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martedì 29 maggio 2018

Il Valico e il Colle












https://www.youtube.com/watch?v=CmK-uaYFBJc



Quante volte lo stavo a sentire incantato, durante la mia adolescenza e non solo, il mio vecchio padre.
In quel poco, pochissimo tempo che il duro lavoro gli concedeva come pausa “famigliare”, prima di un necessario e precoce riposo.

Quel riposo che contava i minuti poco prima o poco dopo, al massimo le 21e 30, imposto dai tempi di una sveglia molto più precoce, ben prima che sorgesse l’alba, verso le 4e30.

Senza mai sosta e senza mai un premio, che si discostasse di poco dalla sopravvivenza offerta a noi, e alla sua famiglia. Senza mai sosta per 52 lunghi anni……

L’unico premio in palio era qualche opportunità in più per noi, null’altro, o forse anche altro …..l’onestà….., la dignità….e sempre un sorriso, mai un peso né per noi né per nessuno…….. se ne è andato senza debiti né crediti al netto di un funerale, ma ha lasciato un segno , una traccia indelebile e non solo in noi ma in tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, di incontrarlo..

Che fatica, che gioia e che “struggle” direbbero gli anglosassoni, parlare di lui, ricordarlo….

Sono stato un figlio molto fortunato, non capita così spesso.

Povero e fortunato, qualcosa di difficile da comprendere ad oggi e forse non solo ad oggi.

E chissà quanti come lui, tra nonni e trisavoli, hanno costruito e costruito senza mai un lamento senza mai un rammarico o una rabbia.

Tutto o molto di quanto ci circonda è figlio delle loro davvero “Sante” fatiche, entusiasmi, valori.

Credo ce lo siamo dimenticato un po’ troppo, abbiamo troppo poco rispetto per le “formichine operaie” che hanno costruito il nostro presente. Tutte insieme, chi con le mani chi con la mente: altro non avevamo se non sassi dei fiumi e rocce delle montagne, un po’ di legno, qualche rigogliosa palude, qualche bestia più affamata di loro e davvero poco, pochissimo d’altro.

Ma ho perso la via e cerco di ritrovarla.

Lo ascoltavo moltissimo quando mi raccontava della “guerra”, già la guerra alla quale era stato controvoglia destinato: dalla sua “palude padana” che si ostinava a lavorare per sfruttarne la rigogliosità ad un'altra palude, lontana, molto lontana e molto più “malsana” della sua: l’Albania.

Prima linea, punto.

Lui che non aveva neppure visto il mare, attraversò, prima di conoscerlo, l’intera penisola in treno e non si era mai spostato più di quanto una malandata bicicletta potesse concedergli.
Credo fosse all'incirca il 1943 forse 44, mio padre aveva 30 anni e senza di lui quella piccola azienda (famiglia) agricola avrebbe avuto davvero grandi difficoltà.

Ma era necessario, per la “madre patria” andare a conquistare altri popoli, chissà mai perché, ma era necessario.

Dagli innesti di rose come passatempo festivo si ritrovò a montare e regolare le ottiche di cannoni come impiego “full time”.

Lui che faceva fatica a sacrificare un coniglio per il pranzo della Domenica.

Comprese presto, nella sua innocente intelligenza, che la patria non è mai madre ma “matrigna” ed ebbe modo di scriverlo ad un cugino invidioso della sua posizione avanguardista da “prima linea”. E lo scrisse con un “patriottismo” profondamente radicato.

Ne avrei molte da tramandare, troppe forse, ma una di queste “storie” non la dimenticherò mai, forse supererà anche la decadenza della memoria nel tempo della mia senilità.


Beh, lo sapete.
In Albania non si combattevano gli Albanesi ma gli Inglesi, lo scontro era tra l’esercito Italiano e quello Inglese.
Era uno dei tanti “fronti” e non credo ci fosse qualcuno dalle parte “giusta” della Storia, “noi” sicuramente no, almeno.

( E’ mio convincimento che sia necessario stare dalla parte “Giusta della Storia” , in ogni caso o quantomeno se vuoi “vincere” in modo che la “Storia” mai abbia a contestarlo).

Loro, gli Inglesi non lo so uguale, lo dirà la Storia più in là, al momento pare fossero quantomeno in una posizione meno sbagliata della nostra, tanto è, che poi ebbero la meglio.

Non importa il “come”, come ben insegna il Macchiavelli.

Non importa che le popolazioni locali, del tutto estranee a quegli avvenimenti e dedite assai più dei “nostri” alla sopravvivenza frutto in gran parte dell’attività di poveri pastori o poco più, fossero ubriacate e mandate contro le nostre linee schierate con le mitragliatrici ad altezza “fianchi”, Machiavelli avrebbe senz'altro approvato.
E fino a qui si sa: la guerra è guerra, non l’ha concepita De Coubertin di sicuro.

E’ di un altro “mezzo” che non posso dimenticare il racconto:
Il servizio di “intellingence” dell’esercito Italiano, aveva scoperto che il nucleo più importante dell’esercito Inglese sarebbe passato lungo uno stretto valico ai lati del quale sorgevano due colli, due tratti altimetricamente elevati rispetto al passaggio stesso, alla gola.
Il risultato era ancora in parità, la partita era aperta e quella “scoperta” si prefigurava come una “manita” calcistica.
L’esercito Italiano appostato sulle due prominenze avrebbe “insaccato” quello Inglese dall’alto con una facilità disarmante, in tutti i sensi. E avrebbe “vinto”.
Tremila di qua e tremila di là, uomini, fucili, cannoni e mitragliatrici su quel colle. Non sono Inglese (forse neanche Italiano) ma mi vengono i brividi.

Non sarei qui a scriverlo, a raccontarlo, se a mio padre, chissà per quale strano caso, furono impartiti altri ordini con incarichi differenti. Uno dei pochi, pochissimi che la notte non si assopirono su quel doppio colle in attesa dell’alba e dei primi rumori di preludio dell’arrivo dell’esercito “nemico”.
Lui dormì in un altro posto quella notte, e io sono qui.

Dormì poco, pochissimo ma non era là insieme agli altri su quel doppio colle quella notte.
Dormì pochissimo perché molto prima dell’alba fu risvegliato dal crepitare del piombo.
Non durò neppur un granchè tutto quel frastuono.
Il superiore gli impartì un nuovo ordine, a lui e ai pochi rimasti.
E non posso dimenticare gli occhi lucidi di mio padre nel raccontare, non posso dimenticare quegli occhi grigio chiari che ancora, dopo molti anni e molte ripetizioni di quel racconto, si inumidivamo. Ancora e ancora.

Giunsero al doppio colle alle primi luci della loro alba più triste credo, un alba che tentava di farsi largo in una nebbia di polvere da sparo: dalla sua parte il prato verde era rosso di sangue e contava 3000 “compatrioti” trafitti alle spalle, uno ad uno, con ancora in giro qualche poverissimo “sciacallo” Albanese che cercava sui loro corpi qualche croce o qualche anello d’oro.
Gli altri 3000 erano dall'altra parte, sull'altro versante del colle, morti uguale.

E’ questo “come” che non si capisce, non lo comprendono, nessuno può immaginare cosa possa essere successo, doveva essere un successo scontato, era finito in una carneficina di pallottole nella schiena.
Qualcuno potrebbe pensare che l’esercito Inglese avesse un “intelligence” tanto più brava da aver prevenuto l’imprevedibile.

E invece no.

La verità era da un'altra parte.

Purtroppo....
Il Generale comandante in capo delle forze militari Italiane in Albania aveva venduto per denaro l’informazione.

Aveva Tradito.

Almeno il popolo del suo esercito.
Al minimo quei 6000 uomini colpiti alle spalle.

Mio padre lo incontrò e gli parlò, sulla nave che, non si sa come, riuscì a riportare quei pochi in Italia, nel loro paese.
Il Generale parlava e parlava mentre attraversavano il mare.
Ma mai alzò lo sguardo per incontrare quello di mio padre.
E il Generale tornò e, se già non era ricco di suo, di certo morì ricco e lasciò ricchezze.

Ma chissà se mai riuscì nella sua vita a guardare ancora qualcuno negli occhi.
Chissà cosa ha lasciato alle sue generazioni.

Mio padre ne era al corrente.

Che mentre lui andava a dormire al massimo alle 21e 30 per potersi svegliare alle 4 e 30 per la nostra sopravvivenza e le nostre auspicate opportunità, in qualche luogo indefinito del suo “paese” c’era un vecchio Generale che proliferava nelle ricchezze acquisite quella notte.

Lo sapeva.
E non ha mai perso il sorriso con noi, mai l’ha perduto con la sua vita.
Ed è morto anche lui, dopo molto tempo ma credo un po’ anche quella notte.
E’ morto povero, da “formichina operaia”.
Ma onesto.
Senza tradimenti.
E ha lasciato valori, rispetto, dignità oltre al frutto del suo immenso lavoro.
E non solo a noi.
Sono valori che vivono ancora nell’aria di adesso.
Valori per tutti.

Chissà che non faccia una differenza.
La sola che qualunque forma di denaro o potere non potrà mai misurare.
Ma soprattutto comprare.


FranzK.

sabato 29 ottobre 2016

Vivere








Жить  -Vivere-

Come è possibile uccidere una vita?
Come è possibile spegnare le luci?
Come è possibile strappare la madre dal suo bambino?
…di 5 anni…

No… no… no….
No, no, no!!

Ad una persona non è dato di sapere
Quanto tempo vivrà
Ma ci è stata data una scelta
Rispetto al modo di vivere il nostro tempo…

Vivere… vivere, vivere, vivere…
Vivere, vivere, vivere!
Vivere, vivere, vivere!!
Vivere, vivere, vivere!!!

Come si può imparare a vivere in pace…
Essere in grado di Amare, Perdonare e dare tutto di noi stessi fino alla fine…
…..e dare tutto di noi stessi fino alla fine!!!

Vivere, vivere, vivere!!!!

Come si può imparare semplicemente a vivere??

Stare insieme alle persone
Sognare insieme
Amare insieme
Apprezzarne ogni momento

Come è possibile perdonare il nemico?
Come è possibile non oltrepassare la linea?
Come trattenere le lacrime dentro al tuo petto?
E vedere un alba davanti a te?

Sperare, credere….

Perché il giorno che è passato non torna
E questo è il senso del futuro

Donare, salvare, perdonare!!!
Perché i nostri figli vivranno ancora qui….

Vivere, vivere, vivere…
Vivere, vivere, vivere
Vivere, vivere, vivere!
Vivere, vivere, vivere!!!!   ….. noi, con voi, vivremo ancora qui…..

Vorticare felice in cielo
E arriverà ancora l’alba
Ed essa si abbraccerà con la terra!
Ed essa si abbraccerà con la terra!!!

Vivere, vivere, vivere!!!!

Come puoi imparare a vivere nel mondo?
Tra le braccia dell’alba nella mattina…
Solo Amare…
Solo Sognare….
E con il cuore scaldarlo..

(RAP)
Mi ricordo a diciotto anni…
La musica, lo sport, l’aspirazione del mio cambiamento….
In questo tempo nessuno credeva nel mio successo
Ma contro ogni previsione, io ce l’ho fatta...

Mi ricordo come tutti mi hanno gridato: “ ma sei fuori??”
E io studiavo, lavoravo ma tutto era insopportabile
Io, l’unico figlio, l’unica possibilità per loro
Il diploma all'università di Mosca
L’unico obiettivo per loro...

Nella mia storia è tutto differente
Sono stato espulso dal corso
E i miei non l’hanno accettato
Poi una persona mi ha detto: “la persona più ricca del paese era un orfano”….

Ho sentito la diagnosi, sono stato in ospedale
Ho guardato negli occhi gli ammalati
Li ho guardati in faccia
Nessuno sconforto, nessuno scoramento
Solo il desiderio di vivere
“….mi bastano solo un paio d’anni…..”
“….me ne bastano una trentina…..”
Solo? Minimo trenta??
NO!

Minimo cento!!
Nessun se, nessun ma!

Lo sconforto ti tiene sul fondo come un àncora
Invece adesso è il tempo di cambiare tutto
Questa è la decisione, è già deciso.

Io ce l’ho fatta e tu pensi di essere peggio??
Puoi vivere anche così ma non sei peggio
Afferra tutte le possibilità con le tue mani
Cambia la tua vita insieme a noi

 Vivere, vivere, vivere!!!!

Come si fa a imparare semplicemente a vivere?
Non Combattere, non Uccidere…
Diventare semplicemente una Persona…..!
Diventare semplicemente una Persona…..!!!

Vivere
Semplicemente.

Cambia la tua vita insieme a noi.



Liberamente tradotto con l'aiuto di Evgeniya.

P.S." ...credevano ad un altro diverso da me e non mi hanno fatto del male...".ricordate?
La Pace non ha confini come la guerra, non importa dove i progetti prendono forma per lei ma, in questo caso, conta molto.....


FranzK

domenica 30 dicembre 2012

Castrazione Chimica.
























https://www.youtube.com/watch?v=qYS732zyYfU


Tanto, tanto tempo fa …….. scrivevo :

Un amico mi fa presente un post su un blog di Yoga di cui leggo e riporto per esteso una frase. 
E parliamo del dolore, non di una cosa qualsiasi: 
“Cycling is so hard, the suffering is so intense, that it’s absolutely cleansing. The pain is so deep and strong that a curtain descends over your brain… Once, someone asked me what pleasure I took in riding for so long. ’Pleasure?’ I said. ’I don’t understand the question.’ I didn’t do it for pleasure, I did it for pain.”  Lance Armstrong 
Per i non “Anglosassoni” (nella mia pessima traduzione): 
Il ciclismo è davvero duro, la sofferenza molto intensa, che sono cose che “purificano”, il dolore è così intenso e profondo tanto da far scendere un sipario sul tuo cervello …….. Una volta qualcuno mi ha chiesto quale piacere provo a correre così a lungo.“Piacere”? ho detto. Non conosco il significato della domanda. Io non faccio tutto questo per il piacere, lo faccio per il dolore. Lance Armstrong. 
Il grande mitico Lance. 
Uno che ha sconfitto il cancro. ( non da solo, ma con il suo sponsor, una farmaceutica …….. troppo importante ….).
E ha vissuto per il dolore. 
Il “piacere” del dolore se ho ben capito.(da oggi siamo garantiti che il ciclismo è dolore, quanto la maratona e molto altro ancora …). 
Ed è stato un mito della gente, delle masse.
Mi spaventa più di qualsiasi crisi, il mito del dolore. 
Mi spaventa per modo dire, mi inquieta, mi rattrista.
E adesso le masse che lo osannavano bruciano le sue statue, l’”unico” che ha fatto uso di sostanze illecite ……
E quanto crediamo che gli asini volano, crediamo che gli altri, quelli che hanno perso, concedendo a lui di “vincere”, siano esenti da trattamenti farmacologici.
Speriamo che i suoi “tour” siano serviti a studiare almeno nuovi rimedi per qualche malattia ……
Speriamo di non leggere più la parola doping …….
Perché non è doping, ma solo l’eterno mito del superuomo- superscimmia, della crescita, della stupidità che vuole dimostrare sempre e solo l'inutile “di+”.
E il ciclismo è una scusa, vale per tutti gli sport e non solo, vale per una vita “adrenalinica”, per tutti,  per quelli che sento dire ancora oggi che lavorano come matti, in nero ……. e se hanno il mal di testa prendono farmaci perché ci sono soldi neri che li aspettano, anche bianchi ……
Credo sia per questo che nulla fa scandalo, perché quanto i politici ci rappresentano lo fanno anche i “miti” sportivi, le modelle, le macchine da mezzo milione di euro, e i cartellini da timbrare in ceti luoghi dove poi non basta un aiuto di farmaci ma ci vuole lo psicologo.
Quanto troppi fanno uso di cocaina politica e manageriale, di "fumo", di "pasticche" colorate di vari colori o anche solo blu......
Questa è la ripresa che tutti si augurano.
La ripresa del “dolore”.
Ha anche contenuti mistici legati a religioni e santi, il dolore, di cui vorrei però parlare un poco più avanti. 
Anche perché i santi veri di qualsiasi religione e “non –religione” non hanno né vissuto grazie a degli sponsor né sono morti lasciando ricchezze. 
Ha anche molte correlazioni con le guerre, il dolore. 
Mi spaventa, quindi meglio andare avanti. 
Lo stesso amico (ho dei pessimi amici effettivamente ……) mi spedisce anche il testo(che allego integralmente) di un articolo di “La Stampa” con un titolo che da solo vale l’attenzione per la lettura completa: 
“La corsa non rende felici”ScaricaLa corsa non rende felici - 200903
Se non lo conoscete, godetevelo, ne vale la pena. 
Io mi fermo a chiedermi un paio, forse tre cosette: 
Mi chiedo se l’efficienza può essere correlata con il dolore
Mi chiede se “andare forte” può essere una azione correlata con il dolore
Mi chiedo se “andare forte” può essere una azione correlata all’efficienza
Mi chiedo se "andare forte" può essere una azione correlata all'intelligenza.
Mi chiedo se il dolore è intelligenza
Mi chiedo se sarà il dolore o l’intelligenza che ci faranno “uscire dalla crisi”. 
Mi chiedo se è stato il dolore o l’intelligenza che hanno scatenato la crisi
Mi chiedo se saranno i muscoli o il cervello l’evoluzione della nostra specie. 
Mi chiedo come i D.O.M.S .Scarica DOMS che distruggono le miofibrille muscolari possano farle crescere. 
Mi chiedo come posso aiutare la morte neuro-muscolare di un ammalato di S.M.(sclerosi multipla) con il fitness 
Mi chiedo se i D.O.M.S. sono sinonimo di salute o di malattia
Mi chiedo come lo sport che ha sostituito la guerra può essere un atto di intelligenza
Mi chiedo se la guerra è intelligenza
Mi chiedo se essa sia dolore
Mi chiedo se nel vincerla possa esserci gioia, felicità
Mi chiedo se può essere vita.
O soltanto la solita castrazione chimica che ci vuole “non pensanti”.
Beato Pensiero …… la forma più pericolosa per il potere delle “superscimmie”, scusate "superuomini" :).

FranzK


“Ciò che non mi uccide, mi rende più forte” ( Friedrich Nietzsche - 1888)
..... la civiltà delle superscimmie ......... 150 anni dopo .......

lunedì 26 novembre 2012

Veleni Irresponsabili.

















https://www.youtube.com/watch?v=IJUu-xiJPx8



Sembra  più facile sperare in una fine.
Quando le cose vanno male.
Piuttosto che battersi per un cambiamento, per una rinascita, un nuovo inizio.
Rimango stupito ma ne sono consapevole.
La "fine del mondo" adesso.
Un altro “male rifugio” dal peso della responsabilità.
Più semplice da affrontare, proprio perché privo di responsabilità quanto solo colmo di fatalità, di impotenza.
La fine del mondo annunciata da un popolo finito, da millenni …… quale credibilità …..
Non diverso da taluni che non potendo essere felici si ritrovano solo nel "mal comune mezzo gaudio" …. prevedendo con arroganza la "fine" anche per chi può non averla.
E così, come per molte altre cose, molti di noi penseranno anche a quello fino al 21 di dicembre prossimo.
Una parte di noi continuerà a chiedersi se è vero.
Sottraendo parte del pensiero che dovrebbe dedicarsi alla responsabilità di fare il meglio per  affrontare il difficile di un peggio reale, non il semplicismo di un editto privo di senno.
Altro veleno, sul veleno insomma, solo e sempre veleno.
Voluto, progettato, diramato con tutta la forza di chi possiede la potenza distruttiva della comunicazione di "massa".
Una semplice, consueta bugia con le gambe lunghe, un mese in questo caso …..
Come tante, troppe.
Quando si ritiene pericoloso il momento, quando il pericolo del momento può indurre il “pensiero” …….
Il calcio, il ciclismo, la frivolezza della moda, il gusto del ristorante , le consuetudini acquisite, non bastano più …
E allora ……..
Altri rimedi .....
Veleno e bugie.
Ci hanno avvelenato con tutto, al bisogno.
E noi tranquilli, sorseggiamo veleno, trovandone il gusto, meno amaro, meno drammatico, del gusto drammatico del risveglio di domani mattina.
Il risveglio di un modello morente, che pretenderebbe solo responsabilità lucidità ,tranquillità, non bugie.
Ma siamo bevitori accaniti, di bugie e veleni, abituati a tutto.
Ma non vi ricordate la storia degli UFO?
La parapsicologia …….
L’area 51 …… mamma mia …… chissà cosa mai sarà conservato in quel luogo ……
Erano i tempi della prima crisi energetica, fine anni settanta  ……. le domeniche di austerity …….
Poi sono arrivati i dinosauri di Piero Angela che quando ne parlava in tv lo faceva con tale trasporto che quasi ci ho creduto anche io che li avesse visti davvero.
E c’erano dinosauri in plastica ( petrolio ;) dappertutto, i bambini ne andavano matti, ma forse i genitori di più …. avevano più tempo per non dedicarsi a loro ......... che giocavano con i dinosauri di Piero.
Ma questo è nulla.
C’è di peggio, di molto peggio.
Si festeggiano ricordi di popoli massacrati con le Shoah, senza mai un ricordo del prima, del perché, o del dopo ….  della Palestina ad esempio ……. perché nessuna Shoah per loro?
Popoli che hanno ucciso e massacrato per primi.
Ma si ricorda solo la reazione, mai l’azione che ha condotto al tragico e ancor più disumano gesto.
Si ricordano torri gemelle abbattute da volatili d’alluminio.
Questa è davvero troppo grossa, un insulto all'intelligenza di un bambino.
Perché sono servite prove scientifiche, studi, denunce, e nessuno ha mai guardato al campanile del suo paese ponendosi la semplice domanda del come potrebbe collassare su se stesso se gli sparo una cannonata vicino alla punta …….. collassare verticalmente, polverizzato e fondere …….. per 6 mesi  ………
Al di là di qualsiasi buona o cattiva intenzione, di qualsiasi giustificata o meno necessità.
Le avremmo fatte saltare tutti almeno per non correre il rischio di un collasso non verticale …….. ma non sono stati i volatali metallici, non credo che sia necessaria una disquisizione tecnica, solo gli occhi puliti di un bambino.
Perchè non dirlo?
Il problema è un altro ….. quasi tutti ci credono ancora ……. all'ufficialità della “notizia” ……
E  sono solo bugie, solo veleni.
Come le assurdità delle energie rinnovabili, il pensiero storpio dei "green thinking" , perché è troppo semplice comprendere che c’è una grossa differenza fra il regno “animale” e noi umani: gli animali sono semplici consumatori, noi consumatori e trasformatori, per necessità di specie s’intende.
E non esiste trasformazione che non sia irreversibile, altro che green …….
Come i più che credono nella segretezza del voto e danno dell’irresponsabile a chi si astiene da una semplice bugia, inganno, tutt'altro che segreto .....
È così forse, che i sinceri divengono bugiardi e viceversa.
È la democrazia dei grandi numeri, il meglio della nostra conclamata grande civiltà.
Se un giorno il 51% mi imporrà di uccidere lo dovrò fare per non divenire fuorilegge.
È questa la fine del mondo, non quella dei Maya.
E quella che cerca la vita su Marte, ma non sa rispettare la vita sulla Terra.
È quella che mi parla di idrogeno, di uranio, di trasporti elettrici ad uso urbano ………
Ma ha mai letto come funziona un motore elettrico?

Perché Piero Angela non lo ha mai spiegato, quanto ha ben spiegato dei dinosauri?

Perché ancora solo veleni e bugie?
Perché nessuno si pone domande semplici?
Come quella di chiedersi il perché della buona efficienza di un motore elettrico solo su un treno con poche fermate …..
E non c'è fine.
Prima compravamo energia elettrica prodotta con il nucleare appeno oltre confine ....
Adesso che di uranio non ce ne più, bruciamo gas Russo, i Russi bruciano carbone, ci vendono gas e conservano petrolio.
Vivono poco e male ma ci sono molti ricchi in Russia ……..
Ma i più di noi credono che siano poveri.
Di nuovo solo veleni e bugie.
Con gambe di lunghezza infinita.
Andremo tutti a fare la guerra all'Iran, tutti insieme.
Per l’ultimo petrolio facile che resta, con rischi ben più alti che in Iraq o in Libia, ma privi di rischi da “fine del mondo”.
Temo sia tutto questo il vero rischio di una sua fine.
Non il 21 di dicembre prossimo di sicuro.
Il terremoto in Emilia lo abbiamo già dimenticato?
E quello di L’Aquila?
Ricordo il Vespa televisivo accanirsi contro l’impotenza della politica, senza mai un riferimento alla potenza della natura.
Alla sua intrinseche instabilità, della mia, tua, sua terra.
Solo veleni.
Solo bugie.
Mai un gesto davvero Umano.
Mai un pensiero “pensato”.
Le bugie della scienza, quelle della religione statalizzata.
Quella delle parti e delle controparti.
Quella che non ammette la prostituzione, ma ha volanti della polizia che si fermano a parlare con le prostitute.
Ma se sbagli di una frazione il disco orario, arriva il “volontario” a darti una multa, divieni fuorilegge.
Veleni.
Bugie.
Silenzi.
Si silenzi di interessi, chi te lo fa fare?
A dire la verità?
Hai solo da perderci, questa è la fine del mondo.
La fine di una civiltà del tutto incivile e irresponsabile.
Che vive solo di bugie.
E veleni.
E silenzi soprattutto.
E che ancora non può temere la sua fine.
Durerà ancora a lungo.

Ma io spero di leggere presto un’alta notizia.
Un'altra data.
Non lontana.
Per un editto diverso.
“è cominciata la felicità”.
E chiedo perdono.
Mi sento meno stupido di coloro che attendono  il vero o il falso della “ fine del mondo”.
Senza veleni.
Senza bugie.
Solo con la responsabilità.
Di svegliarmi domani mattina.
E provare a fare qualcosa di buono.


FranzK. 

domenica 8 gennaio 2012

Imperi e Colonie.




Come in tutte le epoche storiche, anche la nostra è sotto l’egida in un impero.
Come quello dei Maya, degli Egizi, dei Romani, come quelli asiatici, Cinesi, Giapponesi, o quelli balcanici, Russi, e chi più ne più ne metta.
Il nostro impero, quello nel quale noi viviamo è quello Anglosassone.
Dire molto di più della sola America, intesa come Stati Uniti, ma esteso alla cultura Anglosassone.
Che ha spazzato via altri tentativi di imperi nascenti, come quello Nazista, quello Bolscevico, quello Islamico, quello Cinese della “vecchia” Cina.
In che modo?
Credo in due parole con risorse e cultura.
Immense risorse e una cultura vincente.
Pragmatismo e allegria.
Contro il solo pragmatismo tedesco.
Contro la tristezza di quello sovietico.
Contro la povertà culturale intrinseca di quello della “vecchia Cina”.

È un impero globale, globalizzato.
Il primo che abbia saputo estendere le proprie colonie davvero a tutto il mondo.
Gli altri, noi compresi, siamo solo colonie.
Che dobbiamo, in qualsiasi modo accettare il ruolo dei colonizzati.
Forse è semplice e già conosciuto, ma credo sia davvero così.
Gli imperi dettano le leggi.
Le colonie, al massimo, cercano di adattarle alle loro condizioni.
Al massimo.
Al minimo ne possono solo subire le decisioni, le regole.
E tanto quanto per tutti gli imperi, si parte dal linguaggio, dove potresti andare oggi senza sapere l’Inglese?.
È la lingua ufficiale dell’impero nel quale viviamo.
Quanto lo è la coca-cola o “il grande fratello”.
Cose dell’impero, distribuite e adattate dalle sue colonie per consolidarne la fidelizzazione.
È solo un impero.
Nessun giudizio, solo una constatazione.

L’impero nel quale noi viviamo.
E nel quale, almeno io morirò.
Esimiamoci per una volta dai giudizi, se questo impero è buono o cattivo.
Lo dirà la storia.
Il tempo.
Noi non possiamo che prenderne atto, averne coscienza.
Almeno secondo il mio punto di vista l’importante è questo, perché può aiutarci a comprendere molte cose anche della nostra vita quotidiana, della nostra personale colonia.
Avere il dominio dei cieli è riuscire a guardare dall’alto, si vede e comprende meglio e non servono velivoli.
L’impero non sta molto bene e di conseguenza neppure le sue colonie.
Sapete una cosa accaduta nel luglio del 2011?
Il Minnesota è fallito, ha fatto “default”, come si usa dire di questi tempi.
E il Minnesota non è la Grecia o la Spagna, l’Ungheria o l’Italia.
Non è una colonia, è parte dell’impero.
Quindici giorni senza servizi pubblici tra i quali scuole o forze dell’ordine.
Un Argentina all’interno dell’impero, una sua provincia, non una lontano colonia.

L’impero Anglosassone è molto più che America.
Molto di più.
È forse per comprenderlo, io per primo mi sono fatto un piccolo elenco mentale di ciò che possiede e controlla:

l’Energia, dal petrolio al gas naturale al carbone.(dove non si arriva con le cattive si può arrivare con le friendship ..)
Energia senza la quale non si combina proprio nulla.
(sapevate che il fotovoltaico è stato commercializzato su larga scala per salvare l’economia di un altro stato degli Stati Uniti? Sapevate che si fa con il petrolio, o in generale con il “fossile” e non restituirà mai l’energia impiegata per produrlo? Sapevate che è prodotto e controllato da chi possiede e produce petrolio?).

La Finanza.

La Finanza e la borsa, i motori che attraverso l’energia possono innescare i processi economici e di mercato.

La Tecnologia.

Sono stato in Cina l’anno passato e ho capito solo una cosa: i cinesi lavorano a basso costo, secondo le indicazioni e le tecnologie Anglosassoni.
Lo abbiamo fatto anche noi negli anni ’50, uguale.

La Comunicazione.
Internet è anglosassone.( da Arpanet, sviluppato dai militari )
Facebook lo è.
Tutte le tecnologie informatiche lo sono.
I satelliti lo sono, lo spazio è loro.

Potrei procedere ma lascio a voi, alla vostra capacità di pensiero, andare avanti.
Sarebbe troppo lungo e dispendioso farlo qui.
E poco utile.
Esiste un impero, ben definito, il resto sono solo colonie.
E se le colonie stanno male è perché sta male l’impero.

Che sia finito un sogno, “quel sogno”?
Il tempo lo dirà.

FranzK.

giovedì 5 gennaio 2012

Nei nostri panni.





Una parte della vita degli uomini è discordia, litigio, guerra nel caso peggiore.
Non solo adesso, da sempre, da sempre abbiamo tutti molto ben presente il “ per noi”, valutando solo le nostre posizioni, le nostre fatiche, i nostri sacrifici, le nostre personali necessità.
Pretendendo in cambio dagli altri sempre molto di più, al minimo alla pari, come in un  contratto notarile.
Rispetto a quanto è costato a noi, a quanto abbiamo investito, a quanto abbiamo speso di noi, delle nostre energie.
Tanto da proiettare il nostro investimento sul prossimo, quasi che sia lui ad averlo preteso, richiesto, imposto.
È da lì che nascono i nostri peggiori errori e orrori, nascono da dentro di noi, non da dentro o fuori dagli altri.
Non sono quasi mai relativi ad una condizione, ma alla sua nostra cattiva interpretazione, al nostro modo di porci, a un nostro “difetto”, limite o semplice incapacità.
E quando cadiamo negli errori ed orrori sono solo nostri, il male resta in noi perché è da noi che si è generato.
È sempre da soli che ci procuriamo ferite, quelle profonde, indelebili, quelle che difficilmente riusciremo mai a rimarginare, a perdonaci.
Feriamo e ci feriamo, perdendo la credibilità in noi, perdendo ancora di più in noi la poca fiducia che ha generato il danno e rendendo oltremodo in cambio solo dolore e incomprensione, feriti indelebili pari, al minimo, a quelle procurate a noi.
Anche quando le nostre buone intenzioni o azioni miravano all’opposto, il caso peggiore.
È da soli che molte volte non abbiamo il coraggio di fare il “passo indietro”, è solo da soli che chiediamo sicurezze che ci mancano, fiducie che non abbiamo mai avuto, mai concesso a noi, per primi, da soli.
Se non è così come potremmo affidarne agli altri, sentirci tranquilli di loro e anche e soprattutto per loro?
I panni altrui ci vanno quasi sempre stretti perché non ci sentiamo a posto nei nostri personali, e vorremmo adattare quelli degli altri più che sistemare i nostri, ci appare più semplice, più “giusto”.
E vale nei difetti e negli eccessi, credo, nei buoni o cattivi sentimenti, rapporti, e forse anche contratti, quanto credo valga nella vita pubblica e privata.
Credo che possiamo farci del male solo con le nostre mani, dipende solo da noi, il prossimo conta davvero poco.
Il prossimo purtroppo, se crede in te, al massimo subisce, lo si costringe, nella sua buona fede e fiducia in te, a subire.
Dipende dal nostro “bello” non dal “brutto” degli altri che molte volte è solo un inconscia proiezione di un nostro personale incubo, paura, difetto o limite, di un nostro “brutto” solo personale.
Dipende, quanto per i panni, dal fatto che è più facile avere sfiducia negli altri affidando loro la responsabilità di un nostro errore-orrore che cercare di comprendere perché non ne abbiamo avuto un po' di fiducia per noi stessi, tanto da poterlo prevenire, evitare.
E credo valga nel migliore o peggiore dei casi, nelle migliori o peggiori intenzioni, sentimenti, rapporti, nel pubblico e nel privato, in una famiglia quanto in una azienda, in un amore quanto in semplice contratto.
Vale per la prossima guerra che, pur aberrandone l’orrore, vedremo in fondo “giusta” nel nostro personale interesse, solo perché non abbiamo avuto la capacità di trovare differenti soluzioni, quanto nella faticosa, tanto da ritenerla quasi “ingiusta”, necessità di divenire più onesti e più “sobri” per modelli di vita più equi e civili.
Se non riusciamo a cambiarci, a cambiare noi per primi, cadremo ancora negli stessi errori, nelle stesse ferite, nei nostri irrimediabili orrori, al di là di qualsiasi psicologia, formazione, condizione, imprinting.
I nostri errori-orrori sono violenza, fatta da noi a noi e imposta agli altri, dobbiamo imparare a star bene nei nostri panni, se non vogliamo più incorrere nel misfatto, quelli degli altri sono loro, come lo sono le loro vite e la loro Libertà.
Posso parlare di me, che ho vissuto con “giù le braghe”(concedetemelo) tutta la vita.
Dei miei orrori, perché questa lettura non abbia il profumo di una predica, lezione di vita leziosa e perbenista, ma una semplice riflessione, pensiero, il contrario insomma.
Due esempi miei personali, che nel raccontarli, e nell’impossibilità di cancellarne il ricordo, di concedere loro un perdono mi feriranno fino alla fine dei miei giorni:
Avevo 17 anni e mancava una settimana alla fine della scuola, per difendere un compagno molto debole da un altro molto violento, menai quest’ultimo staccandogli un occhio dalla testa.
Non è stato il perdono dei suoi genitori nè quello della scuola a potermene rendere uno personale, non una presunta “giusta causa”.
E sono cambiato, le mani, da allora, le ho usate solo per lavorare, scrivere, far di conto, senza che anche questo abbia mai potuto darmi pace, me ne potrà mai dare una.
Un paio d’anni orsono la vita mi ha regalato la cosa più bella che un uomo può desiderare, oltre ogni immaginazione.
Un amore vero.
Quello giusto.
Che ho ferito e maltrattato, senza alcun sensato motivo, solo per la sfiducia in me di poterlo perdere, per la sfiducia che ancora viveva in me, riguardo le persone ancora più acuita dall’importanza incommensurabile di quel dono .
Ho ferito e maltrattato la cosa più bella e importante della mia vita.
E non conta la “giusta causa” di quanto ho dato nel bene, ma quanto gli ho tolto con i miei orrori, le mie violenze, di quante ferite ho procurato.
Senza perdono, fino alla fine, almeno per me.
Nei miei panni, senza braghe.
Ben cuciti e riparati adesso, troppo tardi forse.
E ho parlato di me, senza braghe, solo di me, sperando di essere l'unico che ha avuto panni scuciti.


FranzK.


lunedì 11 gennaio 2010

Impatto Profondo





 [http://www.youtube.com/watch?v=b5yakfjGXxw&feature=related]

Settembre.

11 di Settembre di un lontano 1969……

Uomini sulla Luna, forse, poco tempo prima.

Nel Luglio precedente forse.

Ricordo le lacrime televisive di Ungaretti mentre Armstong,  forse, lasciava l’impronta del suo stivale “on the moon” …

Giuseppe Ungaretti …..

« Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie »
(Giuseppe Ungaretti, Soldati - luglio 1918)

Un caldissimo Settembre.

Un 11 Settembre che sembra una ricorrenza a proposito di impatti.

Profondi.

Profondissimi.

A ognuno il suo.

Quello vero o finto non ha nessuna importanza.

A ognuno semplicemente il suo.

E di conseguenza, vera o falsa, a ognuno la sua guerra.

E il suo destino.

Forse anche il suo petrolio ……

La “Macchina”.
Candida.
“Utilitaria” ma tutt’altro che utile.

120 km/h.

Che poi diviso 3,6 sono 33,3 periodico metri al secondo.
Almeno c'è l'infinito del periodico e non l’infinito dei numeri dietro la virgola del pi greco …..
Almeno l'infinito del periodico ha una sua armonia molto differente dal disarmante disordine della serie senza senso di numeri all’infinito del pi greco …….
Che non riescono a misurare la circonferenza di un cerchio …
Ma riescono a costruire ruote senza sapere come funzionano.
Che uccidono.
E  riescono ad andare sulla Luna.
Tutte ellissi le traiettorie per raggiungerla.
Forse sono andati davvero sulla dea dei poeti.

La “Macchina”.
Bianca.
Candida.

Così talmente utilitaria e poco utile che la può usare anche una parrucchiera.
Senza minimamente sapere del buco nero del pi greco e della circonferenza delle sue ruote.
Senza sapere di Albert e della relatività.
600 kg di una utilitaria insalatona di metalli vari, plastiche, vetro,tele, gomma…..

600 kg.

Più o meno.

C’era un semaforo rosso al fondo della strada della "Macchina" e uno verde all’inizio della vita di tre piccoli uomini.

Uno ero io.

A piedi.

Gli altri due li ho scordati.

Per fortuna.

Bianco candido.
Verde brillante.
Rosso sangue.

Io ho pescato l’ultimo dal mazzo del destino.

Destino poi ….

Dal mazzo del Tempo.

Almeno so con chi ho a che fare.

Tutta e solamente una questione di Tempo.

Di quello con la T maiuscola.

Quello poco conosciuto.

La “Macchina” .
Bianca.
Candida.

E' sfocata in mezzo all’esplosione di un arcobaleno e del bianco dei 3000° centigradi.
All’esplosione del mio cervello.

Così ci siamo conosciuti io e la “Macchina”.

Per quello che potevamo.

Per il contenuto energetico che avevamo in quel momento soprattutto.

Lei per quei 600 kg a 33,3 periodico metri al secondo quadrato di velocità, e io per i miei 35 kg alla velocità di un piccolo uomo quasi fermo, a piedi.

Lei ha perso un po' di energia e decelerando  ne ha trasferita un pochino a me tanto da accelerarmi, attraverso"per miracolo" due platani, dentro la portiera di un bus.

Andata e ritorno.

Quasi dallo stesso punto, e il quasi è ovviamente per un piccolo problema di efficienza.

O di successivo trasferimento di energia.

Perché a mia volta, ne ho trasferita almeno quella che potevo, decelerandomi un pò e lasciando nella portiera, sotto forma della forma delle ossa craniche del mio cervelletto, un bello stampo mentre la lamiera della portiera faceva capire loro, sfracellandole, chi era il più forte.

Il bus si è un poco scosso prima di tornare a riposo.

E’ successo tutto così in fretta, così in poco Tempo che non riesco a dimenticarmene.

L’andata e il ritorno.

Dal mondo del Tempo.

E del bianco iridescente.

Aveva ragione Ungaretti che avrebbe pianto di più se mi avesse visto.
Altro che la Luna e i piedi di Armstong.

Intingendo il dito nel sangue che traboccava dalla mia nuca, dove un giorno fioriva un bel ciuffo di capelli rossi, avrebbe scritto, sull’assatanato, settembrino, nero caldo dell’asfalto:

« Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie »
(Giuseppe Ungaretti, Soldati - luglio 1918)
  
Franz.k