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domenica 20 gennaio 2013

Sogni da Sognare.

























https://www.youtube.com/watch?v=X2UbMvw4QPU


Leggo, dopo un po' di tempo.
Dopo un bel tempo, una primavera in inverno.
E leggo parole che ne rappresentano il tripudio.
Sognare per vincere.
Apre il cuore per una volta.
In mezzo a mille miserie intellettuali che divengono poi miseria per tutti.
In mezzo al frastuono del raziocinio della “concorrenza”.
Che suona non troppo diversa da corruzione.
Per tanti, troppi versi.
E per me non conta chi lo dice, come per i più.
Conta solo cosa significa e quanto è semplice o difficile realizzarlo.
Perché ha radici in noi, nel profondo di noi, nessuno escluso.
Questa è davvero la ricetta “anticrisi”, anche se ho mille timori a riguardo.
Perché temo che la “crisi” in fondo non spiace, e attende solo il ripetersi di un'altra ondata di “riprese” che riporteranno solo ad un groviglio peggiore.
Il sogno per vincere va ben oltre la “tecnologia”, e quando a dirlo è un tecnologo beh ….. pensiamoci.
Finalmente leggo : ” non hanno buoni prodotti” ….. non quanto costano.
E anche se la notizia è di settore va ben oltre qualsiasi gabbia settoriale.
Perché credo che sognare è avere la forza di uscire dagli schemi, antropologicamente falliti al momento.
Perché credo che sognare pretenda cambiamenti interiori.
Perché credo che non sarà mai un voto politico a poter cambiare nulla.
Perché credo che nei sogni c’è tutto il rischio e il bello del vivere.
Perché sognare non è per “sognatori” ma per  “illuminati”.
Perché è l’unico modo per realizzare grandi necessari cambiamenti.
Esce dagli schemi.
Supera barriere culturali.
Distrugge grigi palazzi per costruire splendidi arcobaleni.
Cambia “garanzie” in “certezze”.
Due cose opposte.
Sono folli quelli che non sognano.
Lo sappiamo, è conclamata anche dalla conoscenza scientifica.
Ma passano per folli, nel regno della follia, i “sognatori” ……. coloro che vedono con altri occhi.
Umani al minimo.
Abbiamo tutte le soluzioni possibili, tutte le risorse intellettuali, tutte le infinite variabili disponibili eppure ……
Non vogliamo sognare.
Dedichiamo ad altri il nostro sacrosanto diritto di scelta, ci lamentiamo ma non riusciamo a cambiare.
Qualsiasi scelta politica continuerà a darti la “multa” solo per incassare denaro.
Qualsiasi legge non cambierà i veri confini di sconfinate appartenenze.
Qualsiasi insistente legame con le certezze della sola “logica” continueranno a farci vivere come scimmie.
Qualsiasi “dominio” non sederà fino alla morte il suo “diritto”, la sua “burocrazia”.
Così ci lamentiamo ma non siamo capaci di cambiare.
A prescindere da tutti i possibili cambiamenti.
Preferiamo una “serena” morte logica ad un luminoso, possibile vivere.
E quanto lavoro ci sarebbe da fare in tal senso  …….
Quanta riduzione della disoccupazione ……
Per poter sognare è necessario essere felici.
E solo la felicità può riprodurre se stessa.
Non importa se nessuno vuole sentire questa parola.
Non importa se è considerata solo come impossibile realtà.
Produrre felicità, provare a produrne sarebbe davvero un “prodotto interno netto”.
Finalmente.
Un valore vero, al quale tendere almeno.
Non si può essere felici senza sogni.
È dimostrato il contrario: sei certo dell’infelicità con le illusioni.
E noi viviamo nel regno delle illusioni.
Non in quello dei sogni.
Sognare per vincere.
Non per una “Ferrari” o “Miss Mondo”, ma per la vita.
Perché queste sono davvero illusioni.
Ologrammi.
E non sono felicità.
È solo roba vecchia, trita e ritrita.
Come la pensione, le vacanze alle Seychelles, i mutui per una casa da lasciare ai figli, sotto forma di debito senza fine.
E non è chiusura il sogno vero, ma credo il suo vero contrario.
È vera energia liberata, con un elevato contenuto di entalpia di intelligenza.
È la capacità di vedere e il coraggio di credere.
Al di fuori di ogni speculazione economica, culturale e intellettuale.
Un vero dono.
L’unico credo che può davvero produrre “ricchezza” senza spreco.
L’unico per il quale forse vale la pena di lavorare sodo, solo in un modo diverso.
Senza martelli , incudini e falci.
Che non siano quelle del solo coraggio di vivere e confrontarsi con lo specchio che riflette la nostra identità.
Prima di qualsiasi identità altrui.
Vorrei chiedere a Larry Page, CEO di Google, padre di queste dichiarazioni,se è possibile avere un piccolo chip, una micro sd, qualcosa insomma, da indossare di notte per poter registrare i miei sogni. (non è un sogno anche questo? ….. possibile …….).
Per poterli condividere, confrontare.
Sognare è una cosa da grandi non da neonati.
È un atto di responsabilità, per il quale un uomo diviene un Uomo.
Una donna una Donna.

Il futuro qualcosa di finalmente sensato.


FranzK.

venerdì 24 febbraio 2012

Sex-Hacker.






Mi sto capottando.
Come un bassotto che cerca coccole.
Mi sto davvero capottando.
Dalle fragorose risate.
Di più di quando ho sentito del tunnel della Gelmini.(ex ministro dell’istruzione …… del’istruzione dico!!!!!!!)
Il tunnel tra il Cern di Ginevra e il CNR del Gran sasso.
Poveri neutrini.
Lenti anche loro.
Povera Gelmini.
Troppo veloce per sfortuna degli studenti.
Gli fosse mai entrato un Hacker a lei credo sarebbe fuggito.
Codici indecifrabili.
Ministeriali.
Neanche in Assembler sarebbe riuscita a decifrarla!

Si è accontentato di Youporn, l’Hacker dico.
Dove almeno credo e spero ci siano persone normali.
Sole magari.
Per un solo orgasmo dalla massima durata di otto minuti.( ma perché non fanno filmati porno da sei allora????).
Come il titolo di un libro di una ex prostituta.
Già un buon tempo.
Anche se comprensivo di preliminari e preparazioni ……
Smascherando poveri soli alla disperata ricerca di un “ahhhhhhh…..”
Ma perché non è entrato nella Gelmini?
Piuttosto che nei sistemi di rilievo della velocità del Gran Sasso?
Troppo difficile eh?
Anche per un hacker.
Per un Assembler o un C++.

Perché non ha provato a superare i firewall dell’ignoranza?
E non quelli della “disperazione”?
Accontentandosi di un Youporn ……
Un Hacker di seconda mano.
Non di terza generazione.
Poveri noi.
Non ci resta che ridere.
Piangere lasciamolo per le cose di altro livello.
Di alto livello soprattutto.
Ma ridiamo , dai.
Tra un po' ci forniranno di un pulsante per la privacy.
Mi sto rotolando sul pavimento.
Quasi in preda ad un orgasmo anch’io ……

Senza Youporn.
Con la Gelmini e i neutrini nel cuore …… ahhhhhhhhh……..

Solo in questo caso, almeno per me .
Molto meno di otto minuti J.
"Quasi" trecentomila chilometri al secondo!


FranzK.

giovedì 12 gennaio 2012

Il peso di un pensiero.





La febbre non cede ancora del tutto, ma ci provo.
Anche se stasera l’argomento è un po' complesso.
Appena intricato.
Mi chiedevo l’altro giorno del peso di un pensiero.
Nel senso “fisico”, non filosofico.
Mi sono posto alcune semplicissime domande.
Forse troppo semplici, ma questi sono i miei limiti, la mia essenza, quella di un semplice fanciullo.

E la questione, almeno fino alla fine dei miei pensieri, è semplice.
Noi possediamo, “avvertiamo”, “percepiamo” e “misuriamo” un peso grazie a sue fattori sconosciuti:
Massa e Gravità.
Nella logica fin qui acquisita e dimostrata che la seconda conferisce alla prima un “peso”.
Ci sono altre teorie che conosco poco ma approfondirò, come quella del vuoto quantico.
Che affermerebbe, dal poco che ho letto, che la gravità, ovvero la sua accelerazione, agisce in modo proporzionale alla quantità di “vuoto” della materia.
In breve, gli elementi che posseggono meno “atomi” quindi più pieni di “vuoto”, sarebbero soggetti ad un accelerazione “gravitazionale” più elevata rispetto a quelli più “pieni” di “pieno”.
L’idrogeno con un solo protone e elettrone se lasciato cadere, subirebbe un’accelerazione più elevata dell’uranio arricchito.
Approfondirò.

Il tema delle mie infantili riflessioni è assai più semplice e comprensibile a tutti credo.
Mi piacerebbe capire se l’attività cerebrale, formando pensieri, quattro al secondo più o meno, è un attività richiusa su se stessa oppure no.
Mi spiego meglio.
Supponiamo di sdraiarci su un giaciglio-pesa.
Potremmo misurare il nostro “peso”, in differenti situazioni.
Per esempio potremmo constatare che il nostro peso non cambia se, ad esempio, contraessimo i muscoli, pur in condizione di riposo.
Quindi l’energia trasformata per ottenere quel lavoro risulta richiusa in sé.
Non rende differente la nostra massa.
Quanto non la rende differente il nostro essere vivi o morti, il nostro pensare o no.
Un cadavere pesa uguale a quando non lo era.

E un cadavere non si contrae ne pensa più.
Ma non cambia la sua massa.
Però …….
Se una contrazione muscolare è in grado di generare un movimento, un pensiero cosa è in grado di generare?
Cos’è?
So che è un argomento di frontiera.
Ma mi chiedevo se al pari di una contrazione muscolare può essere solo energia trasformata richiusa su stessa o può anch’esso creare stati motori ………. differenze di potenziale, movimenti di altro tipo.
Nel camminare pesiamo di più, subendo accelerazioni istantanee dovute agli impatti a terra.
Chissà se pensare, in un certo modo non finisce per produrre qualcosa di simile.
Non sia solo una variazione delle correnti superficiali della corteccia cerebrale con la quale far scrivere parole a un pc.
Sapete quanto costa energeticamente l’attività cerebrale a riposo?
Circa il venti per cento dell’energia metabolica basale, circa 14-15 watt/ora, una lampadina a bassissimo consumo.
Per quattro pensieri al secondo.
Se penso a un pc (circa 200 Watt/ora) mi viene da ridere.
Perché tra quei quattro pensieri, ogni secondo, può essercene uno, per ciascuno di noi, che cambia il mondo.

Ma sono fuori tema.
Provo a rientrarci.
Avrà una “massa” il pensiero?
Se non fosse così della gravità se ne farebbe un baffo.
E allora ……….
Mi viene in mente un esperimento che ho letto su un bellissimo libro, anni fa.
Purtroppo non ricordo più il titolo (forse è questo),un libro di una delle grandi menti del ‘900: Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965.
Allora lavorava ai laboratori di Los Alamos (per l’atomica purtroppo- progetto Manhattan- sigh) ma era un tipo davvero speciale.
La curiosità è degli intelligenti e lui lo era oltremodo, curioso e intelligente, sempre pieno di domande, provocazioni, tanto da divenire consulente per i costruttori di serrature di sicurezza che regolarmente “crakkava” fino a vincere come miglior suonatori di bonghi un carnevale di Rio.
Un giorno si è posto una semplice domanda, l’ennesima domanda infantile: se riuscissi a isolare un uomo dai suoi cinque sensi cosa potrebbe accadere?

Costruì, a tempo perso una vasca, il Non Sensitive Tank, e decise come si conviene per un uomo di vera scienza di essere lui a sperimentarne il funzionamento.
Mi spiace ma su Internet non sono riuscito a trovare nulla a proposito, (chissà perché) vi rimando al libro se è quello giusto.
Brevemente, il guscio apribile, gli permetteva di depositarsi, nudo, al suo interno, immerso in un liquido di densità e temperatura uguale a quella del suo corpo, prima di essere chiuso tagliando l’ingresso a luce, suoni e profumi.
Dopo qualche tempo racconta che riusciva a gironzolare nella stanza accanto e identificarne gli oggetti.
Chiese e ottenne, per il suo “gioco”, la collaborazione dei suoi amici scienziati, i Bohr, Fermi, Carter, Oppenheimer…… e quella di un notaio.
Gli amici ogni volta avrebbero disposto nella stanza accanto una serie di oggetti sempre diversi e in numero crescente, descrivendone accuratamente i dettagli su un documento sigillato dal notaio.
Lui, Richard, alla fine del suo “viaggio”, doveva fare lo stesso su un altro foglio, poi si aprivano le buste.
Dopo circa tre mesi gli oggetti “scoperti” divennero decine e decine, con perfetta precisione su quantità, natura e disposizione.

Magia?
O bugia?
O semplice pensiero, magari privo di massa ……..
Senza peso, senza gravità.
E allora ………
Chissà che con una semplice reinterpretazione dell' NST, si possa scoprire la verità.
È  solo il pensiero di uno che ha le febbre.

O forse no.
E' solo il pensiero di uno che ha molte speranze.

FranzK.

giovedì 29 dicembre 2011

I sogni che non sai.





Leggo : “Fase due”: crescita.( la "Fase uno" sembra non abbia sortito, almeno fino ad oggi, gli effetti desiderati …..)
Crescita, cosa significa crescita?
Ho riflettuto molto sul suo significato.
Perché la parola in sé, se non è riferita a piante, animali, uomini o a trasformazioni termodinamiche, mi dice poco.
Così ho deciso di approfondire un po', di rifletterci ma non solo.
Mi sono svegliato e ho cominciato a fare un giro per casa.
Dettagliato.
Prestando la massima attenzione a tutto, ad ogni singolo dettaglio.
Camera per camera, oggetto per oggetto.
Da quelli che uso di più, pochi peraltro, a quelli che mi ero dimenticato di possedere.
E, sapendone almeno un po', mi sono immaginato, per ciascuno di loro, la tecnologia per produrlo.
Uno ad uno.
Ho impiegato tutta la mattina per il sopralluogo.
L’elenco lo evito, sarebbe noioso e credo per la maggior parte anche poco formativo.
Lo evito perché mi ha procurato anche una leggera emicrania, l’impegno del tour e relative elucubrazioni.
Ho fissato, come sintesi, un solo pensiero: un mare di energia, da quella fossile, a quella umana, dal petrolio al pensiero a muscoli indolenziti.
Risorse e vite in poche parole.

Pausa panino quasi obbligatoria.

Il pomeriggio ho deciso di dedicarlo ad altro.
Un poco più rilassante.
Mi sono accomodato sul divano e ho deciso di dedicarmi ai ricordi.
Quelli relativi alla mia infanzia.
A quella umilissima abitazione che mi ha visto bambino, in crescita, in quel minuscolo borgo medioevale quasi irraggiungibile.
Ho cercato, scavando nei ricordi più reconditi, di ricostruire almeno nel pensiero, gli oggetti che possedevo allora.
Ho provato a fare un giro virtuale ma lucido al massimo.
L’operazione è stata molto veloce, più del previsto, più di quanto avevo sperato di stare un bel po' accoccolato sul comodo giaciglio.
Allora non avevo quasi nulla.
Neanche giocattoli.
Infatti me li costruivo da solo, sarà per quello che dopo ho fatto l’”inventore” (che fastidiooooo l’aggettivo).
E anche per costruirli avevo davvero pochi attrezzi oltre che troppi pochi anni.
Raddrizzavo chiodi tutti storti trovati qua e là per unire pezzi di legno mal levigati.
Il romantico di quei ricordi è ancora struggente per me.
Altra sintesi: mi mancavano un sacco di cose, e quelle che avevo le utilizzavo ben oltre le loro possibilità, mi mancava quasi tutto anche per costruirmi da solo un semplice giocattolo.
Poche risorse e un sacco di muscoli indolenziti, oltre che il cervello.

Altra pausa, e sono nel posto giusto per farla, stiracchiato sul comodo divano.

Da quasi nulla a  quasi troppo.(il secondo quasi lo metto con riserva).
(leggevo stasera, che nel nostro paese ci sono trenta milioni di abitazioni, pari a circa centosettantasette milioni di locali con circa sessantunmilioni di abitanti …….. una casa vera ogni due persone, circa tre locali a testa …… sarà il caso di costruirne altre? ……..)
Almeno per me.
Almeno per moltissimi di noi.
In una quarantina d’anni mal contati.
La parola “crescita” ha cominciato ad assumere un significato ben preciso ma non ancora soddisfacente.
Non ancora.
Mi manca un perché, chiaro e univoco, un perché oltre la necessità primarie.
In fondo avevo poco ma non sono mica morto, né di caldo, di freddo o di fame.
Anzi sono cresciuto, anche abbastanza felice, sano (cervello a parte) e sereno, istruito e non solo.
Mi manca un perché senza dubbi.
Per dare un senso definitivo alla parola “crescita”.
Cerco domande.
Per speculazione di pochi?
Coercitiva e imposta?
Un obbligo condizionato non necessario?
In parte potrebbe essere ma non mi convince ancora.
Il pensiero si sposta, penso ai miei genitori.
Alla loro vita, alle loro aspirazioni, speranze ……….. sogni.
Sogni, sogni, sogni, ecco la risposta, solo sogni.
Avevano dei sogni e altri, con problemi quotidiani meno pressanti dei loro, ne avevano di più evoluti.
La mia nuova casa è colma di sogni, quanto quella vecchia di misera realtà.
Adesso tutto quadra, adesso la parola crescita mi è chiara, univoca, priva di ombre.
La speculazione è scontata ma non riesce a far nulla senza i sogni di qualcuno.
Nessuna crescita, al massimo mantenimento del privilegio, ma nessuna crescita.

Pausa, devo nutrirmi e pensare ad una soluzione, cosa che a stomaco vuoto mi riesce male, ma esco con la garanzia che per stanotte qualcosa mi verrà in mente, anche fosse solo una fantasia ma verrà, prima di domattina.
Perché il lungo periodo recessivo previsto non è solo nostro, del nostro paese (il solito “cul de sac”, peccato) ma globale, quanto lo sono i mercati e l’economia.
Panino birra e poi cerco di inventarmi qualcosa, fosse anche solo di fantasia, è una promessa.

Panino e birra doppi, poi un po' di assenzio, era necessario.
Ecco, ci siamo.
Credo di avere una soluzione, fantasiosa, chissà poi quanto,( più avanti vedrete che la realtà molte volte supera di gran lunga la fantasia ….. più avanti) ma una soluzione.
Stanotte ho pensato ad una nuova macchina.
Nuova per modo di dire, ma funziona.
È una macchina che permette di teletrasportare le persone.
Davvero, non per finta.
È complessa, comporta il dispiego di tutte le tecnologie esistenti più qualcuna nuova da studiare.
Pensate!
Potremmo vederci in circa cinque minuti, più o meno, in una notte non ce la faccio a fare conti precisi al secondo.
E non toglie nulla a nessuno,anzi aumenta tutti, si potrà interfacciarla a Facebook, decidere se vieni tu da me o viceversa, e comporta l’utilizzo di tutte le tecnologie disponibili, da quella automobilistica a quella aerospaziale, a quella digitale.
Ha un costo approssimativo di circa quarantamila dollari e consuma la metà dell’energia di un automobile, pro capite, si intende.
Penso di avercele fatta.
Non  credete?
Non è un sogno per tutti?
Cinque minuti, e ci vediamo, con costi irrisori.
Penso che dovremo produrne almeno un paio di miliardi tanto per cominciare.( altro che i-phone ….)
Poi ovviamente i prezzi si abbasseranno e aumenteremo la produzione.
Credo di aver rilanciato l’economia mondiale.
Recessione adieu!
Solo con un semplice sogno.
Divenuto realtà.
Possibile, desiderato da tutti, ne sono certo, e finalmente per tutti possibile.
Siete pronti a chiedere un prestito per averla?
La macchina del teletrasporto dico.
Sono sicuro che le banche avranno i soldi da prestarvi, forse anche senza fido.
Ma mi raccomando, c’è tanto lavoro per tutti, dagli Italiani ai Cinesi.
Dovrete darvi da fare però.
Siete pronti per un periodo di crescita?
Vertiginosa.
Secondo il vostro tempo, illimitata?
Siete pronti a lavorare come matti?
Oppure no?
Non ho cambiato modello, sono rimasto al suo interno, come Gordon Comstock.(Orwell – Fiorirà l’aspidistra)
Vorrei solo sapere se voi siete pronti.
Felici.


FranzK.

martedì 27 dicembre 2011

Il regno dell'immondizia





Benvenuti, nel regno dell’immondizia.
Sarebbe necessario scriverlo, con una bella calligrafia, colorata.
All’ingresso di ogni reparto di ostetricia del mondo.
Scusate, non scherziamo.
Di quasi tutto il mondo.
Sarebbe necessario stamparlo, in nerofumo,  sulle cravatte griffate, le giacche alla moda, le lozioni antiforfora dei maschi.
E sulle scarpe, le borse, le pellicce di animali veri o sintetici, i rossetti, le creme antirughe delle femmine.

Benvenuti nel regno dell’immondizia.
A tutte le ideologie.
E a tutte le loro fanatiche idiozie.
Dalle infinite Wall Street alle infinite Piazze Rosse del mondo.
Benvenuti nel regno della crescita delle discariche.
Non in quello dei consumi ma in quello degli sprechi.
Non in quello della felicità ma in quello della sofferenza.

Mi sono ricreduto, dopo notti e notti senza sonno.
Dopo aver letto e riletto il contributo del Prof. Sertorio di qualche post precedente.
Devo allargare il concetto, scavarlo a fondo.
Non viviamo nel regno del petrolio, ma in quello dell’immondizia, della “scoria”, del rifiuto.
Intrinseco  e trasversale a tutti i modelli sociali, a tutte le economie.
Da quella consumista a quella anticonsumista.
Da quella morente a quella già morta.

Produciamo ricchezza o immondizia?
O sono la stessa cosa?
L’altro giorno sono andato al supermercato per la mia piccola spesa settimanale(vivendo solo è piccola).
Sono tornato a casa e l’ho sparpagliata sul tavolo, osservandola attentamente.
Ma cosa ho comprato?
Contenuti o contenitori?
Quale il maggior valore tra i due, tralasciando l’energia spesa per il trasporto, mio, e tutti quelli prima del mio.

Ho cominciato a rimuovere le prime eccedenze inutili ai fini della mia sopravvivenza: il pre-packaging.
Il contenitore del contenitore, ho preso un sacchetto e l’ho riposto quasi riempiendolo.
Poi avrei voluto rimuovere anche il resto, il packaging, ma ho pensato che non era Quaresima e mi sono fermato solo a ragionarci un po' sopra.
Mi chiedevo della tecnologia, per produrre quello che era nutrimento rispetto a quella che era il suo contenitore.
La tecnologia del pomodoro pelato contro la tecnologia della scatola in banda stagnata del cilindro metallico della sua cassaforte, dell’altra ancora del rotolo di carta, ricoperto di vivaci scritte e colori, che lo avvolgeva ben saldo ad esso grazie ad un potente adesivo.

Bisognerebbe fornire soluzioni non descrivere problemi vero?
Fosse così semplice.
Ma credo che il metodo scientifico prima delle soluzioni deve descrivere problemi.
E, più che un pensiero, è un dato di fatto, riconosciuto, certificato oltre che personalmente vissuto.
Torniamo alle scorie.
Sul mio tavolo ne intravedo in quantità industriale e mi pongo un’altra domanda.
Quale sarà il rifiuto del mio corpo nutrito da tutti quei beni, rispetto al rifiuto prodotto per poter essere distribuiti?
Un altro brutto pensiero, passo oltre.

Ad un pensiero ancora più brutto però.
Apro una confezione di yogurt, ho scoperto da poco che mi piace, lo mangio e finito, mi rimane in mano uno stupendo cilindro cavo di plastica e il suo coperchio.
Non posso buttarlo così, tutto ancora imbrattato di Lactobacillus lactis , nel contenitore della plastica riciclata vicino alla dispensa.
Lo lavo prima, mentre almeno il tappo lo lecco, poi butto tutto.
Butto il contenitore, il suo coperchio e l’acqua che ho sporcato.
Tutta roba mia, pagata, che butto.

Non mi serve più, anzi è un impiccio, non so proprio che farmene di quel piccolo capolavoro di tecnologia.
Si è improvvisamente trasformato da necessità in fastidio, adesso la necessità è di rimuovere il fastidio.
E quando hai un fastidio sei pronto a pagare, ancora.
Pagare qualcosa che ti appartiene, affinché qualcuno te ne possa privare.
Certo che pagare qualcosa che ti appartiene ……… per privartene ........ che poi verrà riciclato a quanto dicono, per ripagarlo ancora, ancora e ancora.
Per il PET, polietilentereftalato, almeno otto volte, poi anche lui dentro a un buco.
Petrolio che esce da un buco e ritorna a casa, trasformato in altro modo con altro petrolio, trasportato con altro petrolio ancora, in un altro buco.

E durante la sua vita ha generato di tutto: ricchezza, posti di lavoro, sfide della mente, nuove tecnologie.

Peccato che alla fine è diventato un rifiuto, brutto e cattivo.
Leggevo su un giornale che nel mio piccolo paese natale, sito della più grossa discarica della provincia di appartenenza, si è deciso un largo raggio di “stop, di qui non si passa”, si temono contagi.
E ci preoccupiamo per le armi chimiche?
Le abbiamo in casa.
Mi chiedo se tutta la tecnologia (capacità di elaborazione del pensiero per un miglioramento pratico della vita) dispiegata a favore della filiera di tutti quei processi non sia in grado di generarne una, per evitarli.

Ti ricordi amico mio?
Mi avevi invitato con un innocente sotterfugio ad un congresso e io, per le cose che ho detto, oneste e sincere quanto vere, sono finito tra le scorie per due anni e mezzo.
Ti ricordi quando scrivevi libri sulle industrie farmaceutiche?
Ti ricordi che davanti ad un bicchiere di buon vino rosso eravamo arrivati ad una semplice conclusione?
Il loro ultimo logico scopo sarebbe stato, per buonsenso, per statuto, quello di chiudere, risolvendo tutti i mali degli uomini.
Ma un’industria non può avere come obiettivo quello di chiudere ma quello di crescere, di espandersi.

Potremmo costruire televisori che durano una vita.
Abbiamo cicli frigoriferi che ne garantiscono la durata quattro volte superiore a quella utilizzata convenzionalmente.
Potremmo avere automobili con consumi ridotti e quasi mai rotte.
Elettronica semplice per non finire, per smaltirla come “lavoro tra i più pericolosi” nei paesi africani.
Tecnologie per minimizzare gli sprechi, in moda da fruire in maggior misura del consumo inteso come bene, vero.
Ma andrebbe tutto a rotoli.
Si spezzerebbe il cerchio, il vortice.

Così  invece abbiamo montagne di brodo primordiale sorvegliate come centrali atomiche, con gli stessi tempi presunti di bonifica, una cinquantina d'anni. (presunti).
Forse con gli stessi rischi.
Autodemolitori stracolmi di veicoli quasi nuovi.
Treni carichi di plutonio senza destinazione certa. (neanche più nel povero est …… )
E ricchezze che diminuiscono …..
Riguardo le risorse sorvoliamo.

Che il cerchio, il vortice, si sia rotto comunque?

L’altra sera sono passato da amici per gli auguri natalizi.
C’era un neonato, uno splendido bimbo con gli occhi azzurri come il cielo.
Gli ho fatto quattro grattini sulla pancia e lui si è aperto in uno splendido sorriso.
Dalla tutina felpata che lo avvolgeva, spuntava l’angolo di un foglio di carta con delle scritte.
L'ho preso e ho letto il contenuto.

Benvenuto, hai trentamila euro di debito.
Benvenuto tra noi, nel regno dell’immondizia.

Bisognerebbe fornire soluzioni non descrivere problemi.
Non sarebbe un problema se il problema fosse confinato.
Uno, univoco.
Ma la sua natura è circolare, vorticosa, un treno in corsa senza freni, un treno che tanto ci dà, e tanto è in pericolo di uscire dai binari.
Non voglio trasmettere tristezza, negatività, ma gli stessi stimoli che attanagliano me.
Le stesse vorticose irrequietudini.
Quelle relative alla verità, proprio per non uscire dai binari.
Dobbiamo fare qualcosa, siamo seduti tutti su quel treno, corriamo tutti gli stessi rischi, è necessario che tutti i viaggiatori diano il loro contributo.
Prima che il treno deragli.
Dobbiamo farcela, sono certo che ne verremo fuori.
La stretta di quelle piccole falangi sulle mie nerborute mani me lo hanno trasmesso.
Un altro uomo, un'altra vita, un'altra intelligenza, un'altra speranza.
Energia nuova, la più importante, l'unica possibile per risolvere i nostri dissesti, per frenare in tempo.

Oltre la gravità.
L'energia delle Persone.
Che saprà costruire il regno della felicità, non quello dei rifiuti.
Io ci credo.
E voi?

FranzK

domenica 25 dicembre 2011

Feisbuk






L’altra sera su invito di un vero amico ho seguito un evento.
In diretta laiv, in striming.
Ebbene parlava di un argomento molto di moda quanto importante : i socialnetuork
E’ stato davvero bello e incredibilmente istruttivo.
I personaggi davvero all’altezza di spiegazioni finalmente chiare e semplici.
Uno spettacolo, in poche parole.
L’argomento appunto i socialmidia, che da quanto ho compreso riguardano lo stare insieme delle persone.
Rimanere in contatto.
Promuoversi piuttosto che promuovere prodotti, dal bisness del “me” a quello di un prodotto aziendale  per intenderci.
I temi e le riflessioni sono stati talmente chiari da crearmi un senso di inquietudine.
In particolare si sono concentrati su feisbuk, il socialnetuork più diffuso al mondo con i suoi settecento milioni di iscritti.
Rassicurando da un lato i suoi utenti riguardo la sua validità ma introducendo temi sospetti.
Se guardate il filmato che vi propongo qui sono certo che sarete d’accordo con me.


la proprietà dei dati ad esempio, il loro becap, gli innumerevoli arzigogoli che devi affrontare per poterti in qualche modo proteggerti.
Con condizioni di utilizzo che sembrano scritte un po' come una legge italiana: cavilli, funzioni nascoste, postille.
Davvero difficile da usare quanto facile da farsi usare.
Tempo fa, quando anch’io partecipavo alla sua torre di babele, avevo avuto strane sensazioni.
Sensazioni e basta non essendo io un esperto.
E seguendo il mio istinto me ne sono andato.
E quando me ne sono andato mi hanno scritto che non avrei mai più tornarci, cancellato per sempre.
Alla faccia della socialità mi sono detto, quando esco dal bar di Iki, non mi vieta nessuno di rientrarci il giorno dopo, ritrovando le persone e i servizi che offre.
Anche dopo un mese.
Ma esisterà il uebduepuntozero?
Il ueb delle persone per intenderci.
E dire che tra pochi giorni la piattaforma di Zucherberg verrà quotato in borsa.
Feisbuk  si dice,è un luogo dove si cucca, dove si prendono fregature a volte, dove se sei troppo triste o troppo politico vieni isolato dalla piazza.
Il socialnetuork per eccellenza, che si appropria dei tuoi dati, delle cose serie o meno che scrivi e che in cambio ti offre una sorta di allegra virtuale compagnia continua, al minimo.
Tipo un deitingonlain comprensivo di ciat  e da un po anche di taimlain dove anche gli uomini maschi non hanno necessità di pagare per trovare femmine, dove le aziende possono fare pubblicità gratis.
Gratis. ( non capisco perché invece una meiling list la devi pagare …….)
Ma se è tutto gratis come può essere quotato in borsa?
Dagli introiti della pubblicità dite?
O dal valore dell’advertaising? Informazioni in altre parole (roba seria l’informazione, attenzione).
Avevo dei sospetti, e quel filmato me li ha decisamente rafforzati.
Avevo delle domande, si sono moltiplicate.
Ricordo una frase dell’intervento che dice che Internet non è feisbuk e feisbuk non è Internet.
E la non reciprocità vale anche per gli altri, per gugol o gagol, plus o non, per tuitter, linkedin, maispeis e chi più ne ha più ne metta.
Prima domanda:
di chi è Internet?
Esiste qualcuno che cortesemente me lo può dire?
Qualche guru del settore,  qualche gik.
Ha un proprietario?
Chi è?
Dove ha la residenza?
Come si chiama?

Seconda domanda:
la correlazione tra le parole social e praivasi.
Non vi pare siano contrari e non sinonimi?
Sono io che proprio non capisco?
Tempo fa (anni fa)smanettavo un po’sui personal compiuter e avevo realizzato un sistema molto semplice per poterli usare social o praivasi davvero in qualsiasi momento, con garanzia centodiecipercento.
Perché mi pareva scontato che entrando in rete equivalesse ad uscire in mutande o anche senza in una piazza pubblica.
Scontato e certo, dimostrato anche da un amico molto bravo che lanciando un semplice programmino mi faceva vedere tutto di quello che facevano tutti.
E certe cose preferivo farle a casa mia, non in piazza.
Insomma il uebduepuntozero è una roba che nel caso si realizzi sarà social o praivasi?
O alla faccia della praivasi  decidiamo per un claudcompiuting su scala planetaria?

Terza domanda:
come si fa a prendersela con il pirtupir quando su tutto il ueb è concesso di avere un identità falsa, non certificata, autocertificata almeno,metà nascosta e metà no?
È come se uno uscisse in strada mettendosi i baffi finti.
È quella la praivasi?
Ho compreso bene?
Lo faccio ma non lo dico o lo dico fino a un certo punto?
Mentre tutti sanno tutto di te?
Anche se ti chiudi in casa con spenta la luce, il telefono, il gas, la tv e tutto il resto.
Anche se quando vai a votare nella gabina ( è anglosassone sono sicuro)elettorale da sempre esiste una semplice tecnologia per sapere per chi hai votato segretamente. ( Quale è? Ma dai siete guru e gik …………. non è il caso che ve la dica io che sono un semplice rimbecillito che non si capisce se vuole fare il poeta, il contadino, il tecnico o il salvatore del mondo).

Potrei proseguire ben oltre con tante altre domande.
Ma mi basterebbe avere risposte riguardo anche solo alla prima.
Mi basta quella.
Non chiedo molto, vi pare?

In attesa vado avanti a scrivere “poesie” sul mio blogh che ha un nome e un cognome, un indirizzo e un numero di telefono, una via e un cap.
Nulla da nascondere, nulla di cui mi possa vantare o vergognare, nulla da guadagnare.
Cosa ha di differente da un profilo di feisbuk  il mio blogh?
Non lo so, il giorno che saprò di chi è Internet ve lo dirò.
Ma so di per certo che i dati sono miei, che non mi tartassano di pubblicità, che a norma di legge (almeno quella) tutti possono sapere di me ma io non degli altri, che mi sembra la vera libertà, non il suo contrario:
nessuno può sapere di me e io tutto degli altri.
Senza dire che se voglio sapere in perfetto anonimato (che non è praivasi ma spionaggio) di qualcuno o di qualcosa su feisbuk  o su qualsiasi alto socialnetuork, basta che mi faccio prestare un accesso da un amico e so tutto lo stesso.
Un bel uebduepuntozero.
Se deve essere il ueb delle persone,meglio migliorare loro prima, al pari di non prendersela troppo con i nostri politici, che, dispiace dirlo, ci rappresentano perfettamente: loro sono noi e viceversa, dagli Scillipoti ( è anglosassone anche questo ve lo garantisco) in giù e in su.
Speriamo di non dover commissariare anche il ueb.

Sapete perché ho scritto tutte le parole anglosassoni in pronuncia italiana?
Vi ricordate Martin Lutero?
Tradusse la bibbia in tedesco e i tedeschi scoprirono di non essere cattolici.
Divennero protestanti, indipendenti, decidendo loro il padrone del loro Internet, (allora la religione lo era) con le loro leggi e le loro regole.
Comprendendo finalmente di chi era quello precedente, le sue leggi, le sue regole.

Finisco con una mia convinzione, sui socialnetuork, sul loro immenso valore anche economico:
la più potente televisione globalizzata e controllata del mondo con i più potenti strumenti di condizionamento e cancellazione del pensiero (e, al pari della televisione, della cancellazione del tempo e dei veri contatti umani: la base indispensabile per pensare – e si sa che pensare è male per certuni, meglio ridere e divertirsi come cantava qualcuno …… e sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam ……. Ma soprattutto se pensiam).

Sono solo un povero rimbecillito, non fateci caso.
Ma ditemi solo una cosa, l’unica:

di chi è Internet?

FranzK.

lunedì 19 dicembre 2011

Mercati scoperti.





Che cosa sono i “mercati”?
Gli uomini neri che ci tormentano con crisi e relative conseguenze?
Ne ho lette e ascoltate di tutti i colori, quanto voi, e credo quanto voi non sono riuscito a capirci un bel nulla.
Finanza, banche, titoli di stato, tasse e ancora tasse, decrescita, crescita, pil, debito, rating, indici di borsa ……
Ma la domanda che credo sia comune non ha mai una risposta vera, reale, semplice.
Che cosa sono i “mercati”?
Mi chiedo perché nessuno li vuole spiegare, in modo comprensibile, quanto in modo comprensibile saremmo in grado di spiegare a tutti la relatività.
Come,  prima di scrivere formule e formulati, l’ha osservata e “intuita” Einstein, mentre fotocopiava insulse pratiche burocratiche all’ufficio brevetti di Ginevra e studiava Fisica seguendo corsi serali ……….
Privo completamente di LHC, solo con una semplice intuizione, almeno all’inizio.
La velocità di un treno, la sua percezione, cambia con la distanza dell’osservatore.

Che cosa sono i “mercati”?
Partiamo da qui, con lo stesso semplicismo, sperando sia solo semplicità.
Immaginiamo una piramide al cui vertice c’è una risorsa, immensa: l’energia.
Un mare di petrolio, carbone e metano in altre parole.
Appena sotto l’intelligenza cognitiva, che sfregati due legnetti insieme produce una scintilla e di conseguenza a quell’energia fa prender fuoco.
Sotto ancora, di un livello l’intelligenza emotiva, il Q.E. che sommata alla prima riesce a trasformare quel calore in movimento, in navi, ponti, automobili, computer, lavastoviglie, mobili, case ……..
Sotto di un altro livello è necessaria la buona volontà, la “mano d’opera”.
Per realizzare tutto questo.
Energia + intelligenza + buona volontà = finanza.
Ossia il denaro che smette di misurare scambi, stagioni fortunate o meno e diviene solo la crescita del “sempre di più”.

Per tutti.
Nelle dovute proporzioni ma per tutti.
In modo social tanto per intenderci.

I mercati sono energia prima di tutto.
Per essa si fanno guerre, è la punta della piramide.
Per l’intelligenza non servono guerre, si può comprarla, con semplici transazioni di maggiori benefit.
Essa permette di trasformare l’energia in bene, su larga o piccola scala, di avviare il processo della sua valorizzazione.
Per il terzo livello, la buona volontà, di guerre ne servono ancora meno.
Tanti poveri, tante necessità per le quali tutti, da poveri siamo disposti a tutto.
I mercati non sono una cosa cattiva, né fatta di uomini neri, nell’assoluto intendo.
Nel relativo dobbiamo solo comprenderli.
L’energia la posseggono in pochi.
L’intelligenza la possedevano in pochi.
La buona volontà, ossia la necessità della povertà, non ha mai fine.

Le leggi dei mercati hanno dato la possibilità a tutti di vivere meglio.
In proporzione alle sue leggi ma meglio.
Ma i mercati sono fatti di conti, di cifre, di valore.
Quindi l’intelligenza che possedevano in pochi, ora la posseggono in molti.
Diversamente dall’energia, che saranno sempre in pochi a possederla.
E la buona volontà delle necessità della povertà basta cercarla dove la si ritrova in maggior misura.
Non diamo giudizi.
Per un momento esentiamoci dall’indignazione.
È un analisi semplice, come osservare un treno che corre da vicino o lontano.
I mercati sono la competitività offerta, più è elevata più fornisce guadagni.
Ma pensate proprio che noi ragioniamo in modo differente?

Se fossimo noi i proprietari della punta della piramide, metteremmo l’etica sociale o il nostro personale guadagno come obiettivo primario?
Ragioniamo tanto diversamente nella nostra vita privata?

I mercati sono produrre di più, a meno prezzo e con maggior guadagno.
Non è neanche importante l’eventuale vera utilità del prodotto.
L’importante è che sia vendibile, in qualche modo ad un numero elevatissimo di persone, a tutti se è possibile.
Questo è il modello.
La sfida è questa.
Che piaccia o no è solo questa.
Sapete cosa vendono i vari Google, Facebook, Yahoo e quella che viene chiamata ultimamente “tecnologia”?
Informazioni.
Non pubblicità.
Informazioni attraverso le quali produrre ciò che saremmo disposti a comprare.
Informazioni e tendenze, ecco perché valgono così tanto, nei mercati.

Danno loro le indicazioni sul da farsi, non sull’utilità del da farsi, ma sul da farsi dei nostri desideri.
Quelli per i quali siamo disposti ancora a far debiti.
Legando a doppia corda le nostre mani al nostro futuro.
Desideri globalizzati, in modo da produrre con più efficienza.
Questo è il modello.
Che piaccia o no.
I mercati hanno necessità di sapere cosa vogliamo per poterlo progettare, produrre e vendere al minor prezzo e con il più elevato guadagno.
Poche regole, molto ben chiare.
Che in sistemi con troppe regole non vanno tanto d’accordo.
Scappano in altri, con meno regole e più disponibilità.

Adattando eventualmente i primi ai secondi, mai viceversa.

Il modello è questo.
E se vogliamo sopravvivere questa è la sfida.
Ci pensate se qualcuno avesse un intuizione?
Tipo Einstein.
Per cambiare l’apice delle piramide?
Cosa potrebbe o dovrebbe fare?
Il modello cambierebbe, inesorabilmente.
Ma in quale modo, quante croci dovrebbe contare?
Meglio solo la sua.
Nel silenzio.
Possibilmente contemplata in una morte naturale.

FranzK.


domenica 5 giugno 2011

Pensieri Catalitici.



Caro amico, mi ha fatto piacere sentirti oggi.
Eri un po' più allegro del solito.
Covavi una speranza probabilmente.
E io non volevo disturbarla e forse ci sono al solito riuscito.

Non è un gran momento per me .
Lo sanno un po' tutti.
E non vorrei aver incrinato il tuo buonumore.
Con le mie serafiche certezze.

Io non lo so.
Non lo so più davvero.
Non riesco a vedere il bello da un po'.
Nonostante ne sia potenzialmente  accerchiato.

Magari è davvero tutto bello e giusto.
Quello che mi hai proposto di approfondire.
Sono io che non sono nell’animo giusto, sereno.
Magari funziona, la fusione fredda.

Sono un poco stanco.
non prevenuto, te lo garantisco.
Non mi è mai stata permessa la prevenzione.(tu lo sai)
Neppure per i miei mali.

E’ che sono confuso e ho le pile scariche.
Temo che senza energia non abbia la giusta lucidità per parlare di Energia.
Ho provato a farlo per una vita intera.
Adesso ho le pile scariche e neppure un catalizzatore segreto per ricaricarle.

Volevo solo dirti un paio di cose.
Due piccolissime stille di lucidità in mezzo alla confusione.
Ho letto di invenzioni.
Con già scritte le proiezioni dei costi di gestione.

Denaro.
Al solito.
Non direzioni.
Semplice denaro.

Ho provato per un po' a parlare con i numeri.
Cercando di renderli semplici.
Ho fallito anche lì.
Troppo difficili ancora, incomprensibili peggio delle parole.

Ma ho letto solo di invenzioni.
Le scoperte eventuali sono così fumose da essere ancora tutte da scoprire.
E continuo, nel mio pessimo stato d’animo, ad avere cattive sensazioni.
Niente di bello insomma.

Il bello è semplice, amico mio.
Sa di fresco, non di segreto.
Nel poco carburante che mi resta il “concept” rimane una certezza.
Uno spirito guida.

Pensa  al petrolio almeno tu che sai pensare.
Pensa alla sua tecnologia:
un buco per terra e una piccola scintilla.
Cosa può esserci di più semplice e bello?

Lo ha capito anche un contadino difatti.

Ha capito una cosa altrettanto semplice:
scoprire non è inventare.
E’ il suo opposto:
scoprire è accorgersi di qualcosa che c’è da sempre e di cui non ci eravamo mai accorti.

Tremendo vero?

Ma tu eri un po' più sollevato.
Che l’invenzione potesse non cambiare nulla.
Potesse riproporre gli stessi schemi di sempre.
E sono in riserva energetica così sparata che non posso che sperare con te per gli stessi motivi.

Nessuno vuole cambiare.
Né immaginare un vero cambiamento.
Visto come qualcosa che funzioni meglio, non come ci eravamo abituati, al peggio o al meno peggio.
Perché ci accontentiamo del meno peggio, noi che diciamo di possedere le più elevate capacità computazionali?

Verso sera è scesa l’ultima goccia nel vecchio carburatore.
Sai che io non vado a verde, sono rimasto alla super “naturale”, quella che funzionava davvero, niente catalitica.
Così ho letto di movimenti pro nucleare, antinucleare.
E’ stato necessario ritornare con il carro attrezzi, a traino, perché la goccia di benzina è finita prima proprio come l’uranio che non c’è più.

Nessuno vuole cambiare.
Non vuole cambiare lo schema che tanto lo rassicura quanto lo incatena.
Guarda, amico mio, neppure io.
Mi va bene così.

Sapessi quanto petrolio ho fatto fuori nell’ultimo anno per rincorrere le mie speranze.
Quanto ho abusato del telefono.
E le mie speranze valevano tutto quello e forse anche di più.
Quindi dissento ma comprendo e rifarei tutto quello che ho fatto, lo giuro.

Siamo tutti uguali.

“Se è vero li fanno fuori” mi hai detto.
Ma no, se mai fosse vero ( e non lo è) li comprano.
Ma poi chi li farebbe fuori?
I petrolieri?

Ma dai, un buco per terra e una piccola scintilla, al momento nessuna concorrenza credimi.

Ma oggi ho letto tutti i pro e contro di tutte le energie alternative.
Non un accenno, non uno, a quale scopo.
Sono sfatto nel ripeterlo.
Ma neppure un piccolo accenno.

Neppure un pensiero felice.

Ed è di questo che vorrei leggere.
Di pensieri felici.
Che danno non che prendono.
Di proposizioni vere, non di business.

Se ti molla un amore vero trovi mille infelici a farti lezioni di vita.
Tanto quanto trovi mille imbroglioni assatanati di denaro se parli di Energia.
Se ti va male trovi spiritualisti per tutti e due.
Ma né i primi hanno mai avuto un amore vero né i secondi una vera necessità, per non dire dei terzi.

La prossima volta che ci incontriamo parlami di felicità.
Spiegamela.
Proponimela.
Non parlarmi di petrolio ricavato dall’immondizia, quando bisognerebbe evitare di produrla, non trovare il modo di ritrasformarla in ciò che l’ha generata.


Mi si chiudono gli occhi.

FranzK

martedì 31 maggio 2011

Decisioni Stellari




Io li ho visti.
Con i miei occhi.
Eravamo in due.
Due matti.
L’altro era un professionista, uno del mestiere.
E dopo vent’anni, non è mai più riuscito a vederli  un’altra volta.
È stata colpa mia, che ero più matto.
Al solito.
È stata colpa mia se anche lui, almeno una volta, li ha visti con i suoi occhi.
Sono quelli della fotografia.
Sono quelle piccole stelle sfocate.(mi piace pensarle femmine, gli atomi, e le ho viste con i miei occhi).
Che poi, quando le abbiamo viste con i nostri occhi, non erano neppure sfocate.
Senza la sfocatura della fotografia (che è la vera fotografia di quello che ho visto)erano davvero minuscole e stupefacenti.
Minuscoli frammenti di luce in un immenso cielo buio.

Tutto è fatto di quel piccolo nulla.
Sembra che tutto sia fatto proprio di un quasi niente: un minuscolo poco in un immenso nulla.
Quelle "quasi invisibili" piccole stelle.
Perché le cose esistano, la materia intendo, non possono che stare lontane.
Non possono assolutamente stare vicine.
E  vibrano, come vibra un sentimento timido.
Se  mai si calmassero un poco, potrebbero stare anche molto vicine, ma dovrebbero smettere di vibrare di sentimenti.
Come all’inizio di tutte le cose.
Quando erano tutte abbracciate.
Nella primigenia esplosione d’amore, quello schietto e determinato, non timido.
Poesia? Ansia di esclusiva, sindrome di protagonismo?
Comunque, io le ho viste.
E  basta.
E le vedi per destino, non per esclusiva, o professionalità, nulla quindi che possa farti di più o di meno di tutti gli altri rimasti ciechi.

Il buio, il nulla, tra loro, è immenso.
Come quando vedi un cielo stellato.
Che è fatto di vuoto buio, più che delle piccole stelle.
E nel buio di un cielo stellato, noti solo le stelle e mai l’immenso buio, comunque.
Chissà perché.
I miei occhi, dopo, non sono stati più quelli di prima.
Bruciavano, dopo, e nelle loro orbite sono comparsi le prime nubi.
Come se avessi visto il proibito.
Adesso, da qualche giorno, nel mio occhio destro c’è un atomo di buio.
Incancellabile.
Sarà  perché ho visto una stella.
Troppo luminescente e non proibita.
Il sentimento, ben oltre qualsiasi ragione e ragionamento.
Uguale a quel vibrare degli atomi, timido uguale.

Forse anche i sentimenti sono fatti di immenso buio, più che di stelle, come la materia.
Anche se noi, chissà perché,  rimiriamo e ricordiamo solo le stelle.

Io, non le ho viste per primo.
E neanche per penultimo.
Solo uno dei pochi nel mezzo.
Uno dei pochissimi, da essere troppi.
I primi che le hanno viste, hanno avuto una splendida idea.
Molto razionale.
Di staccarne frammenti.
Dalle stelle.
Altri, venuti dopo, addirittura di dividerle.
Per fortuna gli ultimi, davvero pazzi, (non matti …) li ha fermati la natura.
La Fisica, la Verità.
I primi, no, proseguono ancora.
Tra abiure e congiure.

Staccarne frammenti, con temperature assurde, basta che funzioni.
Fonderle a temperature incontenibili, insostenibili, basta che ci sia una speranza di futuro non differente dal presente.
Basta che funzioni.

E  funziona.
Anche se a tratti no, ma non ha nessuna importanza e siamo tutti d’accordo:
Ci sono case in classe A da finire.
Laboratori da far funzionare.
Lavoro da distribuire.
Buone famiglie da mantenere.
Pensioni da pagare.
Figli da concepire.
Futuri sereni da sognare.
Ferie da fare.
Voti da dare.
Posti sicuri da ricevere.
Operai da difendere.
Incazzati, pronti alla guerra.
Mentre la speculazione finanziaria, madre e padre di tutto il povero e il ricco del mondo, avanza, inarrestabile.

E non ha nessuna importanza essere coinvolti: siamo tutti assolti.
E quando dico tutti, è senza omissioni: io per primo.

Ma non ha importanza neppure questo.
Pensateci:
quanta energia contiene un infinitesimo di materia?
Pensate al sole che fonde atomi.
Pensate da quanto splende e scalda, e per quanto ancora.
Un immenso di energia.
Che mentre fonde o si separa genera una quantità di calore immensa.
L’energia delle alte temperature non funziona.
In mano agli uomini non funziona.
La maggior parte scappa via a scaldare l’universo.
Non è parere, ma Verità, gli uomini almeno al momento non saprebbero costruire l’universo, come potrebbero gestirlo?
E anche il “gigantismo” degli uomini, il desiderio di infinita onnipotenza, non finisce in altre mani.
Scalda l’universo anche lui, e basta.

(pochi hanno cambiato molto, non dimentichiamolo mai, e non erano quelli dell’isola dei famosi, in nessuna epoca, mai).

Dentro a quelle minuscole stelle c’è tutta l’energia per far arrivare gli uomini alla loro meta.
Quando l’avranno mai capita, la meta intendo.
E quanto di petrolio si estrae solo una piccola parte del giacimento, dato che non si può fare altrimenti, bisognerebbe accontentarsi di una piccola parte di quell’infinito per i nostri scopi.
A bassa temperatura.
Di sicuro.
Ma sarebbe auspicabile sapere degli scopi prima.
Sarebbe più semplice il dopo.
Servirebbe poco di quell’immenso.
Se mai sapessimo per cosa.
Comunque a bassa temperatura.
Di sicuro.
Finanza fotovoltaica con l’appoggio degli ecologisti?
Dentro a quelle minuscole stelle c’è tutta l’energia per far arrivare gli uomini alla loro meta, quando mai l'avranno compresa.

Che alla fine si paleserà semplice, come sarà semplice estrarre un pochissimo da un immenso.
Ma ci pensate quanto può valere un pochissimo da un immenso?

Io  le ho viste.
Le stelle.

E ho pianto e basta.
Tanto che dopo i miei occhi non erano più quelli di prima.
Erano pieni di scure nuvole.
Ma ho pianto  davanti a quella meraviglia che semplicemente non capivo, perché né io ne altri eravamo ancora pronti a capire.
Ho pianto e basta.
Certo non vendevo né cemento, né acciaio, ne’ posti di lavoro.
Non avevo destini prestabiliti.
Non avevo case in classe A da finire, né laboratori da far funzionare.
Non avevo pensioni da sperare.
Non sniffavo cocaina mentre,per conto mio o per conto terzi, speculavo in borsa.
Ho pianto di emozione e non so perché.
Potessi scrivere della mia emozione, potessi parteciparla, lo farei con tutte le mie forze.
Guardo la fotografia nella bacheca, ciò che resta di un ricordo, e continuo a piangere.

Forse ho pianto perché mi è stato dato il dono di vedere l’immenso.
Forse ho pianto perché in quell’immenso ho visto tutte le generazioni a venire, i loro sogni, le loro speranze.
Perché ho visto la soluzione.
La meta, e il modo per arrivarci.


Il nucleare? Mi spiace, non è politica.
Ma decidete voi.
Davanti alle vostre coscienze.
Semplice:
se decidete di costruire centrali nucleari qualcuno vi permetterà ancora di uscire al sabato sera, a cena,  in discoteca o altrove.
Avrete la speranza ancora del possibile impossibile, la folle frenesia degli ’80, di un sacco di posti di lavoro, di uno sproposito di guadagni.(per qualcuno e in parte anche per voi).
Se decidete di non costruirle, beh,  niente più puttane, ne’ discoteche e un pò meno di roseo futuro per i vostri figli.
Decidete davanti ad uno specchio.
Sereno e tranquillo, come si conviene nel meglio.
Ma decidete in coscienza dato che non ci sarà più uranio quando mai si dovessero davvero usarle.(che tentazione …. pensateci: in fondo tanto felice futuro senza nessun rischio…!!))
Purtroppo non ci sarà più  nemmeno  petrolio che permette oggi di poterle costruire.
Tra vent’anni rimarranno solo le stele di Rapa-nui, non le stelle dello stupore.
Comunque.
Per  tutti noi e i nostri amati figli. ( che non avranno ancora gli anni della morte …).

Forse devi sentirti vicino alla morte per dire la verità.

Lo ha fatto la Fallaci.
Lo ha fatto un mio vecchio caro amico.
Una delle menti più brillanti e misconosciute del secolo scorso.
Che dopo aver vissuto una vita di “miracoli”, trovò, ormai vecchio, la sua Sant Elena come insegnante in un istituto tecnico (neanche in una università ..... )
Il preside ( alquanto più giovane di lui, oltre che privo di qualsiasi “esame di vita”, molto "ricco" di raccomandazioni politiche) lo richiamò, dalla sua frenesia al dare il meglio anche a Sat'Elena,  a stare “al suo posto”.
L’ironica, meritata risposta: “Perché?, altrimenti pensa di rovinarmi la carriera”?
Decidete voi.
Che avete ancora la  vita in corpo.
Che credete nella vita.
Nuclearizzatevi o meno in funzione della vostra fame o meno di “tranquilla normalità”.
Io le ho viste e vissute.
Le stelle, e ho solo pianto.
E il mio occhio destro è quasi cieco.
Al pari di quello del mio vecchio amico.

Potrei sbagliare ad apporre il segno, vedendoci da un occhio solo ………….. E NON E' POLITICA.

Decidete voi.
Decidi tu.
Io ho deciso per venti vite.
Non posso più assumermi responsabilità: mi è rimasto un occhio solo.
Decidete voi della fisica e di  quello che è oltre essa, se mai pensate possa esistere.
Assumetevi delle responsabilità, almeno una volta.

Decidete per un quadro di Magritte o uno del primo che passa.
Io di “oltre la fisica” pur nella sua consapevolezza e conoscenza, ho vissuto tutta la vita e la mia personale Sant Elena l’ho avuta in cambio.
Decidete per i vostri perfettissimi presenti e futuri .
Avete due occhi sani.
L’energia delle alte temperature non funziona.( è talmente semplice che non necessita di una spiegazione e chissà che prima o poi arrivi un cieco a dimostrarlo ..... a tutti i "vedenti").


Io le ho viste.
Con i miei occhi.
Le ultime eravamo in due.
Due matti ( non pazzi …..).
E le abbiamo viste insieme.
Dilettanti tutti e due, ma le abbiamo viste.
Ti ricordi?
Non puoi essertele dimenticate.
Erano come piccole stelle sfocate.
E quando le abbiamo viste, insieme, dal vero, non erano neppure sfocate.
Minuscoli frammenti di vera luce nel solito immenso buio.

Decidete voi.
Decidi tu.

Io aspetto.

Con un po' d’amore, se mai vi fosse possibile.

FranzK.


martedì 23 marzo 2010

Uovo di Colombo.




 [http://www.youtube.com/watch?v=a_vwxSZzVQs&feature=related]


Ho deciso.
Ieri.
Un po' all’improvviso.
Senza alcun sensato motivo.
E sono entrato come ultimo clandestino in un social network.

Persone che si cercano.
È affascinante.
Persone che non si conoscono proprio.
E si cercano.
Ci deve essere un motivo.

E continuo a pensare che l’energia sia Tempo.
Continuo a studiare e progredire modelli.
A dimostrarli.
In significati che divengono ogni giorno meno astratti.
Il Tempo come contenuto e non come contenitore.

E nei social network c’è tempo.
Tanto tempo.
Quindi anche tanta energia.
L’energia degli uomini.
Della loro intelligenza.

Ne sono convinto.
Al di là di qualsiasi speculazione.
Secondo il mio particolare punto di vista.
Dentro a quella necessità di comunicazione, di contatto, di scambio c’è la ricerca di un necessario nuovo.
La tecnologia del pensiero forse.

È da tempo che ne ho le prove.
E la tecnologia non è complicazione.
Non è valore aggiunto di spreco.
Non è conservazione della passata infelicità.
La tecnologia è il risultato semplice di intelligenze non semplicistiche, intelligenze multitasking.

La tecnologia non studia fenomeni ma soluzioni.
I fenomeni sono relativi alla Fisica.
Agli alfabeti matematici.
Alle certezze scientifiche.
Anche se fornendo soluzioni cambia i fenomeni.

Ho una strana sensazione.
Una buona sensazione.
Anche se è un processo agli inizi, quindi ancora un po' confuso.
Ancora all’affannosa ricerca dei meccanismi più efficaci ed efficienti per divenire chiaro.
La sensazione che le future necessità degli uomini passeranno sempre meno da oggetti.

Da cose.
Da complicazioni.
Da meccanismi.
Da imponenti trasformazioni energetiche.
Da colossal e mistificazioni.

E passeranno sempre di più da intelligenza capace di semplicità.
Capace di comprendere “per cosa”  prima che “quanto”.
E l’impresa è davvero storica.
Forse è per questo che ci stiamo cercando.
Per unire le forze del nostro tempo e del nostro pensiero.

Motori neurali.

Per vere tecnologie avanzate.

Quelle dell’indispensabile  semplicità e stupore “dell’uovo di Colombo”.

Franz.K