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domenica 20 gennaio 2013

Sogni da Sognare.

























https://www.youtube.com/watch?v=X2UbMvw4QPU


Leggo, dopo un po' di tempo.
Dopo un bel tempo, una primavera in inverno.
E leggo parole che ne rappresentano il tripudio.
Sognare per vincere.
Apre il cuore per una volta.
In mezzo a mille miserie intellettuali che divengono poi miseria per tutti.
In mezzo al frastuono del raziocinio della “concorrenza”.
Che suona non troppo diversa da corruzione.
Per tanti, troppi versi.
E per me non conta chi lo dice, come per i più.
Conta solo cosa significa e quanto è semplice o difficile realizzarlo.
Perché ha radici in noi, nel profondo di noi, nessuno escluso.
Questa è davvero la ricetta “anticrisi”, anche se ho mille timori a riguardo.
Perché temo che la “crisi” in fondo non spiace, e attende solo il ripetersi di un'altra ondata di “riprese” che riporteranno solo ad un groviglio peggiore.
Il sogno per vincere va ben oltre la “tecnologia”, e quando a dirlo è un tecnologo beh ….. pensiamoci.
Finalmente leggo : ” non hanno buoni prodotti” ….. non quanto costano.
E anche se la notizia è di settore va ben oltre qualsiasi gabbia settoriale.
Perché credo che sognare è avere la forza di uscire dagli schemi, antropologicamente falliti al momento.
Perché credo che sognare pretenda cambiamenti interiori.
Perché credo che non sarà mai un voto politico a poter cambiare nulla.
Perché credo che nei sogni c’è tutto il rischio e il bello del vivere.
Perché sognare non è per “sognatori” ma per  “illuminati”.
Perché è l’unico modo per realizzare grandi necessari cambiamenti.
Esce dagli schemi.
Supera barriere culturali.
Distrugge grigi palazzi per costruire splendidi arcobaleni.
Cambia “garanzie” in “certezze”.
Due cose opposte.
Sono folli quelli che non sognano.
Lo sappiamo, è conclamata anche dalla conoscenza scientifica.
Ma passano per folli, nel regno della follia, i “sognatori” ……. coloro che vedono con altri occhi.
Umani al minimo.
Abbiamo tutte le soluzioni possibili, tutte le risorse intellettuali, tutte le infinite variabili disponibili eppure ……
Non vogliamo sognare.
Dedichiamo ad altri il nostro sacrosanto diritto di scelta, ci lamentiamo ma non riusciamo a cambiare.
Qualsiasi scelta politica continuerà a darti la “multa” solo per incassare denaro.
Qualsiasi legge non cambierà i veri confini di sconfinate appartenenze.
Qualsiasi insistente legame con le certezze della sola “logica” continueranno a farci vivere come scimmie.
Qualsiasi “dominio” non sederà fino alla morte il suo “diritto”, la sua “burocrazia”.
Così ci lamentiamo ma non siamo capaci di cambiare.
A prescindere da tutti i possibili cambiamenti.
Preferiamo una “serena” morte logica ad un luminoso, possibile vivere.
E quanto lavoro ci sarebbe da fare in tal senso  …….
Quanta riduzione della disoccupazione ……
Per poter sognare è necessario essere felici.
E solo la felicità può riprodurre se stessa.
Non importa se nessuno vuole sentire questa parola.
Non importa se è considerata solo come impossibile realtà.
Produrre felicità, provare a produrne sarebbe davvero un “prodotto interno netto”.
Finalmente.
Un valore vero, al quale tendere almeno.
Non si può essere felici senza sogni.
È dimostrato il contrario: sei certo dell’infelicità con le illusioni.
E noi viviamo nel regno delle illusioni.
Non in quello dei sogni.
Sognare per vincere.
Non per una “Ferrari” o “Miss Mondo”, ma per la vita.
Perché queste sono davvero illusioni.
Ologrammi.
E non sono felicità.
È solo roba vecchia, trita e ritrita.
Come la pensione, le vacanze alle Seychelles, i mutui per una casa da lasciare ai figli, sotto forma di debito senza fine.
E non è chiusura il sogno vero, ma credo il suo vero contrario.
È vera energia liberata, con un elevato contenuto di entalpia di intelligenza.
È la capacità di vedere e il coraggio di credere.
Al di fuori di ogni speculazione economica, culturale e intellettuale.
Un vero dono.
L’unico credo che può davvero produrre “ricchezza” senza spreco.
L’unico per il quale forse vale la pena di lavorare sodo, solo in un modo diverso.
Senza martelli , incudini e falci.
Che non siano quelle del solo coraggio di vivere e confrontarsi con lo specchio che riflette la nostra identità.
Prima di qualsiasi identità altrui.
Vorrei chiedere a Larry Page, CEO di Google, padre di queste dichiarazioni,se è possibile avere un piccolo chip, una micro sd, qualcosa insomma, da indossare di notte per poter registrare i miei sogni. (non è un sogno anche questo? ….. possibile …….).
Per poterli condividere, confrontare.
Sognare è una cosa da grandi non da neonati.
È un atto di responsabilità, per il quale un uomo diviene un Uomo.
Una donna una Donna.

Il futuro qualcosa di finalmente sensato.


FranzK.

martedì 30 ottobre 2012

Risorse & Verginità.



















http://www.youtube.com/watch?v=i2NTuRqe4qM



Tempo fa, mi sembra passato un secolo, scrivevo a proposito dell’energia e della felicità.
Scrivevo dell’efficienza, provavo a scrivere, oltre che a dimostrare, di quanto essa non sia miseria ma il suo contrario.
Meno spreco = più consumo, consumo come fruizione di un bene, definendolo “valore” per produrre altro bene, più evoluto, altro valore più raffinato e congruo con la nostra strada obbligata.
Spreco come uso errato di una risorsa che come tale è un valore “finito”, non infinito.
Forse non riuscivo a trattenermi da un piccolo accento polemico, temo arrogante a volte.
Era solo un tema, non chiuso in se stesso, ma dati i tempi, un tema che ritenevo importante.
Non interessava a nessuno o forse disturbava troppi, non importa, è necessario essere “cool” e non è per tutti.

Parlavo  dell’esempio dell’isola di Pasqua, “Rapa Nui”, della sua misera fine.
Aveva tutto quell’isola , proprio tutto.
Era un luogo dove si viveva felici con tutto il necessario .
Un luogo pieno di risorse insomma, di quelle “rinnovabili” oltremodo, se ne rispetti la natura, il tempo perché la fotosintesi clorofilliana possa rigenerarsi.
Sono riusciti a farne un deserto per ergere statue sempre più alte in onore di un “Dio”, quello degli sprechi.
È passato tanto tempo da allora, sono solo cambiati gli dei forse, non gli impulsi, le fregole umane …. e non sono un “verde”, sono solo un piccolo uomo con i suoi piccoli occhi.
Oggi ho letto una notizia che sembra non abbia nulla a che fare, ma non sono sicuro della sua estraneità.
Quanto meno per quello che ha suscitato in me.
Leggo di una donna, non l’unica, che ha messo all’asta la sua verginità, per una congrua cifra.
L’asta è stata vinta da un giapponese, che pagando profumatamente, potrà dire : “ sono stato il primo”.
E lei, dopo potrà viaggiare, fare provini cinematografici, studiare, vivere insomma e dati i tempi, direi bene, vista l’entità della cifra battuta.
So che qui nel web si è parlato molto dell’argomento, in tutti i sensi.
Io non voglio tentare l’originalità, che non mi appartiene di sicuro come qualità, ma solo fare qualche considerazione, neppure troppo lucida.
La notizia mi ha rimandato alla crisi economica, non so perché, una visione forse e basta.
O forse no.
Questa estate ho visitato la Russia, la Russia ho detto, attenzione, non l’ex Unione Sovietica.
Ho parlato con molte persone, ho guardato, ho girato un po', per il poco tempo della mia permanenza e quello a  disposizione per girare.
Ho visto cose che in un precedente viaggio in Bielorussia nel 1994, sono risultate inimmaginabili.
Ma appunto mi dicono che la Bielorussia non è la Russia, è solo una colonia, anche adesso.
Un po' come la Grecia e la Germania , oooppps, scusate, l’Europa …….
In una parola ho visto una infinita ricchezza.
Risorse che nell’uso sconsiderato e nello spreco senza riserve, sembrano proprio infinite.
Teleriscaldamento per migliaia (non cambierebbe fossero solo centinaia) di chilometri con tubi leggermente coibentati e avvolti in una sottile lamiera completamente schiacciata, aria irrespirabile, acqua imbevibile, ville da mille e una notte.
Acqua calda sempre aperta, lampadine mai spente.
Mi è stato detto che costa poco ……… qualche euro al mese ……. senza contatori …………
Il solito valore numerico del denaro, non quello del tempo, del finito e dell’infinito ……. uomini della finanza spiegatemi per favore.
Comunque ho pensato : fortunati loro, loro che abbiamo pensato come poveri per tanto tempo quando noi non abbiamo mai avuto proprio nulla e siamo diventati “ricchi” o abbiamo solo creduto per un po' di esserlo.
Non abbiamo nulla di risorse intendo, abbiamo solo grandi necessità ma nessuna risorsa o davvero poche.
Come avrebbero potuto essere coinvolti i miei interlocutori cirillici in un discorso di efficienza?
Hanno tutto, sono in pochi, gli sprechi insensati li abbiamo fatti anche noi che non avevamo nulla …… e in proporzione al territorio, proprio come i Giapponesi viviamo in un formicaio.
Tornando in Italia, forse per la prima volta, ho visto con altri occhi un paese davvero povero, un paese senza nulla.
Di risorse intendo, di quelle primarie, del petrolio, del gas, dei 108 elementi della tabella di Mendeleev ….. di quelle che nel mondo imperiale della finanza, e nel mondo in generale ti fanno ricco.
Tornando qui, dopo pochi giorni di opulenza e spreco di risorse, la domanda ricorrente è stata: ma cosa abbiamo noi?
Esigenze, necessità, nessuna risorsa che sgorga libera dalla madre terra almeno quella che è “nostra” di diritto.
Chissà se è per questo che con poco grano siamo diventati bravi a fare la pasta ……
Piuttosto che le altre cose ( poche forse) che siamo bravi a fare con le mani e con la testa perché abbiamo solo quelle.
L’unica risorsa.
E nel troppo poco (e ormai molto superato) di quelle volenterose mani e di quelle contaminate e quindi evolute teste abbiamo avuto la necessità di vendere anche altro.
Come molti altri che non hanno nulla,  e che quindi “dipendono” da chi possiede le vere ricchezze, quelle libere delle terra che calpesti e affermi come “tua”.
Ci siamo venduti sempre e con chiunque ci potesse pagare, e non è legge del libero mercato , della domanda e offerta … qui Adam Smith temo abbia poco a che fare …..
È solo necessità di chi non ha nulla o troppo poco.
 Così abbiamo inventato mille verginità , mille imeni: da portaerei del mediterraneo a improbabili unità per  protezione da eventuali invasioni islamiche e mille e mille altre cose, mille altre verginità.
“Ognuno dà quello che ha” scriveva D’Annunzio scaricando cioccolato e caramelle su Vienna dopo che gli Austriaci avevano scaricato il loro sterco su Milano ……..
Sfortunatamente gli austriaci sanno fare l’acciaio, i nostri cioccolatini li compriamo in Cina contraffatti ….
E forse è proprio solo così.
Ognuno ha la sua singolare verginità da vendere, sotto forma di gas in cambio di elicotteri personali gratuiti, ville in Sardegna e belle donnine disponibili, piuttosto che bei palazzi antichi e pieni d’arte, fino alle pizze e ai mandolini, a Celentano che recita Shakespeare e Al Bano che insegna italiano nell’ex cortina di ferro ……..
Non credo esistano problemi di etica o morale.
Solo e soltanto necessità.
E ognuno per compensarle, risolvere, vende ciò che ha, seguendo la necessità di altri disposti a pagare per risolvere le loro.
Verginità solo appena differenti e rinnovabili, oltretutto, secondo le tendenze del momento.
Può esser gas o intelligenza, dipende dalla contingenza storica …..
Imeni rigenerabili insomma, basta trovare il giapponese giusto, basta che ne esista almeno uno in quel momento che abbia la sua fregola, ti ripaga un'altra volta solo per poter dire “ sono stato il primo”. ( e non gli interessa poi molto che l’imene sia solo chirurgia plastica …).
Come per l’ultimo re di Rapa Nui che offriva al suo Dio la statua più alta, un altro imene rigenerato, e la fine di un paradiso e del suo popolo.
Chissà ……. pensavo …… (dai pensavo per modo di dire …… )
Chissà se le risorse avessero un copyright “creative commons”.
Patrimonio di tutti, patrimonio dell’umanità.
Chissà che non troveremmo prima la strada, non la via d’uscita.
Dalle crisi, da orizzonti scuri.
Tutti insieme perché siamo legati tutti insieme da un unico destino, sorte, compito.
Ma forse anche l’imene di tutte le donne dovrebbe avere gli stessi diritti, doveri.
E non sono affatto sicuro che potrà mai essere così.
Temo di no.
Anche per loro, proprio come per noi.


FranzK.



domenica 26 febbraio 2012

Gli Uomini Cuccioli.






Avevamo scalato la montagna.
Con tanto sudore e fatica.
Costeggiato quel bellissimo lago.
In alto, a strapiombo sulle sue acque immacolate.
Fino in fondo.
Dove il sentiero scendeva fino alla sua superficie immobile, fredda, calma.
Diradandosi in una piana incantata, attraversata dal piccolo rivo che lo alimentava scendendo dal ghiacciaio.
In mezzo ai larici, al profumo della loro lacca.
Tra le tane di marmotte fischianti e piccoli giardini di fiori speciali.
Lontano da tutto, da tutti.
Scegliendo accuratamente il luogo dove proteggerci, riposare nelle notti che avremmo trascorso in quel luogo.
Il mondo avrebbe rimandato i suoi ricordi solo attraverso le luci della diga.
Appena il sole sarebbe balzato al di là della vetta più alta.
Luci che non avremmo potuto mai raggiungere senza la luce, solo luci di ricordi.
Di un mondo lontano, ormai irraggiungibile, quasi dimenticato.
Gli uomini cuccioli erano contenti e un po' intimoriti.
Felici del paradiso raggiunto, inquieti per aver abbandonato tutte le certezze, le comodità, le sicurezze del mondo delle luci elettriche, ormai irraggiungibili, lontane, sulle alte torri della diga, come totem a ricordo di arcane divinità.
Non avremmo potuto tornare indietro, non più.
Dovevamo accontentarci del paradiso.
Almeno per qualche giorno.
Obbligati ad affrontarlo, a comprenderlo, a viverlo.
Il paradiso della bellezza e dell’incertezza, delle albe rassicuranti, dei tramonti senza luce, pieni solo del silenzio del buio e delle inquietanti voci degli animali del bosco.
Ero il loro Peter Pan.
La loro guida, per quei cinque uomini cuccioli.
E non potevo far trapelare loro le mie uguali gioie, le uguali preoccupazioni.
Solo pensieri felici, per poter volare.
Abbiamo costruito insieme la tavola rotonda, per i cavalieri della notte..
Fatta di rocce antiche, ma salde, una tavola con al centro un braciere per scaldarci, e sedie intorno.
Di rocce antiche e salde.
Erano felici e laboriosi gli uomini cuccioli, nel cercare, nello scoprire il “pezzo” giusto per la tavola rotonda.
Per la notte che sarebbe arrivata, per il suo buio, per le sue paure, il suo freddo, i suoi silenzi e rumori.
La notte del paradiso, che quando scende il sole sembra divenire inferno.
Abbiamo raccolto legna secca, tutta quella che abbiamo trovato.
Per esorcizzare l’inferno e il suo freddo.
Non sono mai stato il loro comandante, solo il loro Peter Pan.

Raccolti intorno al fuoco, nella notte fonda, ho raccontato loro storie e inventato filastrocche.
Di paura anche, per non averne, perché è fatta di nulla la paura, anche nel freddo buio della notte del paradiso.
Adesso sono uomini.
Non più cuccioli, sono cresciuti.
Con dentro quel ricordo perenne, dopo essere tornati dai totem elettrici.
Io?
Non sono cresciuto, non posso farlo.
Peter non può crescere, può solo cercare di avere pensieri felici per poter volare, e far volare.
Uomini cuccioli o uomini cresciuti.
Sono rimasto Peter Pan.
Nella mia piccola isola di inferno e paradiso.
Senza più alcuna necessità di totem elettrici, neppure all'orizzonte.


FranzK.


giovedì 9 febbraio 2012

Perchè non si può?






Perché non si può cambiare?
Perché nessuno o proprio pochi hanno il coraggio di dire che è il modello che non funziona più?
Il modello basato sul sempre di più, sul Pil.
Con radici in una finanza selvaggia e priva di scrupoli, che sta finendo per non riuscire più a produrre nulla di buono.
Basta scherzare su questi argomenti, quello che stiamo vivendo è tutt’altro che uno scherzo, una passeggera “crisi”.
Con radici in una finanza serva dei poteri delle risorse, quanto padrona di qualsiasi politica.
Non è uno scherzo stampare soldi che non hanno controvalore reale, non può essere un gioco.
Ci sono intere generazioni che stanno morendo di speranze in qualcosa che non ci sarà mai più.
Quando?
Temo per semplice e razionale visione della realtà, troppo presto.
Ma è la verità il terrorismo o lo è la menzogna?
Una verità che deve credere profondamente nella speranza ma non può annegarsi nel veleno dell’incapacità totale di cambiare davvero.
Questa è follia, perpetrata tutti i giorni senza nessuna capacità di arrestarla, senza alcuna vera coscienza di automatismi che sono divenuti perversi oltre che pervertiti.
Il colore è grigio scuro tendente al nero, si parla di rigore, lo si impone basta che non cambi nulla.
Secondo il mio umile parere questa è morte allo stato puro, perché non è il rigore l’equità o chissà quale altra “cattolica” buona intenzione che può allontanare il baratro.
Smettiamola di scherzare, e proviamo a cambiare davvero.
Perché, mi chiedo, nessuno ma proprio nessuno vuole mettere in discussione il sistema redistributivo basato sul “lavoro”?
Quando siamo divenuti talmente bravi che abbiamo capacità produttive che superano senza limiti quelle che poi abbiamo da consumatori?
Perché nessuno si pone un problema vero e serio che, a questi ritmi, ci porti dritti a una Rapa Nui, non desertificata, ma colma di immondizia?
Desertificata nelle risorse energetiche primarie trasformate in inutile e, senza energia, senzaa alcuna possibilità che resti tale.
Mi chiedo ancora perché un modello non può essere fondato sulla vita e sull’intelligenza, non può rallentare, non riesce a fermarsi un momento a ragionarci sopra con un minimo di serietà.
L’unica energia di cui abbiamo immensa necessità, in questo momento è quella del pensiero.
Libero.
E cambiare si può, basta che lo si voglia davvero.
Basta la sufficienza di smettere di essere zombie o burattini travestiti da intellettualoidi plurilaureati, quanto legati a tripla catena con chi di scrupoli non se ne fa nemmeno uno.
È la vita che dobbiamo promuovere, non i posti di lavoro.
Il pensiero non la crescita dell’immondizia da Pil.
Anche quella da bolle finanziarie che sono in grado di quotare in una borsa solo speculativa e dissennata un Facebook cento miliardi di dollari mentre Benetton se ne scappa da quel luogo tranquillo e sereno.
E smettiamola di scherzare su questi argomenti, smettiamo di disonorare la nostra natura piena di virtù.
C’è solo una cosa che deve “riprendersi” per evitare riprese catastrofiche.

Il pensiero.

Libero.

FranzK.

venerdì 30 dicembre 2011

Lotto armato.





Tempo fa, in tempi non sospetti, scrivevo due paole riguardo al gioco d’azzardo.
Senza approfondire numeri .
Ieri sera, nella consueta lettura di un giornale, trovo in prima pagina appena sotto al “crescitalia”, la notizia molto dettagliata riguardo una malattia con febbre, virale.
Comprensiva di tutti quei numeri che avevo tralasciato.

Scrivevo allora:

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……… ebbene tempo fa, tra un pensiero e l’altro mi ero posto una domanda a riguardo cosa potesse unire davvero, nel caso di una vera difficoltà, il nostro paese …. ( forse non solo il nostro) cercando di escludere dittature o cose simili. 

Ci ho pensato davvero molto poi, tra un pensiero e l’altro, e all’improvviso un paio, forse tre mesi fa, mi si è presentata come d’incanto la visione della soluzione.

È un 
partito, è solo un partito la cosa in grado di unire davvero un popolo. 
Un partito, un ideale, comune, semplice, sicuro …….. 

Il partito del lotto.

Il motto: voglio scappare - con un colpo di culo. 
Devo studiarne il logo. 
Mi vengono i brividi se penso allo spreco di cultura e intelligenza, di risorse e di potenzialità: il lotto è l’unica cosa che mette tutti d’accordo qui, è l’unica casa comune, di tutti, di tutte le fazioni , dei poveri e dei ricchi, dei giovani e dei vecchi, dell’intellighenzia e dell’ignoranza, degli uomini e delle donne. 
E ci lamentiamo delle tasse dirette ovviamente, quando per quelle indirette siamo in grado di “ammalarci” di vizi psicotici …

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Chissà se sono passato per “moralista”.
Il solito moralista polemico.
Se non addirittura e peggio, un esibizionista, che vuole stupire a tutti i costi con elucubrazioni mentali “intelligenti”.
Se leggo e analizzo i numeri del giornale di ieri, mi sento solo uno sprovveduto infante neanche tanto cresciuto.

Settantasei miliardi di euro giocati nel 2011.
Sessanta milioni di abitanti neonati compresi.
Più di mille euro pro capite, neonati inclusi.
Vincite per cinquantasette miliardi.
Spesa effettiva diciannove miliardi di euro.
Entrate per l’erario circa nove miliardi.

Spesa effettiva diciannove miliardi di euro.

Ma non ci siamo lamentati tutti, per una “manovra” da venti?
Scioperi, contestazioni, migliaia di emendamenti, …………ognuno per la sua parte di pollaio.
Per la stessa cifra, quasi identica.
Ma è moralismo o esibizionismo il mio?

La spesa complessiva, risulta di otto volte superiore quella “investita” per l’istruzione.

Ma  è davvero un partito armato di soldi, silenzioso, tranquillo e ben coeso, senza neppure i costi della politica ….
Un partito di estrema fregatura e egoismo.
Trasversale a tutti gli interessi e a tutte le ideologie, tranne uno: il proprio.
Un partito che crede solo nel denaro, nella furbizia presunta, nella fortuna solo per se.
Forse solo un partito di malati di una brutta malattia.
Un partito composto da votanti che canta lo stesso inno dello stato al quale appartiene, sperando prima o poi, a spese dei suoi “fratelli”, di cantarne uno da solo: il suo, personale.
Quello del “io sono a posto” , gli altri si arrangino.

Temo che i moralisti sono gli altri.
Quelli che chiedono senso di coesione, di unità, di responsabilità.
Falsi oltretutto.
Perché è lo stesso stato che lo chiede e poi favorisce e permette, anche per suo interesse, almeno erariale, la divisione, la mia fortuna a scapito della fregatura di molti altri.
Perché gli algoritmi delle slot machines non sono mica stupidi.
Restituiscono solo una parte del denaro che ingoiano.
Il resto viene “equamente” diviso tra chi le affitta, chi le gestisce e chi li permette.

(in Inghilterra, patria delle scommesse, dal 2009 la spesa per il gioco d’azzardo si è ridotta di quasi il 25%, che siano in crisi?).

Cari fratelli d’Italia ……..

Settantasei miliardi giocati, la BCE ce ha appena prestati cento per salvarci.
Mille euro a testa, neonati compresi.
Diciannove miliardi di euro di spesa.
Tasse auto-decise di nove miliardi di euro, la metà dell'ultima manovra "salvaitalia".
Otto volte la spesa per l’istruzione.

Il partito armato di denaro e illusioni del lotto, del poker online e non, delle slot machines, dei gratta e vinci, delle schedine, delle scommesse, e non so di che altro ancora.
Ho cambiato la scritta sul logo:

“mors tua, vita mea”.

Carissimi “fratelli”.

Da un vostro fratello sicuramente adottato.


FranzK.

martedì 27 dicembre 2011

Il regno dell'immondizia





Benvenuti, nel regno dell’immondizia.
Sarebbe necessario scriverlo, con una bella calligrafia, colorata.
All’ingresso di ogni reparto di ostetricia del mondo.
Scusate, non scherziamo.
Di quasi tutto il mondo.
Sarebbe necessario stamparlo, in nerofumo,  sulle cravatte griffate, le giacche alla moda, le lozioni antiforfora dei maschi.
E sulle scarpe, le borse, le pellicce di animali veri o sintetici, i rossetti, le creme antirughe delle femmine.

Benvenuti nel regno dell’immondizia.
A tutte le ideologie.
E a tutte le loro fanatiche idiozie.
Dalle infinite Wall Street alle infinite Piazze Rosse del mondo.
Benvenuti nel regno della crescita delle discariche.
Non in quello dei consumi ma in quello degli sprechi.
Non in quello della felicità ma in quello della sofferenza.

Mi sono ricreduto, dopo notti e notti senza sonno.
Dopo aver letto e riletto il contributo del Prof. Sertorio di qualche post precedente.
Devo allargare il concetto, scavarlo a fondo.
Non viviamo nel regno del petrolio, ma in quello dell’immondizia, della “scoria”, del rifiuto.
Intrinseco  e trasversale a tutti i modelli sociali, a tutte le economie.
Da quella consumista a quella anticonsumista.
Da quella morente a quella già morta.

Produciamo ricchezza o immondizia?
O sono la stessa cosa?
L’altro giorno sono andato al supermercato per la mia piccola spesa settimanale(vivendo solo è piccola).
Sono tornato a casa e l’ho sparpagliata sul tavolo, osservandola attentamente.
Ma cosa ho comprato?
Contenuti o contenitori?
Quale il maggior valore tra i due, tralasciando l’energia spesa per il trasporto, mio, e tutti quelli prima del mio.

Ho cominciato a rimuovere le prime eccedenze inutili ai fini della mia sopravvivenza: il pre-packaging.
Il contenitore del contenitore, ho preso un sacchetto e l’ho riposto quasi riempiendolo.
Poi avrei voluto rimuovere anche il resto, il packaging, ma ho pensato che non era Quaresima e mi sono fermato solo a ragionarci un po' sopra.
Mi chiedevo della tecnologia, per produrre quello che era nutrimento rispetto a quella che era il suo contenitore.
La tecnologia del pomodoro pelato contro la tecnologia della scatola in banda stagnata del cilindro metallico della sua cassaforte, dell’altra ancora del rotolo di carta, ricoperto di vivaci scritte e colori, che lo avvolgeva ben saldo ad esso grazie ad un potente adesivo.

Bisognerebbe fornire soluzioni non descrivere problemi vero?
Fosse così semplice.
Ma credo che il metodo scientifico prima delle soluzioni deve descrivere problemi.
E, più che un pensiero, è un dato di fatto, riconosciuto, certificato oltre che personalmente vissuto.
Torniamo alle scorie.
Sul mio tavolo ne intravedo in quantità industriale e mi pongo un’altra domanda.
Quale sarà il rifiuto del mio corpo nutrito da tutti quei beni, rispetto al rifiuto prodotto per poter essere distribuiti?
Un altro brutto pensiero, passo oltre.

Ad un pensiero ancora più brutto però.
Apro una confezione di yogurt, ho scoperto da poco che mi piace, lo mangio e finito, mi rimane in mano uno stupendo cilindro cavo di plastica e il suo coperchio.
Non posso buttarlo così, tutto ancora imbrattato di Lactobacillus lactis , nel contenitore della plastica riciclata vicino alla dispensa.
Lo lavo prima, mentre almeno il tappo lo lecco, poi butto tutto.
Butto il contenitore, il suo coperchio e l’acqua che ho sporcato.
Tutta roba mia, pagata, che butto.

Non mi serve più, anzi è un impiccio, non so proprio che farmene di quel piccolo capolavoro di tecnologia.
Si è improvvisamente trasformato da necessità in fastidio, adesso la necessità è di rimuovere il fastidio.
E quando hai un fastidio sei pronto a pagare, ancora.
Pagare qualcosa che ti appartiene, affinché qualcuno te ne possa privare.
Certo che pagare qualcosa che ti appartiene ……… per privartene ........ che poi verrà riciclato a quanto dicono, per ripagarlo ancora, ancora e ancora.
Per il PET, polietilentereftalato, almeno otto volte, poi anche lui dentro a un buco.
Petrolio che esce da un buco e ritorna a casa, trasformato in altro modo con altro petrolio, trasportato con altro petrolio ancora, in un altro buco.

E durante la sua vita ha generato di tutto: ricchezza, posti di lavoro, sfide della mente, nuove tecnologie.

Peccato che alla fine è diventato un rifiuto, brutto e cattivo.
Leggevo su un giornale che nel mio piccolo paese natale, sito della più grossa discarica della provincia di appartenenza, si è deciso un largo raggio di “stop, di qui non si passa”, si temono contagi.
E ci preoccupiamo per le armi chimiche?
Le abbiamo in casa.
Mi chiedo se tutta la tecnologia (capacità di elaborazione del pensiero per un miglioramento pratico della vita) dispiegata a favore della filiera di tutti quei processi non sia in grado di generarne una, per evitarli.

Ti ricordi amico mio?
Mi avevi invitato con un innocente sotterfugio ad un congresso e io, per le cose che ho detto, oneste e sincere quanto vere, sono finito tra le scorie per due anni e mezzo.
Ti ricordi quando scrivevi libri sulle industrie farmaceutiche?
Ti ricordi che davanti ad un bicchiere di buon vino rosso eravamo arrivati ad una semplice conclusione?
Il loro ultimo logico scopo sarebbe stato, per buonsenso, per statuto, quello di chiudere, risolvendo tutti i mali degli uomini.
Ma un’industria non può avere come obiettivo quello di chiudere ma quello di crescere, di espandersi.

Potremmo costruire televisori che durano una vita.
Abbiamo cicli frigoriferi che ne garantiscono la durata quattro volte superiore a quella utilizzata convenzionalmente.
Potremmo avere automobili con consumi ridotti e quasi mai rotte.
Elettronica semplice per non finire, per smaltirla come “lavoro tra i più pericolosi” nei paesi africani.
Tecnologie per minimizzare gli sprechi, in moda da fruire in maggior misura del consumo inteso come bene, vero.
Ma andrebbe tutto a rotoli.
Si spezzerebbe il cerchio, il vortice.

Così  invece abbiamo montagne di brodo primordiale sorvegliate come centrali atomiche, con gli stessi tempi presunti di bonifica, una cinquantina d'anni. (presunti).
Forse con gli stessi rischi.
Autodemolitori stracolmi di veicoli quasi nuovi.
Treni carichi di plutonio senza destinazione certa. (neanche più nel povero est …… )
E ricchezze che diminuiscono …..
Riguardo le risorse sorvoliamo.

Che il cerchio, il vortice, si sia rotto comunque?

L’altra sera sono passato da amici per gli auguri natalizi.
C’era un neonato, uno splendido bimbo con gli occhi azzurri come il cielo.
Gli ho fatto quattro grattini sulla pancia e lui si è aperto in uno splendido sorriso.
Dalla tutina felpata che lo avvolgeva, spuntava l’angolo di un foglio di carta con delle scritte.
L'ho preso e ho letto il contenuto.

Benvenuto, hai trentamila euro di debito.
Benvenuto tra noi, nel regno dell’immondizia.

Bisognerebbe fornire soluzioni non descrivere problemi.
Non sarebbe un problema se il problema fosse confinato.
Uno, univoco.
Ma la sua natura è circolare, vorticosa, un treno in corsa senza freni, un treno che tanto ci dà, e tanto è in pericolo di uscire dai binari.
Non voglio trasmettere tristezza, negatività, ma gli stessi stimoli che attanagliano me.
Le stesse vorticose irrequietudini.
Quelle relative alla verità, proprio per non uscire dai binari.
Dobbiamo fare qualcosa, siamo seduti tutti su quel treno, corriamo tutti gli stessi rischi, è necessario che tutti i viaggiatori diano il loro contributo.
Prima che il treno deragli.
Dobbiamo farcela, sono certo che ne verremo fuori.
La stretta di quelle piccole falangi sulle mie nerborute mani me lo hanno trasmesso.
Un altro uomo, un'altra vita, un'altra intelligenza, un'altra speranza.
Energia nuova, la più importante, l'unica possibile per risolvere i nostri dissesti, per frenare in tempo.

Oltre la gravità.
L'energia delle Persone.
Che saprà costruire il regno della felicità, non quello dei rifiuti.
Io ci credo.
E voi?

FranzK

lunedì 19 dicembre 2011

Mercati scoperti.





Che cosa sono i “mercati”?
Gli uomini neri che ci tormentano con crisi e relative conseguenze?
Ne ho lette e ascoltate di tutti i colori, quanto voi, e credo quanto voi non sono riuscito a capirci un bel nulla.
Finanza, banche, titoli di stato, tasse e ancora tasse, decrescita, crescita, pil, debito, rating, indici di borsa ……
Ma la domanda che credo sia comune non ha mai una risposta vera, reale, semplice.
Che cosa sono i “mercati”?
Mi chiedo perché nessuno li vuole spiegare, in modo comprensibile, quanto in modo comprensibile saremmo in grado di spiegare a tutti la relatività.
Come,  prima di scrivere formule e formulati, l’ha osservata e “intuita” Einstein, mentre fotocopiava insulse pratiche burocratiche all’ufficio brevetti di Ginevra e studiava Fisica seguendo corsi serali ……….
Privo completamente di LHC, solo con una semplice intuizione, almeno all’inizio.
La velocità di un treno, la sua percezione, cambia con la distanza dell’osservatore.

Che cosa sono i “mercati”?
Partiamo da qui, con lo stesso semplicismo, sperando sia solo semplicità.
Immaginiamo una piramide al cui vertice c’è una risorsa, immensa: l’energia.
Un mare di petrolio, carbone e metano in altre parole.
Appena sotto l’intelligenza cognitiva, che sfregati due legnetti insieme produce una scintilla e di conseguenza a quell’energia fa prender fuoco.
Sotto ancora, di un livello l’intelligenza emotiva, il Q.E. che sommata alla prima riesce a trasformare quel calore in movimento, in navi, ponti, automobili, computer, lavastoviglie, mobili, case ……..
Sotto di un altro livello è necessaria la buona volontà, la “mano d’opera”.
Per realizzare tutto questo.
Energia + intelligenza + buona volontà = finanza.
Ossia il denaro che smette di misurare scambi, stagioni fortunate o meno e diviene solo la crescita del “sempre di più”.

Per tutti.
Nelle dovute proporzioni ma per tutti.
In modo social tanto per intenderci.

I mercati sono energia prima di tutto.
Per essa si fanno guerre, è la punta della piramide.
Per l’intelligenza non servono guerre, si può comprarla, con semplici transazioni di maggiori benefit.
Essa permette di trasformare l’energia in bene, su larga o piccola scala, di avviare il processo della sua valorizzazione.
Per il terzo livello, la buona volontà, di guerre ne servono ancora meno.
Tanti poveri, tante necessità per le quali tutti, da poveri siamo disposti a tutto.
I mercati non sono una cosa cattiva, né fatta di uomini neri, nell’assoluto intendo.
Nel relativo dobbiamo solo comprenderli.
L’energia la posseggono in pochi.
L’intelligenza la possedevano in pochi.
La buona volontà, ossia la necessità della povertà, non ha mai fine.

Le leggi dei mercati hanno dato la possibilità a tutti di vivere meglio.
In proporzione alle sue leggi ma meglio.
Ma i mercati sono fatti di conti, di cifre, di valore.
Quindi l’intelligenza che possedevano in pochi, ora la posseggono in molti.
Diversamente dall’energia, che saranno sempre in pochi a possederla.
E la buona volontà delle necessità della povertà basta cercarla dove la si ritrova in maggior misura.
Non diamo giudizi.
Per un momento esentiamoci dall’indignazione.
È un analisi semplice, come osservare un treno che corre da vicino o lontano.
I mercati sono la competitività offerta, più è elevata più fornisce guadagni.
Ma pensate proprio che noi ragioniamo in modo differente?

Se fossimo noi i proprietari della punta della piramide, metteremmo l’etica sociale o il nostro personale guadagno come obiettivo primario?
Ragioniamo tanto diversamente nella nostra vita privata?

I mercati sono produrre di più, a meno prezzo e con maggior guadagno.
Non è neanche importante l’eventuale vera utilità del prodotto.
L’importante è che sia vendibile, in qualche modo ad un numero elevatissimo di persone, a tutti se è possibile.
Questo è il modello.
La sfida è questa.
Che piaccia o no è solo questa.
Sapete cosa vendono i vari Google, Facebook, Yahoo e quella che viene chiamata ultimamente “tecnologia”?
Informazioni.
Non pubblicità.
Informazioni attraverso le quali produrre ciò che saremmo disposti a comprare.
Informazioni e tendenze, ecco perché valgono così tanto, nei mercati.

Danno loro le indicazioni sul da farsi, non sull’utilità del da farsi, ma sul da farsi dei nostri desideri.
Quelli per i quali siamo disposti ancora a far debiti.
Legando a doppia corda le nostre mani al nostro futuro.
Desideri globalizzati, in modo da produrre con più efficienza.
Questo è il modello.
Che piaccia o no.
I mercati hanno necessità di sapere cosa vogliamo per poterlo progettare, produrre e vendere al minor prezzo e con il più elevato guadagno.
Poche regole, molto ben chiare.
Che in sistemi con troppe regole non vanno tanto d’accordo.
Scappano in altri, con meno regole e più disponibilità.

Adattando eventualmente i primi ai secondi, mai viceversa.

Il modello è questo.
E se vogliamo sopravvivere questa è la sfida.
Ci pensate se qualcuno avesse un intuizione?
Tipo Einstein.
Per cambiare l’apice delle piramide?
Cosa potrebbe o dovrebbe fare?
Il modello cambierebbe, inesorabilmente.
Ma in quale modo, quante croci dovrebbe contare?
Meglio solo la sua.
Nel silenzio.
Possibilmente contemplata in una morte naturale.

FranzK.


domenica 18 dicembre 2011

Il valore delle persone





Non è denaro
Il  valore delle persone.
E neppure tempo.
E’ il loro pensiero.

Il valore delle persone
È la vera via di uscita da ogni crisi
Da ogni speranza perduta.
E’ la loro capacità di dare molto prima di ricevere.

Ma sopra a tutto
È la loro capacità di aver fiducia.
Nelle altre persone.
In se, senza arroganza, negli altri, senza pregiudizi.

Perché tanta tristezza nell’aria?
Perché nessuna fiducia?
Perché sempre pensieri negativi?
Pregiudizi insormontabili?

Non è da qui che è necessario ripartire?
Se vogliamo recuperare credibilità, in noi, prima che negli altri.
Non è la fiducia e la fedeltà?
Il pensiero positivo.

Che vede e crea speranze.
Non pregiudizi.
Fuori da qualsiasi ideologia, schema.
La fiducia contro il pregiudizio.

Dare prima di avere.
Con allegria.
Senza sentirsi per forza oggetto di speculazione.
Ma dove ci hanno portato?

Non sappiamo salutarci per strada.
Non ci fidiamo più di nessuno.
Non sappiamo parlarci.
Scambiare pensieri, condividere progetti.

Il valore delle persone .
Non può essere egoismo.
Chiusura.
Casta, lobbie,congregazione, interesse  sempre e solo privato.

Come mai potremmo partire per un viaggio?
Insieme, con allegria, positività.
Senza condividerne i rischi, le fatiche, le aspettative?
Nella singolarità del noi, nella condivisione dell’”insieme”.

Ma dove mai ci hanno condotto?
Verso quale solitudine?
Verso quale interesse “di parte”’?
Verso quale delegittimazione di tutto e tutti, nell’ognuno solo per sé?

Nell’illusione di tenerci “in contatto” attraverso la tecnologia.
Che, in realtà vende e quota solo controllo.
Senza che sia la tecnologia del nostro valore.
A poter creare vera libertà.

La vera privacy è non averne una.
Come la vera libertà di un voto è la sua identità, l’onore della sua identificazione univoca.
Non il suo segreto.
Poiché il segreto, da sempre, è solo un’illusione, un altro tipo di controllo certo.

Credo che il valore delle persone sia la fiducia.
Sopra ogni altro valore.
Motivata, certo, non malriposta.
Ma data in prova prima di riceverla in cambio.

Fuori da ogni egoismo da ogni pregiudizio.
Da ogni privilegio.
Per crearne uno vero per tutti.
Il più grande di tutti:

La Libertà.

FranzK

sabato 17 dicembre 2011

Out of box





Stare fuori.
Vivere non ai margini, ma fuori.
Dentro nel mondo ma fuori dalle sue consuetudini.
Dai sui pensieri.
Dai sui riti.
Dalla sua normalità.

Non sopra, né sotto.
Ma fuori dalla scatola.
Fuori dalla geometria euclidea e non, che la definisce.
Non di lato, né a nord né a sud.
Semplicemente fuori.
Dai suoi stereotipi.

Pensare fuori.
Per pensare cose differenti.
Avere come orologio una clessidra completamente colma.
Che non segna il tempo.
Perché anche se la giri, non travasa dalle due ampolle.
Fuori dal tempo, anche dal proprio.

Vedere da fuori.
Gli stessi fotoni degli altri.
Ma immagini differenti.
Per quelli che vivono dentro, immagini  anomale.
Nell’immediato, fastidiose.
Eretiche.

Stare fuori per loro, per quelli dentro.
Per un loro futuro differente.
Migliore.
Subendone giudizi scanzonati in attesa del tempo della loro coscienza.
Sorridere a denti stretti davanti a ironiche risate.
Nella completa solitudine.

Ricercare il nuovo non è un mestiere.
Ci nasci, ci muori.
A volte, come è successo a me, sopravvivi alla morte.
E ti tocca vivere la tua natura.
Maledicendo di essere sopravvissuto.
Danno e beffa.

E tocca a noi.
Gli anomali.
I difformi.
I freaks.
A trovare soluzioni.
Quando il presente non funziona più.

E’ compito nostro.
E non ci risparmia nulla.
Perché anche se non funziona più, il presente non puoi fermarlo.
Noi siamo costretti a vivere nel futuro.
Oltre qualsiasi curvatura spazio-temporale.
Oltre qualsiasi, per quelli dentro, sensata risposta.

È per questo motivo che la nostra condizione è la solitudine.
Il vuoto, il nulla.
Non è l’incomprensione che pesa.
Ma quel continuo viverti dentro.
Nel tuo dentro, fuori da tutto.
Nella tua solitudine.

E se scopri qualcosa di vero.
Se mai ti capita.
Devi allontanartene subito, per non correre rischi.
Di finire intrappolato nel dentro.
Nelle sue certezze, nelle sue paciose tranquillità e sicurezze.
Ricercare non è un mestiere, è una folle natura.

Non è intelligenza cognitiva.
Ma emotiva per almeno il 70%.
Non si può né insegnarla né apprenderla.
Ci nasci e ci muori e basta.
Vivere fuori è “sentire”, uno dei pochi modi per comprendere davvero.
Fino in fondo.

Nature tanto sensibili quanto delicate e fragili.
Cristalleria.
Costantemente in equilibrio instabile.
Sempre con i piedi a mollo.
Nel piccolo rivo che delimita il dentro dal fuori, il normale dall'anomalo.
Sempre pieni di reumatismi con tutto quell’umido addosso.

Anche se da dentro hanno necessità anche loro di qualcosa.

Emozioni e sentimenti.

FranzK.