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giovedì 21 marzo 2013

Dogmi e Respiri.
















http://www.youtube.com/watch?v=hhHe8C6Qej4



Lascia andare le mani,
Collegale al tuo cuore,
Alle tue sinapsi,
Ma non solo,
A tutta quell'energia,
Che sei,
Che hai.
È lei la vita,
Lasciala fluire,
Sul bianco immacolato,
Della tela,
Di un foglio.
È la vita in fondo,
Nella sua transizione,
Nel suo perdurare,
E finire,
Ma scrivere.
La nostra storia,
Le nostre felicità,
Le nostre pene,
Gli incontri,
Mai casuali,
Mai obbligati,
Ma maturati,
Al sole,
Come frutti,
Conseguenti,
Ad una buona stagione,
Solo tua.
Alla tua pioggia,
E al tuo vento,
Quello della tua particella,
Più intima,
Più semplice,
E piccola.
In tutto lo stupore,
Che devi accettare,
Fuori dal tempo,
Ma dentro al tuo tempo.
Questo tripudio,
Di energia,
Che è la vita.
Non dà tempo,
Nel suo averne uno,
Finito,
O infinito,
O forse indefinito.
Qualsiasi cosa,
Possiamo credere,
Perché credere,
Sarà sempre,
Un semplice dogma.
Mai una assoluta verità.
Se non nel suo assoluto,
Relativo.
Lascia che si imbratti,
Quel candido bianco,
Di quello che pensi,
Di poter determinare,
Controllare,
Lascia che si imbratti,
Di vita.
Che è colori,
Suoni,
Semplici sillabe,
O stupiti,
Respiri.
Non esiste la fortuna,
Nulla è casuale,
Nulla determinato,
Se non da quello,
Che possiamo accettare,
Nel ricevere.
Credere di decidere,
Nel dare.
Pensando,
Che è solo logico,
Razionale.

È al di là ……di tutto questo ....
Un altro piccolo,
Frammento di verità,
Di quella verità,
Che abbiamo diritto,
E non dovere,
Di rincorrere,
Di anelare,
Di vivere,
Per altre vite.
Ancora.


FranzK.



giovedì 27 dicembre 2012

La Prima Sigaretta.























https://www.youtube.com/watch?v=2TFeSYw0WeI


Eravamo così giovani .
13 anni.
Appena poco più che bimbi.
Ci siamo trovati lassù.
Tra le bellezze delle montagne.
In strana compagnia ……
Per fortuna c’eravamo l’uno per l’altro.
Veri amici.
Mi sembra oggi se ci penso.
Non sembra passato un giorno.
Avevi gli occhi verdi chiari.
Come era chiaro e semplice il tuo spirito.
Come lo era il mio.
È bastato un sguardo per capirci.
Per le nostre prime marachelle.
Trasgressioni.
Così innocenti.
Quelle due belle ragazzine ….
Eh ….. Pier …….
La tentazione era troppo grande.
Quanto grande la nostra voglia e gioia di vivere.
La nostra prima sigaretta.
……. Che ricordi ……
Nascosti nella proprietà privata
Del presidente della repubblica Italiana ….
Sarebbe arrivato la tra pochi giorni
Per le sue vacanze.
E noi tra i primi innamoramenti e la prima sigaretta.
“un pacchetto da 10 di Colombo”.
Ero andato io.
Logico  ………. J
Hai vomitato per tutta la notte.
Io ho continuato con le altre ….
Non ho ancora smesso adesso ……
Ma non ho smesso di ricordarti.
Siamo tornati dalle vacanze, e andavamo a pesca di rane insieme.
Poi lungo i canali per giorni con le nostre biciclette.
Poi ……..
Beh ….. avevamo due piccole fanciulle che ci aspettavano.
La mia era più difficile ….
La tua, Margherita, uno splendore.
Ci siamo persi.
Per molto tempo.
Ti ho ritrovato anni dopo.
Con un cappello su una testa rasata.
Avevi 25 anni e un amore con te.
Stavate per sposarvi.
Tu suonavi al Rolling Stones di Milano.
E stavate per sposarvi dopo tanti anni di fidanzamento.
Perché quel cappello Pier?
Perché quella testa rasata?
Mi hai abbracciato.
Hai pianto.
Se solo potessi dire ……
Della forza che avevi in corpo.
Della voglia di vivere.
Di tutto quello che hai fatto per vivere.
Ma non posso, è disumano, è troppo.
Ti sei aggrappato a tutto.
A una fede infinita.
Sei andato in India, hai sopportato l’impossibile.
E tornava il tuo sorriso, giorno dopo giorno ……
Una sera mi hai telefonato eri in lacrime.
“Francesco, …….. non ho più nulla ………”
Perdonami Pier, perdona se non ti ho creduto .
Sentivo differente, perdonami.
Ho finto , ti ho accompagnato ad un altare, qualche mese dopo.
Come se nulla fosse mai accaduto.
Io sentivo diverso, ma non potevo che condividere le tue convinzioni.
Sei partito per il tuo viaggio di nozze, il giorno dopo.
E l’indomani ancora, ero da te, a trovarti all'ospedale.
Non eri più tu.
Non sapevo chi eri.
Ti ho abbracciato, con tutta la forza di un amico.
Venivo a trovarti, tutte le settimane, e tu non eri più tu.
Se non nella tua lucida consapevolezza.
Hai lottato per mesi, senza mai cedere, senza volerti mai inchinare al destino.
Fino  al Natale, mesi dopo, quando sei partito anche tu.
A 26 anni.
Non avevo più lacrime Pier, le avevo spese tutte.
Non so da dove sono uscite quelle che mi hanno sorpreso.
All'uscita della tua bara dalla chiesa, che aveva anche le mie braccia a sostenerti .
Perché da lontano ……..
Una voce urlava il tuo nome nella piazza piena di gente.
E volava verso te un folto grappolo di capelli biondi e ricci, lunghi e morbidi per l’ultimo abbraccio disperato.
Era la tua Margherita.
La tua dolcissima Margherita.
La prima sigaretta.
Mai accesa.
Mai spenta, forse per sempre.


FranzK.


Dedicata a Pierluigi, un vero amico, con vivo ricordo.

mercoledì 26 dicembre 2012

Morte a Venezia.























https://www.youtube.com/watch?v=JpE8XjEC0ow


Già ……
Avevi dei “problemi” ….. neurologici ……
Un “matto” …….
Un ubriacone ….. malato …..
Sei morto nel centro della “civiltà” e dell’opulenza.
Nell'ombelico del mondo della "cultura".
Facile vero Andrzey ……. facile seppellirti in una notizia ….
Penosa.
Morto a Venezia, avvolto in uno straccio, dentro a un Bancomat …….
Dentro la “bussola” di un Bancomat …. siamo formidabili a coniare termini “opportuni” ……
La “bussola” ….. che schifo ……… mi viene un semplice “parla come mangi”…..
Ma forse si mangia così, nella morente società di veri casi neurologici.
Con il diritto “democratico” di sparare sul primo bersaglio possibile.
Indifeso.
Debole.
Le “esondazioni” , i “girelli” adesso le “bussole” …….
Ma quanti Mameli romani ci sono ancora vivi?
Vivi e pagati!
Che riscuotono nelle “bussole” dei Bancomat per gli spiccioli.
Per altro usano “American card”……..
Quanti “inni” devo ancora sopportare?
Di “Mameli” vivi.
Quanti ancora non si sono riletti?
Per morire per ipocondria e giustificato senso di colpa l’anno dopo????

Rabbia?

Si!
Rabbia, umana.
Umana e giustificata dall’intelligenza.
Che fuori da qualsiasi speculazione guarda con i suoi occhi.
Andrzey è un uomo!!!!!!!!
Un Uomo!!!!!
Polacco già …… figlio di un Dio minore ….
Nella sontuosa Venezia, piena di “cultura” e “storia”, ma con i piombi …….
Quelli di Silvio.
Pellico, non quello di polipropilene ……..
Acido resistente …….
La gente passa, vede …..
Dormirà ……..
Dormirà si, …… il sonno dei giusti, …… non quello degli idioti.
E Andrzey è un uomo, un essere umano, un cane fa più share……
Un cane, nella società dei cani forse è semplicemente riconosciuto come simile …..
Li nutriamo meglio di un figlio, li curiamo più di un genitore.
Spendiamo un sacco di quattrini per un cane.
Ma nulla per gli Andrzey ……. nemmeno un sorriso …..
Ho vissuto troppo per non sapere, capire, conoscere …..
……. “avevano cercato di aiutarlo” ……….
Andrzey è un uomo!!!!!!!!
Non puoi “cercare”, stolto potere ignorante.
Devi RIUSCIRE.
Ma sei fatto di cani ….
E riconosci come simili solo loro.
Andrzey è un uomo, un problema quindi ……
È polacco, un extracomunitario ………
Quanta morte a Venezia …..
La “Cà d’Oro”, le tue “calli”, il tuo “San Marco” ……. che purtroppo ho vissuto con un vero amore poco tempo fa…..
Il “miracolo” della tua esistenza ……..
Ho visto un uomo morto, un “clochard” anni fa in piazza Duomo, nella tua uguale, affollata, ricchissima Milano ……
Figlio di un Dio minore anche lui……
Non sarà mai nel “paradiso” dei cani …..
Dei gatti, degli animali da “ compagnia”…….
Ma in quello dei "B movies" , dove ritroverai anche anche tanti miei compratrioti, ......
Quanta morte a Venezia ……
Quanta in questo modello privo assolutamente di dignità e di vergogna …..
Perché a volte anche la vergogna è umana.
E mi vergogno di appartenere a questa razza.
L’ultima volta che mi è stato detto “ abbiamo provato ad aiutarla” l’ho sentito da un prete …..
Un prete con il colesterolo a 400.
Ben “linkato” con i poteri delle “banche” e del Dio del male.
Un giorno si avvererà la predizione di Bunuel ….
Non quella dei maya - looni ….
L’Angelo Sterminatore.
Che vi rinchiuderà nel vostro mondo.
Senza alcuna speranza di uscirne.
Ma Andrzey è solo un semplice uomo ……
Ed è morto a Venezia.
Il giorno dopo un Natale ……
Che si lamenta di “crisi” ma produce uguale immondizia.
Tutti gli anni.
È morto dentro l’ingresso ( ingresso non "bussola" !!!!!!!!!) di un Bancomat, il dispenser di soldi “digitali”.
Quei denari che fanno da confine tra la vita e la morte, ...... analogica .......
E Andrzey è morto dentro lì.
È morto dentro il meglio di una cultura .....
Che sta morendo anche lei.
Andate a votare anche voi “separatisti”.
Guadagnerete la vicepresidenza, almeno ......
Ma non potrete mai rappresentare una cultura che è ancora viva.
La mia.
Quella del mio vero popolo, che è accoglienza e sentimento e riguardo.
Che è semplicemente la capacità di aprire le braccia e offrire il meglio di noi.
Spero che presto qualcuno “provi ad aiutarci” ……
Ne abbiamo bisogno.
Almeno quanto Andrzey.

Venezia sta morendo …… carissimo "polacco", ormai già dimenticato ....


FranzK.

lunedì 17 dicembre 2012

Una Nuvola.






















Per sentirlo clicca qui e apri in un altra scheda, con il tasto destro del mouse il link di youtube:

Record music with Vocaroo >>

https://www.youtube.com/watch?v=NgYgp9WyTEE


Forse è stata una semplice nuvola
Di bel tempo,
di tiepido caldo,
di fresco
all'imbrunire,
che ti ha portata qui.
Spinta dal vento
tiepido e mai freddo,
mai troppo caldo
della vita,
delle sue correnti,
delle sconosciute leggi,
che ne governano
le direzioni.

Ha nevicato felicità
Quella nuvola dorata.
Sull'arsura
di deserti
infestati di serpi,
nascosti
nelle fratture
di una terra senza vita,
spazzata da venti
aridi.
Inaridita
dalla falsità
di un bella stagione inventata.
Ma mai avuta

Ha tempestato buon umore
Quella stupenda nuvola
Sfumata di rosa.
Sui disastri di un terremoto,
Di case demolite,
Di disperazioni e lacrime.
Case piene solo di dolore.
In città senza insegne,
irraggiungibili,
buie.
Zeppe solo di malandrini,
Sciacalli
di cuori puri
Ladri di sorrisi.

Ha piovuto coraggio
Quella semplice nuvola
Di bel tempo.
Vero,
riconoscibile
forse,
soltanto
Dalle mani stanche,
Ma sincere,
Indurite,
Ma dolci,
Di vita vera,
Di vere stagioni.
Le mani
di un vecchio,
Saggio, onesto
contadino.

…. che il bel tempo ritrova,
sempre.


FranzK.

mercoledì 5 dicembre 2012

L'Uomo con i Baffi.




















https://www.youtube.com/watch?v=W1GMDXYkdV8



“Non era cominciato bene quel viaggio.

Era l’8 di aprile e, obbligato da un compito lavorativo, in una
mattina infernale, battuta da forti piogge e fitta di nebbia, gli toccò affrontare un
lungo viaggio, in compagnia del datore di lavoro per visitare un possibile,
potenziale cliente.
La piccola ditta per cui lavorava allora, a carattere decisamente “familiare”,
viveva perennemente sull'orlo del collasso finanziario e non si precludeva
quindi nessuna possibilità di acquisizione di ordini.
Lui, come responsabile, un po’ di tutto ovviamente, non poteva non esserci.
Durante il viaggio, su un vecchio derelitto furgone, condotto dal principale, “mister Campari” già
ben “carburato” da una consistente dose di alcool, si ricorda che questo, ad un
tratto, tentò una manovra di sorpasso da suicidio.
Il retro dell’autotreno che comparve nel cambio di corsia aveva la forma della
porta di ingresso del paradiso, almeno per lui, per l’altro quella di un bar che
serviva alcolici gratis, probabilmente.
Scampato, per un vero miracolo, l’impatto mortale, F esplose, e urli e insulti
indirizzati a quell'imbecille di antropomorfo, riempirono per molti minuti, la
cabina di quella specie di veicolo.
Se doveva morire, togliendosi la vita, pretendeva di farlo da sè, secondo il suo
stile e non secondo quello di un assatanato ubriacone da osteria.
Cadde poi un imbarazzante silenzio fino alla destinazione.
Così quell'8 di aprile F conobbe “l’uomo con  i baffi” un incontro che, forse più di sempre, gli
avrebbe cambiato l’esistenza.
L’uomo, per quanto dica e racconti ancor oggi di F ricordandolo simpaticamente,
come un maglione sgualcito che camminava da sé, era un uomo che, a sua
volta, appariva assai più vecchio della sua età: non ne aveva ancora cinquanta,
ma, a colpo d’occhio nessuno si sarebbe stupito se ne avesse dichiarati una
decina in più.
Aveva pochi capelli solo sui lati della testa e due grossi baffi neri.
L’aria era assente ed annoiata, triste forse, mentre F era intento ad illustrare
l’attività della ditta che rappresentava cercando a sua volta di comprendere se
potessero sussistere delle condizioni per offrirne i servizi.
L’uomo, nella completa assenza, guardava altrove, lo sguardo fisso su qualcosa di
incomprensibile dato che da quel lato c’era solo una nuda parete.
E dire che li aveva convocati lui, tramite una comune conoscenza, …….
F si ritrovò a parlare da solo, scorrendo le pagine di un “book” di realizzazioni
che usava in modo consueto durante le presentazioni.
Ad un tratto, come risvegliato improvvisamente da un lungo letargo, la mano
dell’uomo cadde pesantemente su di una pagina del libro fermandone lo scorrere.
“Ecco questo mi interessa, è da tempo che cercavo qualcuno che potesse
realizzarlo”.
L’uomo con i baffi  adesso sorrideva ed era perfettamente presente e lucido.
Con il tono simpatico e affabile, caratteristico del suo accento regionale …….”



Quanto tempo è passato, ti ricordi?
Hai tagliato i baffi, sei ringiovanito, hai cominciato a vivere.
E quanto insieme abbiamo condiviso, quanti pianti, quante gioie.
I ruscelli dei termosifoni del mio alloggio, dove, a volte, ti fermavi a dormire e mi stavi ad ascoltare nel sonno, risvegliandoti solo di tanto in tanto, rispondendomi a cose che ti avevo detto almeno dieci minuti prima.
La curva del cucchiaino, le scarpe “valleverde”, le condivisioni di indimenticabili cene con la tua famiglia, quella che adesso non c’è più.
Quel piccolo stupore che nella stranezza dei tuoi sguardi riservavi all'eloquenza nei miei confronti della tua meravigliosa madre.
I viaggi sulla navicella spaziale, i pianti che ti hanno reso forte, la porta del bagno scardinata per rendere almeno orizzontale un materasso tutt'altro che ortopedico, le tue provocazioni, le mie, le nostre testardaggini, divergenze, quell'amicizia che da sempre era un “interesse”, ovvero qualcosa di interessante.
L’uomo senza baffi, l’uomo del passo indietro, l’uomo che nel pianto di un viaggio, ferito nel profondo, è divenuto uomo capace più di sempre di andare piano e tornare in fretta.
Ho imparato molto, ho avuto molto, spero di aver reso qualcosa, oltre le mie sciocche, incomprensibili “poesie”, i miei scritti indecifrabili, i miei progetti metafisici, gli occhiali da notte, Leo l’inventore, gli “mvc” al posto che i “tvb”sugli sms , le “jam session” dove liberavi parole argute e spontanee, sul sottofondo della mia chitarra, la mia “civilizzazione” ….
È arrivata una malattia a fermarti, e non solo.
Ho un bellissimo ricordo: in tre a braccetto, sotto i portici affollati di una città che cantavamo a squarciagola senza ritegno: ..… e non ci lasceremo mai …… abbiamo troppe cose insieme …… , prima che ti si proponesse di cercare un gatto, in una camera da letto …. prima che mi versassi tu, da ospite, vino che gli ospitanti non mi offrivano …..
Un altro: io e te con il braccio rotto e ingessato che facevamo le guardie del corpo al sosia di un famoso politico …. bevendo champagne diversamente dal lambrusco servito al politico vero ….. per poi “accompagnarti” virtualmente ad accendere candele in una chiesa ……..
E quanti ancora non lo so.
In fondo quella magia l’ho interrotta io, e non potrò mai spiegartene il vero motivo.
L’ho interrotta nell'unico modo possibile, sfiorando quella parte di te che non potrà mai concedere nessun perdono o comprensione.
Eravamo amici io e l’uomo con i baffi, molto di più che amici, dopo che li ha tagliati.
Passato prossimo, o remoto, nessun futuro, nessun altra cosa insieme.
Mi ha aiutato a cambiare la vita, in meglio, aprendo cuore, mente e prospettive.
Il resto è come sempre, per tutti, solo solitudine, ognuno con i suoi zaini e le sue zavorre.
È rimasto un bene profondo, anche se alle giuste distanze, quelle alle quali ha sempre auspicato il destino dei miei interlocutori ….
Ricordi amico mio?
“Solo dopo che ho conosciuto il peggio ,il …… , ho imparato ad apprezzare il meglio”.
Credo non riscriveresti più il contrario.
Non è più con ragione o torto che conta.
Tu hai tagliato i baffi, io i capelli e forse abbiamo imparato insieme la forza del pianto e la debolezza di un vero sorriso.
Ti ho voluto bene  "ex uomo con i baffi”, e , alle giuste obbligate distanze non smetterò mai di volertene.

…… abbiamo avuto troppe cose insieme ………



FranzK.


giovedì 29 novembre 2012

Una Sedia di Lillà.






























https://www.youtube.com/watch?v=5Ge_8G7H-bU



Siamo cresciuti insieme.
Il tempo non ha cancellato ricordi, sensazioni, sorrisi.
Siamo cresciuti all'ombra di quei vecchi cortili con il colore grigio di cemento.
Nel sole dell’estate, nella sua insopportabile afa, nel gelo dell’inverno, delle sue nebbie.
Eri la sorella del mio migliore amico.
E siamo cresciuti con le stesse speranze.
Gli stessi sogni.
Divisi da pochi anni, da tanti interessi non comuni, uniti nello stesso tempo, nelle stesse speranze, sogni.
I primi motori, quell'odore di benzina che sapeva di libertà per noi.
La  vespa,  la moto, la macchina, sempre più libertà, o almeno, era quello il nostro sogno.
Di odore di benzina, e aria fresca che potevamo avere solo con il suo odore.
E il tempo non riesce a cancellare i ricordi.
I tuoi primi amori, i miei,  i tuoi lunghi e lisci capelli neri che io osservavo da spettatore, da fratello acquisito.
Amavi il mare, non le zanzare della terra dove il destino ti aveva condotta, la terra delle zanzare e del fango.
La ricca terra che non restituiva i profumi della tua, non il tepore del sole, la sabbia delle spiagge.
Ma dava speranze profumate di benzina e di sogni di non povertà almeno.
Non avevamo strade comuni, ma ci siamo sempre stimati.
Tu amavi il ballo della disco dance, io e tuo fratello le notti senza fine a parlare della vita.
Eri molto bella, dolce, riservata e davvero buona.
Mi sembra di vederti comparire, con le tue sorelle-cugine, sempre allegre, tu, sempre moderata anche nell'allegria.
Mi sembra ieri che mentre io e tuo fratello smontavamo carburatori, arrivavate voi tre con un semplice “ ciao, cosa combinate ancora”?.
Non avreste mai potuto capire, l’importanza delle nostre illusioni, come noi non avremmo mai potuto comprendere le vostre.
Un sorriso, un saluto e poi ognuno con le sue illusioni, speranze, con il proprio “importante”.
Siamo cresciuti, insieme, ridendo insieme, mangiando insieme, negli anni che ci hanno visto crescere, illudendoci di essere cresciuti.
Ed eri sempre più bella, dolce, riservata e davvero buona.
Poi è cambiato il tempo, e il destino ci ha ritrovati vicini, per quella lunga, infinita, torrida estate.
Stava male tuo fratello, aveva sfidato le leggi della fisica, per soddisfare la sua sete di sapere, di crescere.
Era finito in un letto e noi ci siamo presi cura di lui, insieme, da soli.
Aspettavamo che i suoi dolori si sopissero un poco all'imbrunire, quando la canicola si faceva appena più sopportabile, poi, insieme a parlare per ore sul balcone e a fumare qualche sigaretta.
Giorno dopo giorno, ci siamo conosciuti, dopo tutti quegli anni che ci avevano visti solo crescere insieme.
Ci siamo conosciuti in quella lunga infinita estate dove non si riusciva a dormire per il caldo.
È arrivato l’autunno, e mi hai insegnato a guidare, è arrivato l’inverno, e non riuscivamo più a stare lontani.
Sotto un ponte, durante una sosta della “scuola guida” mi sono dichiarato regalandoti un disco: “la sedia di lillà”.
Mi hai invitato a ballare, sono venuto ma siamo rimasti soli in silenzio, mano nella mano.
E basta.
E ancora adesso non comprendo quale scandalo potevamo mai produrre, quale insopportabile condizione.
E così la vita ha finito per dividerci, per dividere tutto, amori, amicizie, semplici frequentazioni e ancora adesso, te lo confido, non riesco a farmene un motivo.
Sono passati 30 anni.
Non ci siamo mai più visti, ci siamo sposati, abbiamo vissuto insomma, o semplicemente sopravvissuto senza mai più rivederci.
Avevo notizie di te, qualche volta, forse tu di me.
Sono passati 30 anni e poco tempo fa, in un altro caldo agosto, l’ultimo, tuo fratello mi ha chiamato.
Era distrutto, ferito più di sempre, dal dolore che la vita non gli ha mai risparmiato, ma più di sempre ho sentito quel dolore trafiggerlo, ferirlo là dove le ferite possono diventare letali.
Ti mancava poco, settimane …. giorni …. forse solo qualche ora.
Già, sono passati 30 anni.
E dovevo saperti in partenza, su quel treno che non torna mai indietro.
Non volevo essere d’impiccio, nel dolore insopportabile dei tuoi cari, ma avrei voluto vederti, salutarti, oltre qualsiasi sciocco scandalo che mai avessimo potuto provocare, incomprensibile, nel nostro ingenuo e pulito innamoramento.
Di 30 anni prima.
Ho proposto la mia presenza, sostegno, non potevo altro, sarebbe stato confuso ancora una volta, con un intrusione.
Il cuore batteva forte, nel salire le scale fino al reparto.
Ho ripreso fiato, sul ballatoio, prima di entrare, volevo essere solo di conforto, almeno per tuo fratello, al quale, anche in quel lungo silenzio, in quelle mai spiegate distanze, fratture, non ho mai smesso di volere bene, di essergli amico per quel sentimento vero di amicizia che non pretende neppure una presenza, una parola.
C’era un muro per me davanti alla tua stanza, spalancata su tante persone che ti volevano bene.
Ma chiusa per me, un muro trasparente quanto impenetrabile, per qualcosa che non avevamo mai fatto.
Un evento mai accaduto.
Ero contento di averti vista, da lontano, mi bastava, doveva bastarmi, per il rispetto in punta di piedi obbligato.
Io non ho visto quello che eri in quel momento, ti ho rivista come allora, con i lunghi e lisci capelli neri, gli occhi buoni e quel tuo modo riservato e un po' timido, di inclinare un po' il capo per nascondere un sorriso.
Ho salutato tuo fratello e stavo per andarmene, mentre lui veniva da te, libera da tutto quell’amore che hai lasciato in chi ti ha conosciuta e che era al tuo fianco, nel momento della partenza.
Ma tu, forse hai visto me.
Tu che non vedevi quasi più.
Tuo fratello è tornato.
Mi ha detto che volevi  salutarmi.
Sono entrato.
Ho attraversato quel muro.
Fatto di nulla.
Solo di buone intenzioni.
Mie e tue.
Un muro di incomprensioni.
E di scandali mai prodotti, mai concepiti.
Che noi avevamo perdonato.
Accettato.
Nel silenzio di una nostra intesa.
Un muro vecchio 30 anni.
Ti ho preso le mani, tu hai stretto le tue sulle mie.
Ai piedi del letto il tuo amato marito.
Di fianco a me tuo fratello.
Non avevamo nulla da nascondere.
Mai avuto.
Solo un sorriso.
Finalmente.
Dentro a un silenzio.
Attraversato da tutti i ricordi.
Sentito .
Rotto solo dalla mia emozione.
“ti ricordi”?
“mi hai insegnato a guidare”
“ e sei stata una buona maestra”
“mi ricordo, tutto” con un filo di voce pieno di ossigeno artificiale.
Piegando il viso per nascondere un sorriso.
“mi ricordo il ponte …..” annuendo e sorridendo.
Ti ho dato l’unico bacio.
Sulla fronte.
Fredda.
Mi hai stretto le mani ancora più forte.
Ti ho dato un altro bacio.
Stringendo le tue ancora di più.
Ci siamo guardati.
Con un ultimo sorriso.
Un ultima stretta delle dita.
Intrecciate.
Ti ho salutata.
Ho salutato tuo marito.
Tuo fratello.
Un ultimo sguardo nei tuoi occhi.
E mi sono girato.
Senza più girarmi.

La mattina dopo.
È squillato il telefono.
Eri partita.
Dalla tua sedia di lillà.


FranzK.



domenica 21 ottobre 2012

Un Cuore Solo.

















Non ho quattro mani.
Otto occhi.
Dodici gambe.
Se varchi la soglia della mia casa.
Se la sua porta si apre.
Trovi un uomo.
Con un cuore
Uno solo.

Non soffro di sindromi.
Non sono doppio.
Né un multiplo.
Neppure borderline.
Se la mia casa ti accoglie.
Se la sua porta si apre.
Trovi solo un uomo.
Con un cuore.

Un cuore solo.
Che a volte resta solo.
Perché non è un falso.
È uno.
Unico.
Non può falsificarsi.
E se apre la sua porta.
Trovi solo rispetto.
Perché è uno solo.

Rispetto di una semplice accoglienza.
Rispetto di un vero amore.
Perché non è una copia.
O una fotocopia.
È un cuore analogico.
Senza transistor.
Sincero.
Senza virus digitali.

Puoi forzare la porta della mia casa.
Non quella del mio cuore.
Puoi rubarmi oggetti.
Non emozioni.
Puoi forzare password.
Crakkare informazioni.
Ma non sentimenti.
Non amore vero.

Puoi aprire cassetti.
Sono aperti.
Puoi raccontare di me.
Mi racconto da solo.
È facile distruggere l’onestà.
Perché non teme.
Si mostra.
Non si nasconde.

E anche lei non ha due verità.
Quattro punti di vista.
Dodici gradi di libertà confusa.
Sei opinioni.
Non vive nell'ombra del privato.
Del nascosto.
L’onestà è chiara come  il riflesso della luce.
E ha un cuore solo.

Non possiede.
Non impone.
Non tradisce.
Non ruba.
Non fruga.
Non confonde.
Perché non è malata.
Non teme il tempo e la verità.

L’onestà teme se stessa a volte.
Ha paura di non essere compresa.
Perché è merce rara.
Vero oro.
Non vero coraggio.
Si protegge.
E resta sola a volte.
Ma con un cuore solo.

E le cose vere non passano.
Non temono il tempo.
Neppure le prove della vita.
Respirano con due polmoni.
Pieni d’aria di montagna.
Fresca, vera, vissuta.
E hanno un cuore vero.
Uno solo.

Come il mio, come il tuo.

FranzK.


Dedicato a Evgeniya, che con rispetto, senza far rumore, ha aperto le porte della mia casa e del mio cuore.







domenica 2 settembre 2012

Come un Cerbiatto....






Come un cerbiatto.
Sbuchi.
Dentro il tempo.
Con i tuoi grandi occhi.
Mai fermi.
Come l’azzurro del mare sugli scogli.
Cerchi la vita.
La tua.
Singolare.
Unica.
È dentro te.
Fuori c’è solo il tempo.
Non la vita.

Esile piccola donna.
Piena di vita.
Di energia.
Di desideri di creazione.
Di desiderio.
Di trovarsi.
Nella vita.
Libera finalmente dal tempo.
Dalle sue consuetudini.
Di suoi stereotipi.
Da uguaglianze mai nostre.
Rassicuranti quanto solo transitorie.

Come i troppi profumi del bosco.
Per un cerbiatto.
Che cerca tracce.
Sue.
La sua strada.
Fuori dalle maternità.
Sognando la  propria.
E cerchi tracce.
Le tue.
Le impronte del tuo respiro.
Come un cerbiatto.
Nel freddo e nella nebbia di un freddo novembre.

Il freddo del tempo.
Che scorre.
Il caldo della vita.
Che vive vera solo fuori dal tempo.
Quel fiume in piena della vita..
Senza pene.
Senza tempo.
Quella vera.
Quella delle tue impronte, dei tuoi sentieri.
Finalmente trovati.
Dai tuoi sinceri , grandi occhi.
Dal tuo cuore, esuberante di luce.

Senza tempo.

Ed è come una stilla di bellezza.
Come quando incontri un cerbiatto.
In un freddo bosco.
Che sbuchi dallo stupore.
E porti gioia.
Prima di sfuggire ancora, come un cerbiatto.
Senza che mai nessuno.
Possa pensare.
Che ti sfuggirà la vita.
Senza dubbi.
Che essa ti appartiene.
Quanto tu a lei.

Nel suo meglio.
Che per vivere.
Ha necessità di occhi grandi.
E cuori sinceri.
Di sentieri certi.
Di tracce.
Impronte.
Dentro lei.
Fuori dal tempo.
Dentro al suo fiume.
Dove, come un cerbiatto.
Troverai acqua pura.

Per colmare la tua sete.


FranzK.


Dedicato a Camilla, che ogni sera porta un raggio di luce ……. 
Nella casa dietro l’angolo dove molti cercano un po' di vita…..
Fuori dal tempo ………


venerdì 4 maggio 2012

Almeno Tu.





Ne hai passate.
Ti ricordi.
Quel viaggio.
Senza fine.
Quell’angolo.
Buio.
Nel poco di una terra perduta.
Disidratata.
Strappata.
Rimossa.
Dal suo giaciglio.
Pieno di fresco.
E di cure.

Ti ricordi.
Quel tremendo viaggio.
Arso di passato.
Senza un certo futuro.
Che non fosse timore.
Di altri giacigli.
Non tuoi.
Che non fosse passione.
E agonia.
In quell’angolo buio.
Del disinteresse.
Di un forse e basta.
Senza attenzioni.

E ti ricordi tutto.
Conservi.
Nella linfa.
L’essenza di terra madre.
Così lontana.
Perduta.
Per sempre.
Di madri che ti hanno strappata.
Con le loro mani.
Senza un futuro.
Sicuro.
Che potesse accoglierti.
Custodirti.

Stamattina sono arrivate.
Le macchine.
Senza pietà.
Degli uomini.
A cercarti.
A stanarti.
Dal nascondiglio dell’ombra.
Dal freddo dell’inverno.
Dai primi tepori.
Della primavera.
Sono arrivate senza pietà.
Le macchine degli uomini.
Per sapere la verità.

Timida e pallida.
Forte come la morte.
Secca e smagrita.
Secca come polvere.
Hai disteso le tue braccia.
Rachitiche e imbrunite.
Che più forti della morte.
Hanno scelto di vivere.
Per te.
Non ti ha strappata.
Dal nuovo giaciglio.
Il tuo orgoglio.
Il tuo passato.

Almeno tu.
Più forte del coraggio.
Più debole della follia.
Hai scelto di vivere.
Contro ogni razionalità.
Ogni legge.
Ogni pregiudizio.
Ogni affermata sicurezza.
Ironica sentenza.
Prima del tempo per un sentenza.
Giusta.
Hai scelto.
Di vivere.

Almeno tu.


FranzK.


giovedì 3 maggio 2012

Pioverà Ancora.





Pioverà ancora.
Per lungo tempo.
A dispetto del dispetto.
Che può procurare.
Pioveranno  gocce nuove.
Amebe abbracciate.
Per dissetare  deserti.
Pioverà acqua.
Pulita.
Pioverà sole.
E raggi lunari.
Pioveranno speranze.
Di ritorni diversi.
Pioverà acqua chiara.
A dispetto di ogni dispetto.
Che può procurare.
Pioverà speranza.
Acqua e sole.
Nel maggio della vita.
Pioveranno rinascite.
Di giovani germogli.
Di antiche querce.
Di polvere di stelle.
Di orchidee mai morte.
Nel maggio cantato.
Pioveranno amori nuovi.
Sinceri.
E non saranno tempeste.
Ma temporali estivi.
Aria ionizzata.
Fresca e pulita.
Rigenerata.
Nel maggio del primo verde smeraldo.
Pioveranno idee.
Nuove.
E pioverà coraggio.
Sopra il deserto della sfiducia.
E della paura.
Delle nuove povertà.
Dei vecchi alambicchi impolverati.
Di ruggine fresca.
Pioverà pioggia pulita.
Sul secco del vecchio.
Inaridito della presuntuosa sapienza.
Dei dogmi sintetici.
Delle sicurezze sintetizzate.
Nel maggio dei caldi orizzonti.
Pioverà fiducia.
Voglia di fiducia.
Pioverà conoscenza.
Nuova.
A dispetto del dispetto.
Che può procurare.
L’insistente, battente sgocciolare.
Dell’entusiasmo.
Di una rinascita.

Nel maggio che apre all’estate.
Pioverà.
Ancora.
Dispettosa.
Insistente.

La vita.


FranzK.


martedì 24 aprile 2012

La Coscienza di K.





Quel simbolo che ho usato e poi abiurato non era un falso, adesso lo sai.
Grazie al bene che ho avuto da te ed al tormento della sua perdita, ho trovato il coraggio almeno  di un ricordo.
Una forma senza contorni.
Bianca.
Di abbagliante bianco.
Una forma che ha protetto il mio lucido sguardo.
Per quello che ha potuto.
Per quello che imprevedibilmente è riuscita a proteggere.
Non il tutto che avrebbe potuto, dovuto.
Non ha importanza definirne una similitudine.
Una sembianza con qualcosa di conosciuto.
Una semplice forma abbagliante priva di contorni definiti.
Che non ha protetto per intero, lasciando impronte insopportabili.
Così ho visto.
Senza colpa.
Senza volontà di vedere.
Parte di lei è rimasta in me, per proteggere la mia esistenza.
Forse per sanare il suo senso di colpa.
O solo la casualità che sopravvive anche in altre dimensioni.
Che abita anche in loro.
Era l’ 11 settembre 1969, un giorno qualunque.
Quel giorno dovevo morire.
Era il mio tempo.
Il mio modo.
Non mi è riuscito.
Neppure in quel momento, quello logico, giusto.
A non vendicarmi di Dio.
A cedere ad una volontà.
A sopportarne una che non fosse solo mia.
Ed era solo il mio tempo.
Quello giusto.
In un giorno qualunque, il mio.

Così è rimasta solo quell’ombra luminosa.
Non so ancora adesso se per semplice pietà o per vero amore.
Voglio credere per vero amore.
È rimasta dentro quella figura priva di contorni.
A proteggere la mia esistenza da quella dimensione che non potevo né dovevo sfiorare.
Neppure con uno sguardo.
Come nei miei occhi è rimasto quello che non doveva rimanere, quello che hai visto, che hai conosciuto.

Vedendo in essi parte di ciò che loro,hanno visto.

I miei occhi che nei tuoi hanno trovato lo stesso bagliore, lo stesso bene.
Che qui non esiste, almeno per me.
Non può semplicemente esistere.
Ma anche nella probabile confusione, disperato credere, ho lottato senza tregua.
Ho lottato per lasciarne una piccola prova.
Se non per noi, per chi né sogna né crede.

Quel bene, lasciamelo credere, è nato dai nostri sogni, dalle nostre speranze, dai nostri desideri.
Non importa se era impossibile, è stato sufficiente viverlo per quello che ci è stato concesso.
Lasciami credere almeno per un istante.
Che quel bene siamo stati solo io e te.
Non un destino, solo io e te.

Adesso dormo la notte e ti sogno.
Forse era il sogno l’unica terra dove potevamo vivere insieme, dove poteva vivere non il frutto ma la genesi dell’Amore.
Tutto questo non ti riporterà in vita, purtroppo.
Tutto questo è oltre la vita.
Oltre i confini delle anime con le quali avremmo dovuto comunque vivere.
Figurati se poteva essere contenuto nei confini geometrici del mondo.

E così te ne sei andata, sei morta.
E tutto questo non ti riporterà in vita.
E io non riesco a convincermi della tua morte.
Sei morta,e io vivo.
Sei morta nel meglio della tua vita.
Quanto io non sono riuscito a morire nel giusto della mia morte.
Dove sei?
Perché mi sveglio,e  vivo e mi addormento insieme.
Come se non fosse trascorso un attimo.
Di quella vissuta, trasognata felicità.
Perché sento ancora il tuo profumo?
La tua voce?

Perché quell’ombra mi protegge ancora?
Dai tuoi occhi che adesso vedono.
Anche quello che non sono riuscito a vedere io.
Perché non ci sei più?

E non riesco a sentirmi solo?


FranzK.


martedì 17 aprile 2012

Fiore Selvaggio.





L’ho curata.
Dopo aver perso tutto.
Con serenità.
Senza speranze.
Senza aspettative.
In fondo è solo un ciclo naturale.
Il razionale ne è convinto.
Me ne sono convinto anch’io.
E forse ho perso tutto.
Davvero.
Adesso che il buio è di nuovo la mia casa.
Tornato al razionale del buio.
Anche io.
Là dove posso servire a qualcosa.
Di comprensibile.
Senza più slanci oltre i confini.
Ci vuole altro.
Forse un destino.
Per esserne degni.
Per non finire testardi e stupidi alla fine.
Meglio stupire la stupidità.
Che dedicarsi stupidamente allo stupore.
È più semplice e meno pericoloso.
Meglio ubbidire ad un ordine che provare a far ordine.

Se non è la tua strada, il tuo destino.

Però l’ho curata quella pianta.
Perché era piena di qualcosa di speciale.
Non solo di ricordi.
Ma di vero vissuto.
L’ultima goccia di irrazionale felicità sperata.
L’ultimo atto di coraggio trasgressivo.
Prima del nuovo buio del raziocinio lineare.
E da quel ramo spezzato.
Dallo stesso ramo.
Monco e triste.
Ne è rinato un altro.
Di cui mi sono preso la giusta cura.
Evitando la stupidità dello stupore.
Ma solo l’osservazione del raziocinio.
E dal quella nuova vita.
Quel fiore è rinato.
Per sette volte.
E per sette volte, nello schiudersi dei sui petali, avrò il tempo per cambiare.
Vedrò aprire i suoi sette frutti.
Quei meravigliosi petali bianchi e candidi.
Nell’anniversario di una fine.
Senza più alcun inizio.
Che non sia la fine della fertilità del suo ambiente.
Fino alla fine della morte di quel morto legno appena bagnato.
Dal quale è nato e si è nutrito.
Fino a tornare a vivere, testardo e selvaggio.

L’ultima speranza.
Della stupidità dello stupore.
Poi dentro al buio.
Per tornare a stupire la stupidità.

Un vero, definitivo, addio alla stupidità dello stupore.
Prima dell’ultimo definitivo inizio dello stupore della stupidità.


FranzK.


“bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi”
Friedrich Nietzsche

domenica 15 aprile 2012

L'Algoritmo dell'Amore.





Costruivo algoritmi tanti anni fa.
Quando la mente era giovane e fresca.
Lucida come un pavimento incerato.
Dove scorre tutto.
Facile e veloce.
Con il solo rischio di perdere l’equilibrio.
Ma avevo anche un ottima capacità motoria.
E sono sempre rimasto in piedi.
Partivo da molte variabili.
Indipendenti.
Ognuna con una sua legge.
Con una sua formula certa.
Una curva ben delineata.
Da una formula matematica senza numeri.
Solo logica.
E unità di misura certe.
L’alfabeto di fenomeni naturali.
Come un aforisma senza doppi sensi.
Un’affermazione certa.
Costruivo algoritmi, cercando le interpolazioni corrette.
Cosa mai potesse unire quelle variabili.
Ognuna con una sua legge.
Indipendente dalle altre.
Per trovarne una che potesse farle sposare.
Unica, univoca.
Il contatto giusto.
Per dare origine a una legge comune.
Nel rispetto della diversità delle loro leggi singolari.

Ma per l’amore non ci sono mai riuscito.
A capirne leggi certe.
Anche frammentate ma sicure.
Per poterne definire l’algoritmo di sintesi.
Profumi?
Sensazioni?
Empatia?
Simpatia?
Attrazione?
Sintonia?
Interessi comuni?
Intesa?
Attesa?
Fiducia?
Tremori?
Impulsi?
Oroscopi?
Profili compatibili?
Diversità?
Età?
Prospettive condivisibili?
Caratteri?
Uguali?
Opposti?
Ricchezza?
Povertà?
Condizione?
Valori?
Prove?
Percezioni?
Necessità?
Compromessi?
Sessualità?
Antropologia?
Riproduzione?
Stereotipo?
Normalità?
O solo chimica?
Cellule?
Adatte.
A una reazione non termodinamica.
Che produce di più di quanto usa.
Oltre qualsiasi legge.
Della fisica razionale.

Così ne io ne altri siamo riusciti a costruire un algoritmo.
Forse per fortuna.
Sarebbe finito nel digitale anche lui.
Nel caotico transitorio di qualcosa che presto verrà superata.
E forse la vita perderebbe le sue sorprese.
Il suo significato.
Come quell’assioma dogmatico che per filosofia e teologia  enuncia:
se un giorno Dio in persona venisse a bussare alla tua porta la vita non avrebbe più alcun senso.

Meglio così probabilmente.
Non è necessario digitalizzare profumi.
Non cambierebbe nulla.
Neppure sensazioni.

Ma di una cosa sono certo.
Se , nel silenzio condiviso, stai meglio, molto meglio che solo, forse quello è amore.
Non è un algoritmo.
Solo una certezza.
Priva di matematica quanto riproducibile secondo il metodo scientifico.
Basta provare.
Avere il coraggio di appoggiare la palpebra al cannocchiale Galileano.
Senza neppure strumenti così sofisticati.
In ogni luogo, in ogni momento.
Ogni natura in fondo ha il suo alfabeto.
Il tuo meglio nel silenzio condiviso è la vera prova d’amore.
L’unico algoritmo possibile dell’amore.

Di quello Vero.


FranzK.