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sabato 29 ottobre 2016

Vivere








Жить  -Vivere-

Come è possibile uccidere una vita?
Come è possibile spegnare le luci?
Come è possibile strappare la madre dal suo bambino?
…di 5 anni…

No… no… no….
No, no, no!!

Ad una persona non è dato di sapere
Quanto tempo vivrà
Ma ci è stata data una scelta
Rispetto al modo di vivere il nostro tempo…

Vivere… vivere, vivere, vivere…
Vivere, vivere, vivere!
Vivere, vivere, vivere!!
Vivere, vivere, vivere!!!

Come si può imparare a vivere in pace…
Essere in grado di Amare, Perdonare e dare tutto di noi stessi fino alla fine…
…..e dare tutto di noi stessi fino alla fine!!!

Vivere, vivere, vivere!!!!

Come si può imparare semplicemente a vivere??

Stare insieme alle persone
Sognare insieme
Amare insieme
Apprezzarne ogni momento

Come è possibile perdonare il nemico?
Come è possibile non oltrepassare la linea?
Come trattenere le lacrime dentro al tuo petto?
E vedere un alba davanti a te?

Sperare, credere….

Perché il giorno che è passato non torna
E questo è il senso del futuro

Donare, salvare, perdonare!!!
Perché i nostri figli vivranno ancora qui….

Vivere, vivere, vivere…
Vivere, vivere, vivere
Vivere, vivere, vivere!
Vivere, vivere, vivere!!!!   ….. noi, con voi, vivremo ancora qui…..

Vorticare felice in cielo
E arriverà ancora l’alba
Ed essa si abbraccerà con la terra!
Ed essa si abbraccerà con la terra!!!

Vivere, vivere, vivere!!!!

Come puoi imparare a vivere nel mondo?
Tra le braccia dell’alba nella mattina…
Solo Amare…
Solo Sognare….
E con il cuore scaldarlo..

(RAP)
Mi ricordo a diciotto anni…
La musica, lo sport, l’aspirazione del mio cambiamento….
In questo tempo nessuno credeva nel mio successo
Ma contro ogni previsione, io ce l’ho fatta...

Mi ricordo come tutti mi hanno gridato: “ ma sei fuori??”
E io studiavo, lavoravo ma tutto era insopportabile
Io, l’unico figlio, l’unica possibilità per loro
Il diploma all'università di Mosca
L’unico obiettivo per loro...

Nella mia storia è tutto differente
Sono stato espulso dal corso
E i miei non l’hanno accettato
Poi una persona mi ha detto: “la persona più ricca del paese era un orfano”….

Ho sentito la diagnosi, sono stato in ospedale
Ho guardato negli occhi gli ammalati
Li ho guardati in faccia
Nessuno sconforto, nessuno scoramento
Solo il desiderio di vivere
“….mi bastano solo un paio d’anni…..”
“….me ne bastano una trentina…..”
Solo? Minimo trenta??
NO!

Minimo cento!!
Nessun se, nessun ma!

Lo sconforto ti tiene sul fondo come un àncora
Invece adesso è il tempo di cambiare tutto
Questa è la decisione, è già deciso.

Io ce l’ho fatta e tu pensi di essere peggio??
Puoi vivere anche così ma non sei peggio
Afferra tutte le possibilità con le tue mani
Cambia la tua vita insieme a noi

 Vivere, vivere, vivere!!!!

Come si fa a imparare semplicemente a vivere?
Non Combattere, non Uccidere…
Diventare semplicemente una Persona…..!
Diventare semplicemente una Persona…..!!!

Vivere
Semplicemente.

Cambia la tua vita insieme a noi.



Liberamente tradotto con l'aiuto di Evgeniya.

P.S." ...credevano ad un altro diverso da me e non mi hanno fatto del male...".ricordate?
La Pace non ha confini come la guerra, non importa dove i progetti prendono forma per lei ma, in questo caso, conta molto.....


FranzK

giovedì 21 marzo 2013

Dogmi e Respiri.
















http://www.youtube.com/watch?v=hhHe8C6Qej4



Lascia andare le mani,
Collegale al tuo cuore,
Alle tue sinapsi,
Ma non solo,
A tutta quell'energia,
Che sei,
Che hai.
È lei la vita,
Lasciala fluire,
Sul bianco immacolato,
Della tela,
Di un foglio.
È la vita in fondo,
Nella sua transizione,
Nel suo perdurare,
E finire,
Ma scrivere.
La nostra storia,
Le nostre felicità,
Le nostre pene,
Gli incontri,
Mai casuali,
Mai obbligati,
Ma maturati,
Al sole,
Come frutti,
Conseguenti,
Ad una buona stagione,
Solo tua.
Alla tua pioggia,
E al tuo vento,
Quello della tua particella,
Più intima,
Più semplice,
E piccola.
In tutto lo stupore,
Che devi accettare,
Fuori dal tempo,
Ma dentro al tuo tempo.
Questo tripudio,
Di energia,
Che è la vita.
Non dà tempo,
Nel suo averne uno,
Finito,
O infinito,
O forse indefinito.
Qualsiasi cosa,
Possiamo credere,
Perché credere,
Sarà sempre,
Un semplice dogma.
Mai una assoluta verità.
Se non nel suo assoluto,
Relativo.
Lascia che si imbratti,
Quel candido bianco,
Di quello che pensi,
Di poter determinare,
Controllare,
Lascia che si imbratti,
Di vita.
Che è colori,
Suoni,
Semplici sillabe,
O stupiti,
Respiri.
Non esiste la fortuna,
Nulla è casuale,
Nulla determinato,
Se non da quello,
Che possiamo accettare,
Nel ricevere.
Credere di decidere,
Nel dare.
Pensando,
Che è solo logico,
Razionale.

È al di là ……di tutto questo ....
Un altro piccolo,
Frammento di verità,
Di quella verità,
Che abbiamo diritto,
E non dovere,
Di rincorrere,
Di anelare,
Di vivere,
Per altre vite.
Ancora.


FranzK.



giovedì 7 marzo 2013

Occhiali di Vita.


























http://www.youtube.com/watch?v=1QrjvkhIpE0



Quella canzone piena di tristezza…..
Quel paio di occhiali unti di sudore
E di fatica sempre celata
Tutti rotti e maltrattati
Vissuti in quel buio dove cercavano invano luce
Per te anche
Tanto per te.
Sono rimasti li
Solo come un vecchio arrugginito ricordo
Di tutte le sere che ti tenevo vicina
Di tutto il mondo che volevo farti vedere
Di troppo amore
Forse solo di troppo immaturo amore
Non mi sento un buon padre
Ma ho fatto di tutto per esserlo
Avevo due mani
Una mente
Un buon cuore
Un vecchio paio di occhiali
Null’altro
Se non addosso il mondo
E tu eri avvolta nei tuoi biondissimi capelli ricci
Sorridevi sempre
Ti facevo vedere film  da “grandi”
Ti leggevo fiabe
Inventavo storie di paura
Solo una volta ho perso la pazienza
Ti ho dato una sberla
Di tutte quelle che per me erano abitudine quotidiana nella mia infanzia
E ti chiedo perdono
E me lo rendo
Ti ho riconosciuta come il mio meglio
La mia naturale prosecuzione
Per quando sarebbero restati di me
Solo quei vecchi occhiali
Pieni di unto e di sudore
Di notti insonni
Sporchi di grasso e buio
Ma lindi e candidi nel mio rifiuto alla compromissione
Lindi e candidi come l’anima di un bambino
Puliti in tutto
Tranne che nel vedere le tue sofferenze
Ciechi in quello
E nel non comprenderle
Domani  è la festa delle donne
Scriverò per ironia domani
Domani  lo farò
Ma stanotte mi sono svegliato
E stanotte è difficile
È la notte di un giorno comunque difficile
Per te di più
Perché avevo tanto da dare
E non ci sono riuscito
Davanti a Dio se mai esiste e agli uomini
Non temo il giudizio
Ma solo l’impotenza
Di un tuo mancato sorriso
Non mio di orgoglio
Ma tuo di gioia
L’impotenza di un padre
Delegittimato
Davanti a se e alla sua coscienza
Perchè a tuo padre del mondo non interessa
Non ha mai contato i suoi giudizi e pregiudizi
E non l’avrebbe cambiato un po', nelle sue possibilità.
Li ha sofferti e amaramente accettati quei giudizi
Per altri editti
Che solo il tempo ha dato
Ai giudici supremi
A coloro che si fregiavano di consigli
O presuntuose certezze.
Quindi domani è la tua festa
Per me è così
La festa di una donna
Che è stata la mia bambina
E alla quale forse ho dato troppo o troppo poco
Amore
E parlo di me
Solo di me
Perchè mi manca tutto quello che non ho potuto insegnarti
Perché ne avevo e ne avrei adesso ancora di più
E non è dei miei occhiali appena meno sporchi di sudore
Che mi tormento
Ma di quanto mancano a te
Quelli vecchi
Che non hanno saputo vedere
Le tue sofferenze
Non le mie
Le mie non contano
E adesso ho tolto gli occhiali
Perché si sono inumiditi
Non di pioggia
Non di sudore
O di grasso
Ma di una tenerezza
Che non ho saputo dare
Di un amore diverso
Che non ho saputo trasferire
E del quale mi faccio carico
Solo io
Come sempre nella mia vita
Non rifiutando la responsabilità
Ma assumendola tutta avendone la forza
O semplicemente illudendomi di poterla avere
Non c’è più quel giovane padre
Che a volte sfatto dalle sue lotte e dalle sue fatiche
Si addormentava qualche ora
Sul divano di casa
È qui
Senza occhiali
E senza che tu, vedendoli appoggiati su un tavolo
Possa soffrirne
È la tua festa domani
Ed è per te che scrivo
Per mia figlia
Spero con un po' di tenerezza
Imparata
Compresa
Scrivo perché tu possa un giorno leggermi
E comprendere che questo mio sciocco scrivere era l’unico modo che avevo
Per indicarti la tua strada
Quella che ti appartiene di diritto
E che un giorno fiorirà
I figli sono meglio dei genitori
Sempre
E spero che prima che questi occhiali si arrugginiscano ancora
Spero di leggerti
Per tutto quello che sai scrivere tu davvero
In forma e contenuto
Per la meraviglia che è difficile da sostenere
Incanalare a volte
Perché il troppo amore
Che puoi avere dentro
È un delicato equilibrio
Che ti rende speciale
Non nei sensi di colpa
Ma in quelli della virtù
Ma anche in quelli delle quotidiane inquietudini
Perché era una principessa
Di un vero principe
Ma senza regno.


Ti prometto che per la tua festa
Non lascerò gli occhiali sul tavolo domani
Spero che mi aiutino a vedere
A scrivere adesso per poter  leggere te un po' più avanti
Nelle meraviglie semplici che hai dentro.
E che un giorno sbocceranno
Non nel buio di un tormento
Ma in una serena mattina piena di sole.


FranzK.

Tuo padre.

mercoledì 26 dicembre 2012

Morte a Venezia.























https://www.youtube.com/watch?v=JpE8XjEC0ow


Già ……
Avevi dei “problemi” ….. neurologici ……
Un “matto” …….
Un ubriacone ….. malato …..
Sei morto nel centro della “civiltà” e dell’opulenza.
Nell'ombelico del mondo della "cultura".
Facile vero Andrzey ……. facile seppellirti in una notizia ….
Penosa.
Morto a Venezia, avvolto in uno straccio, dentro a un Bancomat …….
Dentro la “bussola” di un Bancomat …. siamo formidabili a coniare termini “opportuni” ……
La “bussola” ….. che schifo ……… mi viene un semplice “parla come mangi”…..
Ma forse si mangia così, nella morente società di veri casi neurologici.
Con il diritto “democratico” di sparare sul primo bersaglio possibile.
Indifeso.
Debole.
Le “esondazioni” , i “girelli” adesso le “bussole” …….
Ma quanti Mameli romani ci sono ancora vivi?
Vivi e pagati!
Che riscuotono nelle “bussole” dei Bancomat per gli spiccioli.
Per altro usano “American card”……..
Quanti “inni” devo ancora sopportare?
Di “Mameli” vivi.
Quanti ancora non si sono riletti?
Per morire per ipocondria e giustificato senso di colpa l’anno dopo????

Rabbia?

Si!
Rabbia, umana.
Umana e giustificata dall’intelligenza.
Che fuori da qualsiasi speculazione guarda con i suoi occhi.
Andrzey è un uomo!!!!!!!!
Un Uomo!!!!!
Polacco già …… figlio di un Dio minore ….
Nella sontuosa Venezia, piena di “cultura” e “storia”, ma con i piombi …….
Quelli di Silvio.
Pellico, non quello di polipropilene ……..
Acido resistente …….
La gente passa, vede …..
Dormirà ……..
Dormirà si, …… il sonno dei giusti, …… non quello degli idioti.
E Andrzey è un uomo, un essere umano, un cane fa più share……
Un cane, nella società dei cani forse è semplicemente riconosciuto come simile …..
Li nutriamo meglio di un figlio, li curiamo più di un genitore.
Spendiamo un sacco di quattrini per un cane.
Ma nulla per gli Andrzey ……. nemmeno un sorriso …..
Ho vissuto troppo per non sapere, capire, conoscere …..
……. “avevano cercato di aiutarlo” ……….
Andrzey è un uomo!!!!!!!!
Non puoi “cercare”, stolto potere ignorante.
Devi RIUSCIRE.
Ma sei fatto di cani ….
E riconosci come simili solo loro.
Andrzey è un uomo, un problema quindi ……
È polacco, un extracomunitario ………
Quanta morte a Venezia …..
La “Cà d’Oro”, le tue “calli”, il tuo “San Marco” ……. che purtroppo ho vissuto con un vero amore poco tempo fa…..
Il “miracolo” della tua esistenza ……..
Ho visto un uomo morto, un “clochard” anni fa in piazza Duomo, nella tua uguale, affollata, ricchissima Milano ……
Figlio di un Dio minore anche lui……
Non sarà mai nel “paradiso” dei cani …..
Dei gatti, degli animali da “ compagnia”…….
Ma in quello dei "B movies" , dove ritroverai anche anche tanti miei compratrioti, ......
Quanta morte a Venezia ……
Quanta in questo modello privo assolutamente di dignità e di vergogna …..
Perché a volte anche la vergogna è umana.
E mi vergogno di appartenere a questa razza.
L’ultima volta che mi è stato detto “ abbiamo provato ad aiutarla” l’ho sentito da un prete …..
Un prete con il colesterolo a 400.
Ben “linkato” con i poteri delle “banche” e del Dio del male.
Un giorno si avvererà la predizione di Bunuel ….
Non quella dei maya - looni ….
L’Angelo Sterminatore.
Che vi rinchiuderà nel vostro mondo.
Senza alcuna speranza di uscirne.
Ma Andrzey è solo un semplice uomo ……
Ed è morto a Venezia.
Il giorno dopo un Natale ……
Che si lamenta di “crisi” ma produce uguale immondizia.
Tutti gli anni.
È morto dentro l’ingresso ( ingresso non "bussola" !!!!!!!!!) di un Bancomat, il dispenser di soldi “digitali”.
Quei denari che fanno da confine tra la vita e la morte, ...... analogica .......
E Andrzey è morto dentro lì.
È morto dentro il meglio di una cultura .....
Che sta morendo anche lei.
Andate a votare anche voi “separatisti”.
Guadagnerete la vicepresidenza, almeno ......
Ma non potrete mai rappresentare una cultura che è ancora viva.
La mia.
Quella del mio vero popolo, che è accoglienza e sentimento e riguardo.
Che è semplicemente la capacità di aprire le braccia e offrire il meglio di noi.
Spero che presto qualcuno “provi ad aiutarci” ……
Ne abbiamo bisogno.
Almeno quanto Andrzey.

Venezia sta morendo …… carissimo "polacco", ormai già dimenticato ....


FranzK.

mercoledì 5 dicembre 2012

L'Uomo con i Baffi.




















https://www.youtube.com/watch?v=W1GMDXYkdV8



“Non era cominciato bene quel viaggio.

Era l’8 di aprile e, obbligato da un compito lavorativo, in una
mattina infernale, battuta da forti piogge e fitta di nebbia, gli toccò affrontare un
lungo viaggio, in compagnia del datore di lavoro per visitare un possibile,
potenziale cliente.
La piccola ditta per cui lavorava allora, a carattere decisamente “familiare”,
viveva perennemente sull'orlo del collasso finanziario e non si precludeva
quindi nessuna possibilità di acquisizione di ordini.
Lui, come responsabile, un po’ di tutto ovviamente, non poteva non esserci.
Durante il viaggio, su un vecchio derelitto furgone, condotto dal principale, “mister Campari” già
ben “carburato” da una consistente dose di alcool, si ricorda che questo, ad un
tratto, tentò una manovra di sorpasso da suicidio.
Il retro dell’autotreno che comparve nel cambio di corsia aveva la forma della
porta di ingresso del paradiso, almeno per lui, per l’altro quella di un bar che
serviva alcolici gratis, probabilmente.
Scampato, per un vero miracolo, l’impatto mortale, F esplose, e urli e insulti
indirizzati a quell'imbecille di antropomorfo, riempirono per molti minuti, la
cabina di quella specie di veicolo.
Se doveva morire, togliendosi la vita, pretendeva di farlo da sè, secondo il suo
stile e non secondo quello di un assatanato ubriacone da osteria.
Cadde poi un imbarazzante silenzio fino alla destinazione.
Così quell'8 di aprile F conobbe “l’uomo con  i baffi” un incontro che, forse più di sempre, gli
avrebbe cambiato l’esistenza.
L’uomo, per quanto dica e racconti ancor oggi di F ricordandolo simpaticamente,
come un maglione sgualcito che camminava da sé, era un uomo che, a sua
volta, appariva assai più vecchio della sua età: non ne aveva ancora cinquanta,
ma, a colpo d’occhio nessuno si sarebbe stupito se ne avesse dichiarati una
decina in più.
Aveva pochi capelli solo sui lati della testa e due grossi baffi neri.
L’aria era assente ed annoiata, triste forse, mentre F era intento ad illustrare
l’attività della ditta che rappresentava cercando a sua volta di comprendere se
potessero sussistere delle condizioni per offrirne i servizi.
L’uomo, nella completa assenza, guardava altrove, lo sguardo fisso su qualcosa di
incomprensibile dato che da quel lato c’era solo una nuda parete.
E dire che li aveva convocati lui, tramite una comune conoscenza, …….
F si ritrovò a parlare da solo, scorrendo le pagine di un “book” di realizzazioni
che usava in modo consueto durante le presentazioni.
Ad un tratto, come risvegliato improvvisamente da un lungo letargo, la mano
dell’uomo cadde pesantemente su di una pagina del libro fermandone lo scorrere.
“Ecco questo mi interessa, è da tempo che cercavo qualcuno che potesse
realizzarlo”.
L’uomo con i baffi  adesso sorrideva ed era perfettamente presente e lucido.
Con il tono simpatico e affabile, caratteristico del suo accento regionale …….”



Quanto tempo è passato, ti ricordi?
Hai tagliato i baffi, sei ringiovanito, hai cominciato a vivere.
E quanto insieme abbiamo condiviso, quanti pianti, quante gioie.
I ruscelli dei termosifoni del mio alloggio, dove, a volte, ti fermavi a dormire e mi stavi ad ascoltare nel sonno, risvegliandoti solo di tanto in tanto, rispondendomi a cose che ti avevo detto almeno dieci minuti prima.
La curva del cucchiaino, le scarpe “valleverde”, le condivisioni di indimenticabili cene con la tua famiglia, quella che adesso non c’è più.
Quel piccolo stupore che nella stranezza dei tuoi sguardi riservavi all'eloquenza nei miei confronti della tua meravigliosa madre.
I viaggi sulla navicella spaziale, i pianti che ti hanno reso forte, la porta del bagno scardinata per rendere almeno orizzontale un materasso tutt'altro che ortopedico, le tue provocazioni, le mie, le nostre testardaggini, divergenze, quell'amicizia che da sempre era un “interesse”, ovvero qualcosa di interessante.
L’uomo senza baffi, l’uomo del passo indietro, l’uomo che nel pianto di un viaggio, ferito nel profondo, è divenuto uomo capace più di sempre di andare piano e tornare in fretta.
Ho imparato molto, ho avuto molto, spero di aver reso qualcosa, oltre le mie sciocche, incomprensibili “poesie”, i miei scritti indecifrabili, i miei progetti metafisici, gli occhiali da notte, Leo l’inventore, gli “mvc” al posto che i “tvb”sugli sms , le “jam session” dove liberavi parole argute e spontanee, sul sottofondo della mia chitarra, la mia “civilizzazione” ….
È arrivata una malattia a fermarti, e non solo.
Ho un bellissimo ricordo: in tre a braccetto, sotto i portici affollati di una città che cantavamo a squarciagola senza ritegno: ..… e non ci lasceremo mai …… abbiamo troppe cose insieme …… , prima che ti si proponesse di cercare un gatto, in una camera da letto …. prima che mi versassi tu, da ospite, vino che gli ospitanti non mi offrivano …..
Un altro: io e te con il braccio rotto e ingessato che facevamo le guardie del corpo al sosia di un famoso politico …. bevendo champagne diversamente dal lambrusco servito al politico vero ….. per poi “accompagnarti” virtualmente ad accendere candele in una chiesa ……..
E quanti ancora non lo so.
In fondo quella magia l’ho interrotta io, e non potrò mai spiegartene il vero motivo.
L’ho interrotta nell'unico modo possibile, sfiorando quella parte di te che non potrà mai concedere nessun perdono o comprensione.
Eravamo amici io e l’uomo con i baffi, molto di più che amici, dopo che li ha tagliati.
Passato prossimo, o remoto, nessun futuro, nessun altra cosa insieme.
Mi ha aiutato a cambiare la vita, in meglio, aprendo cuore, mente e prospettive.
Il resto è come sempre, per tutti, solo solitudine, ognuno con i suoi zaini e le sue zavorre.
È rimasto un bene profondo, anche se alle giuste distanze, quelle alle quali ha sempre auspicato il destino dei miei interlocutori ….
Ricordi amico mio?
“Solo dopo che ho conosciuto il peggio ,il …… , ho imparato ad apprezzare il meglio”.
Credo non riscriveresti più il contrario.
Non è più con ragione o torto che conta.
Tu hai tagliato i baffi, io i capelli e forse abbiamo imparato insieme la forza del pianto e la debolezza di un vero sorriso.
Ti ho voluto bene  "ex uomo con i baffi”, e , alle giuste obbligate distanze non smetterò mai di volertene.

…… abbiamo avuto troppe cose insieme ………



FranzK.


giovedì 29 novembre 2012

Una Sedia di Lillà.






























https://www.youtube.com/watch?v=5Ge_8G7H-bU



Siamo cresciuti insieme.
Il tempo non ha cancellato ricordi, sensazioni, sorrisi.
Siamo cresciuti all'ombra di quei vecchi cortili con il colore grigio di cemento.
Nel sole dell’estate, nella sua insopportabile afa, nel gelo dell’inverno, delle sue nebbie.
Eri la sorella del mio migliore amico.
E siamo cresciuti con le stesse speranze.
Gli stessi sogni.
Divisi da pochi anni, da tanti interessi non comuni, uniti nello stesso tempo, nelle stesse speranze, sogni.
I primi motori, quell'odore di benzina che sapeva di libertà per noi.
La  vespa,  la moto, la macchina, sempre più libertà, o almeno, era quello il nostro sogno.
Di odore di benzina, e aria fresca che potevamo avere solo con il suo odore.
E il tempo non riesce a cancellare i ricordi.
I tuoi primi amori, i miei,  i tuoi lunghi e lisci capelli neri che io osservavo da spettatore, da fratello acquisito.
Amavi il mare, non le zanzare della terra dove il destino ti aveva condotta, la terra delle zanzare e del fango.
La ricca terra che non restituiva i profumi della tua, non il tepore del sole, la sabbia delle spiagge.
Ma dava speranze profumate di benzina e di sogni di non povertà almeno.
Non avevamo strade comuni, ma ci siamo sempre stimati.
Tu amavi il ballo della disco dance, io e tuo fratello le notti senza fine a parlare della vita.
Eri molto bella, dolce, riservata e davvero buona.
Mi sembra di vederti comparire, con le tue sorelle-cugine, sempre allegre, tu, sempre moderata anche nell'allegria.
Mi sembra ieri che mentre io e tuo fratello smontavamo carburatori, arrivavate voi tre con un semplice “ ciao, cosa combinate ancora”?.
Non avreste mai potuto capire, l’importanza delle nostre illusioni, come noi non avremmo mai potuto comprendere le vostre.
Un sorriso, un saluto e poi ognuno con le sue illusioni, speranze, con il proprio “importante”.
Siamo cresciuti, insieme, ridendo insieme, mangiando insieme, negli anni che ci hanno visto crescere, illudendoci di essere cresciuti.
Ed eri sempre più bella, dolce, riservata e davvero buona.
Poi è cambiato il tempo, e il destino ci ha ritrovati vicini, per quella lunga, infinita, torrida estate.
Stava male tuo fratello, aveva sfidato le leggi della fisica, per soddisfare la sua sete di sapere, di crescere.
Era finito in un letto e noi ci siamo presi cura di lui, insieme, da soli.
Aspettavamo che i suoi dolori si sopissero un poco all'imbrunire, quando la canicola si faceva appena più sopportabile, poi, insieme a parlare per ore sul balcone e a fumare qualche sigaretta.
Giorno dopo giorno, ci siamo conosciuti, dopo tutti quegli anni che ci avevano visti solo crescere insieme.
Ci siamo conosciuti in quella lunga infinita estate dove non si riusciva a dormire per il caldo.
È arrivato l’autunno, e mi hai insegnato a guidare, è arrivato l’inverno, e non riuscivamo più a stare lontani.
Sotto un ponte, durante una sosta della “scuola guida” mi sono dichiarato regalandoti un disco: “la sedia di lillà”.
Mi hai invitato a ballare, sono venuto ma siamo rimasti soli in silenzio, mano nella mano.
E basta.
E ancora adesso non comprendo quale scandalo potevamo mai produrre, quale insopportabile condizione.
E così la vita ha finito per dividerci, per dividere tutto, amori, amicizie, semplici frequentazioni e ancora adesso, te lo confido, non riesco a farmene un motivo.
Sono passati 30 anni.
Non ci siamo mai più visti, ci siamo sposati, abbiamo vissuto insomma, o semplicemente sopravvissuto senza mai più rivederci.
Avevo notizie di te, qualche volta, forse tu di me.
Sono passati 30 anni e poco tempo fa, in un altro caldo agosto, l’ultimo, tuo fratello mi ha chiamato.
Era distrutto, ferito più di sempre, dal dolore che la vita non gli ha mai risparmiato, ma più di sempre ho sentito quel dolore trafiggerlo, ferirlo là dove le ferite possono diventare letali.
Ti mancava poco, settimane …. giorni …. forse solo qualche ora.
Già, sono passati 30 anni.
E dovevo saperti in partenza, su quel treno che non torna mai indietro.
Non volevo essere d’impiccio, nel dolore insopportabile dei tuoi cari, ma avrei voluto vederti, salutarti, oltre qualsiasi sciocco scandalo che mai avessimo potuto provocare, incomprensibile, nel nostro ingenuo e pulito innamoramento.
Di 30 anni prima.
Ho proposto la mia presenza, sostegno, non potevo altro, sarebbe stato confuso ancora una volta, con un intrusione.
Il cuore batteva forte, nel salire le scale fino al reparto.
Ho ripreso fiato, sul ballatoio, prima di entrare, volevo essere solo di conforto, almeno per tuo fratello, al quale, anche in quel lungo silenzio, in quelle mai spiegate distanze, fratture, non ho mai smesso di volere bene, di essergli amico per quel sentimento vero di amicizia che non pretende neppure una presenza, una parola.
C’era un muro per me davanti alla tua stanza, spalancata su tante persone che ti volevano bene.
Ma chiusa per me, un muro trasparente quanto impenetrabile, per qualcosa che non avevamo mai fatto.
Un evento mai accaduto.
Ero contento di averti vista, da lontano, mi bastava, doveva bastarmi, per il rispetto in punta di piedi obbligato.
Io non ho visto quello che eri in quel momento, ti ho rivista come allora, con i lunghi e lisci capelli neri, gli occhi buoni e quel tuo modo riservato e un po' timido, di inclinare un po' il capo per nascondere un sorriso.
Ho salutato tuo fratello e stavo per andarmene, mentre lui veniva da te, libera da tutto quell’amore che hai lasciato in chi ti ha conosciuta e che era al tuo fianco, nel momento della partenza.
Ma tu, forse hai visto me.
Tu che non vedevi quasi più.
Tuo fratello è tornato.
Mi ha detto che volevi  salutarmi.
Sono entrato.
Ho attraversato quel muro.
Fatto di nulla.
Solo di buone intenzioni.
Mie e tue.
Un muro di incomprensioni.
E di scandali mai prodotti, mai concepiti.
Che noi avevamo perdonato.
Accettato.
Nel silenzio di una nostra intesa.
Un muro vecchio 30 anni.
Ti ho preso le mani, tu hai stretto le tue sulle mie.
Ai piedi del letto il tuo amato marito.
Di fianco a me tuo fratello.
Non avevamo nulla da nascondere.
Mai avuto.
Solo un sorriso.
Finalmente.
Dentro a un silenzio.
Attraversato da tutti i ricordi.
Sentito .
Rotto solo dalla mia emozione.
“ti ricordi”?
“mi hai insegnato a guidare”
“ e sei stata una buona maestra”
“mi ricordo, tutto” con un filo di voce pieno di ossigeno artificiale.
Piegando il viso per nascondere un sorriso.
“mi ricordo il ponte …..” annuendo e sorridendo.
Ti ho dato l’unico bacio.
Sulla fronte.
Fredda.
Mi hai stretto le mani ancora più forte.
Ti ho dato un altro bacio.
Stringendo le tue ancora di più.
Ci siamo guardati.
Con un ultimo sorriso.
Un ultima stretta delle dita.
Intrecciate.
Ti ho salutata.
Ho salutato tuo marito.
Tuo fratello.
Un ultimo sguardo nei tuoi occhi.
E mi sono girato.
Senza più girarmi.

La mattina dopo.
È squillato il telefono.
Eri partita.
Dalla tua sedia di lillà.


FranzK.



martedì 20 novembre 2012

Più di Sempre.























https://www.youtube.com/watch?v=p6RWCmUBgXk



Più di prima
Più di sempre
Voglio respirare ossigeno
E correre nel vento
Avvolto nei tuoi capelli
D’oro
Ma come possiamo?
Non pensare
Di poter essere felici?
Per poterlo essere.
Sempre.
Come quando
La primavera dei nostri giorni
Sbocciava
Campanule e viole
E non esitava
Nel credere ai loro profumi.
Più di sempre
Voglio vivere sorrisi
Di vita connessa
Insieme ai tuoi sorrisi.
Più di prima
Voglio vederti sorridere
Dentro lo sguardo attonito
Di occhi troppo vicini
Che ignorano
Senza colpa ma senza luce
L’allegria della tua voce
Senza colpa ma senza luce
Per poter comprendere
L’animo tenero
Della tua allegria
Di bimba felice
Che corre e s’arrampica
Dentro l’incolmabile
Della sua curiosità.
E respiro ossigeno
E mi arrampico dietro a te, dentro te.
Nelle tue impronte.
Indelebili.
Incise in rocce antiche
Rive di laghi incantati
Infiniti smeraldi.
E più di sempre
Solo un pensiero felice
Avvolto nei tuoi capelli
D'oro accecante.
Potrà rinascere.
L’oro perduto.
Per un altro, non nero.
Libero
Finalmente
Di essere felice.
Per noi.
Per tutti.


FranzK.

venerdì 9 novembre 2012

Il Mio Cuore.























http://www.youtube.com/watch?v=rBaLyPQF-Fo&feature=g-vrec



Ho ricevuto una lettera, tempo fa.
La lettera di un amico.
Sono rimasto indeciso.
Ho dovuto pensarci.
Leggere, comprendere, davanti ad uno specchio.
Di quelli patinati d’argento.
Che riflettono senza deformare.
Mi riguardavano le parole.
Per una volta riguardavano me.
Lo specchio mi ha fornito risposte.
Perché i contorni del suo riflesso, per una volta.
Erano i miei contorni, nelle luci e nelle ombre.
I contorni della mia geometria non euclidea.
Sono passati i dubbi, le indecisioni.
E per quanto è grande un sentimento di vera amicizia.
Per l’impegno della scelta di non nascondersi mai.
La rendo,in condivisione, con un abbraccio, per chi l’ha scritta, per chi avrà voglia di leggerla.
Così come io l’ho ricevuta.

FranzK.



Caro amico,

finalmente eccomi qua,a mente serena, senza distrazione alcuna, solo il mio pensarti.
Ti voglio bene.
Come si può volere bene ad una carissima persona, ad un fratello.
Ed ho imparato a chiamarti fratello, anzi fratellone per rispetto della maggiore età, ma non importa.
Ti voglio bene perché ci siamo conosciuti, un po’ di anni fa, ci siamo conosciuti nel tempo.
E nel tempo abbiamo imparato ad apprezzarci, stimarci.
Io in te ho trovato consigli, non importa se giusti o sbagliati che fossero, sempre e comunque in buona fede.
Il più delle volte una persona capace di ascoltare.
A volte un confessore.
Quanto sappiamo l'uno dell'altro non è dato sapere.

E voglio dire qualcosa di Francesco.
Perché una cosa è certa, io posso dirlo perché lo conosco da oltre 10 anni e per averlo vissuto in tanti momenti della mia/nostra/sua vita, intensamente.
Trasparente,onesto.
lui ama la vita.
lui cerca la vita.
la sperimenta, la vive.
E’ come un esploratore, che come riferimento ha solo ciò che si presenta alle spalle, il passato,
esplora il futuro, e rischia, sognando quello che potrà incontrare.
Oltre l'orizzonte.
Tra i tanti sogni,
lui sogna l'Amore, quello Vero.
Di tutto questo, con genuina, generosa onestà, ti rende partecipe, ci prova, cerca di farlo.
Per amarlo bisogna essere almeno un po’ come lui.
Cosa non facile, ma impossibile in altro modo.
Rischi di amarlo così tanto da odiarlo in modo feroce un istante dopo.
Quanti uomini e donne lo hanno definito affabulatore.
Perché finché tutto fila liscio è bello, fantastico, unico, entusiasmante, emozionate.
Ma così come può essere entusiasmante, può essere anche destabilizzante.
E’ in quei momenti di difficoltà che puoi sapere se sei capace di amarlo davvero, di amare.
Contrariamente alla maggiore parte delle persone del mondo lui ha fatto una scelta.
Provare a non nascondersi mai.
Costi quel che costi.
Non si tratta di essere nel giusto ma di essere nel condivisibile.
Consci e consapevoli di vivere e di essere vivi e trasparenti istante dopo istante, per tutti.
Ma ciò presuppone di stare in uno stesso piano di lettura, che pochi sono capaci di reggere.
Presuppone la massima fiducia.
Che solo una profonda conoscenza e frequentazione può consolidare.
Io sono solo un amico.
Posso non condividere tutto, ma sicuramente stimarlo e rispettarlo credo mi riesca bene.
Perché credo di conoscerlo e credo di conoscere la meccanica dei suoi sentimenti.
Recentemente gli ho chiesto di rispettarli di più.
Non di nascondersi, ma di proteggere meglio ciò che la vita gli ha offerto di più bello.
Sono rari i treni giusti ……. rari per tutti ……

Non curarti Francesco della tua zavorra fatta di ingenue sconfitte e illusioni, di sventate miserie umane.
A tempo debito ne sarai libero, senza sforzi, senza apparire ladro o affabulatore, ma solo quello che sei:
un uomo onesto.

Un amico vero, un fratello. 
(lettera firmata)

giovedì 8 novembre 2012

Il Cuore di Eugenia.























http://www.youtube.com/watch?v=JtA9Js-22ko



Silenziosamente.
Senza far rumore.
Senza sfrenati battiti.
O freddo gelido.
Ho accolto, il suo arrivo.
Nel mio cuore.
In un semplice abbraccio.
Senza incanto previsto.
Ma semplicemente
Colmo di stupore
E naturale gioia
Il cuore di Eugenia.
Il cuore di una donna.
Con un cuore.
Che racconta musica.
Senza far rumore.
E canta la vita.
Con semplice tenerezza.

Silenziosamente.
Senza frastuono.
Senza pesi.
Ho respirato.
Il suo respiro.
Ho accolto.
Il bello già visto.
In un altro bello.
Mai conosciuto.
Mai accolto.
Il meglio della bellezza.
Contemplata con quattro occhi.
E due cuori sincroni.
Compresa.
Nel semplice della stessa emozione.
Condivisa.
Nel naturale silenzio di un armonia.
Finalmente vera.

Il cuore di una donna.
Vera.
Nel disincanto di una femminilità autentica.
Vissuta.
Ogni battito.
Del suo cuore.
Che non finge.
Non inganna.
Si protegge.
Ma vive.
Senza timori.
Senza frastuoni.
Nella dolcezza di una donna.
Mai confusa.
Con un esibizione.
O una presunzione.
La dolcezza temperata.
Di un cuore di donna.

Silenziosamente.
Senza far rumore.
Senza sfrenati battiti.
O freddo gelido.
Ho accolto.
Nel mio cuore.
In un semplice abbraccio.
Senza incanto previsto.
Ma semplicemente
Colmo di stupore
E naturale gioia
Il cuore di Eugenia.
Il cuore di una donna.
Con un cuore.
Che compone musica.
Senza far rumore.
E canta la vita.
Ogni battito del suo cuore.

Il cuore vero di una donna.
Semplice.
Come un opera d’arte
Che è di bellezza vera
Che è fatto.
E illumina
E risplende.
Come oro vero.
Diamante senza tempo.
Intagliato con perfezione.
Dalla natura
Nella luminescenza.
Dei piani cristallini.
Di una vera opera d’arte.
Il cuore di una donna vera.
Il suo cuore.



FranzK.

lunedì 22 ottobre 2012

L'Ombra della Sera.






























per ascoltarlo:


Audio recording and upload >>



https://www.youtube.com/watch?v=H2RxXCRDrf0



È della sera, l’ombra.
La notte la cancella per sempre.
Non è di luce.
Del giorno.
Troppo intensa.
Che è fatta.
È troppo corta.
Per vederla bene.
La calpesti, ma non la vedi.
È il tempo del tramonto.
Il tempo giusto.
Per vederla, quando si allunga.
Come un solco
Che ti divide.
Dalla pace del buio.
È della sera l’ombra.
Perché si allunga.
E la vedi.
È la tua.
Sta finendo.
Sfumando.
Distesa davanti a te.
La sua luce corta del giorno.

E’ nella sera.
Nell’allungarsi delle tue forme.
Finite.
Sfinite.
Che puoi sapere.
Di te.
Del nulla che è stato.
Del troppo che hai creduto.
Delle tua ombra.
E di te.
Che la inseguivi.
Per rimanere giovane.
Ma non si può.
Avere pensieri felici.
Quando calpesti la tua ombra.
Allungata.
Sfinita.
Sfumata.
Nel tepore della sera.
Struggente.
Del giorno passato.
Ormai finito.
Sfinito.

E finalmente.
Puoi vedere.
Il nulla che resta.
Il troppo che è stato.
Puoi vedere la sua bellezza.
Che sebbene divina.
Muore.
Nella luce tenera.
E dolce.
Del tuo tramonto.

FranzK.


domenica 21 ottobre 2012

Un Cuore Solo.

















Non ho quattro mani.
Otto occhi.
Dodici gambe.
Se varchi la soglia della mia casa.
Se la sua porta si apre.
Trovi un uomo.
Con un cuore
Uno solo.

Non soffro di sindromi.
Non sono doppio.
Né un multiplo.
Neppure borderline.
Se la mia casa ti accoglie.
Se la sua porta si apre.
Trovi solo un uomo.
Con un cuore.

Un cuore solo.
Che a volte resta solo.
Perché non è un falso.
È uno.
Unico.
Non può falsificarsi.
E se apre la sua porta.
Trovi solo rispetto.
Perché è uno solo.

Rispetto di una semplice accoglienza.
Rispetto di un vero amore.
Perché non è una copia.
O una fotocopia.
È un cuore analogico.
Senza transistor.
Sincero.
Senza virus digitali.

Puoi forzare la porta della mia casa.
Non quella del mio cuore.
Puoi rubarmi oggetti.
Non emozioni.
Puoi forzare password.
Crakkare informazioni.
Ma non sentimenti.
Non amore vero.

Puoi aprire cassetti.
Sono aperti.
Puoi raccontare di me.
Mi racconto da solo.
È facile distruggere l’onestà.
Perché non teme.
Si mostra.
Non si nasconde.

E anche lei non ha due verità.
Quattro punti di vista.
Dodici gradi di libertà confusa.
Sei opinioni.
Non vive nell'ombra del privato.
Del nascosto.
L’onestà è chiara come  il riflesso della luce.
E ha un cuore solo.

Non possiede.
Non impone.
Non tradisce.
Non ruba.
Non fruga.
Non confonde.
Perché non è malata.
Non teme il tempo e la verità.

L’onestà teme se stessa a volte.
Ha paura di non essere compresa.
Perché è merce rara.
Vero oro.
Non vero coraggio.
Si protegge.
E resta sola a volte.
Ma con un cuore solo.

E le cose vere non passano.
Non temono il tempo.
Neppure le prove della vita.
Respirano con due polmoni.
Pieni d’aria di montagna.
Fresca, vera, vissuta.
E hanno un cuore vero.
Uno solo.

Come il mio, come il tuo.

FranzK.


Dedicato a Evgeniya, che con rispetto, senza far rumore, ha aperto le porte della mia casa e del mio cuore.







domenica 2 settembre 2012

Come un Cerbiatto....






Come un cerbiatto.
Sbuchi.
Dentro il tempo.
Con i tuoi grandi occhi.
Mai fermi.
Come l’azzurro del mare sugli scogli.
Cerchi la vita.
La tua.
Singolare.
Unica.
È dentro te.
Fuori c’è solo il tempo.
Non la vita.

Esile piccola donna.
Piena di vita.
Di energia.
Di desideri di creazione.
Di desiderio.
Di trovarsi.
Nella vita.
Libera finalmente dal tempo.
Dalle sue consuetudini.
Di suoi stereotipi.
Da uguaglianze mai nostre.
Rassicuranti quanto solo transitorie.

Come i troppi profumi del bosco.
Per un cerbiatto.
Che cerca tracce.
Sue.
La sua strada.
Fuori dalle maternità.
Sognando la  propria.
E cerchi tracce.
Le tue.
Le impronte del tuo respiro.
Come un cerbiatto.
Nel freddo e nella nebbia di un freddo novembre.

Il freddo del tempo.
Che scorre.
Il caldo della vita.
Che vive vera solo fuori dal tempo.
Quel fiume in piena della vita..
Senza pene.
Senza tempo.
Quella vera.
Quella delle tue impronte, dei tuoi sentieri.
Finalmente trovati.
Dai tuoi sinceri , grandi occhi.
Dal tuo cuore, esuberante di luce.

Senza tempo.

Ed è come una stilla di bellezza.
Come quando incontri un cerbiatto.
In un freddo bosco.
Che sbuchi dallo stupore.
E porti gioia.
Prima di sfuggire ancora, come un cerbiatto.
Senza che mai nessuno.
Possa pensare.
Che ti sfuggirà la vita.
Senza dubbi.
Che essa ti appartiene.
Quanto tu a lei.

Nel suo meglio.
Che per vivere.
Ha necessità di occhi grandi.
E cuori sinceri.
Di sentieri certi.
Di tracce.
Impronte.
Dentro lei.
Fuori dal tempo.
Dentro al suo fiume.
Dove, come un cerbiatto.
Troverai acqua pura.

Per colmare la tua sete.


FranzK.


Dedicato a Camilla, che ogni sera porta un raggio di luce ……. 
Nella casa dietro l’angolo dove molti cercano un po' di vita…..
Fuori dal tempo ………