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martedì 29 maggio 2018

Il Valico e il Colle












https://www.youtube.com/watch?v=CmK-uaYFBJc



Quante volte lo stavo a sentire incantato, durante la mia adolescenza e non solo, il mio vecchio padre.
In quel poco, pochissimo tempo che il duro lavoro gli concedeva come pausa “famigliare”, prima di un necessario e precoce riposo.

Quel riposo che contava i minuti poco prima o poco dopo, al massimo le 21e 30, imposto dai tempi di una sveglia molto più precoce, ben prima che sorgesse l’alba, verso le 4e30.

Senza mai sosta e senza mai un premio, che si discostasse di poco dalla sopravvivenza offerta a noi, e alla sua famiglia. Senza mai sosta per 52 lunghi anni……

L’unico premio in palio era qualche opportunità in più per noi, null’altro, o forse anche altro …..l’onestà….., la dignità….e sempre un sorriso, mai un peso né per noi né per nessuno…….. se ne è andato senza debiti né crediti al netto di un funerale, ma ha lasciato un segno , una traccia indelebile e non solo in noi ma in tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, di incontrarlo..

Che fatica, che gioia e che “struggle” direbbero gli anglosassoni, parlare di lui, ricordarlo….

Sono stato un figlio molto fortunato, non capita così spesso.

Povero e fortunato, qualcosa di difficile da comprendere ad oggi e forse non solo ad oggi.

E chissà quanti come lui, tra nonni e trisavoli, hanno costruito e costruito senza mai un lamento senza mai un rammarico o una rabbia.

Tutto o molto di quanto ci circonda è figlio delle loro davvero “Sante” fatiche, entusiasmi, valori.

Credo ce lo siamo dimenticato un po’ troppo, abbiamo troppo poco rispetto per le “formichine operaie” che hanno costruito il nostro presente. Tutte insieme, chi con le mani chi con la mente: altro non avevamo se non sassi dei fiumi e rocce delle montagne, un po’ di legno, qualche rigogliosa palude, qualche bestia più affamata di loro e davvero poco, pochissimo d’altro.

Ma ho perso la via e cerco di ritrovarla.

Lo ascoltavo moltissimo quando mi raccontava della “guerra”, già la guerra alla quale era stato controvoglia destinato: dalla sua “palude padana” che si ostinava a lavorare per sfruttarne la rigogliosità ad un'altra palude, lontana, molto lontana e molto più “malsana” della sua: l’Albania.

Prima linea, punto.

Lui che non aveva neppure visto il mare, attraversò, prima di conoscerlo, l’intera penisola in treno e non si era mai spostato più di quanto una malandata bicicletta potesse concedergli.
Credo fosse all'incirca il 1943 forse 44, mio padre aveva 30 anni e senza di lui quella piccola azienda (famiglia) agricola avrebbe avuto davvero grandi difficoltà.

Ma era necessario, per la “madre patria” andare a conquistare altri popoli, chissà mai perché, ma era necessario.

Dagli innesti di rose come passatempo festivo si ritrovò a montare e regolare le ottiche di cannoni come impiego “full time”.

Lui che faceva fatica a sacrificare un coniglio per il pranzo della Domenica.

Comprese presto, nella sua innocente intelligenza, che la patria non è mai madre ma “matrigna” ed ebbe modo di scriverlo ad un cugino invidioso della sua posizione avanguardista da “prima linea”. E lo scrisse con un “patriottismo” profondamente radicato.

Ne avrei molte da tramandare, troppe forse, ma una di queste “storie” non la dimenticherò mai, forse supererà anche la decadenza della memoria nel tempo della mia senilità.


Beh, lo sapete.
In Albania non si combattevano gli Albanesi ma gli Inglesi, lo scontro era tra l’esercito Italiano e quello Inglese.
Era uno dei tanti “fronti” e non credo ci fosse qualcuno dalle parte “giusta” della Storia, “noi” sicuramente no, almeno.

( E’ mio convincimento che sia necessario stare dalla parte “Giusta della Storia” , in ogni caso o quantomeno se vuoi “vincere” in modo che la “Storia” mai abbia a contestarlo).

Loro, gli Inglesi non lo so uguale, lo dirà la Storia più in là, al momento pare fossero quantomeno in una posizione meno sbagliata della nostra, tanto è, che poi ebbero la meglio.

Non importa il “come”, come ben insegna il Macchiavelli.

Non importa che le popolazioni locali, del tutto estranee a quegli avvenimenti e dedite assai più dei “nostri” alla sopravvivenza frutto in gran parte dell’attività di poveri pastori o poco più, fossero ubriacate e mandate contro le nostre linee schierate con le mitragliatrici ad altezza “fianchi”, Machiavelli avrebbe senz'altro approvato.
E fino a qui si sa: la guerra è guerra, non l’ha concepita De Coubertin di sicuro.

E’ di un altro “mezzo” che non posso dimenticare il racconto:
Il servizio di “intellingence” dell’esercito Italiano, aveva scoperto che il nucleo più importante dell’esercito Inglese sarebbe passato lungo uno stretto valico ai lati del quale sorgevano due colli, due tratti altimetricamente elevati rispetto al passaggio stesso, alla gola.
Il risultato era ancora in parità, la partita era aperta e quella “scoperta” si prefigurava come una “manita” calcistica.
L’esercito Italiano appostato sulle due prominenze avrebbe “insaccato” quello Inglese dall’alto con una facilità disarmante, in tutti i sensi. E avrebbe “vinto”.
Tremila di qua e tremila di là, uomini, fucili, cannoni e mitragliatrici su quel colle. Non sono Inglese (forse neanche Italiano) ma mi vengono i brividi.

Non sarei qui a scriverlo, a raccontarlo, se a mio padre, chissà per quale strano caso, furono impartiti altri ordini con incarichi differenti. Uno dei pochi, pochissimi che la notte non si assopirono su quel doppio colle in attesa dell’alba e dei primi rumori di preludio dell’arrivo dell’esercito “nemico”.
Lui dormì in un altro posto quella notte, e io sono qui.

Dormì poco, pochissimo ma non era là insieme agli altri su quel doppio colle quella notte.
Dormì pochissimo perché molto prima dell’alba fu risvegliato dal crepitare del piombo.
Non durò neppur un granchè tutto quel frastuono.
Il superiore gli impartì un nuovo ordine, a lui e ai pochi rimasti.
E non posso dimenticare gli occhi lucidi di mio padre nel raccontare, non posso dimenticare quegli occhi grigio chiari che ancora, dopo molti anni e molte ripetizioni di quel racconto, si inumidivamo. Ancora e ancora.

Giunsero al doppio colle alle primi luci della loro alba più triste credo, un alba che tentava di farsi largo in una nebbia di polvere da sparo: dalla sua parte il prato verde era rosso di sangue e contava 3000 “compatrioti” trafitti alle spalle, uno ad uno, con ancora in giro qualche poverissimo “sciacallo” Albanese che cercava sui loro corpi qualche croce o qualche anello d’oro.
Gli altri 3000 erano dall'altra parte, sull'altro versante del colle, morti uguale.

E’ questo “come” che non si capisce, non lo comprendono, nessuno può immaginare cosa possa essere successo, doveva essere un successo scontato, era finito in una carneficina di pallottole nella schiena.
Qualcuno potrebbe pensare che l’esercito Inglese avesse un “intelligence” tanto più brava da aver prevenuto l’imprevedibile.

E invece no.

La verità era da un'altra parte.

Purtroppo....
Il Generale comandante in capo delle forze militari Italiane in Albania aveva venduto per denaro l’informazione.

Aveva Tradito.

Almeno il popolo del suo esercito.
Al minimo quei 6000 uomini colpiti alle spalle.

Mio padre lo incontrò e gli parlò, sulla nave che, non si sa come, riuscì a riportare quei pochi in Italia, nel loro paese.
Il Generale parlava e parlava mentre attraversavano il mare.
Ma mai alzò lo sguardo per incontrare quello di mio padre.
E il Generale tornò e, se già non era ricco di suo, di certo morì ricco e lasciò ricchezze.

Ma chissà se mai riuscì nella sua vita a guardare ancora qualcuno negli occhi.
Chissà cosa ha lasciato alle sue generazioni.

Mio padre ne era al corrente.

Che mentre lui andava a dormire al massimo alle 21e 30 per potersi svegliare alle 4 e 30 per la nostra sopravvivenza e le nostre auspicate opportunità, in qualche luogo indefinito del suo “paese” c’era un vecchio Generale che proliferava nelle ricchezze acquisite quella notte.

Lo sapeva.
E non ha mai perso il sorriso con noi, mai l’ha perduto con la sua vita.
Ed è morto anche lui, dopo molto tempo ma credo un po’ anche quella notte.
E’ morto povero, da “formichina operaia”.
Ma onesto.
Senza tradimenti.
E ha lasciato valori, rispetto, dignità oltre al frutto del suo immenso lavoro.
E non solo a noi.
Sono valori che vivono ancora nell’aria di adesso.
Valori per tutti.

Chissà che non faccia una differenza.
La sola che qualunque forma di denaro o potere non potrà mai misurare.
Ma soprattutto comprare.


FranzK.

sabato 23 febbraio 2013

Cose Nostre.
























https://www.youtube.com/watch?v=Mm7pJ_ZgNFE



È successa uno strano evento.
Questa settimana ho incontrato due amici.
Ho chiesto loro cos’è la politica.
Io non sono mai riuscito a darne una definizione.
Tra molte cose che ho compreso anche difficili a volte, quella parola è vuota di significato.
È un grosso mio difetto.
Come l’incapacità di distinguere o allineare, in una scala di valori, uomini “belli”.
La bellezza maschile e la politica sono due argomenti  che davvero mi mettono in seria difficoltà.
E le difficoltà vanno ammesse, quanto almeno le nostre naturale propensioni.
Beh, non è una questione di parole, non esiste imputazione ma solo una piccola analisi.
Per casualità, credo almeno,  ho avuto due risposte simili, che a mio avviso, a mia sensazione , sono addirittura in opposizione.
La prima è:
la “cosa comune”.
La seconda:
il “bene comune”.
Il bene comune  ………
Credo si intendesse la gestione del “bene” comune.
Così come per la “cosa”.
Oppure mi sbaglio?
In comune alle due definizione c’è la parola “comune”.
Ossia di tutti.
Una strada è di tutti?
Temo sia una “cosa” da discutere.
Un dipendente pubblico è di tutti?
E uno privato?
E un azienda pubblica?
E una privata?
Quel “comune” mi inquieta.
Abbiamo un milione e mezzo di persone che percepiscono un salario per fare politica.
Una “cosa” strana.
Per non parlare dell’indotto.
Ossia di chi non se ne va mai.
Segretari, sottosegretari, segretarie …….
Coloro che in fondo decidono.
Al di là di qualsiasi gestione , di qualsiasi ideologia ……..
Dura parlare di ideologia oggi …….
Se non la propria , per nulla “comune”.
Siamo pieni di slot machine collegate all’ufficio delle entrate ……
Cosa comune anche quella, per la santa gioia degli “elettori” , del loro sacrosanto dovere di scegliere tra molti incapaci, il meno peggio , “comune” in maggioranza o per maggioranza contata dopo e decisa dopo da altri.
Ossia , in una tavola imbandita di veleni, scegliere con quale avvelenarsi meno ……
Basta che sia “comune” ovviamente.
Anche se le slot vanno bene a tutti …..
Est -ovest- centro- sud-nord ……
Abbiamo chiuso impianti ad alto consumo energetico là dove c’era l’unica fonte di energia proprietaria e non da ultimo almeno “logica”,  quella idroelettrica, per riaprirli in posti dove di energia non ne esiste proprio , se non di quella peggiore: il carbone.
Cosa comune si intende.
O cosa “loro”.
Nostra non si dice, e non esiste dai ……..
In fondo dare un voto in cambio di un lavoro …. è semplice legge di mercato.
Nulla di che insomma ……
Un lavoro per un lavoro.
Mi chiedo come mai il Pil della “cosa” comune è in continua crescita …. non conosce crisi ….. un po lontano dalla “comune” crisi della cosa “nostra” …….
Come se vivesse astratto da tutto il resto, intoccabile.
Fino a qualche tempo fa gli stati non potevano fallire …
Era impossibile e potevano indebitarsi all’infinito.
Pare che sia cambiato il vento.
Quando tutti sono alla frutta succedono strani fenomeni meteorologici, oppure è l’inquinamento chissà ….

Il “bene” comune mi riporta un po' in vita.
Il bene è bello, mi piace, da un idea di qualcosa da proteggere, da decidere con passione e capacità.
Già, le capacità …….
Nulla di “comune” peccato.

Così domani si sceglie.
Il veleno minore.
O semplicemente quello più “comune”.
Sarà per una “cosa” o per un “bene”?
Chissà.
In fondo sul tavolo cosa c’è?
Qualcuno vede qualcosa di “comune”?
L’ospitante nel rispetto degli ospiti ha chiesto loro almeno un gusto “comune”?
Per non fare brutte figure si intende.
In fondo forse non c’è tanto da capire.
Comunque non si decide nulla qui.
Non esiste sovranità.
Il potere è altrove, deciderà lui, secondo tutti gli strumenti di condizionamento di massa.
Dalle tv , a tutti i media ai facebook J
Il “bene” comune credo sia una pura utopia, una drammatica illusione, altro che anarchia …..
Si dovrà scegliere tra “comuni” cementifici, “comuni” coop , “comuni” finanze, “comuni” rabbie.
Cose comuni.
Che deciderà qualcun altro.
Al solito.
E forse è meglio.
Dato che alle slot giocano soldi la gran parte dei “votanti”.
Cose comuni.
O forse solo semplicemente ……..
Cose nostre. ( plurale maiestatis!)
E comunque nessuna preoccupazione, nessuno di loro ci priverà delle solt machines!
Che non sono proprio un "bene" comune ...


FranzK.

domenica 18 novembre 2012

Archetipi, Glossari ..








Archetipo:

1.    L’efficienza,  è il rapporto tra l’energia teoricamente necessaria e quella che è stata  praticamente impiegata, per una qualsiasi trasformazione.

2.    L’efficienza è rappresentata da un numero sempre inferiore ad 1.

3.    Più il valore dell’efficienza è prossimo al valore 1 e più la trasformazione interessata è caratterizzata da un grande valore aggiunto di 1intelligenza quanto l’opposto per valori prossimi a 0.

4.    L’efficienza  può essere quindi, in generale, un indice dello 4spreco e2dell’ignoranza come condizione antitetica al 3consumo e1all’intelligenza.

5.    L’efficienza è di conseguenza, in generale, rispetto al suo valore da 0 verso 1, anche un possibile indice della 6speculazione come obbligata diretta conseguenza dello 4spreco2dell’ignoranza ( per valori prossimi a 0), quanto del 5guadagno come naturale diretta conseguenza del 3consumo 1dell’intelligenza (per valori prossimi ad 1).

6.    Aumentando l’efficienza si diminuiscono gli 4sprechi come obbligata istintiva sopportazione della 8sofferenza  a vantaggio dei 3consumi come naturale propensione al 7beneficio.

7.    Aumentando l’efficienza si diminuiscono le 6speculazioni, come copertura degli stati del 8dolore2dell’ignoranza, a vantaggio dei5guadagni, come percezione degli stati del 7bene1dell’intelligenza.

8.    Una elevata efficienza non può realizzarsi solo attraverso gli stati del 7beneficio e1dell’intelligenza come valore aggiunto e non attraverso gli stati del 8dolore e della sofferenza.

9.    Una elevata efficienza può realizzarsi soltanto nel rispetto della sostenibilità delle 9risorse solo come conseguenza della sostenibilità delle10necessità.

10.  Una elevata efficienza può realizzarsi soltanto all’interno degli stati della volontà e del 11libero arbitrio.

11.  Una elevata efficienza ha come conseguenza: molto di più con molto meno dal momento che  permette, con il risparmio degli 4sprechi, un maggior 3consumo delle risorse, nel rispetto della loro reperibilità, per altre virtuose trasformazioni indispensabili per la progressioni degli stati ultimi 1dell’intelligenza e della conoscenza.

12.  Una elevata efficienza è caratteristica di sistemi ad elevata 11libertà e desiderabilità quanto  viceversa, una bassa efficienza è caratteristica di sistemi ad elevato sfruttamento e  12imposizione.

13.  Una elevata efficienza è caratteristica di sistemi ad elevato 5guadagno e13felicità, condivisi nel rispetto della 15personalità, quanto il suo contrario è tipico di sistemi ad elevata 6speculazione ed 14infelicità, comuni nella16massificazione.

14.  La ricerca di una elevata efficienza legata imprescindibilmente ad atti di1intelligenza, non potrà che tendere alla ricerca della 17semplicità quanto escludere completamente l’istinto al 18semplicismo.

15.  La ricerca di una elevata efficienza, legata imprescindibilmente ad atti di1intelligenza, non potrà che tendere alla 13felicità come unico, ultimo, necessario scopo comune, intesa come raggiungimento della conoscenza ultima.


 Glossario:


1intelligenza: comprensione, perizia, competenza.

2ignoranza: inconsapevolezza di chi, all’oscuro di fatti o situazioni, vive sereno senza apprensioni o dubbi. 

3consumo: fruizione di bene per soddisfare un bisogno o per produrre nuovi beni.

4sprecouso errato delle risorse disponibili.

5guadagno: forma di liberazione dal conflitto e dall’angoscia.

6speculazioneattività, azione intesa a conseguire un vantaggio personale sfruttando senza scrupoli una situazione sfavorevole ad altri. 

7bene: valore.

8dolore: sensazione molesta e penosa, cagionata da un male corporeo o da un sentimento di grave sofferenza morale.

9risorsa:  mezzo con cui è possibile provvedere a un bisogno, a una necessità.

10necessità: qualità di ciò che non può non essere o essere diverso da quello che è.

11libertà: capacità dell’uomo di determinare le proprie azioni scegliendo tra due o più alternative      ugualmente possibili. 

12imposizione: impedimento alla libertà con la prepotenza.

13felicitàbeatitudine, benessere, serenità, prosperità, gioia.

14infelicità: sventura, disgrazia, avversità.

15personalità: individualità di una singola coscienza.

16massificazione: tendenza a uniformare e standardizzare il comportamento, il livello di vita e i valori culturali dei singoli, con il progressivo annullamento delle loro peculiarità.

17semplicità: essenziale, naturale, non composita.

18semplicismo: superficialità, pigrizia, incapacità.


FranzK.



martedì 13 novembre 2012

Gocce d'Acqua.




















http://www.youtube.com/watch?v=ZmeyocnsEIk



Tempo fa, molto tempo fa, ricevevo una e-mail da un carissimo amico di cui riporto alcuni stralci:

......penso anche alla mia, in primis, stupidità rispetto ad un altro prodotto: l’acqua e basta. 
Al 100% stavolta. 
Contribuisco a muovere bottigliette e relative patacche e carte colorate e spot “plin plin” piene di sola acqua al100% (... almeno speriamo), su e giù per l’Italia, ed in molti casi anche senza il fattore ludico delle “bollicine” ...... 
E bevo “Ferrarelle” da Caserta, e mi lamento di tutti quei camion che intralciano la mia necessità di velocità, che portano acqua su e giù dalla virtuale San Pellegrino alla virtuale Caserta (dove ovviamente non bevono Ferrarelle ma San Pellegrino) mentre, arso dalla sete, fermo nel traffico autostradale, sogno un qualunque rubinetto.... e di nuovo tornano i pensieri e i tormenti della felicità e del tempo. 
E pensare che ho un dispenser, il rubinetto, che di tutti è il meno elettrificato e meccanizzato, ahimè inutilizzato per il suo logico uso, cioè dissetarsi. 
E scopri che il ping-pong dello spreco è governato da chi? .... dagli “xxxx” e “yyyyy” non dalla fonte Boario, fegato centenario. 
E allora comincio a capire perché adesso c’è un accanimento per accaparrarsi i rubinetti di casa. 
Che sia un nuovo business l’acqua del rubinetto? 
 Andremo anche a fare la doccia a Caserta? 
Peccato che questo argomento è già stato cavalcato e svilito per motivi speculativi dai vari Grillo&C ....probabilmente non troppo interessati al significato della felicità. 
Sono poi in fondo i prodotti che fanno business, ascolti e share (lo share è un prodotto per business tanto quanto l’acqua) non certo i contenuti! 
Ciao (lettera firmata). 

Ho letto attentamente e ho meditato un poco scoprendo che le parole dell’amico sono ricche di un aspetto sul quale vale forse la pena di meditare. 

Al di là delle facili speculazioni attuate da sempre usando l’acqua che più di qualsiasi altra sostanza ed energia ci è indispensabile per la vita

E che tanto manca in alcune regioni del mondo quanto abbonda in altre. 

Il nostro paese, l’Italia , a riguardo, è, per abbondanza e “qualità”, tra le prime se non la prima in assoluto, al mondo.

E forse la prima dunque per esportazione. 
(attenzione che qualcuno ha cominciato a vietarla in bottiglia ...)

L’acqua. 

In una sua soluzione si smercia, ad altissimo guadagno aggiunto, veramente di tutto, dai profumi ai detersivi, alle bevande ecc, tanto che se ci mettessimo a contarle tutte le “applicazioni” non so quando potremmo finire …. 

Ovviamente , nel periodo “d’oro” dell’oro nero delle ormai falcidiate speranze di opulenze energetiche senza limiti, il massimo speculativo si è inventato anche la soluzione acquosa a base acqua , ossia ha capito che poteva commerciare tranquillamente una delle sostanze più libere del mondo. 
Tanto libera quanto come il petrolio, risorsa quanto lui, ma come lui, sfortunatamente, non decentralizzata.

Una delle poche altre è l’aria ..... il cui unico vantaggio è che è decentralizzata …. forse invendibile solo per questo …

Ebbene sì, la abbiamo acquistata davvero quasi tutti, verdi pensanti, gialli, neri,rossi, rosati, patrioti,apolidi.... 

Abbiamo comprato e continuiamo a comprare, per libera scelta, o per irrinunciabile necessità,  libertà in bottiglia, mentre ovviamente ci lamentiamo dei “petrolieri” e dei loro possedimenti.....
(libertà dentro ad un’altra libertà, risorsa dentro ad un alta risorsa, la prima resta la seconda no … acqua dentro il petrolio, si ricava da lì il pet delle bottiglie …. Polietilentereftalato)

Ma il punto della lettera ricevuta che mi ha fatto pensare, non è a riguardo di queste considerazioni, ma di un paio di verbi che coniugati insieme sono forse in grado si svelare, semplicemente, il perché di una certa logica.
Comprendere aiuta …
Ebbene nello scritto che ho ricevuto, forse in modo inconscio, forse no, c’è un tratto della frase che illustra una incredibile contraddizione. 

Riprendo: 

......Peccato che questo argomento è già stato cavalcato e svilito per motivi speculativi dai vari....

Cavalcare, ovvero, difendere, portare alla luce, far conoscere, rendere comprensione ……. è in grado di svilire? 

Sembra di si.

Sembrerebbe che produrre rumore di un certo tipo, rumoroso soprattutto e poco sostenuto da un pensiero appena profondo, sincero ed “all'altezza”, quanto molto, dal solito insistito populismo, sghignazzo, stupidità,  luoghi comuni e odio soprattutto, tanto odio, sia un medicamento che non guarisce gli ammalati ma è in grado di realizzare il miracolo di renderli inconsapevoli della loro malattia. 

Che è il miracolo che serve a chi vende l’acqua in bottiglia anche dove non serve. (e non solo acqua, ovviamente).

Lasciandoli più ammalati e quindi con ancora più grandi necessità di medicamenti. 

Vuoi che dopo certi show non vai per disperazione a farti almeno un paio di birre per dimenticare? 

Dal giorno dopo, disilluso per sempre della possibilità di un cambiamento, il paio di birre in più rimarranno l’unico bel ricordo ed abitudine acquisita. 

Un po' di acqua in più trasportata chissà da dove. 

Perché sembrerebbe troppo evidente lo scopo di certi show: 
l’isteria di massa e conseguente “sfogo” come inevitabile cura della reale impotenza del cambiamento. 

In parole semplici è un po' come allo stadio: urla oggi, fin che puoi, che da domani si ritorna ad obbedire ....

Si, caro amico della lettera, temo che siamo in tempo di guerra, con i peggiori metodi della guerra. 

Quelli della psicologia, che dagli x-day (è quello l’esempio di civiltà di riferimento? la curva del Meazza? dove le differenze per favore?) ai reality (non so che dire, qualcuno mi spieghi la differenza tra questi e quelli di prima), ai Facebook (con il nuovo diario di coppia ….. J), alla follia della finanza che non sa più chi è Adam Smith, non fanno che fornire strumenti di antipensiero, di vodka soporifera, di potentissimo antidoto alla più grande energia dell’universo: 

l’intelligenza

ed al suo più importante strumento:

il pensiero.

Questa è la nuova guerra amico mio, la guerra dell’acqua. 

Che non fa morti ma zombie intellettuali. 

Assetati in modo assatanato. 

Solo di acqua sembrerebbe, ma temo sia la solita apparenza. 


E noi lo sappiamo amico mio…..

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si può solo trasformare con rendimento 
inferiore ad uno, quindi non completamente.


Prima della trasformazione (dopo la miseria):






dopo la trasformazione (l'inefficienza): :






il risultato della trasformazione (l'infelicità):






quel che resta dal risultato della trasformazione (il futuro dei figli del mondo):




le "grandi speranze" prima della trasformazione (la responsabilità):

High Hopes 
Pink Floyd
Oltre l’orizzonte del luogo 
in cui abbiamo vissuto da giovani, 
in un mondo di magneti e miracoli, 
i nostri pensieri vagavano costantemente e senza confini 
il suono della campana della discordia era iniziato 

per la lunga strada e giù dalla strada rialzata 
s'incontreranno ancora lì, vicino al taglio? 

c’era una banda discontinua che seguiva i nostri passi 
correndo prima che il tempo portasse via i nostri sogni 
lasciando la miriade di piccole creature 
a cercare di incatenarci al suolo 
ad una vita consumata da un lento decadimento. 

l'erba era più verde, 
la luce era più brillante, 
eravamo circondati di amici 
la notte era un prodigio 

cercando oltre le braci di ponti lucenti dietro di noi 
fino ad uno sguardo di come fosse verde sull’altra sponda 
passi fatti in avanti ma camminando nel sonno di nuovo indietro 
trascinati dalla forza di una marea interiore. 

ad una maggiore altezza con bandiere spiegate 
abbiamo raggiunto le gelide cime di quel mondo sognato 

per sempre oppressi da desiderio e ambizione 
c'e' una fame non ancora soddisfatta 
i nostri occhi stanchi ancora vagano all'orizzonte 
sebbene abbiamo percorso questa strada così tante volte 

l'erba era più verde, 
la luce era più brillante, 
eravamo circondati di amici 
la notte era un prodigio 
eravamo circondati di amici 
l'alba si vaporizzava incandescente 
l’acqua scorreva 
nel fiume senza fine 

per sempre e sempre.



Catastrofismo?
O responsabilità?

FranzK.