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martedì 13 novembre 2012

Gocce d'Acqua.




















http://www.youtube.com/watch?v=ZmeyocnsEIk



Tempo fa, molto tempo fa, ricevevo una e-mail da un carissimo amico di cui riporto alcuni stralci:

......penso anche alla mia, in primis, stupidità rispetto ad un altro prodotto: l’acqua e basta. 
Al 100% stavolta. 
Contribuisco a muovere bottigliette e relative patacche e carte colorate e spot “plin plin” piene di sola acqua al100% (... almeno speriamo), su e giù per l’Italia, ed in molti casi anche senza il fattore ludico delle “bollicine” ...... 
E bevo “Ferrarelle” da Caserta, e mi lamento di tutti quei camion che intralciano la mia necessità di velocità, che portano acqua su e giù dalla virtuale San Pellegrino alla virtuale Caserta (dove ovviamente non bevono Ferrarelle ma San Pellegrino) mentre, arso dalla sete, fermo nel traffico autostradale, sogno un qualunque rubinetto.... e di nuovo tornano i pensieri e i tormenti della felicità e del tempo. 
E pensare che ho un dispenser, il rubinetto, che di tutti è il meno elettrificato e meccanizzato, ahimè inutilizzato per il suo logico uso, cioè dissetarsi. 
E scopri che il ping-pong dello spreco è governato da chi? .... dagli “xxxx” e “yyyyy” non dalla fonte Boario, fegato centenario. 
E allora comincio a capire perché adesso c’è un accanimento per accaparrarsi i rubinetti di casa. 
Che sia un nuovo business l’acqua del rubinetto? 
 Andremo anche a fare la doccia a Caserta? 
Peccato che questo argomento è già stato cavalcato e svilito per motivi speculativi dai vari Grillo&C ....probabilmente non troppo interessati al significato della felicità. 
Sono poi in fondo i prodotti che fanno business, ascolti e share (lo share è un prodotto per business tanto quanto l’acqua) non certo i contenuti! 
Ciao (lettera firmata). 

Ho letto attentamente e ho meditato un poco scoprendo che le parole dell’amico sono ricche di un aspetto sul quale vale forse la pena di meditare. 

Al di là delle facili speculazioni attuate da sempre usando l’acqua che più di qualsiasi altra sostanza ed energia ci è indispensabile per la vita

E che tanto manca in alcune regioni del mondo quanto abbonda in altre. 

Il nostro paese, l’Italia , a riguardo, è, per abbondanza e “qualità”, tra le prime se non la prima in assoluto, al mondo.

E forse la prima dunque per esportazione. 
(attenzione che qualcuno ha cominciato a vietarla in bottiglia ...)

L’acqua. 

In una sua soluzione si smercia, ad altissimo guadagno aggiunto, veramente di tutto, dai profumi ai detersivi, alle bevande ecc, tanto che se ci mettessimo a contarle tutte le “applicazioni” non so quando potremmo finire …. 

Ovviamente , nel periodo “d’oro” dell’oro nero delle ormai falcidiate speranze di opulenze energetiche senza limiti, il massimo speculativo si è inventato anche la soluzione acquosa a base acqua , ossia ha capito che poteva commerciare tranquillamente una delle sostanze più libere del mondo. 
Tanto libera quanto come il petrolio, risorsa quanto lui, ma come lui, sfortunatamente, non decentralizzata.

Una delle poche altre è l’aria ..... il cui unico vantaggio è che è decentralizzata …. forse invendibile solo per questo …

Ebbene sì, la abbiamo acquistata davvero quasi tutti, verdi pensanti, gialli, neri,rossi, rosati, patrioti,apolidi.... 

Abbiamo comprato e continuiamo a comprare, per libera scelta, o per irrinunciabile necessità,  libertà in bottiglia, mentre ovviamente ci lamentiamo dei “petrolieri” e dei loro possedimenti.....
(libertà dentro ad un’altra libertà, risorsa dentro ad un alta risorsa, la prima resta la seconda no … acqua dentro il petrolio, si ricava da lì il pet delle bottiglie …. Polietilentereftalato)

Ma il punto della lettera ricevuta che mi ha fatto pensare, non è a riguardo di queste considerazioni, ma di un paio di verbi che coniugati insieme sono forse in grado si svelare, semplicemente, il perché di una certa logica.
Comprendere aiuta …
Ebbene nello scritto che ho ricevuto, forse in modo inconscio, forse no, c’è un tratto della frase che illustra una incredibile contraddizione. 

Riprendo: 

......Peccato che questo argomento è già stato cavalcato e svilito per motivi speculativi dai vari....

Cavalcare, ovvero, difendere, portare alla luce, far conoscere, rendere comprensione ……. è in grado di svilire? 

Sembra di si.

Sembrerebbe che produrre rumore di un certo tipo, rumoroso soprattutto e poco sostenuto da un pensiero appena profondo, sincero ed “all'altezza”, quanto molto, dal solito insistito populismo, sghignazzo, stupidità,  luoghi comuni e odio soprattutto, tanto odio, sia un medicamento che non guarisce gli ammalati ma è in grado di realizzare il miracolo di renderli inconsapevoli della loro malattia. 

Che è il miracolo che serve a chi vende l’acqua in bottiglia anche dove non serve. (e non solo acqua, ovviamente).

Lasciandoli più ammalati e quindi con ancora più grandi necessità di medicamenti. 

Vuoi che dopo certi show non vai per disperazione a farti almeno un paio di birre per dimenticare? 

Dal giorno dopo, disilluso per sempre della possibilità di un cambiamento, il paio di birre in più rimarranno l’unico bel ricordo ed abitudine acquisita. 

Un po' di acqua in più trasportata chissà da dove. 

Perché sembrerebbe troppo evidente lo scopo di certi show: 
l’isteria di massa e conseguente “sfogo” come inevitabile cura della reale impotenza del cambiamento. 

In parole semplici è un po' come allo stadio: urla oggi, fin che puoi, che da domani si ritorna ad obbedire ....

Si, caro amico della lettera, temo che siamo in tempo di guerra, con i peggiori metodi della guerra. 

Quelli della psicologia, che dagli x-day (è quello l’esempio di civiltà di riferimento? la curva del Meazza? dove le differenze per favore?) ai reality (non so che dire, qualcuno mi spieghi la differenza tra questi e quelli di prima), ai Facebook (con il nuovo diario di coppia ….. J), alla follia della finanza che non sa più chi è Adam Smith, non fanno che fornire strumenti di antipensiero, di vodka soporifera, di potentissimo antidoto alla più grande energia dell’universo: 

l’intelligenza

ed al suo più importante strumento:

il pensiero.

Questa è la nuova guerra amico mio, la guerra dell’acqua. 

Che non fa morti ma zombie intellettuali. 

Assetati in modo assatanato. 

Solo di acqua sembrerebbe, ma temo sia la solita apparenza. 


E noi lo sappiamo amico mio…..

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si può solo trasformare con rendimento 
inferiore ad uno, quindi non completamente.


Prima della trasformazione (dopo la miseria):






dopo la trasformazione (l'inefficienza): :






il risultato della trasformazione (l'infelicità):






quel che resta dal risultato della trasformazione (il futuro dei figli del mondo):




le "grandi speranze" prima della trasformazione (la responsabilità):

High Hopes 
Pink Floyd
Oltre l’orizzonte del luogo 
in cui abbiamo vissuto da giovani, 
in un mondo di magneti e miracoli, 
i nostri pensieri vagavano costantemente e senza confini 
il suono della campana della discordia era iniziato 

per la lunga strada e giù dalla strada rialzata 
s'incontreranno ancora lì, vicino al taglio? 

c’era una banda discontinua che seguiva i nostri passi 
correndo prima che il tempo portasse via i nostri sogni 
lasciando la miriade di piccole creature 
a cercare di incatenarci al suolo 
ad una vita consumata da un lento decadimento. 

l'erba era più verde, 
la luce era più brillante, 
eravamo circondati di amici 
la notte era un prodigio 

cercando oltre le braci di ponti lucenti dietro di noi 
fino ad uno sguardo di come fosse verde sull’altra sponda 
passi fatti in avanti ma camminando nel sonno di nuovo indietro 
trascinati dalla forza di una marea interiore. 

ad una maggiore altezza con bandiere spiegate 
abbiamo raggiunto le gelide cime di quel mondo sognato 

per sempre oppressi da desiderio e ambizione 
c'e' una fame non ancora soddisfatta 
i nostri occhi stanchi ancora vagano all'orizzonte 
sebbene abbiamo percorso questa strada così tante volte 

l'erba era più verde, 
la luce era più brillante, 
eravamo circondati di amici 
la notte era un prodigio 
eravamo circondati di amici 
l'alba si vaporizzava incandescente 
l’acqua scorreva 
nel fiume senza fine 

per sempre e sempre.



Catastrofismo?
O responsabilità?

FranzK.

mercoledì 14 marzo 2012

Ladri di Vite.






Ancora e ancora.
Di violenza.
Da bestie.
No.
Le bestie non sono violente.
Mai.
Da Uomini.
Perché?
Perché la violenza da uomini?
Perché le bestie possono impazzire.
O avere solo fame.
Gli uomini no.
Né per fame.
Neppure per follia.
Mi riporta a ricordi.
Giovanili.
Di film che non ho potuto vedere.
Allora.
Troppo giovane tra vecchi.
Troppo precoce solo nella testa.
Un maledetto.
Perché in quel film rappresentava.
Lo stupro vero.
La sua vera origine.
La struttura sociale.
Della violenza.

E degli stupratori?
Cosa dire?
Maledetti?
Ma no.
Da “capire”.
Qualche anno al fresco.
Condizionali.
Psicologi.
E via.
Perché cambiare la società?
In fondo uno stupro è come un furto.
Andato male.
Uno che entra nella tua casa.
E non può rubare sentimenti.
Solo lasciare fetidi odori.
Che solo finestre aperte.
E tanto tempo.
Possono far passare.
Povero Pasolini.
Maledetto per la sua “diversità”.
Per me eterosessuale.
Nulla di che.
Che in quel film.
Ha avuto il coraggio.
Di rappresentare l’origine dello stupro.
I quattro poteri che lo favoriscono.
O favoreggiano …..
Favoreggiando i condizionamenti sociali a loro e a suo vantaggio.
Ed è passato lui per “bestia”.
I quattro poteri si sono evoluti.
Nel favore del vento.
Della società dei controvalori e delle speculazioni.
Dei “grandi fratelli”, dei “Facebook”.
Dei “Sanremo”, dei “Superenalotti”.
Delle “veline” , dei modelli certificati da quattro poteri con un unico interesse.
Farti “pensare” come lui.

Salò?
Sodoma?
120 giorni?
Almeno.
Sarebbero già finiti.
Invece no.
Non c’è numero.
Non c’è fine.
Allo stupro.
Alla violenza.
Di uomini su donne.
Di donne su uomini.
Di furti.
Dei propri profumi.
Lasciando solo olezzi.
Insopportabili.
Violenza?
No.
Molto di più.
Furto.
Legalizzato.
Incitato.
Favorito.
Favoreggiato.
Anche solo per il valore di una notizia.
Di un terrore.
Fisico.
Psicologico.
Profondo.
Interiore.

Quattro poteri.
E qualche miliardo di senza pensiero.
Ladri di vite.


FranzK.

P.S. come cantava De Andrè , appena rivisto
.......anche se noi ci crediamo assolti, siamo tutti coinvolti......

venerdì 27 gennaio 2012

Privacy&Libertà.





Che argomento, vista anche l’ora.
Il Privato e la Libertà.
Credo ci siano almeno due punti di vista.
Il primo che siano la stessa cosa.
Il secondo che siano l’opposto.

Sicuramente né l’una né l’altra sono leggi fisiche.
Non lo è la privacy nel concetto “giuridico” e solo giuridico, del the right to be let alone (lett. "il diritto di essere lasciati inpace")
E neppure la Libertà che è filosofia in tutte le sue accezioni.
Come questa:

Nel caso siano la stessa cosa una eccede l’altra.
Senza alcun dubbio, neppure giuridico.
Se “essere lasciati in pace” è un diritto, è intrinseco che puoi fare quello che vuoi, che sei Libero.
Senza costrizioni o intimidazioni.
Così, se per giurisdizione scegli per la Libertà come prima gerarchia, mi pare evidente che l’”essere lasciati in pace” non possa che essere già ben contemplato in essa.

Ma siamo certi siano la stessa cosa?
Che invece non siano l’opposto?
Che l’una non possa che negare l’altra?
…. Nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue.
Come può un tale diritto “lasciare in pace” il popolare del tuo impopolare?
Come può la Libertà che è azione, conciliarsi con divieti, costrizioni, nascondigli?

Forse le abbiamo inventate tutte e due per esigenze nostre, per credute decisioni.
Che sono solo indecisioni, temo.
In modo da farne valere l’una o l’altra secondo la propria convenienza, l'evenienza.
Tutto segreto e protetto se hai qualcosa da nascondere.
Tutto possibile e Libero se hai qualcosa da affermare.
O anche il contrario, dipende dalla tua forza.

Filosofia e giurisdizione.
Invenzioni estemporanee.
Temo proprio solo invenzioni da usare secondo il transitorio di un capriccio solo personale.
Sopa e Pipa e Fava,(ma li hanno scelti a caso i nomi o li hanno affidati alla fantasia di un comico?) mentre al  cloud computing ( tutto in rete, tutto non più tuo) finanziano milioni di euro.
Tutti su Facebook,alla strenua ricerca del pubblico (tutto suo comunque) ma con tutte le restrizioni del privato.(che di te sa tutto comunque).
Frequentatori di case di prostituzione, che invocano la buoncostume.

Un cimitero di facce morte, altro che facce da libro, un cimitero di croci condizionate, tutte uguali, all’americana.
Per noi che abbiamo sognato disperatamente un mondo fatto di Uomini e Donne.
Vere.
Univoche, che è molto di più che Libere.
Molto di più che “lasciate in pace”.
Che è proprio l’opposto della Libertà.
Se mai fosse la Libertà il desiderio vero.
Se mai anche fuori dai "Facebook" potesse funzionare diversamente.

Ma le Persone, quelle Vere, dove sono?

FranzK.

lunedì 16 gennaio 2012

La solitudine.





Meglio soli che mal accompagnati.
Così recita un vecchio detto.
Mi ricorda “sposa bagnata sposa fortunata”.
Un modo per trasformare in positivo anche ciò che non è.

E al di là di tutte le psicologie.
Mi chiedo cos’è.
E quanta ne esiste.
Nel viverla come povertà o ricchezza.

Nei suicidi disperati.
O nel “meglio soli che mal accompagnati”.
Nella sua, tutto sommato “convenienza”.
O nella tragedia di un silenzio.

La solitudine è solo comunicazione?
Ti basta un social network?
Perché così in tanti lì?
Ad aspettare anche solo una notifica, una imprevista chat.

La solitudine è metafisica di certo.
Credo nella sua essenza.
E puoi risolvere nel “te stesso”.
Quanto non riuscirne a venire fuori con migliaia di “amici”.

Leggo che può essere opportunità.
Che basta darsi uno scopo alla fine.
Non tanto per vincerla.
Ma anche solo per viverla.

Disposti a stare insieme, ma soli.
Nell’insieme che rende sufficiente una lettera.
Nel solo che pretende spazi solo personali.
Insieme ma solo fino a un certo punto.

Non so, io ho un’idea mia.
Riguardo la solitudine.
Una stupida idea.
Che si risolve nella nostra natura.

Che ci vuole nascere e morire da soli.
E anche vivere, senza pretendere a tutti i costi la sua assenza.
Ma che nel vivere ci conduce alla socialità.
Per cercare di superarla.

Nel breve tratto del vivere.
Solo lì.
L’inizio e la fine sono suoi, gli appartengono.
Il mezzo, al di là di qualsiasi ragione, ne cerca quantomeno le ragioni, se non la soluzione.

Così abbiamo molti “amici”.
Ne cerchiamo a dismisura.
Cercando in loro forse solo una cosa.
L’”appartenenza”.

Ben oltre la similitudine.
Molto oltre, la compagnia, il non silenzio.
Oltre gli schemi.
Ben oltre progetti condivisibili.

L’appartenenza è molto complessa.
Ed è trasversale anche ai sentimenti.
Alle sole necessità riproduttive.
Alla socialità necessaria.

L’appartenenza non presuppone la sopportazione.
Non limita il tempo.
È il tempo.
Non farlo trascorrere.

L’appartenenza è radice comune.
Non necessariamente valori comini.
Va oltre il dire “un mio vero amico”.
Distinguendolo da un semplice “conoscente”.

L’appartenenza è percezione di un “tutto comune”.
Non la si può cercare.
Al massimo incontrarla, non per statistica ma forse solo per le imponderabili vie del “noi”.
E dentro quella “stranezza” ti senti migliore.

Solo nel meglio.
Quindi non più solo.
È un pieno riempito.
Non un vuoto colmato.

È di più.
Di quello che ti sarebbe comunque bastato.
È il di più del pieno che può bastare in un equilibrio solo, personale.
Un pieno straboccante.

Una felice prigione senza sbarre.
L’appartenenza.
Allora la comunicazione diviene crescita, formazione.
Il tempo relativo.
Il parlarsi senza fine.
Accettando il cambiamento.
Che non sarà mai spersonalizzazione.
Ma un tuo meglio che devi affrontare, anche cambiandoti.

Il peso della solitudine non esiste.
Almeno se non trovi necessità di pesarlo.
Di fartelo pesare.
I palliativi sono molti.

Nel nostro tempo semplici.
Di facile accessibilità.
Ma sono solo palliativi.
Non soluzioni.

Almeno fino a qui.
A quello che sappiamo di noi.
Come centro della nostra vita.
E della in vita in generale.

La non solitudine forse è solo un dono.
Per pochi.
L’appartenenza molto di più.
Nella sua virtù di straboccare un pieno già colmo.

Non colmare un vuoto.

FranzK.



martedì 3 gennaio 2012

Pensa se ....





Pensa se fosse già tutto scritto.
Se dipendesse solo da noi.
Se conoscessimo il futuro.
Tutto scritto.
Pianificato, deciso, immutabile.
Secondo solo noi.
Secondo le nostre uniche volontà.
Le nostre logiche.
Le nostre aspettative.
I nostri desideri.
I nostri sogni.
Pensa se fosse tutto rosa senza mai un differente azzurro.
Un imprevisto.
Un differente azzurro, non nero.
Un imprevisto buono, non cattivo.

Pensa se bastasse un social per comunicare.
Se non servisse un contatto.
Imprevisto.
Imprevedibile.
Pensa se non avessi mai sfidato la gravità.
Non mi fossi mai arrampicato sulle montagne.
Se fossi stato sensato.
Non avessi seguito i profumi del bosco.
Seguendo solo la mia logica.
La fretta dell’imbrunire ormai imminente.
Tutto scritto.
Pianificato.
Quotidiano e certo.
Immutabile.
Già deciso.

Pensa se bastasse un Facebook per incontrarsi.
Per conoscerci.
Se bastasse un dating online per un amore.
Facebook per promuovere un prodotto.
Se bastasse una foto.
Per sapere chi sei.
O uno scritto.
Una voce.
Per sapere di te.
Tutto come tutti.
Pensa se bastasse sentirsi uguali.
A tutti.
Senza mai che un po' di azzurro entrasse nel tuo verde, nel colore che sognavi.

Che credevi tuo.
La tua tavolozza predefinita.
Pensa se non cambiasse mai nulla.
Sempre tutto uguale.
Sempre lo stesso verde.
Pensa se piovesse sempre.
O ci fosse sempre il sole.
Pensa se potessi decidere il tempo che fa.
Se potessi essere ricco o povero.
Felice o infelice.
Se dipendesse solo da te.
Se potessi decidere quanto vivere.
O quanto o quando morire.
Se potesse bastare un codice.
Uguale per tutti.
Per decriptarci.
Se mai ci accadesse di non capirci più nulla.

Pensa se fosse solo tutto una previsione.
Statistica, certa.
Definibile.
Con certezza matematica.
Senza margini di errore.
Pensaci.
Senza errori, senza inciampi, senza cambiamenti.
Solo una previsione, prevista solo da te.
Pensa se fosse solo certezza.
Dall’inizio alla fine.
Tutti i giorni programmati.
Uguali.
Definiti.
Senza mai che possa essere differente.
Un po' di azzurro nel tuo verde.

Pensa se non esistessero i sentimenti.
Quelli che decidono sopra ogni ragione.
E cambiano tutto.
Miscelando colori programmati, e programmi.
Gli unici che cambiano tutto.
Che possono farlo davvero.
In meglio.
Il meglio è differente, pensa, differente da tutti.
I sentimenti non hanno prezzo, nessuna quotazione in borsa, non si comprano, non si vendono.
Gli unici che possono cambiare proprio tutto.
Sconvolgendo la nostra tavolozza prestabilita.
Il nostro verde, il nostro azzurro, in un'altro colore, nuovo.
Migliore.  


FranzK.

giovedì 29 dicembre 2011

I sogni che non sai.





Leggo : “Fase due”: crescita.( la "Fase uno" sembra non abbia sortito, almeno fino ad oggi, gli effetti desiderati …..)
Crescita, cosa significa crescita?
Ho riflettuto molto sul suo significato.
Perché la parola in sé, se non è riferita a piante, animali, uomini o a trasformazioni termodinamiche, mi dice poco.
Così ho deciso di approfondire un po', di rifletterci ma non solo.
Mi sono svegliato e ho cominciato a fare un giro per casa.
Dettagliato.
Prestando la massima attenzione a tutto, ad ogni singolo dettaglio.
Camera per camera, oggetto per oggetto.
Da quelli che uso di più, pochi peraltro, a quelli che mi ero dimenticato di possedere.
E, sapendone almeno un po', mi sono immaginato, per ciascuno di loro, la tecnologia per produrlo.
Uno ad uno.
Ho impiegato tutta la mattina per il sopralluogo.
L’elenco lo evito, sarebbe noioso e credo per la maggior parte anche poco formativo.
Lo evito perché mi ha procurato anche una leggera emicrania, l’impegno del tour e relative elucubrazioni.
Ho fissato, come sintesi, un solo pensiero: un mare di energia, da quella fossile, a quella umana, dal petrolio al pensiero a muscoli indolenziti.
Risorse e vite in poche parole.

Pausa panino quasi obbligatoria.

Il pomeriggio ho deciso di dedicarlo ad altro.
Un poco più rilassante.
Mi sono accomodato sul divano e ho deciso di dedicarmi ai ricordi.
Quelli relativi alla mia infanzia.
A quella umilissima abitazione che mi ha visto bambino, in crescita, in quel minuscolo borgo medioevale quasi irraggiungibile.
Ho cercato, scavando nei ricordi più reconditi, di ricostruire almeno nel pensiero, gli oggetti che possedevo allora.
Ho provato a fare un giro virtuale ma lucido al massimo.
L’operazione è stata molto veloce, più del previsto, più di quanto avevo sperato di stare un bel po' accoccolato sul comodo giaciglio.
Allora non avevo quasi nulla.
Neanche giocattoli.
Infatti me li costruivo da solo, sarà per quello che dopo ho fatto l’”inventore” (che fastidiooooo l’aggettivo).
E anche per costruirli avevo davvero pochi attrezzi oltre che troppi pochi anni.
Raddrizzavo chiodi tutti storti trovati qua e là per unire pezzi di legno mal levigati.
Il romantico di quei ricordi è ancora struggente per me.
Altra sintesi: mi mancavano un sacco di cose, e quelle che avevo le utilizzavo ben oltre le loro possibilità, mi mancava quasi tutto anche per costruirmi da solo un semplice giocattolo.
Poche risorse e un sacco di muscoli indolenziti, oltre che il cervello.

Altra pausa, e sono nel posto giusto per farla, stiracchiato sul comodo divano.

Da quasi nulla a  quasi troppo.(il secondo quasi lo metto con riserva).
(leggevo stasera, che nel nostro paese ci sono trenta milioni di abitazioni, pari a circa centosettantasette milioni di locali con circa sessantunmilioni di abitanti …….. una casa vera ogni due persone, circa tre locali a testa …… sarà il caso di costruirne altre? ……..)
Almeno per me.
Almeno per moltissimi di noi.
In una quarantina d’anni mal contati.
La parola “crescita” ha cominciato ad assumere un significato ben preciso ma non ancora soddisfacente.
Non ancora.
Mi manca un perché, chiaro e univoco, un perché oltre la necessità primarie.
In fondo avevo poco ma non sono mica morto, né di caldo, di freddo o di fame.
Anzi sono cresciuto, anche abbastanza felice, sano (cervello a parte) e sereno, istruito e non solo.
Mi manca un perché senza dubbi.
Per dare un senso definitivo alla parola “crescita”.
Cerco domande.
Per speculazione di pochi?
Coercitiva e imposta?
Un obbligo condizionato non necessario?
In parte potrebbe essere ma non mi convince ancora.
Il pensiero si sposta, penso ai miei genitori.
Alla loro vita, alle loro aspirazioni, speranze ……….. sogni.
Sogni, sogni, sogni, ecco la risposta, solo sogni.
Avevano dei sogni e altri, con problemi quotidiani meno pressanti dei loro, ne avevano di più evoluti.
La mia nuova casa è colma di sogni, quanto quella vecchia di misera realtà.
Adesso tutto quadra, adesso la parola crescita mi è chiara, univoca, priva di ombre.
La speculazione è scontata ma non riesce a far nulla senza i sogni di qualcuno.
Nessuna crescita, al massimo mantenimento del privilegio, ma nessuna crescita.

Pausa, devo nutrirmi e pensare ad una soluzione, cosa che a stomaco vuoto mi riesce male, ma esco con la garanzia che per stanotte qualcosa mi verrà in mente, anche fosse solo una fantasia ma verrà, prima di domattina.
Perché il lungo periodo recessivo previsto non è solo nostro, del nostro paese (il solito “cul de sac”, peccato) ma globale, quanto lo sono i mercati e l’economia.
Panino birra e poi cerco di inventarmi qualcosa, fosse anche solo di fantasia, è una promessa.

Panino e birra doppi, poi un po' di assenzio, era necessario.
Ecco, ci siamo.
Credo di avere una soluzione, fantasiosa, chissà poi quanto,( più avanti vedrete che la realtà molte volte supera di gran lunga la fantasia ….. più avanti) ma una soluzione.
Stanotte ho pensato ad una nuova macchina.
Nuova per modo di dire, ma funziona.
È una macchina che permette di teletrasportare le persone.
Davvero, non per finta.
È complessa, comporta il dispiego di tutte le tecnologie esistenti più qualcuna nuova da studiare.
Pensate!
Potremmo vederci in circa cinque minuti, più o meno, in una notte non ce la faccio a fare conti precisi al secondo.
E non toglie nulla a nessuno,anzi aumenta tutti, si potrà interfacciarla a Facebook, decidere se vieni tu da me o viceversa, e comporta l’utilizzo di tutte le tecnologie disponibili, da quella automobilistica a quella aerospaziale, a quella digitale.
Ha un costo approssimativo di circa quarantamila dollari e consuma la metà dell’energia di un automobile, pro capite, si intende.
Penso di avercele fatta.
Non  credete?
Non è un sogno per tutti?
Cinque minuti, e ci vediamo, con costi irrisori.
Penso che dovremo produrne almeno un paio di miliardi tanto per cominciare.( altro che i-phone ….)
Poi ovviamente i prezzi si abbasseranno e aumenteremo la produzione.
Credo di aver rilanciato l’economia mondiale.
Recessione adieu!
Solo con un semplice sogno.
Divenuto realtà.
Possibile, desiderato da tutti, ne sono certo, e finalmente per tutti possibile.
Siete pronti a chiedere un prestito per averla?
La macchina del teletrasporto dico.
Sono sicuro che le banche avranno i soldi da prestarvi, forse anche senza fido.
Ma mi raccomando, c’è tanto lavoro per tutti, dagli Italiani ai Cinesi.
Dovrete darvi da fare però.
Siete pronti per un periodo di crescita?
Vertiginosa.
Secondo il vostro tempo, illimitata?
Siete pronti a lavorare come matti?
Oppure no?
Non ho cambiato modello, sono rimasto al suo interno, come Gordon Comstock.(OrwellFiorirà l’aspidistra)
Vorrei solo sapere se voi siete pronti.
Felici.


FranzK.

domenica 25 dicembre 2011

Feisbuk






L’altra sera su invito di un vero amico ho seguito un evento.
In diretta laiv, in striming.
Ebbene parlava di un argomento molto di moda quanto importante : i socialnetuork
E’ stato davvero bello e incredibilmente istruttivo.
I personaggi davvero all’altezza di spiegazioni finalmente chiare e semplici.
Uno spettacolo, in poche parole.
L’argomento appunto i socialmidia, che da quanto ho compreso riguardano lo stare insieme delle persone.
Rimanere in contatto.
Promuoversi piuttosto che promuovere prodotti, dal bisness del “me” a quello di un prodotto aziendale  per intenderci.
I temi e le riflessioni sono stati talmente chiari da crearmi un senso di inquietudine.
In particolare si sono concentrati su feisbuk, il socialnetuork più diffuso al mondo con i suoi settecento milioni di iscritti.
Rassicurando da un lato i suoi utenti riguardo la sua validità ma introducendo temi sospetti.
Se guardate il filmato che vi propongo qui sono certo che sarete d’accordo con me.


la proprietà dei dati ad esempio, il loro becap, gli innumerevoli arzigogoli che devi affrontare per poterti in qualche modo proteggerti.
Con condizioni di utilizzo che sembrano scritte un po' come una legge italiana: cavilli, funzioni nascoste, postille.
Davvero difficile da usare quanto facile da farsi usare.
Tempo fa, quando anch’io partecipavo alla sua torre di babele, avevo avuto strane sensazioni.
Sensazioni e basta non essendo io un esperto.
E seguendo il mio istinto me ne sono andato.
E quando me ne sono andato mi hanno scritto che non avrei mai più tornarci, cancellato per sempre.
Alla faccia della socialità mi sono detto, quando esco dal bar di Iki, non mi vieta nessuno di rientrarci il giorno dopo, ritrovando le persone e i servizi che offre.
Anche dopo un mese.
Ma esisterà il uebduepuntozero?
Il ueb delle persone per intenderci.
E dire che tra pochi giorni la piattaforma di Zucherberg verrà quotato in borsa.
Feisbuk  si dice,è un luogo dove si cucca, dove si prendono fregature a volte, dove se sei troppo triste o troppo politico vieni isolato dalla piazza.
Il socialnetuork per eccellenza, che si appropria dei tuoi dati, delle cose serie o meno che scrivi e che in cambio ti offre una sorta di allegra virtuale compagnia continua, al minimo.
Tipo un deitingonlain comprensivo di ciat  e da un po anche di taimlain dove anche gli uomini maschi non hanno necessità di pagare per trovare femmine, dove le aziende possono fare pubblicità gratis.
Gratis. ( non capisco perché invece una meiling list la devi pagare …….)
Ma se è tutto gratis come può essere quotato in borsa?
Dagli introiti della pubblicità dite?
O dal valore dell’advertaising? Informazioni in altre parole (roba seria l’informazione, attenzione).
Avevo dei sospetti, e quel filmato me li ha decisamente rafforzati.
Avevo delle domande, si sono moltiplicate.
Ricordo una frase dell’intervento che dice che Internet non è feisbuk e feisbuk non è Internet.
E la non reciprocità vale anche per gli altri, per gugol o gagol, plus o non, per tuitter, linkedin, maispeis e chi più ne ha più ne metta.
Prima domanda:
di chi è Internet?
Esiste qualcuno che cortesemente me lo può dire?
Qualche guru del settore,  qualche gik.
Ha un proprietario?
Chi è?
Dove ha la residenza?
Come si chiama?

Seconda domanda:
la correlazione tra le parole social e praivasi.
Non vi pare siano contrari e non sinonimi?
Sono io che proprio non capisco?
Tempo fa (anni fa)smanettavo un po’sui personal compiuter e avevo realizzato un sistema molto semplice per poterli usare social o praivasi davvero in qualsiasi momento, con garanzia centodiecipercento.
Perché mi pareva scontato che entrando in rete equivalesse ad uscire in mutande o anche senza in una piazza pubblica.
Scontato e certo, dimostrato anche da un amico molto bravo che lanciando un semplice programmino mi faceva vedere tutto di quello che facevano tutti.
E certe cose preferivo farle a casa mia, non in piazza.
Insomma il uebduepuntozero è una roba che nel caso si realizzi sarà social o praivasi?
O alla faccia della praivasi  decidiamo per un claudcompiuting su scala planetaria?

Terza domanda:
come si fa a prendersela con il pirtupir quando su tutto il ueb è concesso di avere un identità falsa, non certificata, autocertificata almeno,metà nascosta e metà no?
È come se uno uscisse in strada mettendosi i baffi finti.
È quella la praivasi?
Ho compreso bene?
Lo faccio ma non lo dico o lo dico fino a un certo punto?
Mentre tutti sanno tutto di te?
Anche se ti chiudi in casa con spenta la luce, il telefono, il gas, la tv e tutto il resto.
Anche se quando vai a votare nella gabina ( è anglosassone sono sicuro)elettorale da sempre esiste una semplice tecnologia per sapere per chi hai votato segretamente. ( Quale è? Ma dai siete guru e gik …………. non è il caso che ve la dica io che sono un semplice rimbecillito che non si capisce se vuole fare il poeta, il contadino, il tecnico o il salvatore del mondo).

Potrei proseguire ben oltre con tante altre domande.
Ma mi basterebbe avere risposte riguardo anche solo alla prima.
Mi basta quella.
Non chiedo molto, vi pare?

In attesa vado avanti a scrivere “poesie” sul mio blogh che ha un nome e un cognome, un indirizzo e un numero di telefono, una via e un cap.
Nulla da nascondere, nulla di cui mi possa vantare o vergognare, nulla da guadagnare.
Cosa ha di differente da un profilo di feisbuk  il mio blogh?
Non lo so, il giorno che saprò di chi è Internet ve lo dirò.
Ma so di per certo che i dati sono miei, che non mi tartassano di pubblicità, che a norma di legge (almeno quella) tutti possono sapere di me ma io non degli altri, che mi sembra la vera libertà, non il suo contrario:
nessuno può sapere di me e io tutto degli altri.
Senza dire che se voglio sapere in perfetto anonimato (che non è praivasi ma spionaggio) di qualcuno o di qualcosa su feisbuk  o su qualsiasi alto socialnetuork, basta che mi faccio prestare un accesso da un amico e so tutto lo stesso.
Un bel uebduepuntozero.
Se deve essere il ueb delle persone,meglio migliorare loro prima, al pari di non prendersela troppo con i nostri politici, che, dispiace dirlo, ci rappresentano perfettamente: loro sono noi e viceversa, dagli Scillipoti ( è anglosassone anche questo ve lo garantisco) in giù e in su.
Speriamo di non dover commissariare anche il ueb.

Sapete perché ho scritto tutte le parole anglosassoni in pronuncia italiana?
Vi ricordate Martin Lutero?
Tradusse la bibbia in tedesco e i tedeschi scoprirono di non essere cattolici.
Divennero protestanti, indipendenti, decidendo loro il padrone del loro Internet, (allora la religione lo era) con le loro leggi e le loro regole.
Comprendendo finalmente di chi era quello precedente, le sue leggi, le sue regole.

Finisco con una mia convinzione, sui socialnetuork, sul loro immenso valore anche economico:
la più potente televisione globalizzata e controllata del mondo con i più potenti strumenti di condizionamento e cancellazione del pensiero (e, al pari della televisione, della cancellazione del tempo e dei veri contatti umani: la base indispensabile per pensare – e si sa che pensare è male per certuni, meglio ridere e divertirsi come cantava qualcuno …… e sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam ……. Ma soprattutto se pensiam).

Sono solo un povero rimbecillito, non fateci caso.
Ma ditemi solo una cosa, l’unica:

di chi è Internet?

FranzK.