccolo apparentemente, solo apparentemente..)

Che impegna, su imposizione altrui, il lavoro di quasi un anno dell’intero “governo” e relativi costi, per legiferare matrimoni LGBT per realizzarne 212… (e non ho nulla contro tranne chi ha qualcosa contro di me che sono etero - comunque sono circa, a tutt'oggi circa 700.000 euro/matrimonio di soli costi governativi), ma non trova il tempo e le risorse per dare sollievo a chi soffre davvero, ad esempio il sostegno alle famiglie con figli portatori di handicap e peggio ancora a quelli affetti da malattie psichiatriche (altro che società evoluta). 

Che vive infelice, ma vuole apparire felice a tutti i costi, insistendo su strumenti vuoti di “valori” quanto ricchi di insulse promesse e aspettative.

Che non costruisce, non si ingegna, non impara, non insegna, non rischia, non si slancia, che aspetta comandi perché non sa darsene uno, che aspetta e basta. Non innova, non pensa, non si parla, non si pone né si predispone. Che si inchina e si convince e si affida ai falsi informatori, ai sognatori ubriachi non distinguendoli da quelli sobri. Che, in una parola, si intrappola senza mai comprendere quanto spazio libero c’è ancora. E quanto questo spazio di libertà necessita della sua presenza e della sua azione, del suo lavoro.

Che si illude e insegue le “mode” senza avere la minima idea di come si fa ad imporne una. Che pensa che il sole e il vento ci daranno tutta l’energia per sempre e non comprende che è solo una possibilità, non una realtà. E si converte al dio SOLE e al dio VENTO, si dipinge di verde senza conoscerne le conseguenze reali. Senza mai provare a dedicarsi alle soluzioni piuttosto che inebriarsi di stolte provocazioni. Pensando che "tutto è possibile", senza capire che le soluzioni esistono ma per divenire vere, reali, necessitano di quei “valori” dimenticati, o irrimediabilmente perduti.

Che vive senza pudore e non se fa pena. E dal momento che non se ne fa pena è riuscita a farsi addirittura governare da chi, di pudore, non possedendone neppure il sentore e senza neppure essere stato prescelto dalla democrazia vigente, è diventato “capo” delle più dilanianti bugie. E persiste, pur in una leggera ombra, ancora adesso, sempre pronto a tornare in "voga" senza vergogna.

Forse, molti dei miei semplicistici esempi, sono solo "sentori", o, dal momento che è stata abolita la realtà, solo personali percezioni, ma non vedo valori e quei pochi, pochissimi che incontro, sono al lumicino, già contaminati dal “virus”, pronti a giustificare ogni, se pur piccola, appartenenza al “vuoto”.

Chissà ….. forse quei pochissimi che mi leggeranno penseranno che sono pessimista, un'altra etichetta forse …….o forse, tra le righe del mio pessimo scrivere, scorgeranno strade differenti, che inneggiano ai “valori”. 
Quali? 
Il Rispetto, l’Onestà, la Libertà, la Conoscenza, l'Umiltà, il Pudore almeno intellettuale, la Giustizia, e poi …. 
Poi c’è nè uno che è la conseguenza degli altri ….. il più importante di tutti forse …..
Quella Felicità che non esclude problemi ma che ti fa venire una voglia matta di vivere per risolverli o comunque vivere per qualcosa di vero, tutti i giorni.


FranzK.

martedì 29 maggio 2018

Il Valico e il Colle












https://www.youtube.com/watch?v=CmK-uaYFBJc



Quante volte lo stavo a sentire incantato, durante la mia adolescenza e non solo, il mio vecchio padre.
In quel poco, pochissimo tempo che il duro lavoro gli concedeva come pausa “famigliare”, prima di un necessario e precoce riposo.

Quel riposo che contava i minuti poco prima o poco dopo, al massimo le 21e 30, imposto dai tempi di una sveglia molto più precoce, ben prima che sorgesse l’alba, verso le 4e30.

Senza mai sosta e senza mai un premio, che si discostasse di poco dalla sopravvivenza offerta a noi, e alla sua famiglia. Senza mai sosta per 52 lunghi anni……

L’unico premio in palio era qualche opportunità in più per noi, null’altro, o forse anche altro …..l’onestà….., la dignità….e sempre un sorriso, mai un peso né per noi né per nessuno…….. se ne è andato senza debiti né crediti al netto di un funerale, ma ha lasciato un segno , una traccia indelebile e non solo in noi ma in tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, di incontrarlo..

Che fatica, che gioia e che “struggle” direbbero gli anglosassoni, parlare di lui, ricordarlo….

Sono stato un figlio molto fortunato, non capita così spesso.

Povero e fortunato, qualcosa di difficile da comprendere ad oggi e forse non solo ad oggi.

E chissà quanti come lui, tra nonni e trisavoli, hanno costruito e costruito senza mai un lamento senza mai un rammarico o una rabbia.

Tutto o molto di quanto ci circonda è figlio delle loro davvero “Sante” fatiche, entusiasmi, valori.

Credo ce lo siamo dimenticato un po’ troppo, abbiamo troppo poco rispetto per le “formichine operaie” che hanno costruito il nostro presente. Tutte insieme, chi con le mani chi con la mente: altro non avevamo se non sassi dei fiumi e rocce delle montagne, un po’ di legno, qualche rigogliosa palude, qualche bestia più affamata di loro e davvero poco, pochissimo d’altro.

Ma ho perso la via e cerco di ritrovarla.

Lo ascoltavo moltissimo quando mi raccontava della “guerra”, già la guerra alla quale era stato controvoglia destinato: dalla sua “palude padana” che si ostinava a lavorare per sfruttarne la rigogliosità ad un'altra palude, lontana, molto lontana e molto più “malsana” della sua: l’Albania.

Prima linea, punto.

Lui che non aveva neppure visto il mare, attraversò, prima di conoscerlo, l’intera penisola in treno e non si era mai spostato più di quanto una malandata bicicletta potesse concedergli.
Credo fosse all'incirca il 1943 forse 44, mio padre aveva 30 anni e senza di lui quella piccola azienda (famiglia) agricola avrebbe avuto davvero grandi difficoltà.

Ma era necessario, per la “madre patria” andare a conquistare altri popoli, chissà mai perché, ma era necessario.

Dagli innesti di rose come passatempo festivo si ritrovò a montare e regolare le ottiche di cannoni come impiego “full time”.

Lui che faceva fatica a sacrificare un coniglio per il pranzo della Domenica.

Comprese presto, nella sua innocente intelligenza, che la patria non è mai madre ma “matrigna” ed ebbe modo di scriverlo ad un cugino invidioso della sua posizione avanguardista da “prima linea”. E lo scrisse con un “patriottismo” profondamente radicato.

Ne avrei molte da tramandare, troppe forse, ma una di queste “storie” non la dimenticherò mai, forse supererà anche la decadenza della memoria nel tempo della mia senilità.


Beh, lo sapete.
In Albania non si combattevano gli Albanesi ma gli Inglesi, lo scontro era tra l’esercito Italiano e quello Inglese.
Era uno dei tanti “fronti” e non credo ci fosse qualcuno dalle parte “giusta” della Storia, “noi” sicuramente no, almeno.

( E’ mio convincimento che sia necessario stare dalla parte “Giusta della Storia” , in ogni caso o quantomeno se vuoi “vincere” in modo che la “Storia” mai abbia a contestarlo).

Loro, gli Inglesi non lo so uguale, lo dirà la Storia più in là, al momento pare fossero quantomeno in una posizione meno sbagliata della nostra, tanto è, che poi ebbero la meglio.

Non importa il “come”, come ben insegna il Macchiavelli.

Non importa che le popolazioni locali, del tutto estranee a quegli avvenimenti e dedite assai più dei “nostri” alla sopravvivenza frutto in gran parte dell’attività di poveri pastori o poco più, fossero ubriacate e mandate contro le nostre linee schierate con le mitragliatrici ad altezza “fianchi”, Machiavelli avrebbe senz'altro approvato.
E fino a qui si sa: la guerra è guerra, non l’ha concepita De Coubertin di sicuro.

E’ di un altro “mezzo” che non posso dimenticare il racconto:
Il servizio di “intellingence” dell’esercito Italiano, aveva scoperto che il nucleo più importante dell’esercito Inglese sarebbe passato lungo uno stretto valico ai lati del quale sorgevano due colli, due tratti altimetricamente elevati rispetto al passaggio stesso, alla gola.
Il risultato era ancora in parità, la partita era aperta e quella “scoperta” si prefigurava come una “manita” calcistica.
L’esercito Italiano appostato sulle due prominenze avrebbe “insaccato” quello Inglese dall’alto con una facilità disarmante, in tutti i sensi. E avrebbe “vinto”.
Tremila di qua e tremila di là, uomini, fucili, cannoni e mitragliatrici su quel colle. Non sono Inglese (forse neanche Italiano) ma mi vengono i brividi.

Non sarei qui a scriverlo, a raccontarlo, se a mio padre, chissà per quale strano caso, furono impartiti altri ordini con incarichi differenti. Uno dei pochi, pochissimi che la notte non si assopirono su quel doppio colle in attesa dell’alba e dei primi rumori di preludio dell’arrivo dell’esercito “nemico”.
Lui dormì in un altro posto quella notte, e io sono qui.

Dormì poco, pochissimo ma non era là insieme agli altri su quel doppio colle quella notte.
Dormì pochissimo perché molto prima dell’alba fu risvegliato dal crepitare del piombo.
Non durò neppur un granchè tutto quel frastuono.
Il superiore gli impartì un nuovo ordine, a lui e ai pochi rimasti.
E non posso dimenticare gli occhi lucidi di mio padre nel raccontare, non posso dimenticare quegli occhi grigio chiari che ancora, dopo molti anni e molte ripetizioni di quel racconto, si inumidivamo. Ancora e ancora.

Giunsero al doppio colle alle primi luci della loro alba più triste credo, un alba che tentava di farsi largo in una nebbia di polvere da sparo: dalla sua parte il prato verde era rosso di sangue e contava 3000 “compatrioti” trafitti alle spalle, uno ad uno, con ancora in giro qualche poverissimo “sciacallo” Albanese che cercava sui loro corpi qualche croce o qualche anello d’oro.
Gli altri 3000 erano dall'altra parte, sull'altro versante del colle, morti uguale.

E’ questo “come” che non si capisce, non lo comprendono, nessuno può immaginare cosa possa essere successo, doveva essere un successo scontato, era finito in una carneficina di pallottole nella schiena.
Qualcuno potrebbe pensare che l’esercito Inglese avesse un “intelligence” tanto più brava da aver prevenuto l’imprevedibile.

E invece no.

La verità era da un'altra parte.

Purtroppo....
Il Generale comandante in capo delle forze militari Italiane in Albania aveva venduto per denaro l’informazione.

Aveva Tradito.

Almeno il popolo del suo esercito.
Al minimo quei 6000 uomini colpiti alle spalle.

Mio padre lo incontrò e gli parlò, sulla nave che, non si sa come, riuscì a riportare quei pochi in Italia, nel loro paese.
Il Generale parlava e parlava mentre attraversavano il mare.
Ma mai alzò lo sguardo per incontrare quello di mio padre.
E il Generale tornò e, se già non era ricco di suo, di certo morì ricco e lasciò ricchezze.

Ma chissà se mai riuscì nella sua vita a guardare ancora qualcuno negli occhi.
Chissà cosa ha lasciato alle sue generazioni.

Mio padre ne era al corrente.

Che mentre lui andava a dormire al massimo alle 21e 30 per potersi svegliare alle 4 e 30 per la nostra sopravvivenza e le nostre auspicate opportunità, in qualche luogo indefinito del suo “paese” c’era un vecchio Generale che proliferava nelle ricchezze acquisite quella notte.

Lo sapeva.
E non ha mai perso il sorriso con noi, mai l’ha perduto con la sua vita.
Ed è morto anche lui, dopo molto tempo ma credo un po’ anche quella notte.
E’ morto povero, da “formichina operaia”.
Ma onesto.
Senza tradimenti.
E ha lasciato valori, rispetto, dignità oltre al frutto del suo immenso lavoro.
E non solo a noi.
Sono valori che vivono ancora nell’aria di adesso.
Valori per tutti.

Chissà che non faccia una differenza.
La sola che qualunque forma di denaro o potere non potrà mai misurare.
Ma soprattutto comprare.


FranzK.

lunedì 11 marzo 2013

Ma ..... Come?






















http://www.youtube.com/watch?v=UQGFmEbuJOY



Ma come?
Leggo e non comprendo.


Beh questo è normale …..
Ma provo a leggere da uomo del “bar”…..
Forse lo sto diventando ……
Almeno per una volta ....... mi sia concesso .....
L’Ungheria di Orban.
L’Italia di Berlusconi.
L’America ….. dei petrolieri …….
La Russia di Putin.
La Cina …… di …… boh ……
La UE dei tedeschi …… della Merkel  …….
Il Sud Africa di Mandela?????
No!
È degli olandesi!!!
Piccolo popolo dalle grandi capacità ……
In Sud Africa estraggono diamanti ….. a basso costo ….. gli ultimi ex razzisti ……
In Olanda li “intagliano” trasformandoli in “preziosi” ….. valore aggiunto …..
Per donne senza scrupoli e uomini senz'anima.
Le prime li cambieranno per uno più “grande”, i secondi per una più “giovane” …..
Vado avanti?
No dai.
Fermiamoci qui.
In fondo noi esportiamo cultura ......
Celentano, Al Bano, Toto Cotugno e Eros Ramazzotti .....
Vuoi mettere?
Gaber, De Andrè, Jannacci, Conte, .....
Ma chi sono???
Robaccia .... per "italiani" ......
Poi dai ....... 
Stanco un Papa se ne fa un altro. ( questa non mi va giù, hanno rubato la libertà poetica ai poeti .......era per  poeti sostituire il vecchio "morto un papa ......."!)
Se poi è tetesco di Germania ……
Stanco …….
Beh via, un grande rivoluzionario, un innovatore insomma.
E pensare che era partito dal conservatorismo ….più estremo .....
Poi tetesco.
Stanco ......
Neanche terone.
Lo avrei compreso di più …..
Troppe cose da fare stasera.
Probabilmente è per quello.
E faccio veloce.
Un caffè veloce al bar .
Solo un domanda semplice.
Ma questo Orban d'Ungheria?
Chi è??
Deve essere uno importante caspita ……
Cambia la costituzione in un secondo.
265 a favore 11 contrari.
Ma questa sì che è democrazia!!!
Altro che quella di questo povero , sempre più povero ……. Paese ……almeno abbiamo il buon gusto di chiamarlo così ...... un pò di buongusto ci è restato ancora ......
Guai a offendere la “dignità” ungherese …..
Finisci in ….. dove finisci??
Si finisci per stare lì tutta la vita.
E guai se te ne vai!
Se sapevo mandavo i miei figli a studiare lì, caspita.
Oltre a trattenerli dopo la “laurea” gli daranno anche un lavoro no?
Mi sono preso paura.
Chissà cosa staranno facendo gli ungheresi ……
Cose segrete ……..
Nessun dorma, nessun parli …….
Ma lo cosa sconvolgente per me è un'altra.
Gli oppositori social – comunisti ……!!!!!
Sono loro che si oppongono al divieto di libertà di parola, pensiero, libertà!!
Ma non era il contrario tempo fa??
Ricordo davvero male?
I carri armati a Praga e Budapest?
Per fermare la “libertà”?
In fondo leggo che basta cambiare le parole …..
Sono fascisti …….
Una buona via d’uscita.
Mi rassicura.
Come gli olandesi del Sud Africa …….
Intaglieranno diamanti anche loro …..
Chissà.
Quelli dell’Olanda sono un esempio per il mondo scherziamo?
E a noi cosa resta?
Un “a noi”!!!!!
Temo ……..
Social-liberal-fascist-comunista .....
Oltre ai mitici Celentano&company ovviamente .....
Troppe cose da fare.
Molto inutili.
Stasera.
Come tutte le altre sere ovviamente.
Ma molte.
Cercare di comprendere la via d’uscita per una libertà vera.
Per tutti.
Cose futili.
Poi come mai potrei io?
Non sono mica Higgs …..
Insomma meglio andare.
Ho la mente altrove ……..
Devo essermi sbagliato a leggere.
Un fascista , di nome Orban, della “grande” Ungheria che vieta le stesse libertà vietate dai Soviet.
E i Soviet insorgono.
Purtroppo non i cattolici per un papa “stanco” …….
Purtroppo non gli Americani “non petrolieri” …….
È invidia ovviamente.
A noi resta un uomo di polipropilene.
Che sta tanto male.
Contro cosa dovremmo insorgere noi?
Siamo palle di gomma.
Con memoria di forma .....
L'unica nostra vera forza è quella della sopportazione.
Poi non temiamo , adesso ci pensa Grillo …….
Che adesso che ha vinto le elezioni cercherà le persone giuste ........
Avremo la nostra auto a idrogeno …..
E i detersivi all’acqua ……
Prodotti “nuovi” insomma …….
Addio Mediaset ……
Addio le Coop …….
Ovvero.
Tutti insieme appassionatamente.
La pelle del salame nella mia infanzia contadina la davamo ai gatti selvatici.
Pare che sia il “business” del futuro.
E del presente ……
Rayban stai attenta ……
Rischi di fallire.
Meglio comprare il brevetto ……
Troppe cose da fare.
Stasera.
E comprendo solo una cosa .....
Sono in ritardo!!!!!!



FranzK.

sabato 23 febbraio 2013

Cose Nostre.
























https://www.youtube.com/watch?v=Mm7pJ_ZgNFE



È successa uno strano evento.
Questa settimana ho incontrato due amici.
Ho chiesto loro cos’è la politica.
Io non sono mai riuscito a darne una definizione.
Tra molte cose che ho compreso anche difficili a volte, quella parola è vuota di significato.
È un grosso mio difetto.
Come l’incapacità di distinguere o allineare, in una scala di valori, uomini “belli”.
La bellezza maschile e la politica sono due argomenti  che davvero mi mettono in seria difficoltà.
E le difficoltà vanno ammesse, quanto almeno le nostre naturale propensioni.
Beh, non è una questione di parole, non esiste imputazione ma solo una piccola analisi.
Per casualità, credo almeno,  ho avuto due risposte simili, che a mio avviso, a mia sensazione , sono addirittura in opposizione.
La prima è:
la “cosa comune”.
La seconda:
il “bene comune”.
Il bene comune  ………
Credo si intendesse la gestione del “bene” comune.
Così come per la “cosa”.
Oppure mi sbaglio?
In comune alle due definizione c’è la parola “comune”.
Ossia di tutti.
Una strada è di tutti?
Temo sia una “cosa” da discutere.
Un dipendente pubblico è di tutti?
E uno privato?
E un azienda pubblica?
E una privata?
Quel “comune” mi inquieta.
Abbiamo un milione e mezzo di persone che percepiscono un salario per fare politica.
Una “cosa” strana.
Per non parlare dell’indotto.
Ossia di chi non se ne va mai.
Segretari, sottosegretari, segretarie …….
Coloro che in fondo decidono.
Al di là di qualsiasi gestione , di qualsiasi ideologia ……..
Dura parlare di ideologia oggi …….
Se non la propria , per nulla “comune”.
Siamo pieni di slot machine collegate all’ufficio delle entrate ……
Cosa comune anche quella, per la santa gioia degli “elettori” , del loro sacrosanto dovere di scegliere tra molti incapaci, il meno peggio , “comune” in maggioranza o per maggioranza contata dopo e decisa dopo da altri.
Ossia , in una tavola imbandita di veleni, scegliere con quale avvelenarsi meno ……
Basta che sia “comune” ovviamente.
Anche se le slot vanno bene a tutti …..
Est -ovest- centro- sud-nord ……
Abbiamo chiuso impianti ad alto consumo energetico là dove c’era l’unica fonte di energia proprietaria e non da ultimo almeno “logica”,  quella idroelettrica, per riaprirli in posti dove di energia non ne esiste proprio , se non di quella peggiore: il carbone.
Cosa comune si intende.
O cosa “loro”.
Nostra non si dice, e non esiste dai ……..
In fondo dare un voto in cambio di un lavoro …. è semplice legge di mercato.
Nulla di che insomma ……
Un lavoro per un lavoro.
Mi chiedo come mai il Pil della “cosa” comune è in continua crescita …. non conosce crisi ….. un po lontano dalla “comune” crisi della cosa “nostra” …….
Come se vivesse astratto da tutto il resto, intoccabile.
Fino a qualche tempo fa gli stati non potevano fallire …
Era impossibile e potevano indebitarsi all’infinito.
Pare che sia cambiato il vento.
Quando tutti sono alla frutta succedono strani fenomeni meteorologici, oppure è l’inquinamento chissà ….

Il “bene” comune mi riporta un po' in vita.
Il bene è bello, mi piace, da un idea di qualcosa da proteggere, da decidere con passione e capacità.
Già, le capacità …….
Nulla di “comune” peccato.

Così domani si sceglie.
Il veleno minore.
O semplicemente quello più “comune”.
Sarà per una “cosa” o per un “bene”?
Chissà.
In fondo sul tavolo cosa c’è?
Qualcuno vede qualcosa di “comune”?
L’ospitante nel rispetto degli ospiti ha chiesto loro almeno un gusto “comune”?
Per non fare brutte figure si intende.
In fondo forse non c’è tanto da capire.
Comunque non si decide nulla qui.
Non esiste sovranità.
Il potere è altrove, deciderà lui, secondo tutti gli strumenti di condizionamento di massa.
Dalle tv , a tutti i media ai facebook J
Il “bene” comune credo sia una pura utopia, una drammatica illusione, altro che anarchia …..
Si dovrà scegliere tra “comuni” cementifici, “comuni” coop , “comuni” finanze, “comuni” rabbie.
Cose comuni.
Che deciderà qualcun altro.
Al solito.
E forse è meglio.
Dato che alle slot giocano soldi la gran parte dei “votanti”.
Cose comuni.
O forse solo semplicemente ……..
Cose nostre. ( plurale maiestatis!)
E comunque nessuna preoccupazione, nessuno di loro ci priverà delle solt machines!
Che non sono proprio un "bene" comune ...


FranzK.

mercoledì 26 dicembre 2012

Morte a Venezia.























https://www.youtube.com/watch?v=JpE8XjEC0ow


Già ……
Avevi dei “problemi” ….. neurologici ……
Un “matto” …….
Un ubriacone ….. malato …..
Sei morto nel centro della “civiltà” e dell’opulenza.
Nell'ombelico del mondo della "cultura".
Facile vero Andrzey ……. facile seppellirti in una notizia ….
Penosa.
Morto a Venezia, avvolto in uno straccio, dentro a un Bancomat …….
Dentro la “bussola” di un Bancomat …. siamo formidabili a coniare termini “opportuni” ……
La “bussola” ….. che schifo ……… mi viene un semplice “parla come mangi”…..
Ma forse si mangia così, nella morente società di veri casi neurologici.
Con il diritto “democratico” di sparare sul primo bersaglio possibile.
Indifeso.
Debole.
Le “esondazioni” , i “girelli” adesso le “bussole” …….
Ma quanti Mameli romani ci sono ancora vivi?
Vivi e pagati!
Che riscuotono nelle “bussole” dei Bancomat per gli spiccioli.
Per altro usano “American card”……..
Quanti “inni” devo ancora sopportare?
Di “Mameli” vivi.
Quanti ancora non si sono riletti?
Per morire per ipocondria e giustificato senso di colpa l’anno dopo????

Rabbia?

Si!
Rabbia, umana.
Umana e giustificata dall’intelligenza.
Che fuori da qualsiasi speculazione guarda con i suoi occhi.
Andrzey è un uomo!!!!!!!!
Un Uomo!!!!!
Polacco già …… figlio di un Dio minore ….
Nella sontuosa Venezia, piena di “cultura” e “storia”, ma con i piombi …….
Quelli di Silvio.
Pellico, non quello di polipropilene ……..
Acido resistente …….
La gente passa, vede …..
Dormirà ……..
Dormirà si, …… il sonno dei giusti, …… non quello degli idioti.
E Andrzey è un uomo, un essere umano, un cane fa più share……
Un cane, nella società dei cani forse è semplicemente riconosciuto come simile …..
Li nutriamo meglio di un figlio, li curiamo più di un genitore.
Spendiamo un sacco di quattrini per un cane.
Ma nulla per gli Andrzey ……. nemmeno un sorriso …..
Ho vissuto troppo per non sapere, capire, conoscere …..
……. “avevano cercato di aiutarlo” ……….
Andrzey è un uomo!!!!!!!!
Non puoi “cercare”, stolto potere ignorante.
Devi RIUSCIRE.
Ma sei fatto di cani ….
E riconosci come simili solo loro.
Andrzey è un uomo, un problema quindi ……
È polacco, un extracomunitario ………
Quanta morte a Venezia …..
La “Cà d’Oro”, le tue “calli”, il tuo “San Marco” ……. che purtroppo ho vissuto con un vero amore poco tempo fa…..
Il “miracolo” della tua esistenza ……..
Ho visto un uomo morto, un “clochard” anni fa in piazza Duomo, nella tua uguale, affollata, ricchissima Milano ……
Figlio di un Dio minore anche lui……
Non sarà mai nel “paradiso” dei cani …..
Dei gatti, degli animali da “ compagnia”…….
Ma in quello dei "B movies" , dove ritroverai anche anche tanti miei compratrioti, ......
Quanta morte a Venezia ……
Quanta in questo modello privo assolutamente di dignità e di vergogna …..
Perché a volte anche la vergogna è umana.
E mi vergogno di appartenere a questa razza.
L’ultima volta che mi è stato detto “ abbiamo provato ad aiutarla” l’ho sentito da un prete …..
Un prete con il colesterolo a 400.
Ben “linkato” con i poteri delle “banche” e del Dio del male.
Un giorno si avvererà la predizione di Bunuel ….
Non quella dei maya - looni ….
L’Angelo Sterminatore.
Che vi rinchiuderà nel vostro mondo.
Senza alcuna speranza di uscirne.
Ma Andrzey è solo un semplice uomo ……
Ed è morto a Venezia.
Il giorno dopo un Natale ……
Che si lamenta di “crisi” ma produce uguale immondizia.
Tutti gli anni.
È morto dentro l’ingresso ( ingresso non "bussola" !!!!!!!!!) di un Bancomat, il dispenser di soldi “digitali”.
Quei denari che fanno da confine tra la vita e la morte, ...... analogica .......
E Andrzey è morto dentro lì.
È morto dentro il meglio di una cultura .....
Che sta morendo anche lei.
Andate a votare anche voi “separatisti”.
Guadagnerete la vicepresidenza, almeno ......
Ma non potrete mai rappresentare una cultura che è ancora viva.
La mia.
Quella del mio vero popolo, che è accoglienza e sentimento e riguardo.
Che è semplicemente la capacità di aprire le braccia e offrire il meglio di noi.
Spero che presto qualcuno “provi ad aiutarci” ……
Ne abbiamo bisogno.
Almeno quanto Andrzey.

Venezia sta morendo …… carissimo "polacco", ormai già dimenticato ....


FranzK.

lunedì 10 dicembre 2012

Iddio la Creò .....




























https://www.youtube.com/watch?v=l2m8pJXUREg



Ma perché non lo mettiamo in vendita questo stato senza storia?
Contiene un sacco di risorse senza nessuno che sappia gestirle.
Ma dove sarebbe lo scandalo?
Di venderlo?
Non Venezia, no.
All in one.
All in.
È pieno di persone di grandi capacità, oneste, vere, desiderabili da chicchessia.
Quanto vuoto di qualsiasi “Dio che lo creò”……. “schiava di Roma”…….
Questo stato fantasma ha  molto da vendere.
Tutto tranne che il suo management.
Abbiamo tutto, nel nostro nulla, ma non quello di saperci gestire.
È la dirigenza che manca, non la “mano d’opera”, né “opera dell’intelligenza”.
Sono stanco di mafia, pizza e mandolini.
Sono stanco di sentirmi chiedere se sono di Milano o Roma.
Io sono e basta
Sono una cultura
Contaminata.
Non un all in.
Non sono americano
Né russo
Non sono nordico
Ne terone
Sono in quanto esisto
Chi mi può rappresentare?
Nessuno
Proprio nessuno.
Questo è il mio “paese”.
Un fantasma senza ectoplasmi.
E se l’ha fatto qualcuno, non era Dio, e non voglio sentirmi schiavo di nessuno.
L’ha fatto un demone.
Inglese.
“Sorry”……..
Anglosassone.
Per difendersi da una possibile invasione islamica.
Non  da “mille” imbecilli vestiti di rosso …… ( più di 200 da Bergamo ……. perchè erano i più buoni e laboriosi ..... sprecati per il compito ......)
Ma mettiamolo in vendita.
Questa Italia dei Celentano e degli Al Bano.......
Pasta, ragù e mozzarella.
All in.
Come nel poker.
Del buon vino l’abbiamo nel caso di sconfitta.
Per dimenticare.
Da ubriachi almeno smetteremo di cantare l'impossibile.
Inni scritti da ragazzini senza storia, morti un anno dopo.
Per “senso di colpa” sono certo, nel rileggersi ……
Era pieno di veri poeti e veri musici il “territorio”…..
Ma non fa storia il “territorio”……. non fa “appartenenza” …… non fa “stato” ……
Monti lascia……..
Andremo tutti al mare ……..
Dai Grilli.
O , in caso di speciali raccomandazioni ( raccomandazioni?????? …… non esistono….. parola di Andreotti …)
In Sardegna con donnine di lusso.
Non va?
Siete idealisti?
Ma certamente ….
Allora va meglio un po' di lambrusco and ….. coop …….. ah ah ah ah
Detassate.
Andiamo a Rimini per la “passera” …… J
Separatista?
Nooooooooooooooooooo.
Ma dove lo trovo un altro posto dove posso dire e fare tutto?????
In Moldavia?
All in.
Tutti alle “Gabine”…….
Controllate ovviamente …….
Auguri.
Ai puttanieri e agli idealisti. ……… “the same” ……..
Che poi se ti piace la “passera” vai a Rimini . …… J o in Sardegna se hai un ”grembiulino” ……
E se hai voglia di “lavorare” a Bergamo ……… (più di 200 a “fare  l’Italia” ……. più di non so quanti per costruire Milano e passare anche per imbecilli )
Propongo un asta.
Da Sothebys’s ……..
L’ultima spiaggia.
Adriatica o sarda …….
Con tutto il rispetto per i sardi …… e gli “emialiani-romagnoli” …… “corbezzoli e piadeine”…….
Benigni …. , toscanaccio?
Perché non ti proponi anche tu? la Divina Commedia la sai leggere almeno tu ........
Già …….
È facile quando tutto va bene ……..
Un po' meno  ….
Quando va male davvero ……..
Forse l’unico che aveva capito capito qualcosa era Gaber ……
Cabbage …..
È morto il signor G.

A noi è rimasto il punto G, di “destra” e “sinistra” …… .

Che un giorno i “vaticani” mi spiegheranno dove si trova …… ( al centro diranno …… J, da saggi e “istruiti” ….)
Dato che
“schiava di Roma, Iddio la creò ……….. “

L’unico giorno che a “norma di legge” anche “Iddio” …..
Ha fatto uso di sostanze “illegali” ……….. poveri noi …….. andate a votare …….. all in. J

“qualunquista” ……… al minimo ……. J

FranzK. 

martedì 4 dicembre 2012

Impressioni Antropologiche.

















Fotografia d'autore:
....OLTRE IL PONTE ....
di ANGELO BERLENDIS
www.fotocommunity.it


https://www.youtube.com/watch?v=_-OiQygm2uU&feature=BFa&list=PL6E758EE93C9DB841



Suicidio. 
Una fine senza previsione, senza Maya.
I numeri dell’articolo parlano di un ricoverato ogni 37 ore per “tentato suicidio”. 
Quanti all'anno è di facile conto : 236 all'anno, dovesse malauguratamente valere la statistica. 
Quasi tutte donne, il resto giovani. 
58.000 morti all'anno per suicidio in Europa contro i 50.700 per incidenti stradali e 5350 per omicidio.

1.000.000 all’anno di morti nel mondo, suicidi. 

Vado a cercare altri dati e nel sito dell’Istat trovo numeri “Italiani” ancora più raccapriccianti che “accertano nel periodo 2005-2007, 2867 decessi per suicidio con una netta prevalenza del “ricco nord” (2178 ) rispetto al “problematico” mezzogiorno” (i restanti 689) con una percentuale di uno su due tentati. 
Molti affermano che la principale causa è una malattia. 

Si chiama “depressione”.

 … dal 1940, nei paesi industrializzati, tende costantemente ad aumentare la prevalenza di tale disturbo e ad abbassarsi l'età media d'insorgenza ……

E, se non ci raccontiamo troppe bugie, chi non è stato o ne è vittima?
Vorrei riprendere un istante la “piramide” delle gerarchie delle necessità di Maslow per fare una piccola considerazione. 
Dalla larga base delle necessità “primarie” verso la punta di quelle degli “ideali” sicuramente si corrono rischi al contrario per la possibilità di dar loro una soluzione. 
Ovvero quanto potrà essere relativamente semplice (*) soddisfare le esigenze del mangiare, del respirare, del lavarsi, del fare sesso ecc, quanto diverrà sempre più difficile soddisfare tutte le necessità relative alla “trascendenza”, alla “verità” ultima, ……

(*)(soprattutto nella nostra società, e relativamente anche ad una “crisi” che è figlia di difetto di consumi non di eccesso di morti di fame ……. come ancora per “ politica” ho sentito affermare dal tubo nero del televisore da parte dei politici e della “politika” che non avendo programmi da proporre, cercano di nascondere o confondere non solo spiegando quello che non sanno, ma spaventando unicamente i deboli, purtroppo i più … con “dipinti” davvero datati e di cattivo gusto …… in fondo sono solo semplici burattini al servizio dei veri poteri che non riescono più a fare business ……. se non con casse da morto … ) 

Da una semplice analisi antropologica, sembra che le necessità della razza umana si spostino, dopo aver trovato il modo più semplice (!) di dare soddisfazione alle prime, quelle primarie, verso le seconde, relative alla “trascendenza”, forse alla vera “felicità” ……… “verità”,  o semplicemente naturale evoluzione di un scopo, un programma intrinseco nell'evoluzione della nostra natura quanto forse molto distante dalla “natura”che ci ospita.
Relativamente a quanto proposto da Maslow , e a quest’ultima considerazione, sembra generarsi una piramide di difficoltà opposta a quella delle necessità. 
Che sia questa la vera “crisi”?
Che non abbia davvero nulla da spartire con la finanza ma sia legata ad essa solo con “scopi”, “desideri”mancanti che non possono essere più cavalcati per scopi speculativi?
Che sia questo l’intreccio diabolico?
Che sia l’ostinazione di onnipotenza di fronte a un cambiamento necessario che ci trova solo impotenti?
In fondo si vende solo elettronica digitale, alla ricerca di comunicazione, di illusoria “non solitudine” ….
Un business davvero piccolo rispetto a quello dell’abitazione e dell’automobile …..
E, purtroppo, relativamente alle necessità esiste solo un “must”: 
O si soddisfano oppure no.
Si vive o si muore. 
Per soddisfarle occorre innanzitutto comprenderle e senza la loro comprensione, il delirio di onnipotenza trova nel suicidio, come atto estremo d’azione solo un alibi alla reale impotenza.
Che può essere “droga”, “alcool”, o mille altre cose ancora …. alcune addirittura virtuose all'apparenza …
Può essere un suicidio senza morte.
Qualcosa che ho talvolta ho la sensazione di vivere percorrendo una strada …….
Troppi gli esempi possibili dai quali mi astengo.
Quindi “non comprendere” può rappresentare davvero “la condizione” dell’insuccesso e della conseguente castrazione. (che non sarà causa unica della depressione ma certa favorevole circostanza). 
Nessun compromesso ammesso dunque.

Uno dei “bachi” o delle “virtù” degli umani.
Che solo nel dolore o nell'estremo di una necessità insoddisfatta sembra possano trovare la forza, la capacità, la volontà ed il coraggio per un loro soluzione. 

Un semplice, vero, cambiamento.

Quanto nel caso contrario resta solo un baco, un verme, un vicolo senza uscita.
Un reale suicidio.
Tanto in morte.
Quanto in vita. 


FranzK



mercoledì 7 marzo 2012

Eminenze Censorie.




Leggo.
La tristezza.
Più profonda.
La peggiore.
La censura.
Vescovile.
Bocconiana.
Quasi massonica.
Anche lei.
Di un semplice pentagramma.
Teologi.
Sapienti.
O forse solo saputelli.
Che professano una “fede”.
Di un uomo.
Di un Dio.
Che accudiva prostitute.
Piccoli.
Poveri.
Incontrandoli, radunandoli.
In chiese all’aperto.
E non sono d’accordo.
Del “almeno per Dalla”.
Perché io ho suonato.
Per tutti.
Ai funerali dei ricchi.
Dei poveri.
De Andrè.
Guccini.
Blues afroamericano.
Bach.
Beethoven.
Brahms.
O un semplice sconosciuto.
Ho suonato ai funerali.
Ai matrimoni.
Alle feste dei “saputi”.
A quelle dei drogati terminali.
Senza fosse mai un problema di “fede”.
Ma di emozione.
e di "comunione" vera.
D’Amore?
Si.
Di lacrime.
O di sorrisi.
Dell’inizio.
Del mezzo.
Della fine.
Di questa meravigliosa follia.
Che è la vita.
Senza censure.
“Lasciate che vengano a me”.
La regola del “capo”.
Del loro capo.
Quello vero, senza anelli miliardari al dito.
Senza il bianco della presuntuosa purezza.
Ma un semplice straccio addosso.
Che ha fatto solo una cosa violenta nella sua breve vita.
Ha messo a soqquadro una chiesa.
Trasformata in mercato.
Da mercanteggianti.
Non è cambiato nulla.
Tutto come allora.
Gli stessi sepolcri imbiancati.
Gli stessi mercanti.
Il “capo” è morto.
Solo.
Non di freddo.
Ma su una croce.
Perché non ci fossero più censure.
Tristezze.
Incomprensioni.

Ma solo gioia.
E libertà.
Nessun vescovo ai sui piedi.
Nessuna musica neppure per lui.
Solo una madre.
Un amico.
Una prostituta.
Al suo funerale.
Su una croce.
Per lasciare un semplice messaggio.
Amore. 
E questo è Amore.
Che è tolleranza.
Comprensione.
Libertà.
Il contrario della censura.
Ma è successo anche al “capo”, quello vero.
Quel rivoluzionario insopportabile.
Neppure quella sua tremenda morte.
È bastata.
Per essere capito davvero.
Carissime Eminenze.

Eminenze della censura e dell’intolleranza.
Il contrario dell’Amore.
Ma verrei a suonare per voi, ai vostri funerali, la vostra musica preferita, o il vostro silenzio.
Non solo per voi, ma anche per voi.


FranzK.

giovedì 9 febbraio 2012

Perchè non si può?






Perché non si può cambiare?
Perché nessuno o proprio pochi hanno il coraggio di dire che è il modello che non funziona più?
Il modello basato sul sempre di più, sul Pil.
Con radici in una finanza selvaggia e priva di scrupoli, che sta finendo per non riuscire più a produrre nulla di buono.
Basta scherzare su questi argomenti, quello che stiamo vivendo è tutt’altro che uno scherzo, una passeggera “crisi”.
Con radici in una finanza serva dei poteri delle risorse, quanto padrona di qualsiasi politica.
Non è uno scherzo stampare soldi che non hanno controvalore reale, non può essere un gioco.
Ci sono intere generazioni che stanno morendo di speranze in qualcosa che non ci sarà mai più.
Quando?
Temo per semplice e razionale visione della realtà, troppo presto.
Ma è la verità il terrorismo o lo è la menzogna?
Una verità che deve credere profondamente nella speranza ma non può annegarsi nel veleno dell’incapacità totale di cambiare davvero.
Questa è follia, perpetrata tutti i giorni senza nessuna capacità di arrestarla, senza alcuna vera coscienza di automatismi che sono divenuti perversi oltre che pervertiti.
Il colore è grigio scuro tendente al nero, si parla di rigore, lo si impone basta che non cambi nulla.
Secondo il mio umile parere questa è morte allo stato puro, perché non è il rigore l’equità o chissà quale altra “cattolica” buona intenzione che può allontanare il baratro.
Smettiamola di scherzare, e proviamo a cambiare davvero.
Perché, mi chiedo, nessuno ma proprio nessuno vuole mettere in discussione il sistema redistributivo basato sul “lavoro”?
Quando siamo divenuti talmente bravi che abbiamo capacità produttive che superano senza limiti quelle che poi abbiamo da consumatori?
Perché nessuno si pone un problema vero e serio che, a questi ritmi, ci porti dritti a una Rapa Nui, non desertificata, ma colma di immondizia?
Desertificata nelle risorse energetiche primarie trasformate in inutile e, senza energia, senzaa alcuna possibilità che resti tale.
Mi chiedo ancora perché un modello non può essere fondato sulla vita e sull’intelligenza, non può rallentare, non riesce a fermarsi un momento a ragionarci sopra con un minimo di serietà.
L’unica energia di cui abbiamo immensa necessità, in questo momento è quella del pensiero.
Libero.
E cambiare si può, basta che lo si voglia davvero.
Basta la sufficienza di smettere di essere zombie o burattini travestiti da intellettualoidi plurilaureati, quanto legati a tripla catena con chi di scrupoli non se ne fa nemmeno uno.
È la vita che dobbiamo promuovere, non i posti di lavoro.
Il pensiero non la crescita dell’immondizia da Pil.
Anche quella da bolle finanziarie che sono in grado di quotare in una borsa solo speculativa e dissennata un Facebook cento miliardi di dollari mentre Benetton se ne scappa da quel luogo tranquillo e sereno.
E smettiamola di scherzare su questi argomenti, smettiamo di disonorare la nostra natura piena di virtù.
C’è solo una cosa che deve “riprendersi” per evitare riprese catastrofiche.

Il pensiero.

Libero.

FranzK.

martedì 7 febbraio 2012

Nel Post-Vergogna.






Temo sia vero.
Il nostro tempo.
I nostri modelli.
Tutto sembra stia morendo.
Quale epoca è la nostra?
Post-industriale?
Post-finanziaria?
Post-comunista ?
Post-capitalista?
Post-intellettuale?
Post-digitale?

Tutti i giorni uno scandalo.
Non so più cosa significa.
La parola.
Scandalo.
Tutti i giorni una violenza.
Un abuso.
Non so più il significato.
Della parola violenza.
Abuso.
Contraffazione.
Inganno.

Che sia il tempo della post-fiducia?
Si stuprano donne.
Si evadono tasse.
Si sprecano risorse.
Si uccidono speranze e persone.
Si annienta il pensiero.
Si gioca in borsa.
Si gioca a calcio.
Si gioca al lotto.
Si gioca e basta.
Con le nostre vite, con la vita.

Che sia il tempo della post-onestà?
Politiche corrotte.
Persone corrotte.
Economie falsificate.
Poveri sempre più poveri.
Persone senza scrupoli.
Lobbie.
Logge
Congregazioni.
Club.
Interessi solo personali.

Nessuna azione.
Nessuna reazione.
Qualche indignazione.
Passeggera.
Sopportabile.
Sopportata.
Finchè si mangia.
Fino a che ti prestano soldi.
Ti prestano debiti.
Senza futuro.
Senza speranza.

Temo sia solo il tempo della post-vergogna.
Non più una per la quale provare a cambiare.
Non più una per la quale vergognarsi davvero.

Il tempo triste, immobile e impotente della post-vergogna.

FranzK.


martedì 10 gennaio 2012

Caste senza letizia.





Non è la mia specialità ma ci provo.
Senza letizia.

Sento e leggo parlare di liberalizzazioni.
In uno Stato che si dice libero da quasi settant’anni  ……. Mah.
Purtroppo sorgono antichi dubbi, recenti certezze, si rafforzano quesiti e inquietudini un po' pericolosi.
Sento e leggo parlare della “casta” credo riferendosi ai politici, almeno così comprendo io che non sono del mestiere.
Vado prima a leggere il significato della parola: riassumendo è di origine indiana e in poche parole:

E ancora:

Molti anni fa ho prestato la mia opera ad un imprenditore (arricchendolo parecchio) che mi ripeteva  fino quasi all’ossessione (forse perché lo stavo arricchendo e aveva qualche senso di colpa ….) un saggio detto della vita, recitato in dialetto:

“sold fa sold, fufa fà fufa”

Tradotto, per i non indigeni, solo dal denaro si produce denaro, quanto la muffa è in grado di riprodurre solo se stessa.

Partiamo con ordine dalla stratificazione gerarchica.
Il denaro rappresenta lo strato superiore della gerarchia, è semplice, è la ricchezza in ogni impero, è l’impero, anche in una semplice colonia.
E per essere riprodotto ha necessità della muffa, delle sue necessità, dei suoi sacrifici.
In mezzo agli strati estremi della gerarchia c’è la politica (una volta ai tempi dei re c’erano gli eserciti) che deve mediarne il rapporto.
Deve comunque fare in modo che la casta primaria, si mantenga senza che la muffa possa entrarne a farne parte.
Credo sia semplice, sia così.

Procedendo, la casta del denaro non è una sola, ma un insieme di molte.
Tradendosi e tradendo proprio il liberismo di Adam Smith, fondato su libera concorrenza e meritocrazia, che le ha generate verso la peggior forma di conservatorismo bolscevico, piuttosto che di decadente, vecchia nobiltà.
Tramandando di padre in figlio, i propri poteri, come faceva un re, un reame, anche se il figlio non ne era all’altezza.
La rivoluzione industriale cambiò molto, quasi tutto, trasformando poveri in ricchi, reami in democrazie, lasciando alla casta dei nobili i titoli, non i poteri.
Ma ne creò di nuove, altre caste, altri privilegi, altri conservatorismi, altre successioni a figli indegni.
Arrivando a noi, di caste è pieno il mondo, tutti ne abbiamo una, con ognuna la propria difesa, nel nostro mondo quasi sempre politica, anche se alcune volte ancora troppo armata.
Arriviamo a casa?
La nostra dico?
Piccola, piccola, quella della nostra penisola per intenderci.
Quante sareste in grado di contarne?
Di caste intoccabili, conservatrici e imperturbabili?

Io parto dal potere economico, il potere sopra ogni potere, che vorrei rimanere illuso non sia di certa “imprenditoria” ma di un’altra, non sia degli imprenditori che del loro lavoro hanno fatto oltre che un interesse economico anche una passione, quasi un sentimento.
Ma di un altro tipo, di carattere solo speculativo, nessuna altra passione se non il denaro fine a stesso, nella sua capacità di riprodursi solo da se, con il supporto indispensabile della muffa ovviamente.
Perché non parliamo della Massoneria per esempio, colei che gestisce l’intera finanza mondiale?
Sono liberisti Smithiani o conservatori bolscevici?
Dove sono le pari opportunità dei colonizzatori americani, dov’è la libera concorrenza?
Quale il loro vero spirito dal momento che nei loro club, iniziatori di splendide carriere, non ci entrano i figli della muffa neppure fossero i più grandi geni mai nati, ma solo i loro, quelli meritevoli ma anche quelli indegni della progenie?
Dentro a certe caste, questa ad esempio, credo la più grande e internazionale, c’è di tutto, dall’avvocato che poi ne ha una sua, al taxista, benzinaio, banche, giornalisti e qui se volete leggetene un elenco.
Alla Massoneria  appartengono l’ex presidente del consiglio e quello attuale del nostro Stato, tutti e due.
Il secondo è certamente, per serietà, un figlio degno, del primo non so, non è il mio mestiere nè il mio interesse la politica, e le mie considerazioni non vogliono cadere in presuntuosi giudizi ma solo in semplici constatazioni.
Riflessioni e verità, non schieramenti e battaglie.
Andiamo oltre, che ne dite?
La cruna dell’ago mi sembra ben individuata e ben appuntita tanto che è meglio non toccarla se non vuoi far sangue.

Bene abbiamo detto prima che costoro hanno necessità della muffa, qualcuno che lavora, che vive inquadrato, affidabile, tranquillo anche se infelice dentro a stereotipi imposti.
Chi per loro estrarrebbe ricchezze dalla terra, rendendoli ancora più ricchi?
I loro figli? J
Ci vuole un cuscinetto, un ammortizzatore tra le due necessità troppo differenti.
La politica.
Che si è evoluta in casta anche lei.
Ha compreso di avere un potere, da mezzo povero, ma un potere.

La politica ha copiato e preso spunto dalla Mafia.
Che ti offre un servizio in cambio di qualcosa.
La più semplice delle leggi economiche di sempre: io ti do dell’acqua e tu mi rendi della farina, abbiamo il pane tutte e due.
Secondo Smith, uguale.
La Mafia come è noto non lascia libera scelta, è il suo difetto.
Io ti do dell’acqua ma se tu non mi rendi la farina ti brucio il campo di grano.
Nel peggiore dei casi, (non è la politica la cosa cattiva ma il suo uso, la sua interpretazione) la politica funziona allo stesso modo, ha cominciato a farlo.
Divenendo casta anche lei, dei mezzi poveri, ma casta.
Così ti chiede una tessera, soldi in pratica, e in cambio ti rende un lavoro, magari statale di quelli “per sempre”, di quelli con tutti i privilegi e le garanzie.
Insieme alla tessera, un voto che garantisce il suo di lavoro, con ricchi vitalizi, più che ricchi stipendi.
Un politico che rappresenta tante persone va ben pagato, quanto un buon dirigente, un manager di livello.
Ma poi, concluso il suo lavoro, secondo me, torna a fare quello che ha sempre fatto.
Senza vitalizi, né pensioni che non tengano conto che per quel periodo di  un eventuale maggior introito.
Non dovrebbero rendere un servizio?
Come un ottimo professionista con grandi responsabilità.

Ovvio che non ragiona e agisce in quel modo.
Non sarebbe una “casta”, non lo sarebbe divenuta o sempre stata.
Diviene tale, trasversalmente alle ideologie che rappresenta, perché costruisce anche lei il suo regno, ne intravede la possibilità.
Il suo ristretto Club.
Nel pubblico, oltremodo.
Il pubblico che oltre a rappresentare, gestisce.
Ne gestisce risorse e leggi, norme e privilegi.
Aziende e servizi.
Con concorsi tutti a norma di legge, ma in realtà di esito predeterminato.(lo sanno tutti ma non lo dice mai nessuno).
E credo non sarebbe divenuta “casta” se non rappresentasse cittadini che quando va tutto bene, non aspirano a privilegi tanto differenti.
Quando va male, la muffa che non sente più sicuro il suo albero morto, il suo appiglio, si rivolta contro chi fino a ieri lo aveva assicurato e garantito.
Mi sembra proprio una casta di poveri e mezzi poveri.
Nel concetto generalizzato di “se posso ne approfitto anch’io”, almeno fin che posso, che si può.

La prima, quella vera, non è più intelligente ma solo più furba, più antica e navigata.
E non ci sarà un’altra manovra, ne sono quasi certo.
Dopo venti miliardi di manovra più dieci dal gioco d’azzardo di entrate e quindici di uscite per l’acquisto di aerei e navi per la prossima imminente guerra imposta dall’impero,( in Iran, che ne dite?) ne sono rimasti quindici di attivo.
Più cento forniti dalla BCE, in mano alla serietà di un membro della Golden Sachs.
Non ci sarà un’altra manovra.
La muffa impoverita sarà disponibile a lavorare a prezzi più contenuti, in modo più efficiente.
Come?
Ma è semplice, liberalizzare i servizi pubblici significa tagliare sprechi, garanzie eccessive, costi senza scadenza.
È questa credo la crescita che ci aspetta.
Io l’ho capita così.
Nel nome della libera concorrenza da parte di chi, nella libera concorrenza non ci ha mai creduto, vissuto.
E spero sia Libertà vera, nonostante tutto voglio rimanerne convinto.
Quanto spero di aver solo illustrato, senza alcun giudizio di parte, una realtà semplicemente vera.
Scomoda o comoda non lo so.
Ma vera.
Una semplice constatazione di un semplice piccolo uomo che resiste a pensare con le sue meningi.
Se ho sbagliato qualcosa o tutto correggetemi.


Non è la mia specialità.
Né mi ha procurato letizia farlo, scrivere.
E potrei aver sbagliato tutto, capito nulla.
Avrei comunque preferito parlare di sentimenti o di fisica o di semplice vita.
Lo faccio domani.

FranzK.