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lunedì 11 marzo 2013

Ma ..... Come?






















http://www.youtube.com/watch?v=UQGFmEbuJOY



Ma come?
Leggo e non comprendo.


Beh questo è normale …..
Ma provo a leggere da uomo del “bar”…..
Forse lo sto diventando ……
Almeno per una volta ....... mi sia concesso .....
L’Ungheria di Orban.
L’Italia di Berlusconi.
L’America ….. dei petrolieri …….
La Russia di Putin.
La Cina …… di …… boh ……
La UE dei tedeschi …… della Merkel  …….
Il Sud Africa di Mandela?????
No!
È degli olandesi!!!
Piccolo popolo dalle grandi capacità ……
In Sud Africa estraggono diamanti ….. a basso costo ….. gli ultimi ex razzisti ……
In Olanda li “intagliano” trasformandoli in “preziosi” ….. valore aggiunto …..
Per donne senza scrupoli e uomini senz'anima.
Le prime li cambieranno per uno più “grande”, i secondi per una più “giovane” …..
Vado avanti?
No dai.
Fermiamoci qui.
In fondo noi esportiamo cultura ......
Celentano, Al Bano, Toto Cotugno e Eros Ramazzotti .....
Vuoi mettere?
Gaber, De Andrè, Jannacci, Conte, .....
Ma chi sono???
Robaccia .... per "italiani" ......
Poi dai ....... 
Stanco un Papa se ne fa un altro. ( questa non mi va giù, hanno rubato la libertà poetica ai poeti .......era per  poeti sostituire il vecchio "morto un papa ......."!)
Se poi è tetesco di Germania ……
Stanco …….
Beh via, un grande rivoluzionario, un innovatore insomma.
E pensare che era partito dal conservatorismo ….più estremo .....
Poi tetesco.
Stanco ......
Neanche terone.
Lo avrei compreso di più …..
Troppe cose da fare stasera.
Probabilmente è per quello.
E faccio veloce.
Un caffè veloce al bar .
Solo un domanda semplice.
Ma questo Orban d'Ungheria?
Chi è??
Deve essere uno importante caspita ……
Cambia la costituzione in un secondo.
265 a favore 11 contrari.
Ma questa sì che è democrazia!!!
Altro che quella di questo povero , sempre più povero ……. Paese ……almeno abbiamo il buon gusto di chiamarlo così ...... un pò di buongusto ci è restato ancora ......
Guai a offendere la “dignità” ungherese …..
Finisci in ….. dove finisci??
Si finisci per stare lì tutta la vita.
E guai se te ne vai!
Se sapevo mandavo i miei figli a studiare lì, caspita.
Oltre a trattenerli dopo la “laurea” gli daranno anche un lavoro no?
Mi sono preso paura.
Chissà cosa staranno facendo gli ungheresi ……
Cose segrete ……..
Nessun dorma, nessun parli …….
Ma lo cosa sconvolgente per me è un'altra.
Gli oppositori social – comunisti ……!!!!!
Sono loro che si oppongono al divieto di libertà di parola, pensiero, libertà!!
Ma non era il contrario tempo fa??
Ricordo davvero male?
I carri armati a Praga e Budapest?
Per fermare la “libertà”?
In fondo leggo che basta cambiare le parole …..
Sono fascisti …….
Una buona via d’uscita.
Mi rassicura.
Come gli olandesi del Sud Africa …….
Intaglieranno diamanti anche loro …..
Chissà.
Quelli dell’Olanda sono un esempio per il mondo scherziamo?
E a noi cosa resta?
Un “a noi”!!!!!
Temo ……..
Social-liberal-fascist-comunista .....
Oltre ai mitici Celentano&company ovviamente .....
Troppe cose da fare.
Molto inutili.
Stasera.
Come tutte le altre sere ovviamente.
Ma molte.
Cercare di comprendere la via d’uscita per una libertà vera.
Per tutti.
Cose futili.
Poi come mai potrei io?
Non sono mica Higgs …..
Insomma meglio andare.
Ho la mente altrove ……..
Devo essermi sbagliato a leggere.
Un fascista , di nome Orban, della “grande” Ungheria che vieta le stesse libertà vietate dai Soviet.
E i Soviet insorgono.
Purtroppo non i cattolici per un papa “stanco” …….
Purtroppo non gli Americani “non petrolieri” …….
È invidia ovviamente.
A noi resta un uomo di polipropilene.
Che sta tanto male.
Contro cosa dovremmo insorgere noi?
Siamo palle di gomma.
Con memoria di forma .....
L'unica nostra vera forza è quella della sopportazione.
Poi non temiamo , adesso ci pensa Grillo …….
Che adesso che ha vinto le elezioni cercherà le persone giuste ........
Avremo la nostra auto a idrogeno …..
E i detersivi all’acqua ……
Prodotti “nuovi” insomma …….
Addio Mediaset ……
Addio le Coop …….
Ovvero.
Tutti insieme appassionatamente.
La pelle del salame nella mia infanzia contadina la davamo ai gatti selvatici.
Pare che sia il “business” del futuro.
E del presente ……
Rayban stai attenta ……
Rischi di fallire.
Meglio comprare il brevetto ……
Troppe cose da fare.
Stasera.
E comprendo solo una cosa .....
Sono in ritardo!!!!!!



FranzK.

mercoledì 26 dicembre 2012

Morte a Venezia.























https://www.youtube.com/watch?v=JpE8XjEC0ow


Già ……
Avevi dei “problemi” ….. neurologici ……
Un “matto” …….
Un ubriacone ….. malato …..
Sei morto nel centro della “civiltà” e dell’opulenza.
Nell'ombelico del mondo della "cultura".
Facile vero Andrzey ……. facile seppellirti in una notizia ….
Penosa.
Morto a Venezia, avvolto in uno straccio, dentro a un Bancomat …….
Dentro la “bussola” di un Bancomat …. siamo formidabili a coniare termini “opportuni” ……
La “bussola” ….. che schifo ……… mi viene un semplice “parla come mangi”…..
Ma forse si mangia così, nella morente società di veri casi neurologici.
Con il diritto “democratico” di sparare sul primo bersaglio possibile.
Indifeso.
Debole.
Le “esondazioni” , i “girelli” adesso le “bussole” …….
Ma quanti Mameli romani ci sono ancora vivi?
Vivi e pagati!
Che riscuotono nelle “bussole” dei Bancomat per gli spiccioli.
Per altro usano “American card”……..
Quanti “inni” devo ancora sopportare?
Di “Mameli” vivi.
Quanti ancora non si sono riletti?
Per morire per ipocondria e giustificato senso di colpa l’anno dopo????

Rabbia?

Si!
Rabbia, umana.
Umana e giustificata dall’intelligenza.
Che fuori da qualsiasi speculazione guarda con i suoi occhi.
Andrzey è un uomo!!!!!!!!
Un Uomo!!!!!
Polacco già …… figlio di un Dio minore ….
Nella sontuosa Venezia, piena di “cultura” e “storia”, ma con i piombi …….
Quelli di Silvio.
Pellico, non quello di polipropilene ……..
Acido resistente …….
La gente passa, vede …..
Dormirà ……..
Dormirà si, …… il sonno dei giusti, …… non quello degli idioti.
E Andrzey è un uomo, un essere umano, un cane fa più share……
Un cane, nella società dei cani forse è semplicemente riconosciuto come simile …..
Li nutriamo meglio di un figlio, li curiamo più di un genitore.
Spendiamo un sacco di quattrini per un cane.
Ma nulla per gli Andrzey ……. nemmeno un sorriso …..
Ho vissuto troppo per non sapere, capire, conoscere …..
……. “avevano cercato di aiutarlo” ……….
Andrzey è un uomo!!!!!!!!
Non puoi “cercare”, stolto potere ignorante.
Devi RIUSCIRE.
Ma sei fatto di cani ….
E riconosci come simili solo loro.
Andrzey è un uomo, un problema quindi ……
È polacco, un extracomunitario ………
Quanta morte a Venezia …..
La “Cà d’Oro”, le tue “calli”, il tuo “San Marco” ……. che purtroppo ho vissuto con un vero amore poco tempo fa…..
Il “miracolo” della tua esistenza ……..
Ho visto un uomo morto, un “clochard” anni fa in piazza Duomo, nella tua uguale, affollata, ricchissima Milano ……
Figlio di un Dio minore anche lui……
Non sarà mai nel “paradiso” dei cani …..
Dei gatti, degli animali da “ compagnia”…….
Ma in quello dei "B movies" , dove ritroverai anche anche tanti miei compratrioti, ......
Quanta morte a Venezia ……
Quanta in questo modello privo assolutamente di dignità e di vergogna …..
Perché a volte anche la vergogna è umana.
E mi vergogno di appartenere a questa razza.
L’ultima volta che mi è stato detto “ abbiamo provato ad aiutarla” l’ho sentito da un prete …..
Un prete con il colesterolo a 400.
Ben “linkato” con i poteri delle “banche” e del Dio del male.
Un giorno si avvererà la predizione di Bunuel ….
Non quella dei maya - looni ….
L’Angelo Sterminatore.
Che vi rinchiuderà nel vostro mondo.
Senza alcuna speranza di uscirne.
Ma Andrzey è solo un semplice uomo ……
Ed è morto a Venezia.
Il giorno dopo un Natale ……
Che si lamenta di “crisi” ma produce uguale immondizia.
Tutti gli anni.
È morto dentro l’ingresso ( ingresso non "bussola" !!!!!!!!!) di un Bancomat, il dispenser di soldi “digitali”.
Quei denari che fanno da confine tra la vita e la morte, ...... analogica .......
E Andrzey è morto dentro lì.
È morto dentro il meglio di una cultura .....
Che sta morendo anche lei.
Andate a votare anche voi “separatisti”.
Guadagnerete la vicepresidenza, almeno ......
Ma non potrete mai rappresentare una cultura che è ancora viva.
La mia.
Quella del mio vero popolo, che è accoglienza e sentimento e riguardo.
Che è semplicemente la capacità di aprire le braccia e offrire il meglio di noi.
Spero che presto qualcuno “provi ad aiutarci” ……
Ne abbiamo bisogno.
Almeno quanto Andrzey.

Venezia sta morendo …… carissimo "polacco", ormai già dimenticato ....


FranzK.

martedì 13 novembre 2012

Gocce d'Acqua.




















http://www.youtube.com/watch?v=ZmeyocnsEIk



Tempo fa, molto tempo fa, ricevevo una e-mail da un carissimo amico di cui riporto alcuni stralci:

......penso anche alla mia, in primis, stupidità rispetto ad un altro prodotto: l’acqua e basta. 
Al 100% stavolta. 
Contribuisco a muovere bottigliette e relative patacche e carte colorate e spot “plin plin” piene di sola acqua al100% (... almeno speriamo), su e giù per l’Italia, ed in molti casi anche senza il fattore ludico delle “bollicine” ...... 
E bevo “Ferrarelle” da Caserta, e mi lamento di tutti quei camion che intralciano la mia necessità di velocità, che portano acqua su e giù dalla virtuale San Pellegrino alla virtuale Caserta (dove ovviamente non bevono Ferrarelle ma San Pellegrino) mentre, arso dalla sete, fermo nel traffico autostradale, sogno un qualunque rubinetto.... e di nuovo tornano i pensieri e i tormenti della felicità e del tempo. 
E pensare che ho un dispenser, il rubinetto, che di tutti è il meno elettrificato e meccanizzato, ahimè inutilizzato per il suo logico uso, cioè dissetarsi. 
E scopri che il ping-pong dello spreco è governato da chi? .... dagli “xxxx” e “yyyyy” non dalla fonte Boario, fegato centenario. 
E allora comincio a capire perché adesso c’è un accanimento per accaparrarsi i rubinetti di casa. 
Che sia un nuovo business l’acqua del rubinetto? 
 Andremo anche a fare la doccia a Caserta? 
Peccato che questo argomento è già stato cavalcato e svilito per motivi speculativi dai vari Grillo&C ....probabilmente non troppo interessati al significato della felicità. 
Sono poi in fondo i prodotti che fanno business, ascolti e share (lo share è un prodotto per business tanto quanto l’acqua) non certo i contenuti! 
Ciao (lettera firmata). 

Ho letto attentamente e ho meditato un poco scoprendo che le parole dell’amico sono ricche di un aspetto sul quale vale forse la pena di meditare. 

Al di là delle facili speculazioni attuate da sempre usando l’acqua che più di qualsiasi altra sostanza ed energia ci è indispensabile per la vita

E che tanto manca in alcune regioni del mondo quanto abbonda in altre. 

Il nostro paese, l’Italia , a riguardo, è, per abbondanza e “qualità”, tra le prime se non la prima in assoluto, al mondo.

E forse la prima dunque per esportazione. 
(attenzione che qualcuno ha cominciato a vietarla in bottiglia ...)

L’acqua. 

In una sua soluzione si smercia, ad altissimo guadagno aggiunto, veramente di tutto, dai profumi ai detersivi, alle bevande ecc, tanto che se ci mettessimo a contarle tutte le “applicazioni” non so quando potremmo finire …. 

Ovviamente , nel periodo “d’oro” dell’oro nero delle ormai falcidiate speranze di opulenze energetiche senza limiti, il massimo speculativo si è inventato anche la soluzione acquosa a base acqua , ossia ha capito che poteva commerciare tranquillamente una delle sostanze più libere del mondo. 
Tanto libera quanto come il petrolio, risorsa quanto lui, ma come lui, sfortunatamente, non decentralizzata.

Una delle poche altre è l’aria ..... il cui unico vantaggio è che è decentralizzata …. forse invendibile solo per questo …

Ebbene sì, la abbiamo acquistata davvero quasi tutti, verdi pensanti, gialli, neri,rossi, rosati, patrioti,apolidi.... 

Abbiamo comprato e continuiamo a comprare, per libera scelta, o per irrinunciabile necessità,  libertà in bottiglia, mentre ovviamente ci lamentiamo dei “petrolieri” e dei loro possedimenti.....
(libertà dentro ad un’altra libertà, risorsa dentro ad un alta risorsa, la prima resta la seconda no … acqua dentro il petrolio, si ricava da lì il pet delle bottiglie …. Polietilentereftalato)

Ma il punto della lettera ricevuta che mi ha fatto pensare, non è a riguardo di queste considerazioni, ma di un paio di verbi che coniugati insieme sono forse in grado si svelare, semplicemente, il perché di una certa logica.
Comprendere aiuta …
Ebbene nello scritto che ho ricevuto, forse in modo inconscio, forse no, c’è un tratto della frase che illustra una incredibile contraddizione. 

Riprendo: 

......Peccato che questo argomento è già stato cavalcato e svilito per motivi speculativi dai vari....

Cavalcare, ovvero, difendere, portare alla luce, far conoscere, rendere comprensione ……. è in grado di svilire? 

Sembra di si.

Sembrerebbe che produrre rumore di un certo tipo, rumoroso soprattutto e poco sostenuto da un pensiero appena profondo, sincero ed “all'altezza”, quanto molto, dal solito insistito populismo, sghignazzo, stupidità,  luoghi comuni e odio soprattutto, tanto odio, sia un medicamento che non guarisce gli ammalati ma è in grado di realizzare il miracolo di renderli inconsapevoli della loro malattia. 

Che è il miracolo che serve a chi vende l’acqua in bottiglia anche dove non serve. (e non solo acqua, ovviamente).

Lasciandoli più ammalati e quindi con ancora più grandi necessità di medicamenti. 

Vuoi che dopo certi show non vai per disperazione a farti almeno un paio di birre per dimenticare? 

Dal giorno dopo, disilluso per sempre della possibilità di un cambiamento, il paio di birre in più rimarranno l’unico bel ricordo ed abitudine acquisita. 

Un po' di acqua in più trasportata chissà da dove. 

Perché sembrerebbe troppo evidente lo scopo di certi show: 
l’isteria di massa e conseguente “sfogo” come inevitabile cura della reale impotenza del cambiamento. 

In parole semplici è un po' come allo stadio: urla oggi, fin che puoi, che da domani si ritorna ad obbedire ....

Si, caro amico della lettera, temo che siamo in tempo di guerra, con i peggiori metodi della guerra. 

Quelli della psicologia, che dagli x-day (è quello l’esempio di civiltà di riferimento? la curva del Meazza? dove le differenze per favore?) ai reality (non so che dire, qualcuno mi spieghi la differenza tra questi e quelli di prima), ai Facebook (con il nuovo diario di coppia ….. J), alla follia della finanza che non sa più chi è Adam Smith, non fanno che fornire strumenti di antipensiero, di vodka soporifera, di potentissimo antidoto alla più grande energia dell’universo: 

l’intelligenza

ed al suo più importante strumento:

il pensiero.

Questa è la nuova guerra amico mio, la guerra dell’acqua. 

Che non fa morti ma zombie intellettuali. 

Assetati in modo assatanato. 

Solo di acqua sembrerebbe, ma temo sia la solita apparenza. 


E noi lo sappiamo amico mio…..

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si può solo trasformare con rendimento 
inferiore ad uno, quindi non completamente.


Prima della trasformazione (dopo la miseria):






dopo la trasformazione (l'inefficienza): :






il risultato della trasformazione (l'infelicità):






quel che resta dal risultato della trasformazione (il futuro dei figli del mondo):




le "grandi speranze" prima della trasformazione (la responsabilità):

High Hopes 
Pink Floyd
Oltre l’orizzonte del luogo 
in cui abbiamo vissuto da giovani, 
in un mondo di magneti e miracoli, 
i nostri pensieri vagavano costantemente e senza confini 
il suono della campana della discordia era iniziato 

per la lunga strada e giù dalla strada rialzata 
s'incontreranno ancora lì, vicino al taglio? 

c’era una banda discontinua che seguiva i nostri passi 
correndo prima che il tempo portasse via i nostri sogni 
lasciando la miriade di piccole creature 
a cercare di incatenarci al suolo 
ad una vita consumata da un lento decadimento. 

l'erba era più verde, 
la luce era più brillante, 
eravamo circondati di amici 
la notte era un prodigio 

cercando oltre le braci di ponti lucenti dietro di noi 
fino ad uno sguardo di come fosse verde sull’altra sponda 
passi fatti in avanti ma camminando nel sonno di nuovo indietro 
trascinati dalla forza di una marea interiore. 

ad una maggiore altezza con bandiere spiegate 
abbiamo raggiunto le gelide cime di quel mondo sognato 

per sempre oppressi da desiderio e ambizione 
c'e' una fame non ancora soddisfatta 
i nostri occhi stanchi ancora vagano all'orizzonte 
sebbene abbiamo percorso questa strada così tante volte 

l'erba era più verde, 
la luce era più brillante, 
eravamo circondati di amici 
la notte era un prodigio 
eravamo circondati di amici 
l'alba si vaporizzava incandescente 
l’acqua scorreva 
nel fiume senza fine 

per sempre e sempre.



Catastrofismo?
O responsabilità?

FranzK.

giovedì 3 maggio 2012

Pioverà Ancora.





Pioverà ancora.
Per lungo tempo.
A dispetto del dispetto.
Che può procurare.
Pioveranno  gocce nuove.
Amebe abbracciate.
Per dissetare  deserti.
Pioverà acqua.
Pulita.
Pioverà sole.
E raggi lunari.
Pioveranno speranze.
Di ritorni diversi.
Pioverà acqua chiara.
A dispetto di ogni dispetto.
Che può procurare.
Pioverà speranza.
Acqua e sole.
Nel maggio della vita.
Pioveranno rinascite.
Di giovani germogli.
Di antiche querce.
Di polvere di stelle.
Di orchidee mai morte.
Nel maggio cantato.
Pioveranno amori nuovi.
Sinceri.
E non saranno tempeste.
Ma temporali estivi.
Aria ionizzata.
Fresca e pulita.
Rigenerata.
Nel maggio del primo verde smeraldo.
Pioveranno idee.
Nuove.
E pioverà coraggio.
Sopra il deserto della sfiducia.
E della paura.
Delle nuove povertà.
Dei vecchi alambicchi impolverati.
Di ruggine fresca.
Pioverà pioggia pulita.
Sul secco del vecchio.
Inaridito della presuntuosa sapienza.
Dei dogmi sintetici.
Delle sicurezze sintetizzate.
Nel maggio dei caldi orizzonti.
Pioverà fiducia.
Voglia di fiducia.
Pioverà conoscenza.
Nuova.
A dispetto del dispetto.
Che può procurare.
L’insistente, battente sgocciolare.
Dell’entusiasmo.
Di una rinascita.

Nel maggio che apre all’estate.
Pioverà.
Ancora.
Dispettosa.
Insistente.

La vita.


FranzK.


giovedì 9 febbraio 2012

Perchè non si può?






Perché non si può cambiare?
Perché nessuno o proprio pochi hanno il coraggio di dire che è il modello che non funziona più?
Il modello basato sul sempre di più, sul Pil.
Con radici in una finanza selvaggia e priva di scrupoli, che sta finendo per non riuscire più a produrre nulla di buono.
Basta scherzare su questi argomenti, quello che stiamo vivendo è tutt’altro che uno scherzo, una passeggera “crisi”.
Con radici in una finanza serva dei poteri delle risorse, quanto padrona di qualsiasi politica.
Non è uno scherzo stampare soldi che non hanno controvalore reale, non può essere un gioco.
Ci sono intere generazioni che stanno morendo di speranze in qualcosa che non ci sarà mai più.
Quando?
Temo per semplice e razionale visione della realtà, troppo presto.
Ma è la verità il terrorismo o lo è la menzogna?
Una verità che deve credere profondamente nella speranza ma non può annegarsi nel veleno dell’incapacità totale di cambiare davvero.
Questa è follia, perpetrata tutti i giorni senza nessuna capacità di arrestarla, senza alcuna vera coscienza di automatismi che sono divenuti perversi oltre che pervertiti.
Il colore è grigio scuro tendente al nero, si parla di rigore, lo si impone basta che non cambi nulla.
Secondo il mio umile parere questa è morte allo stato puro, perché non è il rigore l’equità o chissà quale altra “cattolica” buona intenzione che può allontanare il baratro.
Smettiamola di scherzare, e proviamo a cambiare davvero.
Perché, mi chiedo, nessuno ma proprio nessuno vuole mettere in discussione il sistema redistributivo basato sul “lavoro”?
Quando siamo divenuti talmente bravi che abbiamo capacità produttive che superano senza limiti quelle che poi abbiamo da consumatori?
Perché nessuno si pone un problema vero e serio che, a questi ritmi, ci porti dritti a una Rapa Nui, non desertificata, ma colma di immondizia?
Desertificata nelle risorse energetiche primarie trasformate in inutile e, senza energia, senzaa alcuna possibilità che resti tale.
Mi chiedo ancora perché un modello non può essere fondato sulla vita e sull’intelligenza, non può rallentare, non riesce a fermarsi un momento a ragionarci sopra con un minimo di serietà.
L’unica energia di cui abbiamo immensa necessità, in questo momento è quella del pensiero.
Libero.
E cambiare si può, basta che lo si voglia davvero.
Basta la sufficienza di smettere di essere zombie o burattini travestiti da intellettualoidi plurilaureati, quanto legati a tripla catena con chi di scrupoli non se ne fa nemmeno uno.
È la vita che dobbiamo promuovere, non i posti di lavoro.
Il pensiero non la crescita dell’immondizia da Pil.
Anche quella da bolle finanziarie che sono in grado di quotare in una borsa solo speculativa e dissennata un Facebook cento miliardi di dollari mentre Benetton se ne scappa da quel luogo tranquillo e sereno.
E smettiamola di scherzare su questi argomenti, smettiamo di disonorare la nostra natura piena di virtù.
C’è solo una cosa che deve “riprendersi” per evitare riprese catastrofiche.

Il pensiero.

Libero.

FranzK.

giovedì 2 febbraio 2012

Alla fine di un Sogno.





Povero web delle persone.
Poveri noi.
Quel sogno di persone libere.
Libere davvero, di comunicare, di abbattere distanze.
Di scambiare esperienze.
Di amalgamare culture.
Era un bel sogno.
Come quello del “Yes we can”.
Un sogno sotto censura.
Non di giustizia.
Ma di libertà.
Qui si invocano liberalizzazioni.
E il web nazionalizza?
L’impero della libertà e del liberismo nazionalizza?
Nazionalizza l’ultimo sogno possibile di libertà.
Che non è furto.
Ma possibilità di impasto.
Di culture diverse.
Di differenti diritti.
Di leggi diverse.
Per cercarne di uguali.
Uguali diritti.
Uguale libertà.
Purtroppo la speculazione vive sul differente.
Su necessità diverse.
Vive e impera.
Come qualsiasi impero passato e futuro.
Sui non diritti.
Su diritti disuguali per tutti.
Dov’è finito quel sogno?
Tempo fa ho cercato risposte.
A domande semplici.
Di chi è Internet?
Adesso credo che le risposte vengano da sole.
Perché non ne avute, neppure dai guru.
E sono censure.
Solo censure.
Che propongono tempi freddi e scuri.
Il digitale medioevale.
E l’impero impera perché è suo il web.
Sul mantenere diversità.
Diversi diritti.
Ha imposto il globale e adesso nazionalizza.
Mi chiedevo ancora: liberismo o il peggio del bolscevico?
Le risposte vengono da sole.
Piano piano ma arrivano.
E non è una crisi di soldi.
Ma di freddo e di nuove distanze.
I soldi basta stamparli.
Per la speculazione e il suo impero basta fare quello.
Ad essa nulla importa delle persone.
Se non delle loro necessità.
Differenti, da non contaminare con uguaglianze.
Da non contaminare soprattutto.
Per poterle sfruttare senza alcun altro scopo che l’immediato.
Il web delle persone.
Un sogno morente.
Forse mai nato.
Chiuso nei “social network”.
Il più subdolo sistema di tracciamento che esista.
Tutto a norma di legge.
Tutto nella privacy di chi non ha il coraggio di essere univoco.
Cambiamogli nome, è un insulto intellettuale chiamarlo social, un abominio.
Il web delle persone sta morendo e forse non è mai nato.
Impera quello della censura del tracciamento dell’impero che lo possiede.
E non solo.
Di condizionamento, di imposizione.
Sottovalutiamo troppo le risorse di chi le ha.
Se mai avessimo studiato psicologia industriale.
Forse avremmo più risposte.
Sui poteri del condizionamento.
Sui suoi strumenti.
Raffinati.
Per intelligenze raffinate.
Tanto da poter condizionare quelle meno.
Senza neppure che se ne accorgano.
E così non è pirateria che si combatte.
Nel giusto, fosse quello.
La censura non la riguarda.
La censura non ha mai combattuto la pirateria, è storia.
Ma solo il pensiero differente.
Non è la pirateria, nel giusto.
Ma  la libertà, nella necessita di negarla, per soppravvivergli.
Solo la libertà.
E ci riuscirà forse solo per un motivo.
Perché il web delle persone libere forse è solo un sogno.
Perché sono le persone che non lo sono.
Libere, univoche, scoperte.
Diversamente sarebbe possibile.
Il “yes, we can”.
Della Libertà.

FranzK.

mercoledì 1 febbraio 2012

Lasciare una traccia.





Lasciare una traccia non è semplice.
Una traccia indelebile.
Non un impronta sulla neve o sulla sabbia.
Ma scolpita nella roccia.
Una traccia che possa essere utile.
Non solo per noi.
Ma per tutte le persone.
Provate se è semplice.
Provateci davvero.
Credo sia una necessità.
Credo che il futuro lo invochi.
Per la sua possibilità di essere vivo, perché possa esistere.

Dare il meglio di sé.
Provate se è semplice.
Mentre Tolomeo impera ancora.
Continua a evitare di guardare al di là del proprio lungo naso.
Il Tolomeo moderno fatto solo di soldi, non di uomini.
Che contraddizione.
Chissà perché ripartiamo sempre da capo.
Perché censuriamo e ci censuriamo.
Perché mai non riusciamo a pensare con la mente.
La nostra.
Mentre il "moderno" Tolomeo impera e spaventa.
Non si può lasciare una traccia senza il coraggio di vivere.

Ma guardate intorno.
Con occhi puliti.
Tolomeo tra un po' non ci sarà più.
È alla fine della sua storia.
E la vita che invoca.
Che ognuno di noi sia il meglio di se.
Per lasciare un segno, una direzione.
Non era mia successo quello che sta accadendo ora.
È nuovo.
E Tolomeo tra un po' non ci sarà più.
A garantirci garanzie.
Tocca a noi, a tutti.

Provare a lasciare una traccia, nuova, scolpita nella roccia.


FranzK.

domenica 22 gennaio 2012

Crisi di modelli.





Una sera, sono rimasto colpito da una frase.
Non ricordo sfortunatamente il nome delle persona che l’ha enunciata.
Diceva pressappoco così:
“siamo passati dalla necessità di riuscire a produrre per poter consumare a quella di dover consumare per poter produrre”.
Sintetica, quanto forse ben centrata, lucida.
Non so neppure se ha necessità di un commento, di una spiegazione.
Mi viene in mente Ford, quello delle automobili.
Della sua semplice formula: un automobile per ogni americano, per la sua libertà, in una terra fatta di immense distanze.
Nel 1917 tre milioni di Ford-T , tutte uguali per un uguale libertà per tutti.
Indusse nel sua azione un modello, dove la “necessità” di tutti passava per la possibilità per tutti di poterla acquisire.
Grazie proprio al “lavoro” diretto e indotto da quell’azione, da quell’idea.
L’automobile esisteva già.
Ma attraverso un pensiero divenne economia, crescita, fruizione di un bene.
Per tutti, nella redistribuzione di risorse estratte, rispetto ad un modello di sviluppo con una finalità condivisa.
Credo che Ford, dopo Smith, creò il modello economico-sociale nel quale viviamo ancora adesso.

Dietro c’era tanta conoscenza, tanta scienza dopo il “buio” medioevale.
Ma non ancora un modello “economico”, pratico per sfruttarne le potenzialità.
Un modello che faceva dei “poveri” il motore principale, della loro necessità di “avere” in cambio del “dare”.
Che ne giustificava i debiti, perché c’era la possibilità di pagarli.
Bastava darsi da fare, e da fare ce n’era per tutti bastava averne “voglia”, volontà.
Avrebbero anche loro, lavorando, potuto comprarsi la Ford-T, la libertà di muoversi e attraverso questa di interscambi are ancora di più, più opportunità, più idee, più condivisione.
Un modello su larga scala, forse ancora più grande, almeno per economia, a quello delle armi, degli armamenti.
Se penso all’indotto dell’industria automobilistica, alle tecnologie che ha generato, al loro continuo miglioramento, non ho dubbi sull’economia che ha giustificato e prodotto.
A tutte le azioni imprenditoriali e a tutte le battaglie per i diritti dei “lavoratori”.
Lavoratori e clienti allo stesso tempo.
Un cerchio ben chiuso.
Un modello privo di falle.
Un modello che ha dato origine al sistema bancario della finanza.
Al sistema di prestito di denaro di chi possedeva le risorse molto prima di chi possedeva la Ford.
Le ricchezze delle risorse primarie che attraverso la Ford trovavano il modo di essere maggiormente valorizzate.

Attraverso l’azione diretta di prestare a Ford il denaro per le sue “imprese” e ai suoi dipendenti quello di acquistare un “automobile”.
E nessuno da nulla per nulla, quindi oltre al maggior valore delle risorse possedute, anche quello derivato dagli interessi da incassare sui prestiti concessi.
A tutti, dai Ford ai suoi dipendenti.
Gli anni della Cina americana, di nuovo per un eccesso produttivo, un offerta che superava la domanda finirono nella crisi del ventinove.
Ma bastava correggere il modello, spostare le necessità altrove per risolverlo, senza assolutamente cambiarlo.
Dall’automobile, alla casa, ai servizi, a tutti gli indotti, non da ultimo una guerra.
Il modello non è mai cambiato, è sempre quello.
Si è ripreso, si è riseduto a cicli continui.
Crisi e riprese, nel succedersi l’una all’altra senza mai cambiare quell’anello ben chiuso, sicuro.
Un modello che ha dato molto, tanto quanto ha trasformato irreversibilmente tantissime risorse, ricchezze.
Un modello che ci permette di essere qui a parlarne.
Diversamente da quello che, nel “comunismo reale”, non ha prodotto che il tentativo di un affermazione ideologica senza produrre una redistribuzione vera di ricchezza per tutti.
E in quella “non produzione”, alla fine, produrre solo la sua fine.

Non esiste un modello buono e uno cattivo.
Forse solo uno furbo e uno meno.
O uno che funziona e uno no.
Nessuno di noi sarebbe disposto a rinunciare ai beni acquisiti dal primo.
Nessuno di noi sarebbe terrorizzato dalla parola “recessione” se fosse così.
Parola che non riguarda solo noi, il nostro paese, ma proprio tutti.
Perché potrebbe essere che il modello a cerchio ben chiuso che prevede solo crescita per vivere sia lui stesso in crisi.
Sia lui la vera crisi.
Di nuovo per eccesso produttivo, per crescita che non sa più da che parte crescere.
E forse non basta correggerlo questa volta, non è sufficiente spostare obiettivi, necessità.
La domanda è semplice, e riprendo da dove sono partito.
Se è vera l’affermazione:
“siamo passati dalla necessità di riuscire a produrre per poter consumare a quella di dover consumare per poter produrre”.
Quanto di più e cosa di più dobbiamo consumare per poter giustificare il produrre e le sue leggi che ne governano la redistribuzione delle ricchezze?
E ne sostengono in tal modo le sue virtù.
E forse ancora più del quanto è il cosa che mi preoccupa.
E per cosa.

Leggevo che dopo la costruzione dei grattacieli più alti segue sempre una crisi economica.
Chissà perché.
Forse è solo perché nel costruirli abbiamo fatto un’opera solo speculativa, ma non utile.
Senza quindi aver generato nessuna continuità, nessun futuro.
Quanto lo abbiamo generato per tante necessità vere, indiscutibili.
Al di là della loro sostenibilità, al di là di qualsiasi risorsa irrimediabilmente trasformata.
Che il cerchio si stia incrinando?
Che quell’anello non sia più ben saldo e saldato su se stesso?
C’è stato un rinascimento intellettuale prima del modello.
La chimica che da “magia” è divenuta scienza.
La matematica e la fisica che hanno spiegato misteri.
E poi un’esplosione di intelletto, non di bombe.
E temo che altre bombe come quelle del ’45 non ritroverebbero risorse sufficienti per una ricostruzione, un’altra “crescita”.
Temo che il “fare e disfare è sempre lavorare” non basti più.
E nel caso non trovassimo più un valido “per cosa”, valido in quanto necessario, potrebbe essere la fine anche di questo modello.
Come un automobile più che senza benzina, senza ruota di scorta e con quattro coperture forate.


E non è terrore quello che deve attraversarci le vene.
Ma la voglia di cominciare il nuovo, anche se differente.
Di guardare altrove, di confrontarci, di non cedere all’abbruttimento, alla non speranza.
Di non cedere alla tentazione di credere che non esistano soluzioni, speranze vere.
È la forza, non la paura che deve attraversarci le vene.
E un desiderio che è forse l’unica necessità senza fine, anche se è difficile, difficilissimo.

La capacità e il coraggio di ricrederci se è necessario, di crederci che è coraggio ancora più grande.
Di rinascere, differenti.

FranzK.

venerdì 13 gennaio 2012

Uomini pericolosi.





Nelle letture dei giorni scorsi mi fermo su un articolo.
Mi magnetizza con polarità inversa.
Una pagina dedicata ai rivoluzionari del cielo.
Uomini pericolosi, soprattutto per il loro tempo.
Irrequieti, quanto soli.
Fastidiosi, insopportabili, nel loro desiderio di comprendere.
Tutto tranne che rassicuranti.
Isolati dal mondo, nel migliore dei casi, nel peggiore, costretti all’abiura, solo in nome della Verità.
È di loro che il mondo teme ancora adesso.
Il “be foulish” di Steve è un appello, anche se non si può essere “foulish”, se non per nascita.
Kepler, in particolare, uomo di umili origini, quanto mente superiore, cerca prima nel falso, e nell’errore.
A lui non serve alla fine un cannocchiale “rubato” agli Olandesi da un adepto di Galileo, per comprendere il sistema eliocentrico.
Gli basta il computo matematico e interiore della ricerca della Verità.
Uomini che non hanno prodotto Pil, anzi, solo “rompimenti di scatole”.
Fanciulli, con occhi puri, animati da sentimenti, tanto quanto ricordati solo per le loro scoperte.
Uomini davvero pericolosi, perché nella perenne e introspettiva ricerca della Verità si sono messi contro tutti i poteri, con tutte le loro false certezze dogmatiche, senza che fosse mai questo il loro vero scopo.
Hanno creato disturbo, senza alcuna apparente utilità.
Senza fornire strumenti “commerciali” ai potenti ma, al contrario, solo e soltanto inquietudini e disturbi.
Solo Galileo cercò di farsi aumentare lo stipendio dal Doge di Venezia, spacciando per sua un invenzione che non lo era.
Il cannocchiale che acquistato al porto da commercianti Olandesi, e rivenduto al suo protettore nonché datore di stipendio, come macchina in grado di prevedere, vedendo da lontano, come se fosse vicino, le manovre delle navi nemiche.
La fine è conosciuta.
Ma degli altri quanto si sa?
Quanto poco di Kepler, che rappresenta davvero, con la sua vita e le sue opere, il processo interiore della vera ricerca.
Dalle stelle alla musica.
Credo sarebbe utile leggere l’ultimo libro di Jean-PierreLuminet, che scrive proprio di loro.

La mia domanda è dove sono questi uomini nel nostro presente?
Uomini fuori dai sistemi, pensieri davvero liberi, le cui scoperte e invenzioni siano fuori da qualsiasi interesse economico e commerciale.
Dove sono e ci sono?
O il modello della ricchezza ne ha estinto la specie?
Rivoluzionari del pensiero, non del potere, con un’unica arma a loro disposizione l’intelligenza.
Anche se non basta, ci vuole anche la curiosità, una buona dose di trasgressione controllata, e chissà, anche un po' di distanza dalle cose della “terra”, quanto forse una natura nata così.
Noi viviamo nel mito del’I-phone, facciamo dei nostri Dei gli “arrivati” del nostro tempo.
Secondo la legge che se il mercato ti premia allora sei un genio, quanto viceversa solo uno sciocco.
Loro hanno cambiato davvero tutto, vivendo e pensando proprio il contrario.
Non  solo non premiati ma il più delle volte perseguitati nel loro agire.
Vivendo sentimenti disperati, musica, emozioni, e tanta solitudine.
Voi ne intravedete qualcuno, nel nostro tempo?
O la sua genesi, quella del nostro tempo, pretende altro.
Solo la continuità invariabile e certa fatta di uomini "normali" e "robottizzati" come lo pretendeva lo Stato Ecclesiastico( il più grande potere di allora).
Guai a toccare Tolomeo, quanto guai oggi toccare il  modello “denaro centrico”
Io non ne vedo, non ne trovo, di uomini come loro, nel mio tempo.
(ma forse esistono e non si vedono per lo stesso motivo per il quale non si vedevano i grandi di allora .....)
Nel mio tempo vedo tanti egoisti, ognuno per se, per la sua sola vita.
Mentre forse cercare la Verità può essere solo un istinto, un desiderio d’amore.
Oltre al “te”.
A quello che guadagnerai o perderai, se mai ti riuscisse di farlo divenire vero.
Molto oltre al “solo per te”, ma per tutti, oltre che per una necessaria Verità.
Non vedo “rompiballe” veri insomma purtroppo, solo urlatori da strapazzo e "normali" plurilaureati che sparano stupidaggini a ruota libera.
Io?
Ma dai, io non ho neppure una laurea, e faccio solo strane biciclettine.(il resto della mia vita non conta).
Devo imparare da loro, dai Copernico e Kepler, nel mio piccolo, lasciare eredità di conoscenza, nel silenzio.
Se mai dovessi dirla adesso la Verità sarei preso per matto e pericoloso.
Le teorie del modello “uomo centrico” le lascio dopo che sono passato.
Adesso non è tempo.
E forse non ci sarà mai un tempo nel proprio tempo, per chi ha amato davvero.


FranzK.