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giovedì 21 marzo 2013

Dogmi e Respiri.
















http://www.youtube.com/watch?v=hhHe8C6Qej4



Lascia andare le mani,
Collegale al tuo cuore,
Alle tue sinapsi,
Ma non solo,
A tutta quell'energia,
Che sei,
Che hai.
È lei la vita,
Lasciala fluire,
Sul bianco immacolato,
Della tela,
Di un foglio.
È la vita in fondo,
Nella sua transizione,
Nel suo perdurare,
E finire,
Ma scrivere.
La nostra storia,
Le nostre felicità,
Le nostre pene,
Gli incontri,
Mai casuali,
Mai obbligati,
Ma maturati,
Al sole,
Come frutti,
Conseguenti,
Ad una buona stagione,
Solo tua.
Alla tua pioggia,
E al tuo vento,
Quello della tua particella,
Più intima,
Più semplice,
E piccola.
In tutto lo stupore,
Che devi accettare,
Fuori dal tempo,
Ma dentro al tuo tempo.
Questo tripudio,
Di energia,
Che è la vita.
Non dà tempo,
Nel suo averne uno,
Finito,
O infinito,
O forse indefinito.
Qualsiasi cosa,
Possiamo credere,
Perché credere,
Sarà sempre,
Un semplice dogma.
Mai una assoluta verità.
Se non nel suo assoluto,
Relativo.
Lascia che si imbratti,
Quel candido bianco,
Di quello che pensi,
Di poter determinare,
Controllare,
Lascia che si imbratti,
Di vita.
Che è colori,
Suoni,
Semplici sillabe,
O stupiti,
Respiri.
Non esiste la fortuna,
Nulla è casuale,
Nulla determinato,
Se non da quello,
Che possiamo accettare,
Nel ricevere.
Credere di decidere,
Nel dare.
Pensando,
Che è solo logico,
Razionale.

È al di là ……di tutto questo ....
Un altro piccolo,
Frammento di verità,
Di quella verità,
Che abbiamo diritto,
E non dovere,
Di rincorrere,
Di anelare,
Di vivere,
Per altre vite.
Ancora.


FranzK.



sabato 15 dicembre 2012

Ti Scrivo.




















Per sentirlo clicca qui:

Audio recording and upload >>


https://www.youtube.com/watch?v=WqB3JgOo-SE


Contemplando
Il tuo soffice respiro,
Passa la notte
Senza stanchezza.
Imprime  geometrie,
Ricorda ricordi,
Vive e sorride.
Sfiora le tue labbra,
Dipinge forme
Armoniose
Sulla pellicola
Che ti raccoglie
Nel  profondo
Dei tuoi sogni.
E scrive parole di meraviglia,
Sulla danza silenziosa
Del candore delle tue mani.
Scrive e impara,
Ti disegna
E ridisegna
Senza notte
Nello spazio
Che ti contiene.
Senza che la notte sia insonne,
Senza stanchezza.

Ti scrivo
Un semplice:
“Ti amo”,
Su tutti i battiti
Del tuo cuore.
Scritto con il mio.
Perché possano cantarlo
Insieme,
Ogni respiro,
ogni mattina,
ogni notte,
ogni immacolato momento
di noi.

FranzK.



I Write to You.

In contemplation
Of your soft breath,
Spend the night
Without fatigue.
Imprints geometries,
Reminds remember,
Live and smiles.
Swipe your lips,
paints forms
harmonious
on the film
That you collect
in the deep
Of your dreams.
And writes words of wonder,
The silent dance
Of whiteness of your hands.
Write and learn,
Draw
And redraws
without night
in the space
That contains you.
Without that the night is sleepless,
Without fatigue.

I write to you
A simple:
"I love you"
On all beats
Of your heart.
Written with mine.
That they can sing
together,
Every breath,
every morning,
every night,
every immaculate  moments
of us.


Francesco for Evgeniya with true love.


sabato 1 dicembre 2012

Quando il Silenzio.
















Fotografia d'autore:
L'ENIGMA E LA SIMMETRIA.
di ANGELO BERLENDIS
www.fotocommunity.it


per sentirlo clicca qui:

Record audio or upload mp3 >>


https://www.youtube.com/watch?v=yRy58bZNU4Q



Quando scende.
Il silenzio.
Aspetta.

Non nemici morti.
Al bordo di un fiume.
Non sciocche vendette.
Spreco per una menzogna.
Sprecate comunque.

Inonda.
Aspetta.
È calmo.
Il silenzio.
Sa aspettare.

Non dubbi certi.
Increduli di certezze.
Non condanne decise.
Ma incolpevoli.
Non bugie.
Da smascherare.
Né ferite fatte senza ragione.
Da guarire.
Non tempo.
In ritardo con il tempo.
Non perdoni.
Divini.
Nessuna redenzione.

Aspetta e basta.
Il silenzio.

Nel suo dolore.
Nella sua solitudine.
Nel disincanto,
Sanguinate di lacrime.
Del suo debole
Frastuono senza voce.
Della sua obbligata.
Insopportabile .
Forza.
Di un attesa.
Della sua triste.
Stanchezza.
Sola.
Delle sue notti.
Senza riposo.
Dei suoi giorni.
Di calma, disumana attesa.

Nel silenzio.
Aspetta, il giusto.
Anche una vita.
Anche due.

Solo per un ironico sorriso.
Una amara.
Semplice constatazione.
Prima di voltarsi.
Per sempre.
Senza più interesse.
Finalmente libero.
Dalla sua disumana attesa.
Di nulla di più del solo vero.

Niente altro.


FranzK.




lunedì 26 novembre 2012

Veleni Irresponsabili.

















https://www.youtube.com/watch?v=IJUu-xiJPx8



Sembra  più facile sperare in una fine.
Quando le cose vanno male.
Piuttosto che battersi per un cambiamento, per una rinascita, un nuovo inizio.
Rimango stupito ma ne sono consapevole.
La "fine del mondo" adesso.
Un altro “male rifugio” dal peso della responsabilità.
Più semplice da affrontare, proprio perché privo di responsabilità quanto solo colmo di fatalità, di impotenza.
La fine del mondo annunciata da un popolo finito, da millenni …… quale credibilità …..
Non diverso da taluni che non potendo essere felici si ritrovano solo nel "mal comune mezzo gaudio" …. prevedendo con arroganza la "fine" anche per chi può non averla.
E così, come per molte altre cose, molti di noi penseranno anche a quello fino al 21 di dicembre prossimo.
Una parte di noi continuerà a chiedersi se è vero.
Sottraendo parte del pensiero che dovrebbe dedicarsi alla responsabilità di fare il meglio per  affrontare il difficile di un peggio reale, non il semplicismo di un editto privo di senno.
Altro veleno, sul veleno insomma, solo e sempre veleno.
Voluto, progettato, diramato con tutta la forza di chi possiede la potenza distruttiva della comunicazione di "massa".
Una semplice, consueta bugia con le gambe lunghe, un mese in questo caso …..
Come tante, troppe.
Quando si ritiene pericoloso il momento, quando il pericolo del momento può indurre il “pensiero” …….
Il calcio, il ciclismo, la frivolezza della moda, il gusto del ristorante , le consuetudini acquisite, non bastano più …
E allora ……..
Altri rimedi .....
Veleno e bugie.
Ci hanno avvelenato con tutto, al bisogno.
E noi tranquilli, sorseggiamo veleno, trovandone il gusto, meno amaro, meno drammatico, del gusto drammatico del risveglio di domani mattina.
Il risveglio di un modello morente, che pretenderebbe solo responsabilità lucidità ,tranquillità, non bugie.
Ma siamo bevitori accaniti, di bugie e veleni, abituati a tutto.
Ma non vi ricordate la storia degli UFO?
La parapsicologia …….
L’area 51 …… mamma mia …… chissà cosa mai sarà conservato in quel luogo ……
Erano i tempi della prima crisi energetica, fine anni settanta  ……. le domeniche di austerity …….
Poi sono arrivati i dinosauri di Piero Angela che quando ne parlava in tv lo faceva con tale trasporto che quasi ci ho creduto anche io che li avesse visti davvero.
E c’erano dinosauri in plastica ( petrolio ;) dappertutto, i bambini ne andavano matti, ma forse i genitori di più …. avevano più tempo per non dedicarsi a loro ......... che giocavano con i dinosauri di Piero.
Ma questo è nulla.
C’è di peggio, di molto peggio.
Si festeggiano ricordi di popoli massacrati con le Shoah, senza mai un ricordo del prima, del perché, o del dopo ….  della Palestina ad esempio ……. perché nessuna Shoah per loro?
Popoli che hanno ucciso e massacrato per primi.
Ma si ricorda solo la reazione, mai l’azione che ha condotto al tragico e ancor più disumano gesto.
Si ricordano torri gemelle abbattute da volatili d’alluminio.
Questa è davvero troppo grossa, un insulto all'intelligenza di un bambino.
Perché sono servite prove scientifiche, studi, denunce, e nessuno ha mai guardato al campanile del suo paese ponendosi la semplice domanda del come potrebbe collassare su se stesso se gli sparo una cannonata vicino alla punta …….. collassare verticalmente, polverizzato e fondere …….. per 6 mesi  ………
Al di là di qualsiasi buona o cattiva intenzione, di qualsiasi giustificata o meno necessità.
Le avremmo fatte saltare tutti almeno per non correre il rischio di un collasso non verticale …….. ma non sono stati i volatali metallici, non credo che sia necessaria una disquisizione tecnica, solo gli occhi puliti di un bambino.
Perchè non dirlo?
Il problema è un altro ….. quasi tutti ci credono ancora ……. all'ufficialità della “notizia” ……
E  sono solo bugie, solo veleni.
Come le assurdità delle energie rinnovabili, il pensiero storpio dei "green thinking" , perché è troppo semplice comprendere che c’è una grossa differenza fra il regno “animale” e noi umani: gli animali sono semplici consumatori, noi consumatori e trasformatori, per necessità di specie s’intende.
E non esiste trasformazione che non sia irreversibile, altro che green …….
Come i più che credono nella segretezza del voto e danno dell’irresponsabile a chi si astiene da una semplice bugia, inganno, tutt'altro che segreto .....
È così forse, che i sinceri divengono bugiardi e viceversa.
È la democrazia dei grandi numeri, il meglio della nostra conclamata grande civiltà.
Se un giorno il 51% mi imporrà di uccidere lo dovrò fare per non divenire fuorilegge.
È questa la fine del mondo, non quella dei Maya.
E quella che cerca la vita su Marte, ma non sa rispettare la vita sulla Terra.
È quella che mi parla di idrogeno, di uranio, di trasporti elettrici ad uso urbano ………
Ma ha mai letto come funziona un motore elettrico?

Perché Piero Angela non lo ha mai spiegato, quanto ha ben spiegato dei dinosauri?

Perché ancora solo veleni e bugie?
Perché nessuno si pone domande semplici?
Come quella di chiedersi il perché della buona efficienza di un motore elettrico solo su un treno con poche fermate …..
E non c'è fine.
Prima compravamo energia elettrica prodotta con il nucleare appeno oltre confine ....
Adesso che di uranio non ce ne più, bruciamo gas Russo, i Russi bruciano carbone, ci vendono gas e conservano petrolio.
Vivono poco e male ma ci sono molti ricchi in Russia ……..
Ma i più di noi credono che siano poveri.
Di nuovo solo veleni e bugie.
Con gambe di lunghezza infinita.
Andremo tutti a fare la guerra all'Iran, tutti insieme.
Per l’ultimo petrolio facile che resta, con rischi ben più alti che in Iraq o in Libia, ma privi di rischi da “fine del mondo”.
Temo sia tutto questo il vero rischio di una sua fine.
Non il 21 di dicembre prossimo di sicuro.
Il terremoto in Emilia lo abbiamo già dimenticato?
E quello di L’Aquila?
Ricordo il Vespa televisivo accanirsi contro l’impotenza della politica, senza mai un riferimento alla potenza della natura.
Alla sua intrinseche instabilità, della mia, tua, sua terra.
Solo veleni.
Solo bugie.
Mai un gesto davvero Umano.
Mai un pensiero “pensato”.
Le bugie della scienza, quelle della religione statalizzata.
Quella delle parti e delle controparti.
Quella che non ammette la prostituzione, ma ha volanti della polizia che si fermano a parlare con le prostitute.
Ma se sbagli di una frazione il disco orario, arriva il “volontario” a darti una multa, divieni fuorilegge.
Veleni.
Bugie.
Silenzi.
Si silenzi di interessi, chi te lo fa fare?
A dire la verità?
Hai solo da perderci, questa è la fine del mondo.
La fine di una civiltà del tutto incivile e irresponsabile.
Che vive solo di bugie.
E veleni.
E silenzi soprattutto.
E che ancora non può temere la sua fine.
Durerà ancora a lungo.

Ma io spero di leggere presto un’alta notizia.
Un'altra data.
Non lontana.
Per un editto diverso.
“è cominciata la felicità”.
E chiedo perdono.
Mi sento meno stupido di coloro che attendono  il vero o il falso della “ fine del mondo”.
Senza veleni.
Senza bugie.
Solo con la responsabilità.
Di svegliarmi domani mattina.
E provare a fare qualcosa di buono.


FranzK. 

venerdì 9 novembre 2012

Il Mio Cuore.























http://www.youtube.com/watch?v=rBaLyPQF-Fo&feature=g-vrec



Ho ricevuto una lettera, tempo fa.
La lettera di un amico.
Sono rimasto indeciso.
Ho dovuto pensarci.
Leggere, comprendere, davanti ad uno specchio.
Di quelli patinati d’argento.
Che riflettono senza deformare.
Mi riguardavano le parole.
Per una volta riguardavano me.
Lo specchio mi ha fornito risposte.
Perché i contorni del suo riflesso, per una volta.
Erano i miei contorni, nelle luci e nelle ombre.
I contorni della mia geometria non euclidea.
Sono passati i dubbi, le indecisioni.
E per quanto è grande un sentimento di vera amicizia.
Per l’impegno della scelta di non nascondersi mai.
La rendo,in condivisione, con un abbraccio, per chi l’ha scritta, per chi avrà voglia di leggerla.
Così come io l’ho ricevuta.

FranzK.



Caro amico,

finalmente eccomi qua,a mente serena, senza distrazione alcuna, solo il mio pensarti.
Ti voglio bene.
Come si può volere bene ad una carissima persona, ad un fratello.
Ed ho imparato a chiamarti fratello, anzi fratellone per rispetto della maggiore età, ma non importa.
Ti voglio bene perché ci siamo conosciuti, un po’ di anni fa, ci siamo conosciuti nel tempo.
E nel tempo abbiamo imparato ad apprezzarci, stimarci.
Io in te ho trovato consigli, non importa se giusti o sbagliati che fossero, sempre e comunque in buona fede.
Il più delle volte una persona capace di ascoltare.
A volte un confessore.
Quanto sappiamo l'uno dell'altro non è dato sapere.

E voglio dire qualcosa di Francesco.
Perché una cosa è certa, io posso dirlo perché lo conosco da oltre 10 anni e per averlo vissuto in tanti momenti della mia/nostra/sua vita, intensamente.
Trasparente,onesto.
lui ama la vita.
lui cerca la vita.
la sperimenta, la vive.
E’ come un esploratore, che come riferimento ha solo ciò che si presenta alle spalle, il passato,
esplora il futuro, e rischia, sognando quello che potrà incontrare.
Oltre l'orizzonte.
Tra i tanti sogni,
lui sogna l'Amore, quello Vero.
Di tutto questo, con genuina, generosa onestà, ti rende partecipe, ci prova, cerca di farlo.
Per amarlo bisogna essere almeno un po’ come lui.
Cosa non facile, ma impossibile in altro modo.
Rischi di amarlo così tanto da odiarlo in modo feroce un istante dopo.
Quanti uomini e donne lo hanno definito affabulatore.
Perché finché tutto fila liscio è bello, fantastico, unico, entusiasmante, emozionate.
Ma così come può essere entusiasmante, può essere anche destabilizzante.
E’ in quei momenti di difficoltà che puoi sapere se sei capace di amarlo davvero, di amare.
Contrariamente alla maggiore parte delle persone del mondo lui ha fatto una scelta.
Provare a non nascondersi mai.
Costi quel che costi.
Non si tratta di essere nel giusto ma di essere nel condivisibile.
Consci e consapevoli di vivere e di essere vivi e trasparenti istante dopo istante, per tutti.
Ma ciò presuppone di stare in uno stesso piano di lettura, che pochi sono capaci di reggere.
Presuppone la massima fiducia.
Che solo una profonda conoscenza e frequentazione può consolidare.
Io sono solo un amico.
Posso non condividere tutto, ma sicuramente stimarlo e rispettarlo credo mi riesca bene.
Perché credo di conoscerlo e credo di conoscere la meccanica dei suoi sentimenti.
Recentemente gli ho chiesto di rispettarli di più.
Non di nascondersi, ma di proteggere meglio ciò che la vita gli ha offerto di più bello.
Sono rari i treni giusti ……. rari per tutti ……

Non curarti Francesco della tua zavorra fatta di ingenue sconfitte e illusioni, di sventate miserie umane.
A tempo debito ne sarai libero, senza sforzi, senza apparire ladro o affabulatore, ma solo quello che sei:
un uomo onesto.

Un amico vero, un fratello. 
(lettera firmata)

giovedì 26 aprile 2012

Processo per Due Vite.




Notte fonda.
Tutta notte. 
La prima notte senza riposo.

Se penso indietro, in un tempo che non ha tempo, comprendo che il “processo a nudo” di stasera ha forzato la fine.
Forse giusta, forse no, forse quello che sarebbe stato comunque, ma l’ha forzata.
Non era negli altri che avrebbero potuto cercare risposte.

Ma la sua di ieri notte, così difesa a spada tratta ancora stasera, ancora da lei e dai “giudici supremi” che hanno scelto, l’ha trovato solo.
Ancora solo.
Lucido e controverso, ma solo, sul banco degli imputati.
Non so se i due “maestri” che avevano scelto hanno compreso qualcosa, ma li hanno scelti loro e  non avrebbero che potuto accettarne il verdetto.
Cosa era poi lo scandalo?
Quale la tragica imputazione?
Il suo delitto?
Quei vent’anni che potevano fare di lui un padre?
O lo scandalo di un vero amore imprevisto?
Insostenibile agli occhi e alle menti di chi l’amore non l’aveva mai avuto?
Perché sul banco degli imputati era solo.
Solo e nudo.
Pronto per un verdetto che ha visto lei ignava protagonista.
Non al suo fianco.
Ma in una platea sguarnita.
Deserta se non per la sua presenza.
Come se quell’amore pronto al macello del raziocinio l’avessi inventato lui da solo.
Generato e vissuto da solo.
Solo suo, nella sua solitudine.
Forzare la fine per l’insostenibilità della verità.
Era fredda, gelida quella seduta dedicata al condannato.
Era fredda ancora di più nel contemplare la sua solitaria presenza nella platea.
Si aspettava di averla al fianco.
Non a difendere ma a sostenere il loro comune tremito almeno.
Di quel processo “a nudo”.
Deciso insieme, vissuto da solo.

Era difficile prendere una decisione.
Avevano scelto quella di un processo.
Scegliendone i giudici.
Ognuno il suo.
Quello di lei, donna, quello di lui,uomo, sostanzialmente opposti, sostanzialmente uguali.
Giusti, sbagliati?
Direi giusti nella media, sbagliati per l’editto, forse per l’incarico.
Sbagliati per lui, quantomeno, che si è presentato nudo, al processo.
Giusti nella media, sbagliati nella specifica materia, ancora una volta.
Perché è sbagliato affidarsi ed affidare una decisione a chi non conosce.
Dov’era l’esperto di “loro”?
Avrebbero dovuto proseguire insieme e basta ,forse avrebbero dovuto, alla fine, avere il coraggio, la pazienza, la follia ….. o la semplice ragione di andare fino in fondo a quel tunnel.
Una cosa insieme l’hanno fatta: hanno sbagliato per quel processo.
Lui forse molto più di lei.
Ma i giudici, per me che ho presenziato come unico ufficiale, non potrò mai dimenticarli.


I GIUDICI


Quello di lui è un uomo nuovo e vecchio, vecchio dentro intendo, pratico di “pratica”.
Un uomo.
La sua proposizione era quella di specchiarsi in lui, tendenzialmente al contrario, non necessariamente, ma tendenzialmente……nessuno al mondo, in realtà,avrebbe mai potuto convincerlo, nemmeno per “presunta” superiorità, di ciò che non era.
Avrebbe dovuto confrontarsi, comunque, con le sue tante vite, tante persone, tante verità inseguite e trovate, tanto, tanto troppo.
Cinquant’anni circa, il suo giudice, conoscitore di vite, di uomini, “praticamente” di molte vite, forse non del “vivere”.

Quello di lei è una donna nuova e vecchia, vecchia dentro intendo.
Una donna.
Non so cosa si aspettavi da lei.
L’aveva scelta lei, non mi è dato di sapere.
Buona persona, comunque, ventisette anni di sofferenze ed un futuro pieno di speranze.
Educatrice presso un orfanotrofio di una grande città.
Sua convivente.


LA SENTENZA


Unanime, gelida, razionale, logica, pratica, inattaccabile soprattutto perché sostenuta anche da lei che al processo si era presentata ben vestita e in platea, non al suo fianco.
Quindi vera, si presume .........
Lui, per la prima volta nella vita, nudo, tremante, indifeso, senza controllo della situazione, senza forzare controlli.

Busta 1 : la GIUSTA DISTANZA!
Busta 2 : la GIUSTA DISTANZA!
Busta 3 (dalla platea) : la GIUSTA DISTANZA!

No era pronto per l’unanimità, sperava in lei, ma sperava e basta, sperava che qualcosa la  riportasse alla verità del sentire, a quella verità che avevano vissuto tutti i giorni, tutte le notti, quella verità che non si era mai fermata davanti alle parole.
Il sangue è sgorgato copioso ma, al dolore, lui era preparato.
Non si è neppure difeso, non avevo preparato alcuna difesa, l’avesse fatto temo non si sarebbe difeso comunque: nudità e sangue erano nell’aria.
Perché poi lei non hai dormito, a proposito?
Per il solito, consueto dispiacere?
Per il male che aveva ricevuto lui, o per il presunto bene che aspettava lei?

La “giusta distanza” come sentenza non mi è parsa neppure molto azzeccata.
Da unico ufficiale presente.
L’ho trovata poco nobile per la loro nobiltà, aspettavo altro, l’originalità di un editto che potesse almeno far storia, onorando quella storia.
Da unico ufficiale presente  l’ho trovata solo mediocre, cattiva e ignorante.
Perché?
Perché “la giusta distanza” non ha misura, perché nessuno saprebbe stabilirla, perché, nel migliore dei casi vuole dire distante e basta.
Nel peggiore, è ancora peggio: prendi il peggio in cambio del tuo meglio, nel caso esso possa servire secondo la discrezione di quanto, quando e come del tuo creditore.
Sei debitore verso te stesso, se non lo fai.

Al meglio di lui nessuno ha nemmeno pensato, e anche solo come ufficiale navigato quanto impassibile, mi bastava pensasse qualcuno.
Mi bastava ci pensassi lei.
Al loro comune bene.
Ma non è accaduto.
Il preteso e convinto bene di lei era un altro, era un bene che prevedeva solo previsioni.
Il tipico bene del mondo degli uomini.

Perché il processo allora, mi sono chiesto?
Il suo bene, il suo, almeno, punto di vista a riguardo del bene, mi è parso fosse di secondo ordine.
Infatti, di fronte al tema l’editto dei giudici fu unanime: “il fatto non sussiste”.
Ma adesso toccava a me.

Imputato alzatevi!
La giuria, i giudici hanno sentenziato:


LA GIUSTA DISTANZA ….. A VITA!!!!


Vi prego piagnucolò quel pover’uomo.
Vi prego signori giudici.
Signora inesistente giuria.
Non sia già ergastolo allora ma la morte.
Ma tutti lucidi e convinti, anche lei ……. dalla platea degli ignavi.
Tutti, tranne me, che non riuscivo ad ignorare le lacrime disperate di quell’uomo.
Tutti, in uno strano sinistro coro:

LA GIUSTA DISTANZA ….. A VITA.

Il martelletto ha schioccato un colpo secco, mi è rimbombato dentro, la folla assente ha applaudito ed applaudiva mentre uscivo anch’io tremante, ferito, sanguinante, umiliato ……. sorreggendo allo stesso modo tremante, ferita, sanguinante e umiliata quell’anima disperata.

Mentre lei si complimentava con il giudice di lui, illudendosi di essere libera, finalmente, serena …….
Il giudice di lei sbirciava compiaciuta la sconfitta di quell’uomo.
Contemplando, raggiante la sua vittoria, i suoi schemi avevano funzionato, implacabili, perfetti:
la giustizia dell’”uomo scimmia” aveva vinto ancora una volta.

La vita, la sua sentenza, l’ha decretò tanto, tanto tempo dopo ……. al solito.


PROLOGO AL CONTRARIO.

Aveva inquietato quella telefonata durante la cena prima del processo ……. riportando da là terrestri segnali telecomandati…..
L’aveva inquietato vederla tentare il vomito, mentre la tensione sul suo corpo le spezzava i muscoli ……..
Prese la mano calda di lui permettendo di appoggiarsi sulla sua pelle nuda …….
La nausea passò veloce, e il volto massacrato di ferite di lei riprese subito colore.
Lui le aveva insegnato la felicità.
Anche nella semplicità di un buon cibo accompagnato da ottimo vino rosso, nella giusta quantità.
Le aveva insegnato ad amare la vita.
Nel meglio della sua semplicità.
Nelle passeggiate al chiaro di luna.
Nell’ascolto del gracidare delle ranocchie, ai bordi di quel fiume scuro ma pacifico.
Le aveva insegnato a non incidere più graffiti sul suo volto.

Prima che arrivassero gli uomini.
Con lunghi impermeabili bui.
Con mille bit al secondo, con lunghe dettagliate descrizioni depositate in triplice copia all’ufficio Sicurezza Sociale.
Uomini e trappole.
Troppe trappole.
Che riuscirono a ghigliottinare anche il suo bene per quell’essere speciale.
Perdendo.
Perdendola.
Sopra ogni cosa, temo, riconoscendo la vera sconfitta nella sconfitta di lei, nel suo ritorno verso l’illusoria sicurezza del mondo degli uomini.

Ancora una volta mi è stato dedicato assisterla, la sconfitta, in attesa che il tempo la renda nota a tutti.
Assistere alla sconfitta.
Il mio compito.
L’unico che il mio incarico prevedeva.
Da povero semplice ufficiale di sola lettura di editti, sentenze, procedure.

Non so come, perché ero bravo nel mio lavoro.
Ma sono rimasto invischiato in quel processo, irrimediabilmente compromesso anch’io.
Intrappolato anch’io in quella ghigliottina.
Obbligato ad esserci.
In attesa del peggior giorno del mio futuro.
Il giorno nel quale, insieme, mano nella mano, verranno a chiedermi:

 “perché non ci hai salvati?”


FranzK.


martedì 24 aprile 2012

La Coscienza di K.





Quel simbolo che ho usato e poi abiurato non era un falso, adesso lo sai.
Grazie al bene che ho avuto da te ed al tormento della sua perdita, ho trovato il coraggio almeno  di un ricordo.
Una forma senza contorni.
Bianca.
Di abbagliante bianco.
Una forma che ha protetto il mio lucido sguardo.
Per quello che ha potuto.
Per quello che imprevedibilmente è riuscita a proteggere.
Non il tutto che avrebbe potuto, dovuto.
Non ha importanza definirne una similitudine.
Una sembianza con qualcosa di conosciuto.
Una semplice forma abbagliante priva di contorni definiti.
Che non ha protetto per intero, lasciando impronte insopportabili.
Così ho visto.
Senza colpa.
Senza volontà di vedere.
Parte di lei è rimasta in me, per proteggere la mia esistenza.
Forse per sanare il suo senso di colpa.
O solo la casualità che sopravvive anche in altre dimensioni.
Che abita anche in loro.
Era l’ 11 settembre 1969, un giorno qualunque.
Quel giorno dovevo morire.
Era il mio tempo.
Il mio modo.
Non mi è riuscito.
Neppure in quel momento, quello logico, giusto.
A non vendicarmi di Dio.
A cedere ad una volontà.
A sopportarne una che non fosse solo mia.
Ed era solo il mio tempo.
Quello giusto.
In un giorno qualunque, il mio.

Così è rimasta solo quell’ombra luminosa.
Non so ancora adesso se per semplice pietà o per vero amore.
Voglio credere per vero amore.
È rimasta dentro quella figura priva di contorni.
A proteggere la mia esistenza da quella dimensione che non potevo né dovevo sfiorare.
Neppure con uno sguardo.
Come nei miei occhi è rimasto quello che non doveva rimanere, quello che hai visto, che hai conosciuto.

Vedendo in essi parte di ciò che loro,hanno visto.

I miei occhi che nei tuoi hanno trovato lo stesso bagliore, lo stesso bene.
Che qui non esiste, almeno per me.
Non può semplicemente esistere.
Ma anche nella probabile confusione, disperato credere, ho lottato senza tregua.
Ho lottato per lasciarne una piccola prova.
Se non per noi, per chi né sogna né crede.

Quel bene, lasciamelo credere, è nato dai nostri sogni, dalle nostre speranze, dai nostri desideri.
Non importa se era impossibile, è stato sufficiente viverlo per quello che ci è stato concesso.
Lasciami credere almeno per un istante.
Che quel bene siamo stati solo io e te.
Non un destino, solo io e te.

Adesso dormo la notte e ti sogno.
Forse era il sogno l’unica terra dove potevamo vivere insieme, dove poteva vivere non il frutto ma la genesi dell’Amore.
Tutto questo non ti riporterà in vita, purtroppo.
Tutto questo è oltre la vita.
Oltre i confini delle anime con le quali avremmo dovuto comunque vivere.
Figurati se poteva essere contenuto nei confini geometrici del mondo.

E così te ne sei andata, sei morta.
E tutto questo non ti riporterà in vita.
E io non riesco a convincermi della tua morte.
Sei morta,e io vivo.
Sei morta nel meglio della tua vita.
Quanto io non sono riuscito a morire nel giusto della mia morte.
Dove sei?
Perché mi sveglio,e  vivo e mi addormento insieme.
Come se non fosse trascorso un attimo.
Di quella vissuta, trasognata felicità.
Perché sento ancora il tuo profumo?
La tua voce?

Perché quell’ombra mi protegge ancora?
Dai tuoi occhi che adesso vedono.
Anche quello che non sono riuscito a vedere io.
Perché non ci sei più?

E non riesco a sentirmi solo?


FranzK.