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giovedì 18 aprile 2013

Venerdì.























http://www.youtube.com/watch?v=4fdfqu8z4Z0



il Venerdì.
Non posso dimenticarlo.
È arrivato così.
All'improvviso,
Come un bagliore,
Una incandescenza.
O forse solo,
Finalmente,
Una conoscenza,
Profonda,
Senza stigmate,
Senza dolori,
O fragori,
Che non sia stata,
Vissuta,
Fino in fondo,
All'anima.
È durato a lungo,
Quel magico,
Fatato,
Virtuoso,
Venerdì.
E non è ancora finito,
Sta per suonare,
La sua migliore,
Musica.
E brillare,
Il suo colore,
Preferito,
Univoco,
Certo.
Ed evocare,
Il suo profumo,
Di giglio candido.
Qualsiasi risposta,
Potranno dare,
Retine e pupille,
Sensori olfattivi,
O semplice aria,
È pronto,
Per qualsiasi inizio.
Non preclude a una fine,
Comunque vada,
Comunque sia,
Sarà solo un inizio,
Di una nuova stagione,
Nella trascendenza,
Stupefacente,
Del suo verde,
Smeraldo.
Non quello dell’inizio.
Ma di un inizio,
Vero.


FranzK.

Giovedì.























http://www.youtube.com/watch?v=EMnygBICkRI



Il risveglio,
non è stato dei migliori.
Il Giovedì.
Avevo ancora i residui.
Del giorno prima.
Ma poi ….
Piano, piano …..
E in breve tempo ……
Molto è cambiato.
Non posso
Avere cattivi ricordi.
Magari un po' strani
Quello sì.
Ma non cattivi.
Belli addirittura,
Talvolta.
È stato un giorno lungo,
Nella sua brevità,
Ma tremendamente intenso.
Il tempo della stima,
E dell’autostima,
Senza la quale,
Si vive solo nel buio,
Del nero cupo.
Il Giovedì,
È stato denso di colori,
Disordinati,
Ma almeno fluorescenti,
Una tavolozza,
Senza un preciso scopo,
Ma iridescente.
Almeno.
Tra me ho pensato,
Che si stava preparando,
Un tempo nuovo.
Non pensavo tanto al giorno dopo,
Quello della presunta,
Libertà.
Ma ho vissuto la transizione,
In un crescendo,
Sereno.
Tanti colori,
Sparpagliati,
Ma non più grigi o neri,
O rosso sangue.
Un caleidoscopio,
Forse solo di vernice,
Non un cannocchiale,
Dalle lenti linde.
Ma qualcosa,
Che ha lasciato comunque,
Occhi più sereni.



FranzK.

martedì 16 aprile 2013

Mercoledì.






















http://www.youtube.com/watch?v=k7pIPxd99Xg



Mercoledì sta nel mezzo.
Ma non è stato così per me.
È quel giorno che sembra ….
Dare un respiro
Di pace vicina …
Finalmente.
Quando ti senti a posto,
Con i programmi,
Più vicino al riposo,
Che alle fatiche dell’inizio.
Rodato forse.
Se mi è concesso.
Mercoledì è stato strano,
Alla fine divertente,
Ironico,
Non sarcastico.
Ma sofferto,
Nel suo transitare,
È stato un po' matto,
Ecco.
Forse il termine giusto.
Variopinto,
Quantomeno,
Anche se ancora sulla scala dei grigi ….
Un po' “famiglia Adams”,
Insomma …..
Con gocce di rosa qua e là,
Ma ancora come il sorriso,
Della figlia degli Addams J
Costretto.
Rigido.
Condizionato.
Non voluto.
Indesiderato.
Maledetto.
Circospetto ……
Con ancora gocce di sangue.
Augurate,
Qua e là.
Forse le ho confuse con macchie,
Di rosa pallido.
Ma era sangue ancora,
Più divertente,
Quantomeno,
Ha lasciato qualcosa,
Di rivendibile,
Per stare dentro al mondo ……
Chissà che un giorno,
Raccontandolo …..
Possa fare beneficenza. J


FranzK.

lunedì 15 aprile 2013

Martedì.























http://www.youtube.com/watch?v=lN5wpoNJDUk



Un brutto risveglio Martedì.
Colori cupi.
Brutti presagi.
Cattive certezze.
Editti inderogabili,
Vite spezzate,
Futuri interrotti.
Difficile riaversi.
Ci ho provato,
Con tutte le mie forze,
In una solitudine,
Cupa e profonda,
Non so come,
Ancora adesso,
Posso esserci riuscito,
Ma alla fine,
Dovevo restare.
Ho cercato di trasformarlo,
Di cambiarlo,
In un sopportabile,
Giorno.
Con mille fatiche,
Con più di mille,
Speranze,
Più simili alle illusioni .......
Ho costruito,
E ricostruito,
Edificato,
Cambiato,
Fino a un profumo,
Che sembrava,
Poter cambiare i tristi presagi.
Ma era un martedì,
Gelido.
E il freddo di un novembre,
Ha trovato il modo,
Di mordermi,
Di farmi scivolare,
Verso un grigio,
Sangue.
Ho provato ancora,
A trasformarlo,
A cambiarlo,
A crederlo,
Rosso rubino.
Ma è stato solo grigio sangue.
E mi sono fatto male,
Di martedì.
Poteva essere un bel giorno,
Ne ho tutte le responsabilità.
Quasi tutte ....



FranzK.

domenica 14 aprile 2013

Lunedì.





















http://www.youtube.com/watch?v=xLQphyy4YNw



Il lunedì è stato bello.
Bel tempo,
Aria di montagna,
Ossigeno puro,
Da respirare a pieni polmoni.
Quanto camminare però ….
E quanto volare ….
È rimasto il volare del lunedì.
Il camminare l’ho dimenticato.
Sono rimasti i profumi.
Inconfondibili.
Indelebili.
Del rispetto.
E del suo tempo.
Delle stelle alpine.
Del profumo dei fiori di genepy.
Di vette da conquistare.
Senza alcun senso,
Che non fosse il rischio,
Di morire.
Ma alla fine conquistate.
Il senso del dovere.
E una ciocca di capelli neri,
Da contemplare.
È rimasto solo il fresco,
E puro,
Del lunedì,
Di una passeggiata.
Con il cuore in gola.
Il contatto di una emozione,
Che non dimentica,
Che non scompare.
Bella.
È un giorno duro il lunedì,
Un po' per tutti,
Ma è l’inizio,
Di una fine certa,
Per ricominciare ancora......
Il suo colore è il verde.
Smeraldo.
Che acceca.
Ma ricorda.
Nel suo tramonto,
Contemplato.
Il tempo della speranza.



FranzK.

giovedì 7 febbraio 2013

Uno ad Uno.





















https://www.youtube.com/watch?v=Yl6RZmM77zQ



Te ne sei andato anche tu.
Un anno dopo tuo fratello così simile a te.
Mi ricordo come se non fosse passato un attimo.
Tutto.
Il mio arrivo, in quell'"isola", di persone vere.
È squillato il telefono l’altro ieri.
Forse il destino lascia per ultimi i giusti messaggeri.
Coloro che sanno annunciare.
Nel giusto modo.
Anche le cose più tristi.
Era un isola.
Di persone vere.
Un isola di “lavoro”.
Dove il lavoro aveva un senso ma soprattutto un valore.
Il valore della dignità.
Della conoscenza vera.
Dell’abilità.
Non solo intellettuale.
Ma quella vera .
Che fonde pensieri e azioni.
Quella che voi che siete partiti.
Portavate nel cuore come una tristezza.
Per non averla potuta trasferire, trasmettere.
Quella che abbiamo perso irrimediabilmente.
Confusa con pratiche e dissidi.
Speculazioni politiche e distruzione di quel substrato di vera capacità, vera ricchezza.
Che richiedeva dedizione, volontà, quotidianità, giorni per fare, notti per rifare meglio.
Dentro se stessi prima di tutto.
Questo è il mio ricordo.
Ed è solo un ricordo.
Perché qualcuno non ha compreso proprio nulla.
Delle nostre ricchezze.
Le ha solo vilipese e distrutte.
Disonorando quell'isola, quel modo di vivere, quella forza che non avrebbe mai temuto nulla e nessuno.
Senza futuro.
Senza trasferimento.
Senza nessuna contaminazione per le nuove generazioni.
Non è stato facile essere accettato come il “peggio” di voi.
È stato indimenticabile essere stato stimato , più tardi, dopo ………
Eravamo in pochi su quell'isola …….
Ad uno ad uno finiremo tutti.
E come si diceva sempre, ricordi …….P?

Senza lasciare nulla.

FranzK.

Nel ricordo di un uomo che ha contribuito a lasciare una traccia.
Nel silenzio e nella dedizione.
Nell'onore dei pochi che ancora sopravvivono, degli ultimi.

giovedì 27 dicembre 2012

La Prima Sigaretta.























https://www.youtube.com/watch?v=2TFeSYw0WeI


Eravamo così giovani .
13 anni.
Appena poco più che bimbi.
Ci siamo trovati lassù.
Tra le bellezze delle montagne.
In strana compagnia ……
Per fortuna c’eravamo l’uno per l’altro.
Veri amici.
Mi sembra oggi se ci penso.
Non sembra passato un giorno.
Avevi gli occhi verdi chiari.
Come era chiaro e semplice il tuo spirito.
Come lo era il mio.
È bastato un sguardo per capirci.
Per le nostre prime marachelle.
Trasgressioni.
Così innocenti.
Quelle due belle ragazzine ….
Eh ….. Pier …….
La tentazione era troppo grande.
Quanto grande la nostra voglia e gioia di vivere.
La nostra prima sigaretta.
……. Che ricordi ……
Nascosti nella proprietà privata
Del presidente della repubblica Italiana ….
Sarebbe arrivato la tra pochi giorni
Per le sue vacanze.
E noi tra i primi innamoramenti e la prima sigaretta.
“un pacchetto da 10 di Colombo”.
Ero andato io.
Logico  ………. J
Hai vomitato per tutta la notte.
Io ho continuato con le altre ….
Non ho ancora smesso adesso ……
Ma non ho smesso di ricordarti.
Siamo tornati dalle vacanze, e andavamo a pesca di rane insieme.
Poi lungo i canali per giorni con le nostre biciclette.
Poi ……..
Beh ….. avevamo due piccole fanciulle che ci aspettavano.
La mia era più difficile ….
La tua, Margherita, uno splendore.
Ci siamo persi.
Per molto tempo.
Ti ho ritrovato anni dopo.
Con un cappello su una testa rasata.
Avevi 25 anni e un amore con te.
Stavate per sposarvi.
Tu suonavi al Rolling Stones di Milano.
E stavate per sposarvi dopo tanti anni di fidanzamento.
Perché quel cappello Pier?
Perché quella testa rasata?
Mi hai abbracciato.
Hai pianto.
Se solo potessi dire ……
Della forza che avevi in corpo.
Della voglia di vivere.
Di tutto quello che hai fatto per vivere.
Ma non posso, è disumano, è troppo.
Ti sei aggrappato a tutto.
A una fede infinita.
Sei andato in India, hai sopportato l’impossibile.
E tornava il tuo sorriso, giorno dopo giorno ……
Una sera mi hai telefonato eri in lacrime.
“Francesco, …….. non ho più nulla ………”
Perdonami Pier, perdona se non ti ho creduto .
Sentivo differente, perdonami.
Ho finto , ti ho accompagnato ad un altare, qualche mese dopo.
Come se nulla fosse mai accaduto.
Io sentivo diverso, ma non potevo che condividere le tue convinzioni.
Sei partito per il tuo viaggio di nozze, il giorno dopo.
E l’indomani ancora, ero da te, a trovarti all'ospedale.
Non eri più tu.
Non sapevo chi eri.
Ti ho abbracciato, con tutta la forza di un amico.
Venivo a trovarti, tutte le settimane, e tu non eri più tu.
Se non nella tua lucida consapevolezza.
Hai lottato per mesi, senza mai cedere, senza volerti mai inchinare al destino.
Fino  al Natale, mesi dopo, quando sei partito anche tu.
A 26 anni.
Non avevo più lacrime Pier, le avevo spese tutte.
Non so da dove sono uscite quelle che mi hanno sorpreso.
All'uscita della tua bara dalla chiesa, che aveva anche le mie braccia a sostenerti .
Perché da lontano ……..
Una voce urlava il tuo nome nella piazza piena di gente.
E volava verso te un folto grappolo di capelli biondi e ricci, lunghi e morbidi per l’ultimo abbraccio disperato.
Era la tua Margherita.
La tua dolcissima Margherita.
La prima sigaretta.
Mai accesa.
Mai spenta, forse per sempre.


FranzK.


Dedicata a Pierluigi, un vero amico, con vivo ricordo.

mercoledì 5 dicembre 2012

L'Uomo con i Baffi.




















https://www.youtube.com/watch?v=W1GMDXYkdV8



“Non era cominciato bene quel viaggio.

Era l’8 di aprile e, obbligato da un compito lavorativo, in una
mattina infernale, battuta da forti piogge e fitta di nebbia, gli toccò affrontare un
lungo viaggio, in compagnia del datore di lavoro per visitare un possibile,
potenziale cliente.
La piccola ditta per cui lavorava allora, a carattere decisamente “familiare”,
viveva perennemente sull'orlo del collasso finanziario e non si precludeva
quindi nessuna possibilità di acquisizione di ordini.
Lui, come responsabile, un po’ di tutto ovviamente, non poteva non esserci.
Durante il viaggio, su un vecchio derelitto furgone, condotto dal principale, “mister Campari” già
ben “carburato” da una consistente dose di alcool, si ricorda che questo, ad un
tratto, tentò una manovra di sorpasso da suicidio.
Il retro dell’autotreno che comparve nel cambio di corsia aveva la forma della
porta di ingresso del paradiso, almeno per lui, per l’altro quella di un bar che
serviva alcolici gratis, probabilmente.
Scampato, per un vero miracolo, l’impatto mortale, F esplose, e urli e insulti
indirizzati a quell'imbecille di antropomorfo, riempirono per molti minuti, la
cabina di quella specie di veicolo.
Se doveva morire, togliendosi la vita, pretendeva di farlo da sè, secondo il suo
stile e non secondo quello di un assatanato ubriacone da osteria.
Cadde poi un imbarazzante silenzio fino alla destinazione.
Così quell'8 di aprile F conobbe “l’uomo con  i baffi” un incontro che, forse più di sempre, gli
avrebbe cambiato l’esistenza.
L’uomo, per quanto dica e racconti ancor oggi di F ricordandolo simpaticamente,
come un maglione sgualcito che camminava da sé, era un uomo che, a sua
volta, appariva assai più vecchio della sua età: non ne aveva ancora cinquanta,
ma, a colpo d’occhio nessuno si sarebbe stupito se ne avesse dichiarati una
decina in più.
Aveva pochi capelli solo sui lati della testa e due grossi baffi neri.
L’aria era assente ed annoiata, triste forse, mentre F era intento ad illustrare
l’attività della ditta che rappresentava cercando a sua volta di comprendere se
potessero sussistere delle condizioni per offrirne i servizi.
L’uomo, nella completa assenza, guardava altrove, lo sguardo fisso su qualcosa di
incomprensibile dato che da quel lato c’era solo una nuda parete.
E dire che li aveva convocati lui, tramite una comune conoscenza, …….
F si ritrovò a parlare da solo, scorrendo le pagine di un “book” di realizzazioni
che usava in modo consueto durante le presentazioni.
Ad un tratto, come risvegliato improvvisamente da un lungo letargo, la mano
dell’uomo cadde pesantemente su di una pagina del libro fermandone lo scorrere.
“Ecco questo mi interessa, è da tempo che cercavo qualcuno che potesse
realizzarlo”.
L’uomo con i baffi  adesso sorrideva ed era perfettamente presente e lucido.
Con il tono simpatico e affabile, caratteristico del suo accento regionale …….”



Quanto tempo è passato, ti ricordi?
Hai tagliato i baffi, sei ringiovanito, hai cominciato a vivere.
E quanto insieme abbiamo condiviso, quanti pianti, quante gioie.
I ruscelli dei termosifoni del mio alloggio, dove, a volte, ti fermavi a dormire e mi stavi ad ascoltare nel sonno, risvegliandoti solo di tanto in tanto, rispondendomi a cose che ti avevo detto almeno dieci minuti prima.
La curva del cucchiaino, le scarpe “valleverde”, le condivisioni di indimenticabili cene con la tua famiglia, quella che adesso non c’è più.
Quel piccolo stupore che nella stranezza dei tuoi sguardi riservavi all'eloquenza nei miei confronti della tua meravigliosa madre.
I viaggi sulla navicella spaziale, i pianti che ti hanno reso forte, la porta del bagno scardinata per rendere almeno orizzontale un materasso tutt'altro che ortopedico, le tue provocazioni, le mie, le nostre testardaggini, divergenze, quell'amicizia che da sempre era un “interesse”, ovvero qualcosa di interessante.
L’uomo senza baffi, l’uomo del passo indietro, l’uomo che nel pianto di un viaggio, ferito nel profondo, è divenuto uomo capace più di sempre di andare piano e tornare in fretta.
Ho imparato molto, ho avuto molto, spero di aver reso qualcosa, oltre le mie sciocche, incomprensibili “poesie”, i miei scritti indecifrabili, i miei progetti metafisici, gli occhiali da notte, Leo l’inventore, gli “mvc” al posto che i “tvb”sugli sms , le “jam session” dove liberavi parole argute e spontanee, sul sottofondo della mia chitarra, la mia “civilizzazione” ….
È arrivata una malattia a fermarti, e non solo.
Ho un bellissimo ricordo: in tre a braccetto, sotto i portici affollati di una città che cantavamo a squarciagola senza ritegno: ..… e non ci lasceremo mai …… abbiamo troppe cose insieme …… , prima che ti si proponesse di cercare un gatto, in una camera da letto …. prima che mi versassi tu, da ospite, vino che gli ospitanti non mi offrivano …..
Un altro: io e te con il braccio rotto e ingessato che facevamo le guardie del corpo al sosia di un famoso politico …. bevendo champagne diversamente dal lambrusco servito al politico vero ….. per poi “accompagnarti” virtualmente ad accendere candele in una chiesa ……..
E quanti ancora non lo so.
In fondo quella magia l’ho interrotta io, e non potrò mai spiegartene il vero motivo.
L’ho interrotta nell'unico modo possibile, sfiorando quella parte di te che non potrà mai concedere nessun perdono o comprensione.
Eravamo amici io e l’uomo con i baffi, molto di più che amici, dopo che li ha tagliati.
Passato prossimo, o remoto, nessun futuro, nessun altra cosa insieme.
Mi ha aiutato a cambiare la vita, in meglio, aprendo cuore, mente e prospettive.
Il resto è come sempre, per tutti, solo solitudine, ognuno con i suoi zaini e le sue zavorre.
È rimasto un bene profondo, anche se alle giuste distanze, quelle alle quali ha sempre auspicato il destino dei miei interlocutori ….
Ricordi amico mio?
“Solo dopo che ho conosciuto il peggio ,il …… , ho imparato ad apprezzare il meglio”.
Credo non riscriveresti più il contrario.
Non è più con ragione o torto che conta.
Tu hai tagliato i baffi, io i capelli e forse abbiamo imparato insieme la forza del pianto e la debolezza di un vero sorriso.
Ti ho voluto bene  "ex uomo con i baffi”, e , alle giuste obbligate distanze non smetterò mai di volertene.

…… abbiamo avuto troppe cose insieme ………



FranzK.


venerdì 23 novembre 2012

Il Maiale Aerobico.


















http://www.youtube.com/watch?v=CLuEy2p2bBw&playnext=1&list=PL6E758EE93C9DB841&feature=results_video




Tanto, tanto tempo fa, uno dei soliti amici mi spedisce un paio di link che, pur trattando apparentemente di argomenti assai differenti, ritengo invece siano strettamente collegati. 

Allora, nel primo, all’inizio, si propongono sostanzialmente più piste ciclabili e più incentivi per la produzione di prodotti biologici di alta qualità per poi invece arrivare ad illustrare una drammatica situazione rispetto gli allevamenti di animali da macello. 

100 kg di carne pro-capite mangiata …… in quanto? 

Non è specificato ma interpreto in un anno

E questi 100 kg per essere prodotti hanno trasformato (non consumato) 10 volte il loro peso in cereali che avrebbero potuto sfamare, si denuncia, assai più persone. 

Così, si insiste, quando tra pochi anni saremo in 10 e più miliardi come faremo a sfamare tutti con la carne? 

“sarebbe il suicidio del pianeta”. 

Ma non è ancora finita: tutte ste bestie sembrano emettere più CO2 di tutte le auto del pianeta. 

Dunque io capisco questo: 

  • non bisogna mangiare carne. 
  • meglio vegetariano. 
  • ne mangiamo 100 kg pro – capite – anno ( che non so se è per sfamarci o per abboffarci) 
  • siamo in troppi. (già sentito ...)
  • quindi è necessario smettere di riprodursi. (già fatto ....)
  • bisogna invece comunque usare di più la bicicletta.(attività fisica, vai che ti fa bene …) 

per finire e tra le righe … 

  • l’automobile dà da lavorare e produce meno CO2 che le bestie da carne.

Dimenticavo : l’assurdità della pirogassificazione della montagna di merda che producono queste bestie infami. 

Passiamo all’articolo successivo dove si parla invece di attività “aerobica”, ginnastica per intenderci, "fitness", e la necessità di perdere peso . 

Qua vengono illustrati gli abstract di quattro articoli piuttosto scioccanti da un punto di vista almeno di recente cultura, convincimento e abitudine. 

Il primo, “L’esercizio fisico non cura l’obesità”

La Loyola University Health System illustra i risultati riguardo le ragioni del maggior peso di una donna afroamericana rispetto ad una africana (83-58 Kg): alimentazione non attività

Il secondo diSteve Maxwell si intitola “I principali 10 motivi per non fare esercizi aerobici”e in questa occasione, copio e incollo decisamente cercando anche di tradurre qualcosa:

Oxidative Stress – Which causes a breakdown of tissues. It also predisposes one to cancer and heart attack. (Stress ossidativo -che causa la rottura dei tessuti e predispone al cancro e agli attacchi di cuore

Elevated cortisol production – Which causes a breakdown of muscle tissue and increases fat storage or depot fat. People do aerobics to alleviate stress yet end up creating more stress.(Elevata produzione di cortisolo-che causa la rottura dei tessuti ed incrementa l’accumulo e il deposito di grassi). 

Lowered testosterone and HGH levels For men, aerobics are a form of chemical castration. Low T-levels are associated with lowered libido, depression, anxiety, increased body fat and decreased muscle tissue. This contributes to muscle-wasting and lowers the basal metabolic rate.(Bassi livelli di testosterone e HGH - per i maschi l’aerobica è una forma di castrazione chimica, i bassi livelli di testosterone si associano con un abbassamento della libido, depressione, ansia,incremento del grasso nel corpo e decremento dl tessuto muscolare. Questo contribuisce allo spreco muscolare e abbassa il ritmo del metabolismo basale). 

Increased appetite and a tendency toward binge eating patterns Aerobic exercise makes people hungry!( l’esercizio aerobico rende le persone affamate!). 

Burns a relatively small amount of calories vs. the time spent One large meal completely offsets the pitiful amount of calories burned in an hour aerobics session. This is exacerbated by over-engineered running shoes which cushion the feet in such a way to create a neural amnesia.(una grande abbuffata supera di gran lunga la ridicola quantità di calorie bruciate durante una sessione di esercizio aerobico, questo è oltremodo aggravato dalle scarpe da corsa super ingegnerizzate con cuscinetti sotto i piedi che provocano amnesia neurale.

Adrenal burnout A consequence of the “feel good” neurotransmitters which also stimulate the release of adrenaline. Adrenaline is thefight or flight hormone. Excessive adrenaline creates an addictive response and people going routinely for the so called “high” of running end up with adrenal burnout, e.g., chronic fatigue and depression. ( una conseguenza dei neurotrasmettitori del “sentirsi bene” che stimolano anche il rilascio di adrenalina. L’adrenalina è l’ormone del “combattere o fuggire”. Un eccesso di adrenalina crea dipendenza e le persone che vanno regolarmente per fare “ la carica” con la corsa, finiscono con l’ ”adrenal burnout” cioè fatica cronica e depressione). 

Dr. Kenneth Cooper, the father of aerobic exercise (and the person who coined the term) completely recanted his assertions regarding aerobic exercise. After observing a disproportionate number of his aerobic-enthusiast friends die of cancer and heart disease, he reversed his ideas on the benefits of excessive aerobic exercise. He now claims anything in excess of 20 minutes has greatly diminishing returns. In fact, he’s now an advocate of scientific weight training.( il dottor Kenneth Cooper, il padre degli esercizi aerobici oltre che la persona che ne ha coniato il nome, ha completamente rivisto le sue convinzioni riguardo gli esercizi aerobici. Dopo aver osservato un grande numero di suoi amici entusiasti dell’aerobica, morire di cancro o di attacco cardiaco, ha cambiato completamente la sua idea sui benefici dell’eccesso di esercizio fisico. Lui adesso dice che quando questo eccede i 20 minuti di durata comincia a divenire davvero inefficiente e controproducente. In realtà egli rappresenta oggi uno dei portavoce del controllo del peso “scientifico”). 

Ed il terzo di Mark Sisson, istruttore di palestra ginnica che riporta i risultati della sua esperienza personale e diretta rispetto i “costi” di una “cronica” attuazione di media e grande intensità del lavoro aerobico: 

richiede una grande quantità di zuccheri, diminuisce l’efficienza del metabolismo grasso, aumenta lo stress derivato dall’ormone del cortisolo, incrementa gli stati infiammatori sistematici, incrementa i danni da stress ossidativo(produzione di radicali liberi) e ….. annoia

Ma il quarto, del NY Times sui motivi, fattori comuni riguardo la longevità dei “centenari” di tutto il mondo batte tutti: 

The most common thing this group had is that they did not reveal any particular lifestyle secret for their own longevity. When asked specifically, none has exercised. None was a vegetarian. Not a single one ate yogurt throughout his life. 
La cosa più comune di questo gruppo è quella che non rivela particolari segreti di stile di vita che possano essere correlati con la loro longevità. 
Quando viene chiesto loro qualcosa di specifico la risposta è : 

Non ho mai fatto esercizi
Non sono mai stato vegetariano
Neppure una volta nella mia vita ho mangiato uno yougurt

Ed io, diversamente da prima capisco questo: 

  • se voglio avere speranza di vivere a lungo non devo essere vegetariano 
  • se voglio avere speranza di vivere a lungo non devo mangiare yougurt 
  • se non voglio cadere in depressione devo evitare gli esercizi ginnici 
  • se voglio mantenere la mia virilità (!!!!!!) devo evitare gli esercizi ginnici.

ma .... adesso ......come la mettiamo con le ciclabili, lo yogurt e il vegetariano? ;)



FranzK.

venerdì 2 marzo 2012

Grazie Francesco.





“Grazie Francesco.
Per dare parola.
Ai sentimenti.
Sono commosso”.

Anch’io.
Perché basti tu.
A comprenderli.
Basta un vecchio amico.

Basta la tua vita.
Fatta di tutto.
Tranne che di fronzoli.
Fatta di ripetuta quotidianità.

Mai tradita.
Quanto mai compresa.
L’uomo del silenzio.
E della precisione.

Mi hai insegnato tanto.
Diversamente da troppi più “importanti” di te.
Tu hai “fatto”.
Nel vero, del vero.

Tu sai.
Anche fosse solo per te.
Continuo a scrivere.
Della mia, dell’altrui miseria.

Tu sei un amico.
Vero.
Hai sudato con me.
Per  l’impossibile.

Non hai vissuto di parole.
Ma di fatti.
Di fatica.
Non di lezioni.

Tu, tra i veri pochi.
Sei stato una vera lezione.
Di vita.
Vera.

Caro amico mio.
Tra i pochi che hanno compreso.
Che sanno comprendere.
Senza necessità di lezioni.

Di leziosità.
Di sfortunata solitudine.
Ti sei preso cura di tutti.
Nel tuo silenzio.

Nel tuo essere vero.
Differente dalla moltitudine.
Di falsi.
Di presuntuosi.

Amico mio.
Quasi unico.
Mi hai insegnato davvero tanto.
Cose che il mondo non può capire.

Ma io e te, si.
Noi abbiamo fatto davvero.
Ci siamo combattuti.
Ma anche compresi e stimati.

Eri tu.
Li con me.
A farti il “culo” gratis.
Non altri.

Gli altri cantavano.
Le loro canzoni.
E noi.
Nel silenzio.

Al solito.
Il silenzio dei giusti.
Dei mai ricordati.
Ma dei veri.

Stasera non ho rabbia.
Non ne ho più.
Non mi interessa più la rabbia.
Mi interessa solo il vero.

Che distingue.
Seleziona.
Come mi hai insegnato tu.
Ti sono grato oltre la mia vita.

Il resto?
Me lo hai insegnato tu.
Lascialo al resto.
È solo un resto, in fondo, una tara non un netto.

Qualcuno o qualcosa che verrà dimenticato.
C’eri solo tu.
A sudare con me.
Per aiutare l’impossibile.

Hai dovuto vivere nell’assoluto.
Non serve amico mio.
Tu che non hai mai giocato.
Sappi che la vita è solo un gioco.

E non  ci interessa vero?
Se gli altri non comprendono.
Tu sei stato l’unico uomo onesto che ho incontrato.
L’unico che non ha debiti con nessuno.

Solo vero coraggio.
O vera stima.
Gli altri?
Lasciamoli al loro destino.

Ognuno merita solo il suo.
E solo io e te sappiamo davvero.
E abbiamo imparato insieme.
A sorriderci sopra.

Mi basti solo tu.
Per andare avanti.
L’uomo del silenzio.
E della verità.

“Grazie Francesco.
Per dare parola.
Ai sentimenti.
Sono commosso”.

Anch’io.
Nel ricordo di un amico perduto da troppo poco.
Passato.
È per voi che scrivo, che continuerò a scrivere.

Per gli uomini del silenzio e della vera conoscenza, per gli uomini che non tradiscono mai.
I Veri Amici.


FranzK.

domenica 26 febbraio 2012

Gli Uomini Cuccioli.






Avevamo scalato la montagna.
Con tanto sudore e fatica.
Costeggiato quel bellissimo lago.
In alto, a strapiombo sulle sue acque immacolate.
Fino in fondo.
Dove il sentiero scendeva fino alla sua superficie immobile, fredda, calma.
Diradandosi in una piana incantata, attraversata dal piccolo rivo che lo alimentava scendendo dal ghiacciaio.
In mezzo ai larici, al profumo della loro lacca.
Tra le tane di marmotte fischianti e piccoli giardini di fiori speciali.
Lontano da tutto, da tutti.
Scegliendo accuratamente il luogo dove proteggerci, riposare nelle notti che avremmo trascorso in quel luogo.
Il mondo avrebbe rimandato i suoi ricordi solo attraverso le luci della diga.
Appena il sole sarebbe balzato al di là della vetta più alta.
Luci che non avremmo potuto mai raggiungere senza la luce, solo luci di ricordi.
Di un mondo lontano, ormai irraggiungibile, quasi dimenticato.
Gli uomini cuccioli erano contenti e un po' intimoriti.
Felici del paradiso raggiunto, inquieti per aver abbandonato tutte le certezze, le comodità, le sicurezze del mondo delle luci elettriche, ormai irraggiungibili, lontane, sulle alte torri della diga, come totem a ricordo di arcane divinità.
Non avremmo potuto tornare indietro, non più.
Dovevamo accontentarci del paradiso.
Almeno per qualche giorno.
Obbligati ad affrontarlo, a comprenderlo, a viverlo.
Il paradiso della bellezza e dell’incertezza, delle albe rassicuranti, dei tramonti senza luce, pieni solo del silenzio del buio e delle inquietanti voci degli animali del bosco.
Ero il loro Peter Pan.
La loro guida, per quei cinque uomini cuccioli.
E non potevo far trapelare loro le mie uguali gioie, le uguali preoccupazioni.
Solo pensieri felici, per poter volare.
Abbiamo costruito insieme la tavola rotonda, per i cavalieri della notte..
Fatta di rocce antiche, ma salde, una tavola con al centro un braciere per scaldarci, e sedie intorno.
Di rocce antiche e salde.
Erano felici e laboriosi gli uomini cuccioli, nel cercare, nello scoprire il “pezzo” giusto per la tavola rotonda.
Per la notte che sarebbe arrivata, per il suo buio, per le sue paure, il suo freddo, i suoi silenzi e rumori.
La notte del paradiso, che quando scende il sole sembra divenire inferno.
Abbiamo raccolto legna secca, tutta quella che abbiamo trovato.
Per esorcizzare l’inferno e il suo freddo.
Non sono mai stato il loro comandante, solo il loro Peter Pan.

Raccolti intorno al fuoco, nella notte fonda, ho raccontato loro storie e inventato filastrocche.
Di paura anche, per non averne, perché è fatta di nulla la paura, anche nel freddo buio della notte del paradiso.
Adesso sono uomini.
Non più cuccioli, sono cresciuti.
Con dentro quel ricordo perenne, dopo essere tornati dai totem elettrici.
Io?
Non sono cresciuto, non posso farlo.
Peter non può crescere, può solo cercare di avere pensieri felici per poter volare, e far volare.
Uomini cuccioli o uomini cresciuti.
Sono rimasto Peter Pan.
Nella mia piccola isola di inferno e paradiso.
Senza più alcuna necessità di totem elettrici, neppure all'orizzonte.


FranzK.


domenica 15 gennaio 2012

A mio padre.





Eri vivo come l’argento nella tua adolescenza.
Quanto buono.
Di un buono che è difficile qualificare, descrivere.
Vivo e forte come un toro, quanto pacifico.
Vivo e curioso, di tutto.
La quinta elementare non ti bastava.
Ti piaceva troppo conoscere, sapere.
Hai ottenuto di poterla fare ancora, di ripeterla, per la sola passione della conoscenza.
Per poi ripeterla ancora da adulto, ancora una volta, solo per quella passione.
E tanto amavi la natura, il destino del tuo lavoro contadino, quanto “il sapere”, la conoscenza, la cultura.
Un contadino atipico, un po' speciale, che alla sera leggeva poesie.
Eri un uomo che amavano tutti, che rispettavano e stimavano.
Buono e intelligente, con dentro la vita, il suo sorriso.
Sorridevi sempre.
Tranne quando un giorno ti hanno caricato su un treno.
Un lungo treno per un lungo viaggio.
E poi su una nave, tu che non avevi mai visto il mare.
E poi dentro il lurido di una trincea, ad ammazzare persone.
In mezzo ai topi, al fango, ai ragni e alla morte.
Avevi trent’anni.
E già diciotto di lavoro alle spalle.
Dentro a quella lurida trincea, dentro all’odore della morte.
Della polvere da sparo di un cannone e l’acre del sangue, dei tuoi amici morti, o mutilati per sempre.
Sono cresciuto dei tuoi racconti, della guerra che ti era rimasta lì, dentro.
I bambini fanno domande imbarazzanti e quando a volte ti chiedevo “ma hai ucciso qualcuno?”, rispondevi che era giunto il momento di andare a riposare, il lavoro ti aspettava all’alba del giorno dopo.
Sorridendo e rassicurandomi.
Hai lavorato come un matto per cinquantadue anni, lavori duri, durissimi, superando tutti gli ostacoli della vita.
Senza mai perdere il sorriso, e quell’aura di positivo che a settant’anni  di rendeva ancora lo spirito di un giovincello.
Io non ho preso nulla da te.
Istintivo e passionale quanto la tuà metà.
Agitato e irrequieto quanto tu tranquillo e rassicurante.
Avevi paura di una cosa sola: la morte, forse l’unico momento che ti ha visto debole, sconfitto, non più tranquillo.
Te ne sei andato con vicino le persone per le quali avevi vissuto, a stringerti la mano nodosa , stanca e tremante.
Te ne sei andato con la tristezza di non averci lasciato nulla secondo te.
A me hai lasciato molto.
Moltissimo.
Una cassaforte piena di vere ricchezze.
Di quelle che non si perdono, non si inflazionano.
L’onestà.
la sobrietà.
La gioia di vivere.
La determinazione.
Il rispetto.
Non devo neppure fare manutenzione ai beni che mi hai lasciato.
Nessun muro da stuccare.
“vivi come se non dovessi mai morire”
“se vuoi capire soffrirai, quanto vivrai tranquillo nel suo contrario”
“non avere mai paura di niente”
“il destino è anche e soprattutto una tua costruzione”
“vivi nel giusto anche sapendo che non c’è giustizia”

E poi alla fine, un secondo prima che chiudessi i tuoi occhi grigio azzurri per sempre, la tua mano piena di nodi contadini si è chiusa forte sul mio braccio, attirandomi a te, spaventandomi un pò.

“adesso tocca a te”.

Francesco.

giovedì 5 gennaio 2012

Nei nostri panni.





Una parte della vita degli uomini è discordia, litigio, guerra nel caso peggiore.
Non solo adesso, da sempre, da sempre abbiamo tutti molto ben presente il “ per noi”, valutando solo le nostre posizioni, le nostre fatiche, i nostri sacrifici, le nostre personali necessità.
Pretendendo in cambio dagli altri sempre molto di più, al minimo alla pari, come in un  contratto notarile.
Rispetto a quanto è costato a noi, a quanto abbiamo investito, a quanto abbiamo speso di noi, delle nostre energie.
Tanto da proiettare il nostro investimento sul prossimo, quasi che sia lui ad averlo preteso, richiesto, imposto.
È da lì che nascono i nostri peggiori errori e orrori, nascono da dentro di noi, non da dentro o fuori dagli altri.
Non sono quasi mai relativi ad una condizione, ma alla sua nostra cattiva interpretazione, al nostro modo di porci, a un nostro “difetto”, limite o semplice incapacità.
E quando cadiamo negli errori ed orrori sono solo nostri, il male resta in noi perché è da noi che si è generato.
È sempre da soli che ci procuriamo ferite, quelle profonde, indelebili, quelle che difficilmente riusciremo mai a rimarginare, a perdonaci.
Feriamo e ci feriamo, perdendo la credibilità in noi, perdendo ancora di più in noi la poca fiducia che ha generato il danno e rendendo oltremodo in cambio solo dolore e incomprensione, feriti indelebili pari, al minimo, a quelle procurate a noi.
Anche quando le nostre buone intenzioni o azioni miravano all’opposto, il caso peggiore.
È da soli che molte volte non abbiamo il coraggio di fare il “passo indietro”, è solo da soli che chiediamo sicurezze che ci mancano, fiducie che non abbiamo mai avuto, mai concesso a noi, per primi, da soli.
Se non è così come potremmo affidarne agli altri, sentirci tranquilli di loro e anche e soprattutto per loro?
I panni altrui ci vanno quasi sempre stretti perché non ci sentiamo a posto nei nostri personali, e vorremmo adattare quelli degli altri più che sistemare i nostri, ci appare più semplice, più “giusto”.
E vale nei difetti e negli eccessi, credo, nei buoni o cattivi sentimenti, rapporti, e forse anche contratti, quanto credo valga nella vita pubblica e privata.
Credo che possiamo farci del male solo con le nostre mani, dipende solo da noi, il prossimo conta davvero poco.
Il prossimo purtroppo, se crede in te, al massimo subisce, lo si costringe, nella sua buona fede e fiducia in te, a subire.
Dipende dal nostro “bello” non dal “brutto” degli altri che molte volte è solo un inconscia proiezione di un nostro personale incubo, paura, difetto o limite, di un nostro “brutto” solo personale.
Dipende, quanto per i panni, dal fatto che è più facile avere sfiducia negli altri affidando loro la responsabilità di un nostro errore-orrore che cercare di comprendere perché non ne abbiamo avuto un po' di fiducia per noi stessi, tanto da poterlo prevenire, evitare.
E credo valga nel migliore o peggiore dei casi, nelle migliori o peggiori intenzioni, sentimenti, rapporti, nel pubblico e nel privato, in una famiglia quanto in una azienda, in un amore quanto in semplice contratto.
Vale per la prossima guerra che, pur aberrandone l’orrore, vedremo in fondo “giusta” nel nostro personale interesse, solo perché non abbiamo avuto la capacità di trovare differenti soluzioni, quanto nella faticosa, tanto da ritenerla quasi “ingiusta”, necessità di divenire più onesti e più “sobri” per modelli di vita più equi e civili.
Se non riusciamo a cambiarci, a cambiare noi per primi, cadremo ancora negli stessi errori, nelle stesse ferite, nei nostri irrimediabili orrori, al di là di qualsiasi psicologia, formazione, condizione, imprinting.
I nostri errori-orrori sono violenza, fatta da noi a noi e imposta agli altri, dobbiamo imparare a star bene nei nostri panni, se non vogliamo più incorrere nel misfatto, quelli degli altri sono loro, come lo sono le loro vite e la loro Libertà.
Posso parlare di me, che ho vissuto con “giù le braghe”(concedetemelo) tutta la vita.
Dei miei orrori, perché questa lettura non abbia il profumo di una predica, lezione di vita leziosa e perbenista, ma una semplice riflessione, pensiero, il contrario insomma.
Due esempi miei personali, che nel raccontarli, e nell’impossibilità di cancellarne il ricordo, di concedere loro un perdono mi feriranno fino alla fine dei miei giorni:
Avevo 17 anni e mancava una settimana alla fine della scuola, per difendere un compagno molto debole da un altro molto violento, menai quest’ultimo staccandogli un occhio dalla testa.
Non è stato il perdono dei suoi genitori nè quello della scuola a potermene rendere uno personale, non una presunta “giusta causa”.
E sono cambiato, le mani, da allora, le ho usate solo per lavorare, scrivere, far di conto, senza che anche questo abbia mai potuto darmi pace, me ne potrà mai dare una.
Un paio d’anni orsono la vita mi ha regalato la cosa più bella che un uomo può desiderare, oltre ogni immaginazione.
Un amore vero.
Quello giusto.
Che ho ferito e maltrattato, senza alcun sensato motivo, solo per la sfiducia in me di poterlo perdere, per la sfiducia che ancora viveva in me, riguardo le persone ancora più acuita dall’importanza incommensurabile di quel dono .
Ho ferito e maltrattato la cosa più bella e importante della mia vita.
E non conta la “giusta causa” di quanto ho dato nel bene, ma quanto gli ho tolto con i miei orrori, le mie violenze, di quante ferite ho procurato.
Senza perdono, fino alla fine, almeno per me.
Nei miei panni, senza braghe.
Ben cuciti e riparati adesso, troppo tardi forse.
E ho parlato di me, senza braghe, solo di me, sperando di essere l'unico che ha avuto panni scuciti.


FranzK.