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lunedì 6 febbraio 2012

Tastiere intelligenti.





Ogni tanto succede.
Di credere ancora che il web sia una speranza.
Di incontrare Persone.
Non pubblicità.
Non business.
Non “amicizie” mai conosciute.
Non solitudini da riempire.
Non mancanza di autostima da compensare.
Non dipendenze tossiche.
Ma l’opposto.

Stima e intelligenza.

In fondo sul web trovi le persone che trovi anche per strada.
Con la differenza che la strada del web è larga come il mondo.(censure in atto a parte …..)
Non quella larga quattro metri del tuo paesello.
Così ieri ho fatto un incontro.
Ho incontrato una Persona.
Vera.
Non sono servite molte parole per intenderci.
E parlando di parole mi ha stimolato su una questione.
Interessante quanto vera.
Sapendomi  “inventore” mi ha chiesto una cosa.

Di inventare una tastiera.
Intelligente.

Che possa evitare le "baruffe chiozzotte" dei commentatori e dei moderatori.
Di ogni sito, dai social ai forum, dai blog alle semplici e-mail.
E anche aumentare la qualità dei contenuti di chi scrive ovviamente.
La dovrei usare io per primo, lo so.
Ma non per ultimo.
Mi ha fornito anche chiare indicazioni.
Fondamentali per un progettista.
Ecco le specifiche per i filtri di una tastiera intelligente:

Filtro saggezza.

Filtro colpi di sonno.

Filtro conoscenza.

Filtro reazioni violente e inconsulte.

Filtro netiquette.

Filtro esibizionismo.

Filtro insulti anche attraverso emoticon.

Filtro potere per moderatore.

Filtro nickname (ma non siamo persone?)

Una tastiera che ti renda la possibilità solo di essere intelligente.
Mi ha affidati un bel compito no?
Cosa ne dite vado in Cina direttamente o passo prima dalla Silicon Valley?
Da Mark Zuckerberg  o sulla tomba di Steve Jobs?
Oppure …….. fatto una passeggiata insieme a Diogene di notte………..

“Una notte Diogene si aggirava con la sua lanterna per una strada malfamata in cerca di qualche meretrice economica. Quì incontrò uno strano androgino, un certo Luxuria, che passeggiava con la sua borsetta e che lo invitò col solito: "Bello, andiamo?". Visto di cosa si trattava, Diogene, inorridito, non trovò altro modo di difendersi che fingersi anche lui gay.
Diogene :  Io cerco l'uomo! 
Luxuria :  Anch'io... 

E si separarono, guardandosi in cagnesco.



La costruisco da solo, ok.


FranzK.




Lentamente muore – falsamente attribuita a Pablo Neruda (Martha Medeiros)

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicita’.

giovedì 2 febbraio 2012

Alla fine di un Sogno.





Povero web delle persone.
Poveri noi.
Quel sogno di persone libere.
Libere davvero, di comunicare, di abbattere distanze.
Di scambiare esperienze.
Di amalgamare culture.
Era un bel sogno.
Come quello del “Yes we can”.
Un sogno sotto censura.
Non di giustizia.
Ma di libertà.
Qui si invocano liberalizzazioni.
E il web nazionalizza?
L’impero della libertà e del liberismo nazionalizza?
Nazionalizza l’ultimo sogno possibile di libertà.
Che non è furto.
Ma possibilità di impasto.
Di culture diverse.
Di differenti diritti.
Di leggi diverse.
Per cercarne di uguali.
Uguali diritti.
Uguale libertà.
Purtroppo la speculazione vive sul differente.
Su necessità diverse.
Vive e impera.
Come qualsiasi impero passato e futuro.
Sui non diritti.
Su diritti disuguali per tutti.
Dov’è finito quel sogno?
Tempo fa ho cercato risposte.
A domande semplici.
Di chi è Internet?
Adesso credo che le risposte vengano da sole.
Perché non ne avute, neppure dai guru.
E sono censure.
Solo censure.
Che propongono tempi freddi e scuri.
Il digitale medioevale.
E l’impero impera perché è suo il web.
Sul mantenere diversità.
Diversi diritti.
Ha imposto il globale e adesso nazionalizza.
Mi chiedevo ancora: liberismo o il peggio del bolscevico?
Le risposte vengono da sole.
Piano piano ma arrivano.
E non è una crisi di soldi.
Ma di freddo e di nuove distanze.
I soldi basta stamparli.
Per la speculazione e il suo impero basta fare quello.
Ad essa nulla importa delle persone.
Se non delle loro necessità.
Differenti, da non contaminare con uguaglianze.
Da non contaminare soprattutto.
Per poterle sfruttare senza alcun altro scopo che l’immediato.
Il web delle persone.
Un sogno morente.
Forse mai nato.
Chiuso nei “social network”.
Il più subdolo sistema di tracciamento che esista.
Tutto a norma di legge.
Tutto nella privacy di chi non ha il coraggio di essere univoco.
Cambiamogli nome, è un insulto intellettuale chiamarlo social, un abominio.
Il web delle persone sta morendo e forse non è mai nato.
Impera quello della censura del tracciamento dell’impero che lo possiede.
E non solo.
Di condizionamento, di imposizione.
Sottovalutiamo troppo le risorse di chi le ha.
Se mai avessimo studiato psicologia industriale.
Forse avremmo più risposte.
Sui poteri del condizionamento.
Sui suoi strumenti.
Raffinati.
Per intelligenze raffinate.
Tanto da poter condizionare quelle meno.
Senza neppure che se ne accorgano.
E così non è pirateria che si combatte.
Nel giusto, fosse quello.
La censura non la riguarda.
La censura non ha mai combattuto la pirateria, è storia.
Ma solo il pensiero differente.
Non è la pirateria, nel giusto.
Ma  la libertà, nella necessita di negarla, per soppravvivergli.
Solo la libertà.
E ci riuscirà forse solo per un motivo.
Perché il web delle persone libere forse è solo un sogno.
Perché sono le persone che non lo sono.
Libere, univoche, scoperte.
Diversamente sarebbe possibile.
Il “yes, we can”.
Della Libertà.

FranzK.

giovedì 29 dicembre 2011

I sogni che non sai.





Leggo : “Fase due”: crescita.( la "Fase uno" sembra non abbia sortito, almeno fino ad oggi, gli effetti desiderati …..)
Crescita, cosa significa crescita?
Ho riflettuto molto sul suo significato.
Perché la parola in sé, se non è riferita a piante, animali, uomini o a trasformazioni termodinamiche, mi dice poco.
Così ho deciso di approfondire un po', di rifletterci ma non solo.
Mi sono svegliato e ho cominciato a fare un giro per casa.
Dettagliato.
Prestando la massima attenzione a tutto, ad ogni singolo dettaglio.
Camera per camera, oggetto per oggetto.
Da quelli che uso di più, pochi peraltro, a quelli che mi ero dimenticato di possedere.
E, sapendone almeno un po', mi sono immaginato, per ciascuno di loro, la tecnologia per produrlo.
Uno ad uno.
Ho impiegato tutta la mattina per il sopralluogo.
L’elenco lo evito, sarebbe noioso e credo per la maggior parte anche poco formativo.
Lo evito perché mi ha procurato anche una leggera emicrania, l’impegno del tour e relative elucubrazioni.
Ho fissato, come sintesi, un solo pensiero: un mare di energia, da quella fossile, a quella umana, dal petrolio al pensiero a muscoli indolenziti.
Risorse e vite in poche parole.

Pausa panino quasi obbligatoria.

Il pomeriggio ho deciso di dedicarlo ad altro.
Un poco più rilassante.
Mi sono accomodato sul divano e ho deciso di dedicarmi ai ricordi.
Quelli relativi alla mia infanzia.
A quella umilissima abitazione che mi ha visto bambino, in crescita, in quel minuscolo borgo medioevale quasi irraggiungibile.
Ho cercato, scavando nei ricordi più reconditi, di ricostruire almeno nel pensiero, gli oggetti che possedevo allora.
Ho provato a fare un giro virtuale ma lucido al massimo.
L’operazione è stata molto veloce, più del previsto, più di quanto avevo sperato di stare un bel po' accoccolato sul comodo giaciglio.
Allora non avevo quasi nulla.
Neanche giocattoli.
Infatti me li costruivo da solo, sarà per quello che dopo ho fatto l’”inventore” (che fastidiooooo l’aggettivo).
E anche per costruirli avevo davvero pochi attrezzi oltre che troppi pochi anni.
Raddrizzavo chiodi tutti storti trovati qua e là per unire pezzi di legno mal levigati.
Il romantico di quei ricordi è ancora struggente per me.
Altra sintesi: mi mancavano un sacco di cose, e quelle che avevo le utilizzavo ben oltre le loro possibilità, mi mancava quasi tutto anche per costruirmi da solo un semplice giocattolo.
Poche risorse e un sacco di muscoli indolenziti, oltre che il cervello.

Altra pausa, e sono nel posto giusto per farla, stiracchiato sul comodo divano.

Da quasi nulla a  quasi troppo.(il secondo quasi lo metto con riserva).
(leggevo stasera, che nel nostro paese ci sono trenta milioni di abitazioni, pari a circa centosettantasette milioni di locali con circa sessantunmilioni di abitanti …….. una casa vera ogni due persone, circa tre locali a testa …… sarà il caso di costruirne altre? ……..)
Almeno per me.
Almeno per moltissimi di noi.
In una quarantina d’anni mal contati.
La parola “crescita” ha cominciato ad assumere un significato ben preciso ma non ancora soddisfacente.
Non ancora.
Mi manca un perché, chiaro e univoco, un perché oltre la necessità primarie.
In fondo avevo poco ma non sono mica morto, né di caldo, di freddo o di fame.
Anzi sono cresciuto, anche abbastanza felice, sano (cervello a parte) e sereno, istruito e non solo.
Mi manca un perché senza dubbi.
Per dare un senso definitivo alla parola “crescita”.
Cerco domande.
Per speculazione di pochi?
Coercitiva e imposta?
Un obbligo condizionato non necessario?
In parte potrebbe essere ma non mi convince ancora.
Il pensiero si sposta, penso ai miei genitori.
Alla loro vita, alle loro aspirazioni, speranze ……….. sogni.
Sogni, sogni, sogni, ecco la risposta, solo sogni.
Avevano dei sogni e altri, con problemi quotidiani meno pressanti dei loro, ne avevano di più evoluti.
La mia nuova casa è colma di sogni, quanto quella vecchia di misera realtà.
Adesso tutto quadra, adesso la parola crescita mi è chiara, univoca, priva di ombre.
La speculazione è scontata ma non riesce a far nulla senza i sogni di qualcuno.
Nessuna crescita, al massimo mantenimento del privilegio, ma nessuna crescita.

Pausa, devo nutrirmi e pensare ad una soluzione, cosa che a stomaco vuoto mi riesce male, ma esco con la garanzia che per stanotte qualcosa mi verrà in mente, anche fosse solo una fantasia ma verrà, prima di domattina.
Perché il lungo periodo recessivo previsto non è solo nostro, del nostro paese (il solito “cul de sac”, peccato) ma globale, quanto lo sono i mercati e l’economia.
Panino birra e poi cerco di inventarmi qualcosa, fosse anche solo di fantasia, è una promessa.

Panino e birra doppi, poi un po' di assenzio, era necessario.
Ecco, ci siamo.
Credo di avere una soluzione, fantasiosa, chissà poi quanto,( più avanti vedrete che la realtà molte volte supera di gran lunga la fantasia ….. più avanti) ma una soluzione.
Stanotte ho pensato ad una nuova macchina.
Nuova per modo di dire, ma funziona.
È una macchina che permette di teletrasportare le persone.
Davvero, non per finta.
È complessa, comporta il dispiego di tutte le tecnologie esistenti più qualcuna nuova da studiare.
Pensate!
Potremmo vederci in circa cinque minuti, più o meno, in una notte non ce la faccio a fare conti precisi al secondo.
E non toglie nulla a nessuno,anzi aumenta tutti, si potrà interfacciarla a Facebook, decidere se vieni tu da me o viceversa, e comporta l’utilizzo di tutte le tecnologie disponibili, da quella automobilistica a quella aerospaziale, a quella digitale.
Ha un costo approssimativo di circa quarantamila dollari e consuma la metà dell’energia di un automobile, pro capite, si intende.
Penso di avercele fatta.
Non  credete?
Non è un sogno per tutti?
Cinque minuti, e ci vediamo, con costi irrisori.
Penso che dovremo produrne almeno un paio di miliardi tanto per cominciare.( altro che i-phone ….)
Poi ovviamente i prezzi si abbasseranno e aumenteremo la produzione.
Credo di aver rilanciato l’economia mondiale.
Recessione adieu!
Solo con un semplice sogno.
Divenuto realtà.
Possibile, desiderato da tutti, ne sono certo, e finalmente per tutti possibile.
Siete pronti a chiedere un prestito per averla?
La macchina del teletrasporto dico.
Sono sicuro che le banche avranno i soldi da prestarvi, forse anche senza fido.
Ma mi raccomando, c’è tanto lavoro per tutti, dagli Italiani ai Cinesi.
Dovrete darvi da fare però.
Siete pronti per un periodo di crescita?
Vertiginosa.
Secondo il vostro tempo, illimitata?
Siete pronti a lavorare come matti?
Oppure no?
Non ho cambiato modello, sono rimasto al suo interno, come Gordon Comstock.(Orwell – Fiorirà l’aspidistra)
Vorrei solo sapere se voi siete pronti.
Felici.


FranzK.

domenica 25 dicembre 2011

Feisbuk






L’altra sera su invito di un vero amico ho seguito un evento.
In diretta laiv, in striming.
Ebbene parlava di un argomento molto di moda quanto importante : i socialnetuork
E’ stato davvero bello e incredibilmente istruttivo.
I personaggi davvero all’altezza di spiegazioni finalmente chiare e semplici.
Uno spettacolo, in poche parole.
L’argomento appunto i socialmidia, che da quanto ho compreso riguardano lo stare insieme delle persone.
Rimanere in contatto.
Promuoversi piuttosto che promuovere prodotti, dal bisness del “me” a quello di un prodotto aziendale  per intenderci.
I temi e le riflessioni sono stati talmente chiari da crearmi un senso di inquietudine.
In particolare si sono concentrati su feisbuk, il socialnetuork più diffuso al mondo con i suoi settecento milioni di iscritti.
Rassicurando da un lato i suoi utenti riguardo la sua validità ma introducendo temi sospetti.
Se guardate il filmato che vi propongo qui sono certo che sarete d’accordo con me.


la proprietà dei dati ad esempio, il loro becap, gli innumerevoli arzigogoli che devi affrontare per poterti in qualche modo proteggerti.
Con condizioni di utilizzo che sembrano scritte un po' come una legge italiana: cavilli, funzioni nascoste, postille.
Davvero difficile da usare quanto facile da farsi usare.
Tempo fa, quando anch’io partecipavo alla sua torre di babele, avevo avuto strane sensazioni.
Sensazioni e basta non essendo io un esperto.
E seguendo il mio istinto me ne sono andato.
E quando me ne sono andato mi hanno scritto che non avrei mai più tornarci, cancellato per sempre.
Alla faccia della socialità mi sono detto, quando esco dal bar di Iki, non mi vieta nessuno di rientrarci il giorno dopo, ritrovando le persone e i servizi che offre.
Anche dopo un mese.
Ma esisterà il uebduepuntozero?
Il ueb delle persone per intenderci.
E dire che tra pochi giorni la piattaforma di Zucherberg verrà quotato in borsa.
Feisbuk  si dice,è un luogo dove si cucca, dove si prendono fregature a volte, dove se sei troppo triste o troppo politico vieni isolato dalla piazza.
Il socialnetuork per eccellenza, che si appropria dei tuoi dati, delle cose serie o meno che scrivi e che in cambio ti offre una sorta di allegra virtuale compagnia continua, al minimo.
Tipo un deitingonlain comprensivo di ciat  e da un po anche di taimlain dove anche gli uomini maschi non hanno necessità di pagare per trovare femmine, dove le aziende possono fare pubblicità gratis.
Gratis. ( non capisco perché invece una meiling list la devi pagare …….)
Ma se è tutto gratis come può essere quotato in borsa?
Dagli introiti della pubblicità dite?
O dal valore dell’advertaising? Informazioni in altre parole (roba seria l’informazione, attenzione).
Avevo dei sospetti, e quel filmato me li ha decisamente rafforzati.
Avevo delle domande, si sono moltiplicate.
Ricordo una frase dell’intervento che dice che Internet non è feisbuk e feisbuk non è Internet.
E la non reciprocità vale anche per gli altri, per gugol o gagol, plus o non, per tuitter, linkedin, maispeis e chi più ne ha più ne metta.
Prima domanda:
di chi è Internet?
Esiste qualcuno che cortesemente me lo può dire?
Qualche guru del settore,  qualche gik.
Ha un proprietario?
Chi è?
Dove ha la residenza?
Come si chiama?

Seconda domanda:
la correlazione tra le parole social e praivasi.
Non vi pare siano contrari e non sinonimi?
Sono io che proprio non capisco?
Tempo fa (anni fa)smanettavo un po’sui personal compiuter e avevo realizzato un sistema molto semplice per poterli usare social o praivasi davvero in qualsiasi momento, con garanzia centodiecipercento.
Perché mi pareva scontato che entrando in rete equivalesse ad uscire in mutande o anche senza in una piazza pubblica.
Scontato e certo, dimostrato anche da un amico molto bravo che lanciando un semplice programmino mi faceva vedere tutto di quello che facevano tutti.
E certe cose preferivo farle a casa mia, non in piazza.
Insomma il uebduepuntozero è una roba che nel caso si realizzi sarà social o praivasi?
O alla faccia della praivasi  decidiamo per un claudcompiuting su scala planetaria?

Terza domanda:
come si fa a prendersela con il pirtupir quando su tutto il ueb è concesso di avere un identità falsa, non certificata, autocertificata almeno,metà nascosta e metà no?
È come se uno uscisse in strada mettendosi i baffi finti.
È quella la praivasi?
Ho compreso bene?
Lo faccio ma non lo dico o lo dico fino a un certo punto?
Mentre tutti sanno tutto di te?
Anche se ti chiudi in casa con spenta la luce, il telefono, il gas, la tv e tutto il resto.
Anche se quando vai a votare nella gabina ( è anglosassone sono sicuro)elettorale da sempre esiste una semplice tecnologia per sapere per chi hai votato segretamente. ( Quale è? Ma dai siete guru e gik …………. non è il caso che ve la dica io che sono un semplice rimbecillito che non si capisce se vuole fare il poeta, il contadino, il tecnico o il salvatore del mondo).

Potrei proseguire ben oltre con tante altre domande.
Ma mi basterebbe avere risposte riguardo anche solo alla prima.
Mi basta quella.
Non chiedo molto, vi pare?

In attesa vado avanti a scrivere “poesie” sul mio blogh che ha un nome e un cognome, un indirizzo e un numero di telefono, una via e un cap.
Nulla da nascondere, nulla di cui mi possa vantare o vergognare, nulla da guadagnare.
Cosa ha di differente da un profilo di feisbuk  il mio blogh?
Non lo so, il giorno che saprò di chi è Internet ve lo dirò.
Ma so di per certo che i dati sono miei, che non mi tartassano di pubblicità, che a norma di legge (almeno quella) tutti possono sapere di me ma io non degli altri, che mi sembra la vera libertà, non il suo contrario:
nessuno può sapere di me e io tutto degli altri.
Senza dire che se voglio sapere in perfetto anonimato (che non è praivasi ma spionaggio) di qualcuno o di qualcosa su feisbuk  o su qualsiasi alto socialnetuork, basta che mi faccio prestare un accesso da un amico e so tutto lo stesso.
Un bel uebduepuntozero.
Se deve essere il ueb delle persone,meglio migliorare loro prima, al pari di non prendersela troppo con i nostri politici, che, dispiace dirlo, ci rappresentano perfettamente: loro sono noi e viceversa, dagli Scillipoti ( è anglosassone anche questo ve lo garantisco) in giù e in su.
Speriamo di non dover commissariare anche il ueb.

Sapete perché ho scritto tutte le parole anglosassoni in pronuncia italiana?
Vi ricordate Martin Lutero?
Tradusse la bibbia in tedesco e i tedeschi scoprirono di non essere cattolici.
Divennero protestanti, indipendenti, decidendo loro il padrone del loro Internet, (allora la religione lo era) con le loro leggi e le loro regole.
Comprendendo finalmente di chi era quello precedente, le sue leggi, le sue regole.

Finisco con una mia convinzione, sui socialnetuork, sul loro immenso valore anche economico:
la più potente televisione globalizzata e controllata del mondo con i più potenti strumenti di condizionamento e cancellazione del pensiero (e, al pari della televisione, della cancellazione del tempo e dei veri contatti umani: la base indispensabile per pensare – e si sa che pensare è male per certuni, meglio ridere e divertirsi come cantava qualcuno …… e sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam ……. Ma soprattutto se pensiam).

Sono solo un povero rimbecillito, non fateci caso.
Ma ditemi solo una cosa, l’unica:

di chi è Internet?

FranzK.

martedì 6 aprile 2010

La Cattedrale scaduta.




 [http://www.youtube.com/watch?v=Ddw6IvKVeg4]

Il tempo di quei muri si perdeva nel passato remoto.
Nel tempo delle imprese e del rigore degli studi.
Intorno alle luminescenti nuove ere.
Quando ancora non c'era che luce e splendore davanti.
E tantissima energia, da sembrare infinita.
Dentro a quei muri allora vivevano uomini singolari.
Tutti d’un pezzo.
Presi dalla serietà delle importantissime faccende quotidiane.
Della cui importanza erano convinti.
Tanto da essere gelosi l’un l’altro, quasi da non riuscire a parlarsi.

Ognuno di loro si sentiva troppo importante.
Così importante da sentirsi unico nel privilegio di quella custodia.
Perché forse il compito principale era quello.
La custodia della conoscenza.
Custodirla perché allora si pensava fosse una cosa da non dire.
Una cosa segretissima, tanto che poteva farti vincere o perdere una guerra.
E pensare che la conoscenza nasce dalla condivisione.
Come può vivere nel segreto?
Nel silenzio?
Muore in quel modo.

Ma allora si pensava in un altro modo.
Non potrei immaginare un Web allora, se non per fare la guerra.
Magari è così anche oggi ma almeno ha il buongusto di una differente apparenza.
Così quello che oggi puoi sapere con un paio di clic allora era tabù.
Era fonte di ricchezza o povertà, di miseria o di onore.
E quei piccoli uomini tutti vestiti in nero andavano e venivano laboriosi e silenziosi come formiche.
Convinti e gelosi del loro agire.
Della loro incorruttibile omertà.
Avanti e indietro dalla cattedrale.
Della conoscenza.

Io arrivai là in un tempo di transizione, molti anni dopo la costruzione delle sue fondamenta.
Il tempo relativo al passaggio dai movimenti delle formiche a quelli dei quanti di luce.
Che fortunatamente e almeno apparentemente non serbano più segreti.
In un momento dove è necessario che tutti li conoscano, per poter trovare il modo di sopravvivere.
Non per fare strane carriere come al tempo degli omini neri.
La cattedrale sarebbe stata ricostruita, ai tempi del mio arrivo.
Dalle sue grigie ceneri per divenire cristalli indistruttibili.
Ancora una volta l’indistruttibilità, l’assoluto.
Ancora una volta proprio come allora, ricostruita su una solo appena più moderna arroganza.
Quindi con un altissimo rischio di un’altra demolizione.


Mi affidarono un compito preciso una volta giunto in quel luogo.
Un compito vitale per la cattedrale.
Un compito affidato a pochissimi anche durante il tempo del suo massimo splendore.
Non mi affidarono il compito di custode.
Di bibliotecario.
Ma di padre e di madre.
Di nuova conoscenza.
Avrei dovuto produrre conoscenza nel silenzio, nel buio e nella gelosia mia e degli altri.
Una delle prove più difficili alle quali la vita mi abbia mai sottoposto.
E che ancora adesso, nonostante tutto quelle che accadde in quegli anni, non sono certo di avere superato.

Il mio agire, la mia opera non riuscì alla fine ad impedire il peggio.
Anche se questo era già stato determinato in precedenza.
Mescolando l’arroganza e l’omertà con la calce e il cemento.
Anche i suoi cristalli infrangibili non riuscirono a proteggerla.
Dai quanti di luce sempre più veloci.
Che rimbalzavano tra altri cristalli meno infrangibili ma meglio usati di un mazzo di fibre ottiche.
Avanti e indietro sempre a più bit, a decifrare completamente tutte le chiavi, i segreti.
A portarli in giro per le case del mondo.
A tutti gli uomini del mondo.

Per far loro un dono.

La speranza di salvarsi.

Franz.K

martedì 23 marzo 2010

Uovo di Colombo.




 [http://www.youtube.com/watch?v=a_vwxSZzVQs&feature=related]


Ho deciso.
Ieri.
Un po' all’improvviso.
Senza alcun sensato motivo.
E sono entrato come ultimo clandestino in un social network.

Persone che si cercano.
È affascinante.
Persone che non si conoscono proprio.
E si cercano.
Ci deve essere un motivo.

E continuo a pensare che l’energia sia Tempo.
Continuo a studiare e progredire modelli.
A dimostrarli.
In significati che divengono ogni giorno meno astratti.
Il Tempo come contenuto e non come contenitore.

E nei social network c’è tempo.
Tanto tempo.
Quindi anche tanta energia.
L’energia degli uomini.
Della loro intelligenza.

Ne sono convinto.
Al di là di qualsiasi speculazione.
Secondo il mio particolare punto di vista.
Dentro a quella necessità di comunicazione, di contatto, di scambio c’è la ricerca di un necessario nuovo.
La tecnologia del pensiero forse.

È da tempo che ne ho le prove.
E la tecnologia non è complicazione.
Non è valore aggiunto di spreco.
Non è conservazione della passata infelicità.
La tecnologia è il risultato semplice di intelligenze non semplicistiche, intelligenze multitasking.

La tecnologia non studia fenomeni ma soluzioni.
I fenomeni sono relativi alla Fisica.
Agli alfabeti matematici.
Alle certezze scientifiche.
Anche se fornendo soluzioni cambia i fenomeni.

Ho una strana sensazione.
Una buona sensazione.
Anche se è un processo agli inizi, quindi ancora un po' confuso.
Ancora all’affannosa ricerca dei meccanismi più efficaci ed efficienti per divenire chiaro.
La sensazione che le future necessità degli uomini passeranno sempre meno da oggetti.

Da cose.
Da complicazioni.
Da meccanismi.
Da imponenti trasformazioni energetiche.
Da colossal e mistificazioni.

E passeranno sempre di più da intelligenza capace di semplicità.
Capace di comprendere “per cosa”  prima che “quanto”.
E l’impresa è davvero storica.
Forse è per questo che ci stiamo cercando.
Per unire le forze del nostro tempo e del nostro pensiero.

Motori neurali.

Per vere tecnologie avanzate.

Quelle dell’indispensabile  semplicità e stupore “dell’uovo di Colombo”.

Franz.K

mercoledì 10 marzo 2010

Web 10.0.




 [http://www.youtube.com/watch?v=fBLErilyiKM]


Sapete cosa dicono di noi in Australia?
Gli aborigeni Australiani?
Di noi popoli con l’auto, il frigo e la doccia calda?
Dicono che siamo dei “mutanti”.
Esseri che si sono allontanati dalla verità della natura.
Dalle sue leggi.
Dal suo “sentire”.
È tempo che cerco nell’arcano alcune verità.
Alcuni spunti.
Perché temo che sia caduto qualcosa per la strada.
Temo possiamo averlo perduto.
O almeno non troppo considerato.

Gli aborigeni Australiani sono convinti di una cosa assurda.
Che si possa comunicare senza parlarsi e vedersi.
Da lontano.
Sono convinti che gli uomini sono parte di una rete.
Come i telefoni di qualche sera fa.
Sono convinti che anche soli, non possono non interagire e dipendere dall’insieme di tutti.
Credenze arcaiche, molto simili alle più avanzate teorie delle leggi e della matematica del caos però ......
Però ...
Uomini parte di una rete …… uomini che costituiscono una rete.
Affascinante.
Uomini che possono comunicare con il pensiero, ovvero con la vera origine e destinazione del comunicare.

Ne parlavo con una persona l’altro giorno.
Credo mi abbia preso per matto più del solito.
Anche se io devo capire.
Perché un popolo così primitivo sente la necessità della comunicazione?
Non è una caratteristica di noi mutanti questa necessità?
Non siamo noi che abbiamo faticosamente inventato il telefono, scoperto le radiofrequenze, messo in piedi la più grande rete di comunicazione senza limiti con il web?
Non è la nostra tecnologia che ha permesso tutto questo?
Questa arsura di comunicazione non può essere loro.
Che poi dicono sia possibile senza neppure un chippino.
Senza un codice assembler e un adsl veloce.
Senza cavi, né onde elettromagnetiche.

Però sul fatto che abbiamo la necessità di comunicare hanno ragione.
Mi sembra di essermi accorto di una cosa ultimamente.
Che lo status sociale sta passando dall’automobile con il muso lungo (attente donne agli uomini con auto dal muso lungo ….) alla quantità di amicizie collezionate su Facebook.
Sembra che la ricchezza e lo smalto sociale stiano per subire una rapida svolta.
Dal ricco di ricchezze, al ricco di considerazione.
Di credibilità.
Di successo sociale nel senso stretto della socialità.
Decisi in piena libertà.
Perché nei social network puoi dire che manchi tutto ma non libertà.
Puoi dire che la media è bassa e quindi non partecipare.
Ma non puoi dire che tu sei fuori da quella media.
Puoi dire che temi di affrontarla.

Puoi dire di evitarla per evitare confronti.
E quindi eventuali delusioni.
Perché a volte crediamo di essere molto di più di quanto poi in realtà siamo.
Fino al confronto possiamo essere convinti di essere i più belli e i più bravi.
Dopo non lo so.
Io credo sia un passo avanti eccezionale.
Il fatto che il muso lungo di un ammasso di rottami conti meno del rapporto con delle persone.
Persone.
Non cavi, come dice da anni un mio illuminatissimo caro amico.
Persone.
Pensieri, desideri, tendenze, opinioni.
Persone con un nome e un cognome.

Con desiderio e necessità di comunicare.
Di cosa è il comunicare.
Quale il modo per farlo.
Per mettersi in contatto.
Per scambiarsi parole, musica, immagini, appuntamenti, appartenenze.
Per scambiarsi emozioni in piena libertà.
Per cercare faticosamente di capire cosa è questa necessità di stare "cablati".
Non cavi, non chip.
Persone, emozioni e il “sentire” di un “contatto”.

Meglio che mi fermo.
Temo una cosa.
Che il futurismo di un web 10.0 sia tanto vicino alle persone quanto lontano da cavi e chip.
Sempre di più.
Sempre più facilmente.
Con sempre meno tecnologia.
Con sempre meno economia fossile.

Forse è il caso di fare un viaggetto.

Nell'emisfero australe.

Franz.K 

lunedì 1 febbraio 2010

Trasferimenti energetici.




 [http://www.youtube.com/watch?v=RwCR1FpbnhQ&feature=related]

Comincia  un nuovo mese, il secondo, dall’inizio di questa nuova sperimentazione.
Che  mi sta davvero divertendo e portando molte conferme e soddisfazioni.
Che il “bivio” fosse una giusta scelta?
Il Tempo, almeno a me, come suo degno amico, sta fornendo un buon verdetto.
Il detto magico? "Il Tempo non da tempo, piano, piano, in fretta, in fretta"!

Vorrei introdurre, con la nuova mensilità, un tema un po' particolare.
Oltre il previsto forse.
Più che Fisica, un suo bordo.
Riguarda l’Energia, la sua natura, il suo trasferimento.
Per quello che sarò in grado di divulgare, non oltre ovviamente.

Con l’intento però di discuterne per casi pratici.
Molte volte anche in lettura trasversale di qualche mio racconto del “nonsense” che non smetterò certo di scrivere..
Con la consapevolezza che tutto questo continuerà ad essere un gioco per pochi e di scarso interesse pubblico.
Non potrà mai fare concorrenza ne al Grande Fratello, né a Quark per intenderci.
Non parliamo del reale fascino di Facebook piuttosto che degli spicci e tristi teatrini del politichese.

Non è merito ne colpa avere origini che privilegiano altri interessi.
È unicamente natura.
Quanto non può essere colpa il limite della personale cultura e conoscenza.
Ma chissà che non riusciremo a continuare a trovare motivo per qualche birra in compagnia intorno ad un bel tavolo di legno massiccio.

Con qualche bella sorpresa magari, nell’immediato futuro …

E comunque sempre al solito posto.
Mi raccomando!

In  attesa che la bella stagione ci apra nuovi inaspettati orizzonti.
Promesso.

Franz.K

venerdì 8 gennaio 2010

Istruzioni per l'uso.



 [Per ascoltarlo]

 [Sfondo sotto-voce (Min) + Video View]
 [http://www.youtube.com/watch?v=JQRvkXzukpk]

L'intendimento, almeno "tecnico", di questo sito-blog, è di poter condividere, in tempo reale, un testo scritto, una voce di lettura, della musica, e delle immagini, in un mix che possa risultare al massimo personale e personalizzabile.

Almeno nella scelta dei messaggi sensoriali disponibili.

Un esperto, sarebbe riuscito sicuramente a realizzare tutto questo con un semplice ed unico widget, ma io che sfortunatamente esperto non sono, ho cercato di realizzare il mio intendimento con i mezzi che ho trovato nel web, per quanto in esso so cercare..

Ad ogni post, o almeno a quelli che ritengo sia utile, consiglio una musica di sottofondo, un video, delle immagini, che ovviamente vogliono essere, al massimo, una personale proposizione.
(che bello sarebbe sapere "la vostra" ..!).

Per quanto riguarda l’ascolto del testo scritto [Per ascoltarlo], è sufficiente cliccare sul tasto a destra del player verde di Vocaroo posto all’inizio del post.

Per la musica di background, che chiamo [Sfondo sotto-voce],cliccare con il tasto destro del mouse il link sottostante e selezionare “apri in nuova finestra” e automaticamente partirà il file, di cui sarà necessario settare il volume.

Che indicherò, secondo la mia proposizione, con “Min” o “Max”, dopo la scritta [Sfondo sotto-voce] e, il cui intendimento, mi appare di semplice comprensione.

Nel caso sia indicato anche [Video View], si consiglia l’ascolto della lettura con sottofondo musicale e di immagini contenute entrambe nel file del link.

In tal caso si consiglia di settare il video multimediale a "schermo intero" e seguirne da questa schermata, la lettura, l'ascolto e la visione.

Per eventualmente osservare una presentazione di fotografie, troverete indicato [Slideshow], ed il relativo link, che dovrà sempre essere selezionato con il tasto destro del mouse in, “apri in nuova finestra”.

Si consiglia, come sopra, di seguirne da questa schermata, la lettura, l'ascolto e la visione.

Alcune volte potrò consigliare anche un particolare profumo o sensazione tattile a cui dovrete, per il momento, provvedere secondo le risorse “analogiche” a vostra disposizione.(!)

Chissà che presto sia possibile tutto il desiderato, nel modo più semplice, con il minor dispendio energetico.

Sperando queste mie indicazioni siano stati utili vi auguro buone emozioni!

Franz.k

giovedì 7 gennaio 2010

Un bivio




Circa un anno fa, (era aprile per la precisione) sollecitato da un amico ho cominciato la mia nuova “carriera” di blogger.

Tutto sommato è stata e continua ad essere una bella avventura, al di là di tutti i dubbi della reale libertà del web.

Ammetto che me ne sono formati davvero molti.

Tanti quanti quelli fuori dal web anche se un illusione di libertà dove la trovo comunque?

Non di certo nel passato del “una volta era meglio” di coloro che temono il nuovo (e continuano a nascondersi e a nasconderci nel silenzio ….), e neppure nelle esagerate certezze degli altri, che nel nuovo contemplano certezze di  reali opportunità, a “pari opportunità”.

Non credo assolutamente sia vero e possibile.

Come non credo sia vero che, ad esempio, alcuni argomenti possano essere di "largo" interesse.

Oppure (che inganno queste continue illusioni di onnipotenza!) che gli uomini possano avere il tempo per fare tutto, figuriamoci per leggere tutto quanto il web può contenere!

E’ questa la reale ragione che mi spinge a proseguire, addirittura raddoppiando.

Quello di non aver avuto “successo, incredibile vero?

“I costi del fallimento sul web sono davvero bassi …… anche in termini di tempo ….. qualche mese, un po' di buona volontà e saprai di un fallimento o del suo contrario ……” mi spiegava tempo fa il mio Virgilio informatico ….con perfetta conoscenza e certa cognizione.

E aveva ragione, ovviamente.

Per me, pian piano le cose però sono cambiate o semplicemente, nell’esperienza del vissuto, ho scoperto cosa realmente poteva rappresentare, per me, la fatica della condivisione di alcuni miei pensieri.

Fuori dai social network, ai quali per il momento resisto e sopravvivo,(solo per il momento) mi fa davvero piacere, alcune sere, con i pochissimi rappresentanti del mio piccolissimo numero di Dumbar, davanti ad un fresco boccale di birra, ritrovarmi a discorrere, di persona, dei temi affrontati, meditati, e descritti secondo almeno il mio punto di vista.

Quindi nessun diario, nessuna lavagna e tanto meno passione per qualcosa, o desiderio di successo.

Semplicemente un bel barattolo di tempo, dove poter ritirare alcuni pensieri.

Sparsi qua e là.

E il tempo si riferisce a quello che è servito non tanto a formarli quei pensieri ma, nello scritto, a meditarli e quindi a renderli nella loro imperfezione o anche errore, almeno veri.

"Verba volant …", con troppa velocità vorrei aggiungere io.

Quindi non voglio perdere troppo tempo e proseguo, continuando a voler partire da pensieri meno veloci e quindi scritti..

Con piena coscienza di tutte le condizioni del web e della natura degli uomini: non per tutti e non per il poco tempo di tutti.

Ma la vita è questa.

Quella che già era quella dei padri, non differente per nulla da essa.

E noi abbiamo dobbiamo vivere la nostra.

Cercando, quantomeno, di “lasciare una traccia” di comune utilità anzi, di utilità e basta.

Un bivio dunque.

Che pretende di decidere su alcune cose, e di confermarne altre.

Sperando di non dovere cambiare eccessivamente la direzione ......

Franz.K