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lunedì 11 marzo 2013

Ma ..... Come?






















http://www.youtube.com/watch?v=UQGFmEbuJOY



Ma come?
Leggo e non comprendo.


Beh questo è normale …..
Ma provo a leggere da uomo del “bar”…..
Forse lo sto diventando ……
Almeno per una volta ....... mi sia concesso .....
L’Ungheria di Orban.
L’Italia di Berlusconi.
L’America ….. dei petrolieri …….
La Russia di Putin.
La Cina …… di …… boh ……
La UE dei tedeschi …… della Merkel  …….
Il Sud Africa di Mandela?????
No!
È degli olandesi!!!
Piccolo popolo dalle grandi capacità ……
In Sud Africa estraggono diamanti ….. a basso costo ….. gli ultimi ex razzisti ……
In Olanda li “intagliano” trasformandoli in “preziosi” ….. valore aggiunto …..
Per donne senza scrupoli e uomini senz'anima.
Le prime li cambieranno per uno più “grande”, i secondi per una più “giovane” …..
Vado avanti?
No dai.
Fermiamoci qui.
In fondo noi esportiamo cultura ......
Celentano, Al Bano, Toto Cotugno e Eros Ramazzotti .....
Vuoi mettere?
Gaber, De Andrè, Jannacci, Conte, .....
Ma chi sono???
Robaccia .... per "italiani" ......
Poi dai ....... 
Stanco un Papa se ne fa un altro. ( questa non mi va giù, hanno rubato la libertà poetica ai poeti .......era per  poeti sostituire il vecchio "morto un papa ......."!)
Se poi è tetesco di Germania ……
Stanco …….
Beh via, un grande rivoluzionario, un innovatore insomma.
E pensare che era partito dal conservatorismo ….più estremo .....
Poi tetesco.
Stanco ......
Neanche terone.
Lo avrei compreso di più …..
Troppe cose da fare stasera.
Probabilmente è per quello.
E faccio veloce.
Un caffè veloce al bar .
Solo un domanda semplice.
Ma questo Orban d'Ungheria?
Chi è??
Deve essere uno importante caspita ……
Cambia la costituzione in un secondo.
265 a favore 11 contrari.
Ma questa sì che è democrazia!!!
Altro che quella di questo povero , sempre più povero ……. Paese ……almeno abbiamo il buon gusto di chiamarlo così ...... un pò di buongusto ci è restato ancora ......
Guai a offendere la “dignità” ungherese …..
Finisci in ….. dove finisci??
Si finisci per stare lì tutta la vita.
E guai se te ne vai!
Se sapevo mandavo i miei figli a studiare lì, caspita.
Oltre a trattenerli dopo la “laurea” gli daranno anche un lavoro no?
Mi sono preso paura.
Chissà cosa staranno facendo gli ungheresi ……
Cose segrete ……..
Nessun dorma, nessun parli …….
Ma lo cosa sconvolgente per me è un'altra.
Gli oppositori social – comunisti ……!!!!!
Sono loro che si oppongono al divieto di libertà di parola, pensiero, libertà!!
Ma non era il contrario tempo fa??
Ricordo davvero male?
I carri armati a Praga e Budapest?
Per fermare la “libertà”?
In fondo leggo che basta cambiare le parole …..
Sono fascisti …….
Una buona via d’uscita.
Mi rassicura.
Come gli olandesi del Sud Africa …….
Intaglieranno diamanti anche loro …..
Chissà.
Quelli dell’Olanda sono un esempio per il mondo scherziamo?
E a noi cosa resta?
Un “a noi”!!!!!
Temo ……..
Social-liberal-fascist-comunista .....
Oltre ai mitici Celentano&company ovviamente .....
Troppe cose da fare.
Molto inutili.
Stasera.
Come tutte le altre sere ovviamente.
Ma molte.
Cercare di comprendere la via d’uscita per una libertà vera.
Per tutti.
Cose futili.
Poi come mai potrei io?
Non sono mica Higgs …..
Insomma meglio andare.
Ho la mente altrove ……..
Devo essermi sbagliato a leggere.
Un fascista , di nome Orban, della “grande” Ungheria che vieta le stesse libertà vietate dai Soviet.
E i Soviet insorgono.
Purtroppo non i cattolici per un papa “stanco” …….
Purtroppo non gli Americani “non petrolieri” …….
È invidia ovviamente.
A noi resta un uomo di polipropilene.
Che sta tanto male.
Contro cosa dovremmo insorgere noi?
Siamo palle di gomma.
Con memoria di forma .....
L'unica nostra vera forza è quella della sopportazione.
Poi non temiamo , adesso ci pensa Grillo …….
Che adesso che ha vinto le elezioni cercherà le persone giuste ........
Avremo la nostra auto a idrogeno …..
E i detersivi all’acqua ……
Prodotti “nuovi” insomma …….
Addio Mediaset ……
Addio le Coop …….
Ovvero.
Tutti insieme appassionatamente.
La pelle del salame nella mia infanzia contadina la davamo ai gatti selvatici.
Pare che sia il “business” del futuro.
E del presente ……
Rayban stai attenta ……
Rischi di fallire.
Meglio comprare il brevetto ……
Troppe cose da fare.
Stasera.
E comprendo solo una cosa .....
Sono in ritardo!!!!!!



FranzK.

sabato 23 febbraio 2013

Cose Nostre.
























https://www.youtube.com/watch?v=Mm7pJ_ZgNFE



È successa uno strano evento.
Questa settimana ho incontrato due amici.
Ho chiesto loro cos’è la politica.
Io non sono mai riuscito a darne una definizione.
Tra molte cose che ho compreso anche difficili a volte, quella parola è vuota di significato.
È un grosso mio difetto.
Come l’incapacità di distinguere o allineare, in una scala di valori, uomini “belli”.
La bellezza maschile e la politica sono due argomenti  che davvero mi mettono in seria difficoltà.
E le difficoltà vanno ammesse, quanto almeno le nostre naturale propensioni.
Beh, non è una questione di parole, non esiste imputazione ma solo una piccola analisi.
Per casualità, credo almeno,  ho avuto due risposte simili, che a mio avviso, a mia sensazione , sono addirittura in opposizione.
La prima è:
la “cosa comune”.
La seconda:
il “bene comune”.
Il bene comune  ………
Credo si intendesse la gestione del “bene” comune.
Così come per la “cosa”.
Oppure mi sbaglio?
In comune alle due definizione c’è la parola “comune”.
Ossia di tutti.
Una strada è di tutti?
Temo sia una “cosa” da discutere.
Un dipendente pubblico è di tutti?
E uno privato?
E un azienda pubblica?
E una privata?
Quel “comune” mi inquieta.
Abbiamo un milione e mezzo di persone che percepiscono un salario per fare politica.
Una “cosa” strana.
Per non parlare dell’indotto.
Ossia di chi non se ne va mai.
Segretari, sottosegretari, segretarie …….
Coloro che in fondo decidono.
Al di là di qualsiasi gestione , di qualsiasi ideologia ……..
Dura parlare di ideologia oggi …….
Se non la propria , per nulla “comune”.
Siamo pieni di slot machine collegate all’ufficio delle entrate ……
Cosa comune anche quella, per la santa gioia degli “elettori” , del loro sacrosanto dovere di scegliere tra molti incapaci, il meno peggio , “comune” in maggioranza o per maggioranza contata dopo e decisa dopo da altri.
Ossia , in una tavola imbandita di veleni, scegliere con quale avvelenarsi meno ……
Basta che sia “comune” ovviamente.
Anche se le slot vanno bene a tutti …..
Est -ovest- centro- sud-nord ……
Abbiamo chiuso impianti ad alto consumo energetico là dove c’era l’unica fonte di energia proprietaria e non da ultimo almeno “logica”,  quella idroelettrica, per riaprirli in posti dove di energia non ne esiste proprio , se non di quella peggiore: il carbone.
Cosa comune si intende.
O cosa “loro”.
Nostra non si dice, e non esiste dai ……..
In fondo dare un voto in cambio di un lavoro …. è semplice legge di mercato.
Nulla di che insomma ……
Un lavoro per un lavoro.
Mi chiedo come mai il Pil della “cosa” comune è in continua crescita …. non conosce crisi ….. un po lontano dalla “comune” crisi della cosa “nostra” …….
Come se vivesse astratto da tutto il resto, intoccabile.
Fino a qualche tempo fa gli stati non potevano fallire …
Era impossibile e potevano indebitarsi all’infinito.
Pare che sia cambiato il vento.
Quando tutti sono alla frutta succedono strani fenomeni meteorologici, oppure è l’inquinamento chissà ….

Il “bene” comune mi riporta un po' in vita.
Il bene è bello, mi piace, da un idea di qualcosa da proteggere, da decidere con passione e capacità.
Già, le capacità …….
Nulla di “comune” peccato.

Così domani si sceglie.
Il veleno minore.
O semplicemente quello più “comune”.
Sarà per una “cosa” o per un “bene”?
Chissà.
In fondo sul tavolo cosa c’è?
Qualcuno vede qualcosa di “comune”?
L’ospitante nel rispetto degli ospiti ha chiesto loro almeno un gusto “comune”?
Per non fare brutte figure si intende.
In fondo forse non c’è tanto da capire.
Comunque non si decide nulla qui.
Non esiste sovranità.
Il potere è altrove, deciderà lui, secondo tutti gli strumenti di condizionamento di massa.
Dalle tv , a tutti i media ai facebook J
Il “bene” comune credo sia una pura utopia, una drammatica illusione, altro che anarchia …..
Si dovrà scegliere tra “comuni” cementifici, “comuni” coop , “comuni” finanze, “comuni” rabbie.
Cose comuni.
Che deciderà qualcun altro.
Al solito.
E forse è meglio.
Dato che alle slot giocano soldi la gran parte dei “votanti”.
Cose comuni.
O forse solo semplicemente ……..
Cose nostre. ( plurale maiestatis!)
E comunque nessuna preoccupazione, nessuno di loro ci priverà delle solt machines!
Che non sono proprio un "bene" comune ...


FranzK.

martedì 13 novembre 2012

Gocce d'Acqua.




















http://www.youtube.com/watch?v=ZmeyocnsEIk



Tempo fa, molto tempo fa, ricevevo una e-mail da un carissimo amico di cui riporto alcuni stralci:

......penso anche alla mia, in primis, stupidità rispetto ad un altro prodotto: l’acqua e basta. 
Al 100% stavolta. 
Contribuisco a muovere bottigliette e relative patacche e carte colorate e spot “plin plin” piene di sola acqua al100% (... almeno speriamo), su e giù per l’Italia, ed in molti casi anche senza il fattore ludico delle “bollicine” ...... 
E bevo “Ferrarelle” da Caserta, e mi lamento di tutti quei camion che intralciano la mia necessità di velocità, che portano acqua su e giù dalla virtuale San Pellegrino alla virtuale Caserta (dove ovviamente non bevono Ferrarelle ma San Pellegrino) mentre, arso dalla sete, fermo nel traffico autostradale, sogno un qualunque rubinetto.... e di nuovo tornano i pensieri e i tormenti della felicità e del tempo. 
E pensare che ho un dispenser, il rubinetto, che di tutti è il meno elettrificato e meccanizzato, ahimè inutilizzato per il suo logico uso, cioè dissetarsi. 
E scopri che il ping-pong dello spreco è governato da chi? .... dagli “xxxx” e “yyyyy” non dalla fonte Boario, fegato centenario. 
E allora comincio a capire perché adesso c’è un accanimento per accaparrarsi i rubinetti di casa. 
Che sia un nuovo business l’acqua del rubinetto? 
 Andremo anche a fare la doccia a Caserta? 
Peccato che questo argomento è già stato cavalcato e svilito per motivi speculativi dai vari Grillo&C ....probabilmente non troppo interessati al significato della felicità. 
Sono poi in fondo i prodotti che fanno business, ascolti e share (lo share è un prodotto per business tanto quanto l’acqua) non certo i contenuti! 
Ciao (lettera firmata). 

Ho letto attentamente e ho meditato un poco scoprendo che le parole dell’amico sono ricche di un aspetto sul quale vale forse la pena di meditare. 

Al di là delle facili speculazioni attuate da sempre usando l’acqua che più di qualsiasi altra sostanza ed energia ci è indispensabile per la vita

E che tanto manca in alcune regioni del mondo quanto abbonda in altre. 

Il nostro paese, l’Italia , a riguardo, è, per abbondanza e “qualità”, tra le prime se non la prima in assoluto, al mondo.

E forse la prima dunque per esportazione. 
(attenzione che qualcuno ha cominciato a vietarla in bottiglia ...)

L’acqua. 

In una sua soluzione si smercia, ad altissimo guadagno aggiunto, veramente di tutto, dai profumi ai detersivi, alle bevande ecc, tanto che se ci mettessimo a contarle tutte le “applicazioni” non so quando potremmo finire …. 

Ovviamente , nel periodo “d’oro” dell’oro nero delle ormai falcidiate speranze di opulenze energetiche senza limiti, il massimo speculativo si è inventato anche la soluzione acquosa a base acqua , ossia ha capito che poteva commerciare tranquillamente una delle sostanze più libere del mondo. 
Tanto libera quanto come il petrolio, risorsa quanto lui, ma come lui, sfortunatamente, non decentralizzata.

Una delle poche altre è l’aria ..... il cui unico vantaggio è che è decentralizzata …. forse invendibile solo per questo …

Ebbene sì, la abbiamo acquistata davvero quasi tutti, verdi pensanti, gialli, neri,rossi, rosati, patrioti,apolidi.... 

Abbiamo comprato e continuiamo a comprare, per libera scelta, o per irrinunciabile necessità,  libertà in bottiglia, mentre ovviamente ci lamentiamo dei “petrolieri” e dei loro possedimenti.....
(libertà dentro ad un’altra libertà, risorsa dentro ad un alta risorsa, la prima resta la seconda no … acqua dentro il petrolio, si ricava da lì il pet delle bottiglie …. Polietilentereftalato)

Ma il punto della lettera ricevuta che mi ha fatto pensare, non è a riguardo di queste considerazioni, ma di un paio di verbi che coniugati insieme sono forse in grado si svelare, semplicemente, il perché di una certa logica.
Comprendere aiuta …
Ebbene nello scritto che ho ricevuto, forse in modo inconscio, forse no, c’è un tratto della frase che illustra una incredibile contraddizione. 

Riprendo: 

......Peccato che questo argomento è già stato cavalcato e svilito per motivi speculativi dai vari....

Cavalcare, ovvero, difendere, portare alla luce, far conoscere, rendere comprensione ……. è in grado di svilire? 

Sembra di si.

Sembrerebbe che produrre rumore di un certo tipo, rumoroso soprattutto e poco sostenuto da un pensiero appena profondo, sincero ed “all'altezza”, quanto molto, dal solito insistito populismo, sghignazzo, stupidità,  luoghi comuni e odio soprattutto, tanto odio, sia un medicamento che non guarisce gli ammalati ma è in grado di realizzare il miracolo di renderli inconsapevoli della loro malattia. 

Che è il miracolo che serve a chi vende l’acqua in bottiglia anche dove non serve. (e non solo acqua, ovviamente).

Lasciandoli più ammalati e quindi con ancora più grandi necessità di medicamenti. 

Vuoi che dopo certi show non vai per disperazione a farti almeno un paio di birre per dimenticare? 

Dal giorno dopo, disilluso per sempre della possibilità di un cambiamento, il paio di birre in più rimarranno l’unico bel ricordo ed abitudine acquisita. 

Un po' di acqua in più trasportata chissà da dove. 

Perché sembrerebbe troppo evidente lo scopo di certi show: 
l’isteria di massa e conseguente “sfogo” come inevitabile cura della reale impotenza del cambiamento. 

In parole semplici è un po' come allo stadio: urla oggi, fin che puoi, che da domani si ritorna ad obbedire ....

Si, caro amico della lettera, temo che siamo in tempo di guerra, con i peggiori metodi della guerra. 

Quelli della psicologia, che dagli x-day (è quello l’esempio di civiltà di riferimento? la curva del Meazza? dove le differenze per favore?) ai reality (non so che dire, qualcuno mi spieghi la differenza tra questi e quelli di prima), ai Facebook (con il nuovo diario di coppia ….. J), alla follia della finanza che non sa più chi è Adam Smith, non fanno che fornire strumenti di antipensiero, di vodka soporifera, di potentissimo antidoto alla più grande energia dell’universo: 

l’intelligenza

ed al suo più importante strumento:

il pensiero.

Questa è la nuova guerra amico mio, la guerra dell’acqua. 

Che non fa morti ma zombie intellettuali. 

Assetati in modo assatanato. 

Solo di acqua sembrerebbe, ma temo sia la solita apparenza. 


E noi lo sappiamo amico mio…..

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si può solo trasformare con rendimento 
inferiore ad uno, quindi non completamente.


Prima della trasformazione (dopo la miseria):






dopo la trasformazione (l'inefficienza): :






il risultato della trasformazione (l'infelicità):






quel che resta dal risultato della trasformazione (il futuro dei figli del mondo):




le "grandi speranze" prima della trasformazione (la responsabilità):

High Hopes 
Pink Floyd
Oltre l’orizzonte del luogo 
in cui abbiamo vissuto da giovani, 
in un mondo di magneti e miracoli, 
i nostri pensieri vagavano costantemente e senza confini 
il suono della campana della discordia era iniziato 

per la lunga strada e giù dalla strada rialzata 
s'incontreranno ancora lì, vicino al taglio? 

c’era una banda discontinua che seguiva i nostri passi 
correndo prima che il tempo portasse via i nostri sogni 
lasciando la miriade di piccole creature 
a cercare di incatenarci al suolo 
ad una vita consumata da un lento decadimento. 

l'erba era più verde, 
la luce era più brillante, 
eravamo circondati di amici 
la notte era un prodigio 

cercando oltre le braci di ponti lucenti dietro di noi 
fino ad uno sguardo di come fosse verde sull’altra sponda 
passi fatti in avanti ma camminando nel sonno di nuovo indietro 
trascinati dalla forza di una marea interiore. 

ad una maggiore altezza con bandiere spiegate 
abbiamo raggiunto le gelide cime di quel mondo sognato 

per sempre oppressi da desiderio e ambizione 
c'e' una fame non ancora soddisfatta 
i nostri occhi stanchi ancora vagano all'orizzonte 
sebbene abbiamo percorso questa strada così tante volte 

l'erba era più verde, 
la luce era più brillante, 
eravamo circondati di amici 
la notte era un prodigio 
eravamo circondati di amici 
l'alba si vaporizzava incandescente 
l’acqua scorreva 
nel fiume senza fine 

per sempre e sempre.



Catastrofismo?
O responsabilità?

FranzK.

domenica 15 aprile 2012

Il Telefono di Cristina.





Qualcuno dice che sono i nostri tempi.
La tecnologia.
Il digitale.
Io non ci credo.
Prove e fatti alla mano.
È così da sempre.
Non so ancora per quanto.
Forse per sempre.
Il nascosto, il promiscuo.
Dalla mia solitudine è più semplice.
Una solitudine scelta, decisa.
Nella chiarezza.
Parola complessa la chiarezza.
Che va ben oltre qualsiasi morale.
Anche oltre l’etica.
Ma non riesco a comprendere.
Le fiacche vite che sopravvivono al buio.
Di famiglie tenute insieme con il Bostik.
Di non famiglie.
Di trombamici.
Ovvio che sono io il limitato.
Ma da questa posizione di privilegio.
Della mia solitudine scelta.
L’orizzonte è troppo chiaro.
Non da giudice.
Ma da semplice osservatore.
Distaccato.
Dovrei ricavarne ironia e divertimento.
Ma proprio non mi riesce.
La rabbia è lontana ormai.
Ma il fastidio permane.
Di conoscenti che narrano, che devo ascoltare.
Bugiardi patentati.
Nascosti dietro al “bene dei figli”.
Come se i figli non sentissero.
Non lamentiamoci di generazioni perdute.
Non lamentiamoci e basta.
Di nulla.
Le generazioni perdute le abbiamo create noi.
Per semplice vigliaccheria.
Per un  loro “bene” confuso con le nostre convenienze.
Stabilità.
Con l’esempio di vite finte.
Bugiarde.
Promiscue oltre qualsiasi promiscuità.
Così nei telefoni si celano segreti.
In condivisibili con le persone con le quali si finge di condividere la vita.
Guai ad averne l’accesso.
Si spezzerebbe tutto.
Legami e bene per tutti.
Si celano segreti nei profili di facebook.( ma avesse un chimica almeno ….. un profumo …. un sapore …).
Nelle sue password.
Quanto nei pin di un telefono.
Quattro o più cifre, con dentro tutto un programma.
L’algoritmo dell’infelicità.
Si celano nella contrattazione di serate “libere”.
Nelle coperture degli “amici”.
Per uscite tanto apparentemente innocenti quanto “scure”.
La solitudine impone la tolleranza.
Credo la forma più evoluta di civiltà.
E la tolleranza non prevede un giudizio ma solo necessaria, semplice, constatata osservazione.
La sorgente di tutto è la speculazione.
La convenienza.
La convenienza di evitarsi.
Di evitare giudizi pubblici e pesi insopportabili.
La speculazione di possedere tutto in regola.
Almeno nell’apparenza.
Per poi scovare promiscue emozioni necessarie per vivere.
Che non vivono più con te.
Nel contenitore del “normale”, del pubblicamente sopportabile.
Basta un semplice atto di onestà.
Facciamo tutto, senza limiti ne riguardi.
Ma evitiamo di farlo nel nome del “bene” di qualcuno.
Meglio un kibbutz per i figli.
Per chi ne ha.
Che la stanca finzione di un esempio nebbioso.
Per chi non ne ha faccia ciò che vuole.
È sempre stato così.
Forse lo sarà sempre.
Di rapporti umani ne sopravvivono infiniti.
Nei loro equilibri squilibrati.
Ma ho una certa convinzione.
Come un prurito insopportabile.
Quasi certo.
Da una posizione di chiarezza scelta.
Limpida e trasparente come acqua di sorgente.
Tanto che, povera di sali minerali, finisce per non poter dissetare nessuno.
Quindi sbagliata lei, non la gasata colma di CO2.
La convinzione persiste.
Perché il ghiacciaio di una solitudine semplice non ha fine.
Come possiamo sperare un meglio partendo da un peggio?
Non un meglio morale.
Non uno etico.

Ma almeno cristallino?

FranzK.

giovedì 8 marzo 2012

Solo un pezzo di Cielo.





Solo un piccolo pezzo di cielo.
Ci divide.
Null’altro.
Un cielo terso o pieno di tempeste.
Il cielo della vita.
Delle sue meraviglie.
Dei suoi dolori.
Divide solo sensi.
Non sensazioni.
Sensi sviluppati.
I minimi per sopravvivere.
Poco più che scimmie.
Forse.
O solo paradisi perduti.
Condanne arcane.
Coercizioni  per essere migliori.
Per attraversare.
Quella minuscola porzione di cielo.
Che ci divide.

Una griglia.
Fitta.
Quella infinitesima molecola di cielo.
Che divide sensi sviluppati.
Periferiche povere.
Da silicon valley.
Che ci costringono ad essere meglio.
A usare la mente.
Le sue plurime intelligenze.
Le sue infinite possibilità.
Una condanna?
O una benedizione?
Che diviene condanna per i suoi fallimenti.
La felicità per i suoi successi.
Per le sue infinite possibilità.
Oltre qualsiasi cielo.
Oltre qualsiasi primordiale senso sviluppato.
Oltre ogni miseria.
Povertà.

Che divide solo sensi.
Arcani.
Non sensazioni.
Sentimenti.
Loro non hanno confini.
Gabbie.
Griglie.
Setacci.
Confinamenti.
Impossibilità.
Possibili come l’infinito possibile del pensiero.
Che deve lavorare.
Al loro servizio.
Per dar loro possibilità.
Ancora più possibili.
Nella sua infinita possibilità.
Di comprendere.
Perché quel piccolo tratto di cielo che ancora ci divide.
Non possa mai più farci paura.

FranzK.

mercoledì 7 marzo 2012

Eminenze Censorie.




Leggo.
La tristezza.
Più profonda.
La peggiore.
La censura.
Vescovile.
Bocconiana.
Quasi massonica.
Anche lei.
Di un semplice pentagramma.
Teologi.
Sapienti.
O forse solo saputelli.
Che professano una “fede”.
Di un uomo.
Di un Dio.
Che accudiva prostitute.
Piccoli.
Poveri.
Incontrandoli, radunandoli.
In chiese all’aperto.
E non sono d’accordo.
Del “almeno per Dalla”.
Perché io ho suonato.
Per tutti.
Ai funerali dei ricchi.
Dei poveri.
De Andrè.
Guccini.
Blues afroamericano.
Bach.
Beethoven.
Brahms.
O un semplice sconosciuto.
Ho suonato ai funerali.
Ai matrimoni.
Alle feste dei “saputi”.
A quelle dei drogati terminali.
Senza fosse mai un problema di “fede”.
Ma di emozione.
e di "comunione" vera.
D’Amore?
Si.
Di lacrime.
O di sorrisi.
Dell’inizio.
Del mezzo.
Della fine.
Di questa meravigliosa follia.
Che è la vita.
Senza censure.
“Lasciate che vengano a me”.
La regola del “capo”.
Del loro capo.
Quello vero, senza anelli miliardari al dito.
Senza il bianco della presuntuosa purezza.
Ma un semplice straccio addosso.
Che ha fatto solo una cosa violenta nella sua breve vita.
Ha messo a soqquadro una chiesa.
Trasformata in mercato.
Da mercanteggianti.
Non è cambiato nulla.
Tutto come allora.
Gli stessi sepolcri imbiancati.
Gli stessi mercanti.
Il “capo” è morto.
Solo.
Non di freddo.
Ma su una croce.
Perché non ci fossero più censure.
Tristezze.
Incomprensioni.

Ma solo gioia.
E libertà.
Nessun vescovo ai sui piedi.
Nessuna musica neppure per lui.
Solo una madre.
Un amico.
Una prostituta.
Al suo funerale.
Su una croce.
Per lasciare un semplice messaggio.
Amore. 
E questo è Amore.
Che è tolleranza.
Comprensione.
Libertà.
Il contrario della censura.
Ma è successo anche al “capo”, quello vero.
Quel rivoluzionario insopportabile.
Neppure quella sua tremenda morte.
È bastata.
Per essere capito davvero.
Carissime Eminenze.

Eminenze della censura e dell’intolleranza.
Il contrario dell’Amore.
Ma verrei a suonare per voi, ai vostri funerali, la vostra musica preferita, o il vostro silenzio.
Non solo per voi, ma anche per voi.


FranzK.

venerdì 2 marzo 2012

Grazie Francesco.





“Grazie Francesco.
Per dare parola.
Ai sentimenti.
Sono commosso”.

Anch’io.
Perché basti tu.
A comprenderli.
Basta un vecchio amico.

Basta la tua vita.
Fatta di tutto.
Tranne che di fronzoli.
Fatta di ripetuta quotidianità.

Mai tradita.
Quanto mai compresa.
L’uomo del silenzio.
E della precisione.

Mi hai insegnato tanto.
Diversamente da troppi più “importanti” di te.
Tu hai “fatto”.
Nel vero, del vero.

Tu sai.
Anche fosse solo per te.
Continuo a scrivere.
Della mia, dell’altrui miseria.

Tu sei un amico.
Vero.
Hai sudato con me.
Per  l’impossibile.

Non hai vissuto di parole.
Ma di fatti.
Di fatica.
Non di lezioni.

Tu, tra i veri pochi.
Sei stato una vera lezione.
Di vita.
Vera.

Caro amico mio.
Tra i pochi che hanno compreso.
Che sanno comprendere.
Senza necessità di lezioni.

Di leziosità.
Di sfortunata solitudine.
Ti sei preso cura di tutti.
Nel tuo silenzio.

Nel tuo essere vero.
Differente dalla moltitudine.
Di falsi.
Di presuntuosi.

Amico mio.
Quasi unico.
Mi hai insegnato davvero tanto.
Cose che il mondo non può capire.

Ma io e te, si.
Noi abbiamo fatto davvero.
Ci siamo combattuti.
Ma anche compresi e stimati.

Eri tu.
Li con me.
A farti il “culo” gratis.
Non altri.

Gli altri cantavano.
Le loro canzoni.
E noi.
Nel silenzio.

Al solito.
Il silenzio dei giusti.
Dei mai ricordati.
Ma dei veri.

Stasera non ho rabbia.
Non ne ho più.
Non mi interessa più la rabbia.
Mi interessa solo il vero.

Che distingue.
Seleziona.
Come mi hai insegnato tu.
Ti sono grato oltre la mia vita.

Il resto?
Me lo hai insegnato tu.
Lascialo al resto.
È solo un resto, in fondo, una tara non un netto.

Qualcuno o qualcosa che verrà dimenticato.
C’eri solo tu.
A sudare con me.
Per aiutare l’impossibile.

Hai dovuto vivere nell’assoluto.
Non serve amico mio.
Tu che non hai mai giocato.
Sappi che la vita è solo un gioco.

E non  ci interessa vero?
Se gli altri non comprendono.
Tu sei stato l’unico uomo onesto che ho incontrato.
L’unico che non ha debiti con nessuno.

Solo vero coraggio.
O vera stima.
Gli altri?
Lasciamoli al loro destino.

Ognuno merita solo il suo.
E solo io e te sappiamo davvero.
E abbiamo imparato insieme.
A sorriderci sopra.

Mi basti solo tu.
Per andare avanti.
L’uomo del silenzio.
E della verità.

“Grazie Francesco.
Per dare parola.
Ai sentimenti.
Sono commosso”.

Anch’io.
Nel ricordo di un amico perduto da troppo poco.
Passato.
È per voi che scrivo, che continuerò a scrivere.

Per gli uomini del silenzio e della vera conoscenza, per gli uomini che non tradiscono mai.
I Veri Amici.


FranzK.

lunedì 30 gennaio 2012

I Giorni della Merla.





Eccoli, sono arrivati.
I giorni della merla.
I giorni più freddi dell’anno secondo tradizione.
E pare che quest’anno il volatile sia stato puntuale.
Non stia tradendo aspettative.
Quanto lo ha fatto l’inverno almeno.

Anche se stanotte il freddo polare che ho attraversato passeggiando non l’ho sentito negativo.
Come il bianco della neve che rende tutto così magico.
Forse è la necessità della natura di dormire un poco.
Di riposarsi, quanto il ghiaccio che copre la terra è forse solo una coperta nel quale ha necessità di raggomitolarsi per un po'.
L’ho sentito come un tempo necessario di riposo.
Un sonno sereno.

Che sia freddo allora, che sia riposo.
Prima di altre rigogliose rinascite.
Di sudori lamentati in altro modo, circondati da verdi smaglianti.
Di cellule in continua trasformazione.
Che sia un buon riposo, con buoni sogni.
Che il freddo lo protegga, ne protegga un risveglio più vigoroso.

La mente corre alla mia infanzia.
Ai risvegli di lato ad una finestra piangente di stalattiti di ghiaccio interne, appena sopra la mia testa.
Quel momento tremendo di uscire dall’abbraccio della piuma d’oca.
Dal suo calore così naturale.
Per affrontare temperature poco superiori  a quelle esterne.
Battendo ogni giorno il guiness dei primati del tempo della vestizione.

Nelle mie terre c’era una tradizione, nei giorni della merla.
Un momento magico per bambini e adulti.
Si colmava d’acqua un piatto fondo e, alla sera, ognuno lo disponeva all’aperto, ognuno al posto prescelto.
Fuori al freddo glaciale della notte, appena prima di andare a dormire, rimuovendo il “prete” .
Un doppio arco di legno che sollevando la coperta, creava una camera d’aria preriscaldata dal ferro da stiro in ghisa colmo di braci ardenti di cui faceva oltremodo da supporto.
Così quando ti infilavi nel letto avevi almeno qualche secondo, non di più, perché il calore del tuo corpo si trasferisse alle piume d’oca  affinché loro lo trattenessero per tutta la notte isolandolo dalla Siberia appena lì fuori.

La mattina dopo era festa.
Perché ognuno correva al suo piatto, e ricorreva veloce davanti al camino, tutti insieme, tutti riuniti.
E dentro nelle forme dei cristalli di ghiaccio si interpretava il proprio futuro, il suo auspicio.
Una festa semplice, quanto indimenticabile nello sfidarsi a riconoscere la forma più attendibile, più vera.
E quante volte era vero quello che quei cristalli nel proprio piatto disegnavano del proprio futuro.
O forse erano solo semplici credenze e passatempi da poveri, chissà.

Chissà se provassimo adesso a colmare un piatto comune quale premonizione cristallina scolpirebbe.
Non siamo più poveri e non crediamo più in nulla, forse anche se fosse vero non ci crederemmo lo stesso.

Comunque stanotte il freddo polare che ho attraversato passeggiando non l’ho sentito negativo.
Come il bianco della neve che ha reso tutto così avvolto, protetto, definito.
Forse è la necessità della natura di dormire un poco.
Di riposarsi.
L’ho sentito solo come un tempo necessario, per riposare, riprendersi.
Un sonno sereno.

Sperando di risvegliarsi carichi di bellissimi sogni verde smagliante.
Magari un po' più poveri ma con la forza necessaria per credere ancora in qualcosa.

FranzK.

martedì 10 gennaio 2012

Caste senza letizia.





Non è la mia specialità ma ci provo.
Senza letizia.

Sento e leggo parlare di liberalizzazioni.
In uno Stato che si dice libero da quasi settant’anni  ……. Mah.
Purtroppo sorgono antichi dubbi, recenti certezze, si rafforzano quesiti e inquietudini un po' pericolosi.
Sento e leggo parlare della “casta” credo riferendosi ai politici, almeno così comprendo io che non sono del mestiere.
Vado prima a leggere il significato della parola: riassumendo è di origine indiana e in poche parole:

E ancora:

Molti anni fa ho prestato la mia opera ad un imprenditore (arricchendolo parecchio) che mi ripeteva  fino quasi all’ossessione (forse perché lo stavo arricchendo e aveva qualche senso di colpa ….) un saggio detto della vita, recitato in dialetto:

“sold fa sold, fufa fà fufa”

Tradotto, per i non indigeni, solo dal denaro si produce denaro, quanto la muffa è in grado di riprodurre solo se stessa.

Partiamo con ordine dalla stratificazione gerarchica.
Il denaro rappresenta lo strato superiore della gerarchia, è semplice, è la ricchezza in ogni impero, è l’impero, anche in una semplice colonia.
E per essere riprodotto ha necessità della muffa, delle sue necessità, dei suoi sacrifici.
In mezzo agli strati estremi della gerarchia c’è la politica (una volta ai tempi dei re c’erano gli eserciti) che deve mediarne il rapporto.
Deve comunque fare in modo che la casta primaria, si mantenga senza che la muffa possa entrarne a farne parte.
Credo sia semplice, sia così.

Procedendo, la casta del denaro non è una sola, ma un insieme di molte.
Tradendosi e tradendo proprio il liberismo di Adam Smith, fondato su libera concorrenza e meritocrazia, che le ha generate verso la peggior forma di conservatorismo bolscevico, piuttosto che di decadente, vecchia nobiltà.
Tramandando di padre in figlio, i propri poteri, come faceva un re, un reame, anche se il figlio non ne era all’altezza.
La rivoluzione industriale cambiò molto, quasi tutto, trasformando poveri in ricchi, reami in democrazie, lasciando alla casta dei nobili i titoli, non i poteri.
Ma ne creò di nuove, altre caste, altri privilegi, altri conservatorismi, altre successioni a figli indegni.
Arrivando a noi, di caste è pieno il mondo, tutti ne abbiamo una, con ognuna la propria difesa, nel nostro mondo quasi sempre politica, anche se alcune volte ancora troppo armata.
Arriviamo a casa?
La nostra dico?
Piccola, piccola, quella della nostra penisola per intenderci.
Quante sareste in grado di contarne?
Di caste intoccabili, conservatrici e imperturbabili?

Io parto dal potere economico, il potere sopra ogni potere, che vorrei rimanere illuso non sia di certa “imprenditoria” ma di un’altra, non sia degli imprenditori che del loro lavoro hanno fatto oltre che un interesse economico anche una passione, quasi un sentimento.
Ma di un altro tipo, di carattere solo speculativo, nessuna altra passione se non il denaro fine a stesso, nella sua capacità di riprodursi solo da se, con il supporto indispensabile della muffa ovviamente.
Perché non parliamo della Massoneria per esempio, colei che gestisce l’intera finanza mondiale?
Sono liberisti Smithiani o conservatori bolscevici?
Dove sono le pari opportunità dei colonizzatori americani, dov’è la libera concorrenza?
Quale il loro vero spirito dal momento che nei loro club, iniziatori di splendide carriere, non ci entrano i figli della muffa neppure fossero i più grandi geni mai nati, ma solo i loro, quelli meritevoli ma anche quelli indegni della progenie?
Dentro a certe caste, questa ad esempio, credo la più grande e internazionale, c’è di tutto, dall’avvocato che poi ne ha una sua, al taxista, benzinaio, banche, giornalisti e qui se volete leggetene un elenco.
Alla Massoneria  appartengono l’ex presidente del consiglio e quello attuale del nostro Stato, tutti e due.
Il secondo è certamente, per serietà, un figlio degno, del primo non so, non è il mio mestiere nè il mio interesse la politica, e le mie considerazioni non vogliono cadere in presuntuosi giudizi ma solo in semplici constatazioni.
Riflessioni e verità, non schieramenti e battaglie.
Andiamo oltre, che ne dite?
La cruna dell’ago mi sembra ben individuata e ben appuntita tanto che è meglio non toccarla se non vuoi far sangue.

Bene abbiamo detto prima che costoro hanno necessità della muffa, qualcuno che lavora, che vive inquadrato, affidabile, tranquillo anche se infelice dentro a stereotipi imposti.
Chi per loro estrarrebbe ricchezze dalla terra, rendendoli ancora più ricchi?
I loro figli? J
Ci vuole un cuscinetto, un ammortizzatore tra le due necessità troppo differenti.
La politica.
Che si è evoluta in casta anche lei.
Ha compreso di avere un potere, da mezzo povero, ma un potere.

La politica ha copiato e preso spunto dalla Mafia.
Che ti offre un servizio in cambio di qualcosa.
La più semplice delle leggi economiche di sempre: io ti do dell’acqua e tu mi rendi della farina, abbiamo il pane tutte e due.
Secondo Smith, uguale.
La Mafia come è noto non lascia libera scelta, è il suo difetto.
Io ti do dell’acqua ma se tu non mi rendi la farina ti brucio il campo di grano.
Nel peggiore dei casi, (non è la politica la cosa cattiva ma il suo uso, la sua interpretazione) la politica funziona allo stesso modo, ha cominciato a farlo.
Divenendo casta anche lei, dei mezzi poveri, ma casta.
Così ti chiede una tessera, soldi in pratica, e in cambio ti rende un lavoro, magari statale di quelli “per sempre”, di quelli con tutti i privilegi e le garanzie.
Insieme alla tessera, un voto che garantisce il suo di lavoro, con ricchi vitalizi, più che ricchi stipendi.
Un politico che rappresenta tante persone va ben pagato, quanto un buon dirigente, un manager di livello.
Ma poi, concluso il suo lavoro, secondo me, torna a fare quello che ha sempre fatto.
Senza vitalizi, né pensioni che non tengano conto che per quel periodo di  un eventuale maggior introito.
Non dovrebbero rendere un servizio?
Come un ottimo professionista con grandi responsabilità.

Ovvio che non ragiona e agisce in quel modo.
Non sarebbe una “casta”, non lo sarebbe divenuta o sempre stata.
Diviene tale, trasversalmente alle ideologie che rappresenta, perché costruisce anche lei il suo regno, ne intravede la possibilità.
Il suo ristretto Club.
Nel pubblico, oltremodo.
Il pubblico che oltre a rappresentare, gestisce.
Ne gestisce risorse e leggi, norme e privilegi.
Aziende e servizi.
Con concorsi tutti a norma di legge, ma in realtà di esito predeterminato.(lo sanno tutti ma non lo dice mai nessuno).
E credo non sarebbe divenuta “casta” se non rappresentasse cittadini che quando va tutto bene, non aspirano a privilegi tanto differenti.
Quando va male, la muffa che non sente più sicuro il suo albero morto, il suo appiglio, si rivolta contro chi fino a ieri lo aveva assicurato e garantito.
Mi sembra proprio una casta di poveri e mezzi poveri.
Nel concetto generalizzato di “se posso ne approfitto anch’io”, almeno fin che posso, che si può.

La prima, quella vera, non è più intelligente ma solo più furba, più antica e navigata.
E non ci sarà un’altra manovra, ne sono quasi certo.
Dopo venti miliardi di manovra più dieci dal gioco d’azzardo di entrate e quindici di uscite per l’acquisto di aerei e navi per la prossima imminente guerra imposta dall’impero,( in Iran, che ne dite?) ne sono rimasti quindici di attivo.
Più cento forniti dalla BCE, in mano alla serietà di un membro della Golden Sachs.
Non ci sarà un’altra manovra.
La muffa impoverita sarà disponibile a lavorare a prezzi più contenuti, in modo più efficiente.
Come?
Ma è semplice, liberalizzare i servizi pubblici significa tagliare sprechi, garanzie eccessive, costi senza scadenza.
È questa credo la crescita che ci aspetta.
Io l’ho capita così.
Nel nome della libera concorrenza da parte di chi, nella libera concorrenza non ci ha mai creduto, vissuto.
E spero sia Libertà vera, nonostante tutto voglio rimanerne convinto.
Quanto spero di aver solo illustrato, senza alcun giudizio di parte, una realtà semplicemente vera.
Scomoda o comoda non lo so.
Ma vera.
Una semplice constatazione di un semplice piccolo uomo che resiste a pensare con le sue meningi.
Se ho sbagliato qualcosa o tutto correggetemi.


Non è la mia specialità.
Né mi ha procurato letizia farlo, scrivere.
E potrei aver sbagliato tutto, capito nulla.
Avrei comunque preferito parlare di sentimenti o di fisica o di semplice vita.
Lo faccio domani.

FranzK.