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lunedì 1 febbraio 2016

Il Vendicatore solitario dei Navigli






Sembra strano stasera.
Siamo qui a pensare di poter dimenticare, nonostante i bicchieri siano ancora sulla tavola, nonostante il mio desiderato stato di sobrietà mi porti a negare l’assaggio degli ultimi pregiati distillati.
E con essi ed il loro consumo, qualsiasi possibilità di omissione, sepoltura, oblio.
Del conscio e dell’inconscio.
Non posso dimenticare, non appartiene sfortunatamente alla mia, considerata dai più, bizzarra natura.
(Personalmente la sento solo una natura del tutto normale, per quanto valgano le autodiagnosi.)
Avrei voluto comunque poterlo fare, il dimenticare, in più di mille occasioni, circostanze, contingenze e situazioni.
Belle o brutte.
Non posso e basta e, in fondo, mi rende solo uno stato di serena allegria, il ricordare.
Decisamente in contrasto con la tristezza che mi arreca la memoria corta ed eccessivamente lobotomizzata del tempo corrente e delle sue troppo in fretta dimenticate, disgraziate novelle quotidiane.
La storia che tratto qui, mal si adatta allo sfuggevole di una semplice gazzetta e dei suoi conseguenti commenti già affetti da amnesia il giorno dopo se non il giorno prima.
Perché questa non è una semplice storia dell'ultima guerra o dell’ultima sconvolgente quanto sfuggevole alla memoria, notizia noir.
All'apparenza può sembrare anche tale ma non lo è affatto.
E forse è proprio questa la sua principale prerogativa, essenza.
Di come un qualsiasi potenziale “nero”, “buio” e “pericoloso” possa divenire, non solo un “chiaro positivo” ma addirittura un sentimento: il più puro forse tra tutti.
Mi sembra strano anche oggi, che provo a narrarla con la mia scarsa, quanto anche molto arrugginita e per molto tempo abbandonata, tecnica scrittoria.
Strano quanto sia allegro anche questo.
Perché per un istante non confonde i miei pensieri rispetto a quanto leggo quasi tutti i giorni sugli “organi ufficiali” dell’informazione.
Alla medicina somministrata quotidianamente.
Inquietante “rimedio” per dar vita a stereotipate conversazioni che aiutano a “passare il tempo”, quasi ne avessimo una impellente, inderogabile necessità.
E non parlo di informazione condizionata, sarebbe necessario averne le prove per dichiararlo, ma solo molto superficiale, mai contagiata da un “umano”.
Contagiata e afflitta purtroppo solo da una ben celata astrazione, da un immediato sfuggevole stupore, se non, addirittura, una sorta di rapido consumo isterico al quale può seguire solo il limbo cerebrale.
So di aver espresso tre volte lo stesso concetto e forse male in ogni caso ma  non è più tempo di perdere la strada, quindi procediamo.

A questo punto come interviene un titolo così audace?
Il vendicatore solitario dei Navigli: chi è?
Cosa mai è accaduto, quale è la storia?
Ebbene essa è semplice e priva di stupore, almeno di quello descritto in precedenza, e con quel che resta di tanta ruggine provo a scriverla.
Qui, nel bianco digitale, pubblico quanto privo di qualsiasi secondo fine, legato semplicemente al valore personale di “esistere”, della sua libertà di poterlo fare e di poterlo fare magari "a modo mio".
Senza scopo direbbe qualcuno, con l’unico vero scopo direbbero pochi, ed è sempre a questi ultimi che mi rivolgo, è a loro in cui credo.
Ed è per loro che lo faccio, senza prezzo e senza scuse, quanto senza alcuna necessità di dominio di una scena, né tanto meno di sete di fama o successo.
E solo loro, quei pochi, ne intuiscono, probabilmente, il senso compiuto.


Un fine inverno di qualche tempo fa, non molto lontano da quello odierno.
Un fine inverno che ancora non apriva le porte ad un convincente inizio della primavera.
La locazione geografica della città è semplice da intuire, quanto non lo è la situazione.

Un uomo corpulento, di statura non indifferente e dalla forza fisica proporzionata alla sua anatomia.
Un uomo con tanti grattacapi.

Una rosa, in un vaso.
Una rosa di fine inverno.
Rossa.
In un semplice vaso.
In mezzo ad altri vasi e a piante sempreverdi della penisola di circoscrizione dei tavoli esterni di un locale.

Quanti pensieri per quella strana figura d’uomo, quella notte.
Quante stranissime preoccupazioni.
Almeno senza senso quanto il mio scrivere.

Non si può dire che l’avesse incontrata.
Ma semplicemente raccolta.

Non si sarebbe potuto fare in altro modo.
Che raccoglierla.
E non era da lui.
Aveva già troppi problemi con se stesso.
Troppi grattacapi.
Anche se ad essi aveva trovato quantomeno un rimedio.
Magari non proprio ortodosso.
Ma funzionale almeno.
E non avrebbe potuto che raccoglierla.
In quelle misere sporche vesti.
E poi?
Cosa ne avrebbe fatto di lei?
Con tutti i grattacapi che già aveva ed annessi strani rimedi.
Si ritrovò spiazzato, come un bimbo davanti ad un algoritmo troppo complesso.
Devi affidarti al cuore, all'intuizione, alle emozioni pensò.
E non era da lui pensare in questo modo.
Con tutto il pericolo che possono produrre poi le emozioni.
Un pericolo incalcolabile.
Ma ci pensò con le emozioni.
E la raccolse.
Ne accettò senza alcuna logica le conseguenze.
Erano semplici le conseguenze.
Quanto destrutturanti.
Si poteva solo raccoglierla, lì per lì …
Ma quel "lì per lì" non sarebbe mai bastato, lo sapeva in fondo, non sarebbe mai stato sufficiente.
Era necessario prendersene cura.
Molto, molto di più che semplicemente raccoglierla.
Era necessario ospitarla, rivestirla, lavarla, sfamarla …
Prendersene cura in tutti gli aspetti che questa azione determina.
Ospitarla le apparve come la cosa più necessaria, quanto più difficile.
Perché avrebbe dovuto convivere, anche lei, con i suoi grattacapi e con gli strani rimedi.
Ma ormai era fatta.
L’azione del raccoglierla, senza un sensato motivo che non fosse quella tremenda emozione, non poteva più escludere la reazione a catena di tutti gli altri doveri correlati.
E, come si sa,le emozioni vanno oltre.
Molto oltre il  "poco sensato" di averle accolte.
Ti travolgono.
O forse semplicemente ti cambiano.
Ti scaraventano in una dimensione diversa.
E, per un istante …
Perché non dura più di un istante …
In quella dimensione sei fin contento di esserci finito.
Ed è la fine.
O l’inizio.
Dipende.
In quel caso, nel suo caso, cominciò qualcosa.
E anche per chi non ha grattacapi e stranissimi rimedi.
Se mai ha provato, sono certo che può comprende.
La raccolse e la accolse, la rivestì, la sfamò, la lavò, le offrì tutto ciò che aveva.
E, nonostante questo, mancava ancora qualcosa.
Sarebbe sempre mancato qualcosa.
Da quel punto in poi almeno.
Da quel "lì per lì" in poi.

Era notte, una strana notte di fine inverno che ancora non apriva con decisione le porte ad un primavera.
Lei dormiva.
Finalmente in un letto.
Profumato di lenzuola pulite.
Caldo, finalmente.
Sicuro e rassicurante.
Ma per lui non era sufficiente.
Non bastava, mancava qualcosa.
Sarebbe sempre mancato qualcosa oramai.
Una certezza che, per quanto ossessiva, lo aveva cambiato.
E quel cambiamento era travolgente.

Indossò il pesante soprabito e il cappello a larghe falde.
La notte era fredda fuori.
E i grattacapi non erano di certo passati.
Sopiti magari.
Ma non passati, non sarebbero mai passati.
Le stradine in selciato della città erano lucide e bagnate di nebbia.
Abbastanza deserte a quell'ora.
Deserte a sufficienza per riuscire a passare un po’ inosservato.
Nel suo procedere un po’ piegato in due.
Per sopportare meglio il freddo umido e i grattacapi.

E c'era una rosa che lo aspettava.
Rossa.
In un vaso tra molti sempreverdi.
Una rosa d’inverno che aveva già aperto le porte alla primavera.
Come lui.
Uguale.
Aveva ceduto anche lei all'emozione.
Senza senso alcuno.
Di una fioritura anticipata.
E a volte le emozioni vanno oltre.
Molto oltre il già poco sensato di averle accolte.
Vissute.
Ti travolgono.
O forse semplicemente ti cambiano.
Ti scaraventano in una dimensione diversa.

E anche la rosa aveva ceduto ad un emozione quanto lui.
Anche se lei aveva un proprietario.
Anche delle sue emozioni senza senso.

L’uomo con i grattacapi lo sapeva ma in quel momento voleva ignorarlo.
In quel momento aveva semplicemente trovato quello che gli mancava.
Almeno in quel momento.
Si intrufolò tra i sempreverdi.
Maldestramente.
Come maldestro era il suo solito fare.
Creando disordine, rumore e danno.

Il locale, a quell'ora, era chiuso.
Ma non vuoto.
All'interno consumavano la cena due amanti.
Una cena intima.
La cena del proprietario del locale, un uomo con il tastevin
Un uomo che conosceva il tastevin
Del quale ne era davvero degno.
Con quel che ne consegue.
Con tutto l’umano che ne consegue.
Con tutta la cultura e l’intelligenza che ne deriva.
Che fermenta quando conosci appieno un fermentare miracoloso della natura.
E conoscere è cultura e rispetto, è rispetto e tolleranza.
Un uomo con il tastevin, se lo porta perché ne è degno, ne ha da vendere di questa rarissima merce.
Una cena di un uomo con il tastevin insieme con il suo amore.
Che aveva finito il suo lavoro e lo aveva raggiunto.
Come sempre.
Nelle tarde ore con il locale chiuso e finalmente a disposizione solo per loro.

Il rumore prodotto dall'uomo con i grattacapi non poteva non essere udito.
E si sa che la città, quella città, di notte ha i suoi rischi.
Normalmente si chiamano le forze dell’ordine.
Lo avrebbe fatto chiunque.
Ma non l’uomo con il tastevin.
Forse non era semplicemente nella sua natura.
Sicuramente non nella sua cultura.
Uscì.
E vide questa figura scura, nello scuro della notte.
Una figura corpulenta, alta e scura.
Con il vaso contenete la rosa in mano.
Pronto ad andarsene.

“Buonasera” “come va”?
“Piacere, mi chiamo …… “disse l’uomo con il tastevin, mentre allungava la mano per presentarsi.
“E ….perdoni, cosa fa con la mia rosa d’inverno in mano”? .... sorridendo.
I grattacapi dell’uomo che si era appropriato della rosa d’inverno peggiorarono all'istante.
Porse la mano per poi ritrarla d’improvviso.
Posò a terra il vaso.
Si levò il cappello.
Chiuse forte in un pugno le dita della mano destra.
La alzò al cielo e si percosse con il pugno, e con molta violenza, quattro volte in testa.
“Io sono il vendicatore solitario dei Navigli!” gridò.
“Piacere di conoscerla” rispose l’uomo con il tastevin.
“Può farmi la cortesia di rimettere la rosa al suo posto e sistemare il disastro che ha fatto”?
“La rosa è per la mia signora” rispose l’uomo con i grattacapi, l’ho appena raccolta dalla strada e accolta nella mia casa.
E mancava qualcosa.
Questa.
Una rosa rossa d’inverno.
Che aveva già aperto le porte alla primavera.
E adesso è notte ma mi mancava, perché mancherà sempre qualcosa.
Le chiedo scusa, comprendo quanto mi chiede, ma mi mancava e spero che anche lei comprenda”.

L’uomo con il tastevin sorrise ancora e rientrò dalla sua amata per finire la cena.

L’uomo con i grattacapi si mise al lavoro per risistemare tutto e ridare alla rosa il suo posto.
E se ne andò.
Per le stradine in selciato lucide e bagnate di nebbia.
Ormai completamente deserte.
Arrivò a casa.
E si sentì stranamente sereno.
Qualcosa era cambiato.
Per sempre.
Poteva contemplare la sua emozione.
La contemplò, vegliandone il sonno tutta la notte.
In fondo sarebbe in ogni caso mancato qualcosa sempre.
Da lì in poi.
Sempre.
E l’uomo con i grattacapi sorrise anche lui, dopo tanto, tantissimo tempo.

L’indomani, nel locale dell’uomo con il tastevin, giunse un corriere.
“C’è un pacco per lei, una firma per favore”.
Conteneva un bellissimo dono.
Il mittente era l’uomo con i grattacapi.
Un dono e un biglietto di scuse.

Se passate da li.
Qualche volta.
Entrate nel locale.
Ne vale la pena.
Li trovate quasi sempre.
Una coppia di magnifici amanti composta da un uomo con i grattacapi e una bellissima donna.
L’uomo con un po’ meno di grattacapi e la donna senza più alcuna necessità di essere accolta.
A godere, insieme e con sobrietà, di pregiati distillati.
Serviti con cura, classe e affetto dall'uomo con il tastevin.


FranzK.  

Tratto liberamente da una storia vera.

sabato 20 aprile 2013

Sabato ... Domenica.






















http://www.youtube.com/watch?v=wMJBQh24mUw



Due giorni,
Al massimo.
Meglio Sabato,
Dove tutto sembra,
Non finire mai,
La Libertà,
Finalmente.
Conquistata.
La pace.
Che non è riposo,
Ma vero vivere,
Il giorno della riscossione,
Di tutte,
Le nostre fatiche,
Le nostre speranze,
Nessun sogno.
Nessuna,
Illusione.
Solo recapiti,
Certi.
Li sto aspettando,
So che arriveranno,
Nella loro,
Migliore,
Forma.
Nello splendore,
Di una luce,
Accecante.
L’intero spettro,
Dei colori,
Ordinati finalmente.
Al calor bianco.
Candido.
Come gigli freschi.
Perché forse …..
Quello che toglie,
La vita lo ridà …..
Finisce in pareggio.
Se ti dai una possibilità,
Molto più,
Di quelle che può darti lei.
Sempre.


FranzK.

giovedì 18 aprile 2013

Venerdì.























http://www.youtube.com/watch?v=4fdfqu8z4Z0



il Venerdì.
Non posso dimenticarlo.
È arrivato così.
All'improvviso,
Come un bagliore,
Una incandescenza.
O forse solo,
Finalmente,
Una conoscenza,
Profonda,
Senza stigmate,
Senza dolori,
O fragori,
Che non sia stata,
Vissuta,
Fino in fondo,
All'anima.
È durato a lungo,
Quel magico,
Fatato,
Virtuoso,
Venerdì.
E non è ancora finito,
Sta per suonare,
La sua migliore,
Musica.
E brillare,
Il suo colore,
Preferito,
Univoco,
Certo.
Ed evocare,
Il suo profumo,
Di giglio candido.
Qualsiasi risposta,
Potranno dare,
Retine e pupille,
Sensori olfattivi,
O semplice aria,
È pronto,
Per qualsiasi inizio.
Non preclude a una fine,
Comunque vada,
Comunque sia,
Sarà solo un inizio,
Di una nuova stagione,
Nella trascendenza,
Stupefacente,
Del suo verde,
Smeraldo.
Non quello dell’inizio.
Ma di un inizio,
Vero.


FranzK.

Giovedì.























http://www.youtube.com/watch?v=EMnygBICkRI



Il risveglio,
non è stato dei migliori.
Il Giovedì.
Avevo ancora i residui.
Del giorno prima.
Ma poi ….
Piano, piano …..
E in breve tempo ……
Molto è cambiato.
Non posso
Avere cattivi ricordi.
Magari un po' strani
Quello sì.
Ma non cattivi.
Belli addirittura,
Talvolta.
È stato un giorno lungo,
Nella sua brevità,
Ma tremendamente intenso.
Il tempo della stima,
E dell’autostima,
Senza la quale,
Si vive solo nel buio,
Del nero cupo.
Il Giovedì,
È stato denso di colori,
Disordinati,
Ma almeno fluorescenti,
Una tavolozza,
Senza un preciso scopo,
Ma iridescente.
Almeno.
Tra me ho pensato,
Che si stava preparando,
Un tempo nuovo.
Non pensavo tanto al giorno dopo,
Quello della presunta,
Libertà.
Ma ho vissuto la transizione,
In un crescendo,
Sereno.
Tanti colori,
Sparpagliati,
Ma non più grigi o neri,
O rosso sangue.
Un caleidoscopio,
Forse solo di vernice,
Non un cannocchiale,
Dalle lenti linde.
Ma qualcosa,
Che ha lasciato comunque,
Occhi più sereni.



FranzK.

martedì 16 aprile 2013

Mercoledì.






















http://www.youtube.com/watch?v=k7pIPxd99Xg



Mercoledì sta nel mezzo.
Ma non è stato così per me.
È quel giorno che sembra ….
Dare un respiro
Di pace vicina …
Finalmente.
Quando ti senti a posto,
Con i programmi,
Più vicino al riposo,
Che alle fatiche dell’inizio.
Rodato forse.
Se mi è concesso.
Mercoledì è stato strano,
Alla fine divertente,
Ironico,
Non sarcastico.
Ma sofferto,
Nel suo transitare,
È stato un po' matto,
Ecco.
Forse il termine giusto.
Variopinto,
Quantomeno,
Anche se ancora sulla scala dei grigi ….
Un po' “famiglia Adams”,
Insomma …..
Con gocce di rosa qua e là,
Ma ancora come il sorriso,
Della figlia degli Addams J
Costretto.
Rigido.
Condizionato.
Non voluto.
Indesiderato.
Maledetto.
Circospetto ……
Con ancora gocce di sangue.
Augurate,
Qua e là.
Forse le ho confuse con macchie,
Di rosa pallido.
Ma era sangue ancora,
Più divertente,
Quantomeno,
Ha lasciato qualcosa,
Di rivendibile,
Per stare dentro al mondo ……
Chissà che un giorno,
Raccontandolo …..
Possa fare beneficenza. J


FranzK.

lunedì 15 aprile 2013

Martedì.























http://www.youtube.com/watch?v=lN5wpoNJDUk



Un brutto risveglio Martedì.
Colori cupi.
Brutti presagi.
Cattive certezze.
Editti inderogabili,
Vite spezzate,
Futuri interrotti.
Difficile riaversi.
Ci ho provato,
Con tutte le mie forze,
In una solitudine,
Cupa e profonda,
Non so come,
Ancora adesso,
Posso esserci riuscito,
Ma alla fine,
Dovevo restare.
Ho cercato di trasformarlo,
Di cambiarlo,
In un sopportabile,
Giorno.
Con mille fatiche,
Con più di mille,
Speranze,
Più simili alle illusioni .......
Ho costruito,
E ricostruito,
Edificato,
Cambiato,
Fino a un profumo,
Che sembrava,
Poter cambiare i tristi presagi.
Ma era un martedì,
Gelido.
E il freddo di un novembre,
Ha trovato il modo,
Di mordermi,
Di farmi scivolare,
Verso un grigio,
Sangue.
Ho provato ancora,
A trasformarlo,
A cambiarlo,
A crederlo,
Rosso rubino.
Ma è stato solo grigio sangue.
E mi sono fatto male,
Di martedì.
Poteva essere un bel giorno,
Ne ho tutte le responsabilità.
Quasi tutte ....



FranzK.

domenica 14 aprile 2013

Lunedì.





















http://www.youtube.com/watch?v=xLQphyy4YNw



Il lunedì è stato bello.
Bel tempo,
Aria di montagna,
Ossigeno puro,
Da respirare a pieni polmoni.
Quanto camminare però ….
E quanto volare ….
È rimasto il volare del lunedì.
Il camminare l’ho dimenticato.
Sono rimasti i profumi.
Inconfondibili.
Indelebili.
Del rispetto.
E del suo tempo.
Delle stelle alpine.
Del profumo dei fiori di genepy.
Di vette da conquistare.
Senza alcun senso,
Che non fosse il rischio,
Di morire.
Ma alla fine conquistate.
Il senso del dovere.
E una ciocca di capelli neri,
Da contemplare.
È rimasto solo il fresco,
E puro,
Del lunedì,
Di una passeggiata.
Con il cuore in gola.
Il contatto di una emozione,
Che non dimentica,
Che non scompare.
Bella.
È un giorno duro il lunedì,
Un po' per tutti,
Ma è l’inizio,
Di una fine certa,
Per ricominciare ancora......
Il suo colore è il verde.
Smeraldo.
Che acceca.
Ma ricorda.
Nel suo tramonto,
Contemplato.
Il tempo della speranza.



FranzK.

giovedì 21 marzo 2013

Dogmi e Respiri.
















http://www.youtube.com/watch?v=hhHe8C6Qej4



Lascia andare le mani,
Collegale al tuo cuore,
Alle tue sinapsi,
Ma non solo,
A tutta quell'energia,
Che sei,
Che hai.
È lei la vita,
Lasciala fluire,
Sul bianco immacolato,
Della tela,
Di un foglio.
È la vita in fondo,
Nella sua transizione,
Nel suo perdurare,
E finire,
Ma scrivere.
La nostra storia,
Le nostre felicità,
Le nostre pene,
Gli incontri,
Mai casuali,
Mai obbligati,
Ma maturati,
Al sole,
Come frutti,
Conseguenti,
Ad una buona stagione,
Solo tua.
Alla tua pioggia,
E al tuo vento,
Quello della tua particella,
Più intima,
Più semplice,
E piccola.
In tutto lo stupore,
Che devi accettare,
Fuori dal tempo,
Ma dentro al tuo tempo.
Questo tripudio,
Di energia,
Che è la vita.
Non dà tempo,
Nel suo averne uno,
Finito,
O infinito,
O forse indefinito.
Qualsiasi cosa,
Possiamo credere,
Perché credere,
Sarà sempre,
Un semplice dogma.
Mai una assoluta verità.
Se non nel suo assoluto,
Relativo.
Lascia che si imbratti,
Quel candido bianco,
Di quello che pensi,
Di poter determinare,
Controllare,
Lascia che si imbratti,
Di vita.
Che è colori,
Suoni,
Semplici sillabe,
O stupiti,
Respiri.
Non esiste la fortuna,
Nulla è casuale,
Nulla determinato,
Se non da quello,
Che possiamo accettare,
Nel ricevere.
Credere di decidere,
Nel dare.
Pensando,
Che è solo logico,
Razionale.

È al di là ……di tutto questo ....
Un altro piccolo,
Frammento di verità,
Di quella verità,
Che abbiamo diritto,
E non dovere,
Di rincorrere,
Di anelare,
Di vivere,
Per altre vite.
Ancora.


FranzK.



martedì 19 marzo 2013

Una Luce ... all'Improvviso.
























https://www.youtube.com/watch?v=pY9fnZ3MIZw



Non comprendo,
al solito.
Una luce,
All'improvviso.
Quando il buio,
Sembra prevalere,
Su tutto.
E non importa,
Se il Pensiero,
Viene confuso,
Con l’introspezione.
Il Pensiero,
Non è per tutti,
Non per i titolati,
Non per gli "ambiziosi"
Che in fondo,
Non fanno che sopravvivere,
Alla loro impotenza.
Non è felicità,
Per i più.
Ma semplice,
Masturbazione.
Lo comprendo,
Come per i più,
Non esiste l’amore,
Ma solo sesso.
In fondo,
Il Pensiero non è per tutti.
E non può procurare,
Rabbia,
Ma solo comprensione,
Nel suo struggente,
Comprendere,
Accettare,
Tollerare,
E comprendere.
Anche se a volte,
Sprofonda,
Un buio,
Una sorta di solitudine,
Senza fine.
Un buio profondo,
Senza alcun senso,
Senza un motivo,
Se non quello,
Di tutta quell'energia
Spesa,
Per comprendere ……
Ma poi,
In fondo a quel buio,
Quando tutto,
Scompare ….

Una luce.
Definita,
Coerente,
Finalmente.
All'improvviso ……



FranzK.

domenica 17 marzo 2013

Quante Emozioni?























http://www.youtube.com/watch?v=eDYmEeetrnA




Quante emozioni
Può contenere una vita?
Emozioni …..
Comprensione di se,
Trasmissione di se.
L’amigdala che riceve,
È un pericolo.
O meglio,
Un rischio.
Ti può dare,
Ti può togliere,
Comprensione,
E capacità,
Molto di più,
O molto di meno.
I sentimenti sovraintendono,
Una coscienza.
Le emozioni,
No.
Al più, sotto intendono dei sentimenti.
Sono un linguaggio universale,
Un pericolo,
Se possono farti male,
Una benedizione,
Se ti modificano nel meglio,
Nel portarti,
“Come te”,
Non “con te”.
Puoi comunicare,
Con le emozioni,
Nel meglio possibile,
Anche con razze differenti,
Anche con gli animali,
Se riesci a trasmetterle,
Se ti assumi il rischio,
Di viverle,
“Come te”.
E quante ne può contenere una vita?
Nel loro bene e male possibile.
Possono determinarne la durata?
Forse si,
E forse è per questo,
Che le temiamo un po'.
O troppo.
Ha un costo un emozione,
Elevato,
Di energia,
Che può tornare,
Moltiplicata,
O divisa.
E non ha alfabeti,
Non ha simbologie,
Anche nella loro somatica,
Si possono perdere tracce.
Arrivano molto prima,
Di un linguaggio,
Di parole,
Di gesti,
Arrivano appena prima,
Di un sentimento.
Solo un istante,
Prima di esso.
Forse è per questo,
Che vogliamo parlare,
Senza comunicare.
Riservandoci l’unico rischio,
Emotivo,
Solo nella previsione,
Di un sentimento.
E di sentimenti,
Una  vita ne può contenere meno.
Sono più pericolose,
O virtuose,
Le emozioni,
Ma anche più rischiose.
Sovraintendono,
Un controllo per viverle male,
Una "tranquillità" per evitarle .....
Sotto intendono,
Un sentimento.
Universalmente,
Senza limiti,
Comunicano,
In modo univoco,
E chiaro,
Senza rischio di confondere,
Con tutto il resto,
Ma proprio tutto,
Il tuo,
Vero,
“Come te”.


FranzK.

martedì 12 marzo 2013

La Forza dell'Amore.

























http://www.youtube.com/watch?v=bL_CJKq9rIw



Canto d’amore,
Perché non ce né.
Lo canto in silenzio,
In un mondo che muore,
In tanto rumore .......
E niente di più ….

Perché ci si scorda d’amare,
Con una Ferrari in più,
Una miss , una velina,
una carriera sicura,
e muore ogni giorno di più.
Muore tra morti e pistole,
E il Pil che va giù,
Politici, imbrogli,
E rigidi tagli,
Mai una dolce parola ....
Mai un gesto d’amore .....
Che servirebbe molto di più …

E fa paura l’amore,
Perché cambia davvero,
Il calore del sole,
Il profumo dell’aria,
Il colore del cielo.

E non è una parola,
Non è un utopia,
È la sola energia
Che può spazzar via
Tutta questa dannata malinconia.

E c’è bisogno d’amore,
Quello che mi dai Tu.
Non di guerre e cannoni,
Ma di speranze e sorrisi,
Per altre infinite stagioni..

E non è una parola
Non è un utopia
È la sola energia
Che puoi spazzar via
Questa nostra tremenda …  malinconia.




FranzK.


Una dedica particolare a Fernando che mi ha aiutato a scrivere questi versi, sentendoli suoi.

and .... for Evgeniya .. with the hope that can understand the Love.

lunedì 11 marzo 2013

Ma ..... Come?






















http://www.youtube.com/watch?v=UQGFmEbuJOY



Ma come?
Leggo e non comprendo.


Beh questo è normale …..
Ma provo a leggere da uomo del “bar”…..
Forse lo sto diventando ……
Almeno per una volta ....... mi sia concesso .....
L’Ungheria di Orban.
L’Italia di Berlusconi.
L’America ….. dei petrolieri …….
La Russia di Putin.
La Cina …… di …… boh ……
La UE dei tedeschi …… della Merkel  …….
Il Sud Africa di Mandela?????
No!
È degli olandesi!!!
Piccolo popolo dalle grandi capacità ……
In Sud Africa estraggono diamanti ….. a basso costo ….. gli ultimi ex razzisti ……
In Olanda li “intagliano” trasformandoli in “preziosi” ….. valore aggiunto …..
Per donne senza scrupoli e uomini senz'anima.
Le prime li cambieranno per uno più “grande”, i secondi per una più “giovane” …..
Vado avanti?
No dai.
Fermiamoci qui.
In fondo noi esportiamo cultura ......
Celentano, Al Bano, Toto Cotugno e Eros Ramazzotti .....
Vuoi mettere?
Gaber, De Andrè, Jannacci, Conte, .....
Ma chi sono???
Robaccia .... per "italiani" ......
Poi dai ....... 
Stanco un Papa se ne fa un altro. ( questa non mi va giù, hanno rubato la libertà poetica ai poeti .......era per  poeti sostituire il vecchio "morto un papa ......."!)
Se poi è tetesco di Germania ……
Stanco …….
Beh via, un grande rivoluzionario, un innovatore insomma.
E pensare che era partito dal conservatorismo ….più estremo .....
Poi tetesco.
Stanco ......
Neanche terone.
Lo avrei compreso di più …..
Troppe cose da fare stasera.
Probabilmente è per quello.
E faccio veloce.
Un caffè veloce al bar .
Solo un domanda semplice.
Ma questo Orban d'Ungheria?
Chi è??
Deve essere uno importante caspita ……
Cambia la costituzione in un secondo.
265 a favore 11 contrari.
Ma questa sì che è democrazia!!!
Altro che quella di questo povero , sempre più povero ……. Paese ……almeno abbiamo il buon gusto di chiamarlo così ...... un pò di buongusto ci è restato ancora ......
Guai a offendere la “dignità” ungherese …..
Finisci in ….. dove finisci??
Si finisci per stare lì tutta la vita.
E guai se te ne vai!
Se sapevo mandavo i miei figli a studiare lì, caspita.
Oltre a trattenerli dopo la “laurea” gli daranno anche un lavoro no?
Mi sono preso paura.
Chissà cosa staranno facendo gli ungheresi ……
Cose segrete ……..
Nessun dorma, nessun parli …….
Ma lo cosa sconvolgente per me è un'altra.
Gli oppositori social – comunisti ……!!!!!
Sono loro che si oppongono al divieto di libertà di parola, pensiero, libertà!!
Ma non era il contrario tempo fa??
Ricordo davvero male?
I carri armati a Praga e Budapest?
Per fermare la “libertà”?
In fondo leggo che basta cambiare le parole …..
Sono fascisti …….
Una buona via d’uscita.
Mi rassicura.
Come gli olandesi del Sud Africa …….
Intaglieranno diamanti anche loro …..
Chissà.
Quelli dell’Olanda sono un esempio per il mondo scherziamo?
E a noi cosa resta?
Un “a noi”!!!!!
Temo ……..
Social-liberal-fascist-comunista .....
Oltre ai mitici Celentano&company ovviamente .....
Troppe cose da fare.
Molto inutili.
Stasera.
Come tutte le altre sere ovviamente.
Ma molte.
Cercare di comprendere la via d’uscita per una libertà vera.
Per tutti.
Cose futili.
Poi come mai potrei io?
Non sono mica Higgs …..
Insomma meglio andare.
Ho la mente altrove ……..
Devo essermi sbagliato a leggere.
Un fascista , di nome Orban, della “grande” Ungheria che vieta le stesse libertà vietate dai Soviet.
E i Soviet insorgono.
Purtroppo non i cattolici per un papa “stanco” …….
Purtroppo non gli Americani “non petrolieri” …….
È invidia ovviamente.
A noi resta un uomo di polipropilene.
Che sta tanto male.
Contro cosa dovremmo insorgere noi?
Siamo palle di gomma.
Con memoria di forma .....
L'unica nostra vera forza è quella della sopportazione.
Poi non temiamo , adesso ci pensa Grillo …….
Che adesso che ha vinto le elezioni cercherà le persone giuste ........
Avremo la nostra auto a idrogeno …..
E i detersivi all’acqua ……
Prodotti “nuovi” insomma …….
Addio Mediaset ……
Addio le Coop …….
Ovvero.
Tutti insieme appassionatamente.
La pelle del salame nella mia infanzia contadina la davamo ai gatti selvatici.
Pare che sia il “business” del futuro.
E del presente ……
Rayban stai attenta ……
Rischi di fallire.
Meglio comprare il brevetto ……
Troppe cose da fare.
Stasera.
E comprendo solo una cosa .....
Sono in ritardo!!!!!!



FranzK.

sabato 9 marzo 2013

Danza il Tempo.
























http://www.youtube.com/watch?v=uNDzaHF2CBY



Danza sul tuo tempo
Come sul grano danza il vento
Danzalo leggera
Come brezza di primavera
Sciogli i tuoi capelli
Lascia che ti sfiori
Apri le tue mani
Le colmerà di fiori

Danza sul tuo tempo
Come un onda danza il mare
Ti asciugherà la sabbia
Di una spiaggia per riposare
Spargila sul corpo
Lascia che ti scaldi
Stringi appena i suoi granelli
Sai , nessuno può contarli.

Danza sul tuo tempo
Senza piangere rancore
Solo come un raggio di luna
Insieme al suo raggio di sole
Prendilo per mano
Lascia che ti sfiori
Sfioralo leggera
Come i petali dei fiori

Danza e danza
E ridi e balla
E corri nella luce
Il tempo poi ritornerà
E tu sarai felice
Danza e danza
E ridi e balla
E non aver paura
Il tempo non tradisce
Il tempo ....... ci misura .......

Danza e danza
E ridi e balla
E non aver timore
Il tempo sta tornando....
E' il tempo ...... dell'amore.


FranzK.


For Evgeniya with love.


venerdì 8 marzo 2013

Donne.






















http://www.youtube.com/watch?v=2JpERcEz178



Donne.

Donne in un mondo di uomini.

Donne belle,
Donne brutte,
Donne per giocare,
Donne per sognare,
Donne giovani,
Giovani donne.

Donne in un mondo di uomini soli.

Donne magre,
Magre di natura,
Donne grasse,
Di natura,
Donne grasse e depresse,
Donne che sanno amare,
Donne ambiziose,
Donne che non sanno amare.

In un mondo di uomini solo ambiziosi.

Donne di giorno,
Donne di notte,
Donne tenere,
Donne semplici,
Donne intelligenti.

In un mondo di uomini stanchi.

Donne falliche,
Donne di casa,
Donne bambine,
Donne vecchie da bambine,
E bimbe donne da vecchie.

In un mondo di uomini stralunati.

Donne mamme,
Donne madri,
Donne in carriera,
Donne con i tacchi,
Donne in stracci,
Donne femmine,
Donne dure,
Donne mestruate.

In mondo di uomini solo bambini.

Donne depilate,
Donne glabre,
Donne ricche,
Donne povere,
Donne truccate,
Donne appena risvegliate,

In un mondo di uomini senza scrupoli.

Donne rifatte,
Donne da rifare,
Donne che piacciono,
Ma non si piacciono,
Donne con l’emicrania,
Donne sterili,
Donne fertili.

In un mondo di uomini troppo semplici.

Donne ginniche,
Donne agitate,
Donne stanche,
Donne destinate,
Donne sanguinanti,
Donne patinate,
Donne sbiadite.

In un mondo di uomini disattenti.

Donne perdute,
Donne di strada,
Donne di letto,
Donne di preghiera,
Donne bruciate,
Donne ingannate,
Donne bugiarde,
Donne oneste.

In un mondo di uomini cattivi.

Donne in passerella,
Donne da passerella,
Donna da esibire,
Donne da tradire,
Donne da usare,
Donne da buttare,
Dopo l’uso,
Donne che usano,
E gettano dopo l’uso,
Donne abusate.

In mondo di uomini solo stupidi.

Bimbe abusate,
Donne vendute,
Donne che vogliono ricchezze,
Donne che sognano un amore,
Donne creative,
Donne spente,
Donne sposate,
Donne sole.

In un mondo di uomini diabolici.

Donne che scappano,
Donne che tornano,
Donne che governano,
Donne che si perdono,
Donne che cambiano tinta,
Donne che si fanno la tinta,
Donne allo shopping,
Donne allo specchio.

In un mondo di uomini che vogliono portarle solo a letto.

Donne.
E basta.
L’energia che muove destini da sempre.

Di uomini,
Di figli,
Di figlie,
Di sforzi,
Di pianti,
Di sacrifici,
Di imprese,
Di gioie,
Di follie,
Di emozioni,
Di fantasie,
Di amori veri,
Di amori falsi.

Donne in festa,
Per la vostra unicità,
Per qualsiasi donna ,
Che è un mondo a sé,
Una vita a se.

Un inno alla vostra unicità.

Comunque.
Per tutto quello che determinate
Per tutto quello che avete subito
Per quello che subite,
Per quello che avete dato,
Per quello che avete preso,
Per quello che avete reso,
Per quello che avete rubato.

Per tutto l’amore.
Che avete dato,
Sempre.

 In un mondo di uomini arroganti.
In un mondo di uomini dominanti.
Senza mai rendersi conto
Che saranno sempre dominati,
Dalla vostra natura,
Unica,
Diversa,
L’unica che può completarci.
Nel vostro completarvi.

Ma oggi è la vostra festa
Oggi è necessario solo un inno
Di gioia
Per contemplarvi.



FranzK.

giovedì 7 marzo 2013

Occhiali di Vita.


























http://www.youtube.com/watch?v=1QrjvkhIpE0



Quella canzone piena di tristezza…..
Quel paio di occhiali unti di sudore
E di fatica sempre celata
Tutti rotti e maltrattati
Vissuti in quel buio dove cercavano invano luce
Per te anche
Tanto per te.
Sono rimasti li
Solo come un vecchio arrugginito ricordo
Di tutte le sere che ti tenevo vicina
Di tutto il mondo che volevo farti vedere
Di troppo amore
Forse solo di troppo immaturo amore
Non mi sento un buon padre
Ma ho fatto di tutto per esserlo
Avevo due mani
Una mente
Un buon cuore
Un vecchio paio di occhiali
Null’altro
Se non addosso il mondo
E tu eri avvolta nei tuoi biondissimi capelli ricci
Sorridevi sempre
Ti facevo vedere film  da “grandi”
Ti leggevo fiabe
Inventavo storie di paura
Solo una volta ho perso la pazienza
Ti ho dato una sberla
Di tutte quelle che per me erano abitudine quotidiana nella mia infanzia
E ti chiedo perdono
E me lo rendo
Ti ho riconosciuta come il mio meglio
La mia naturale prosecuzione
Per quando sarebbero restati di me
Solo quei vecchi occhiali
Pieni di unto e di sudore
Di notti insonni
Sporchi di grasso e buio
Ma lindi e candidi nel mio rifiuto alla compromissione
Lindi e candidi come l’anima di un bambino
Puliti in tutto
Tranne che nel vedere le tue sofferenze
Ciechi in quello
E nel non comprenderle
Domani  è la festa delle donne
Scriverò per ironia domani
Domani  lo farò
Ma stanotte mi sono svegliato
E stanotte è difficile
È la notte di un giorno comunque difficile
Per te di più
Perché avevo tanto da dare
E non ci sono riuscito
Davanti a Dio se mai esiste e agli uomini
Non temo il giudizio
Ma solo l’impotenza
Di un tuo mancato sorriso
Non mio di orgoglio
Ma tuo di gioia
L’impotenza di un padre
Delegittimato
Davanti a se e alla sua coscienza
Perchè a tuo padre del mondo non interessa
Non ha mai contato i suoi giudizi e pregiudizi
E non l’avrebbe cambiato un po', nelle sue possibilità.
Li ha sofferti e amaramente accettati quei giudizi
Per altri editti
Che solo il tempo ha dato
Ai giudici supremi
A coloro che si fregiavano di consigli
O presuntuose certezze.
Quindi domani è la tua festa
Per me è così
La festa di una donna
Che è stata la mia bambina
E alla quale forse ho dato troppo o troppo poco
Amore
E parlo di me
Solo di me
Perchè mi manca tutto quello che non ho potuto insegnarti
Perché ne avevo e ne avrei adesso ancora di più
E non è dei miei occhiali appena meno sporchi di sudore
Che mi tormento
Ma di quanto mancano a te
Quelli vecchi
Che non hanno saputo vedere
Le tue sofferenze
Non le mie
Le mie non contano
E adesso ho tolto gli occhiali
Perché si sono inumiditi
Non di pioggia
Non di sudore
O di grasso
Ma di una tenerezza
Che non ho saputo dare
Di un amore diverso
Che non ho saputo trasferire
E del quale mi faccio carico
Solo io
Come sempre nella mia vita
Non rifiutando la responsabilità
Ma assumendola tutta avendone la forza
O semplicemente illudendomi di poterla avere
Non c’è più quel giovane padre
Che a volte sfatto dalle sue lotte e dalle sue fatiche
Si addormentava qualche ora
Sul divano di casa
È qui
Senza occhiali
E senza che tu, vedendoli appoggiati su un tavolo
Possa soffrirne
È la tua festa domani
Ed è per te che scrivo
Per mia figlia
Spero con un po' di tenerezza
Imparata
Compresa
Scrivo perché tu possa un giorno leggermi
E comprendere che questo mio sciocco scrivere era l’unico modo che avevo
Per indicarti la tua strada
Quella che ti appartiene di diritto
E che un giorno fiorirà
I figli sono meglio dei genitori
Sempre
E spero che prima che questi occhiali si arrugginiscano ancora
Spero di leggerti
Per tutto quello che sai scrivere tu davvero
In forma e contenuto
Per la meraviglia che è difficile da sostenere
Incanalare a volte
Perché il troppo amore
Che puoi avere dentro
È un delicato equilibrio
Che ti rende speciale
Non nei sensi di colpa
Ma in quelli della virtù
Ma anche in quelli delle quotidiane inquietudini
Perché era una principessa
Di un vero principe
Ma senza regno.


Ti prometto che per la tua festa
Non lascerò gli occhiali sul tavolo domani
Spero che mi aiutino a vedere
A scrivere adesso per poter  leggere te un po' più avanti
Nelle meraviglie semplici che hai dentro.
E che un giorno sbocceranno
Non nel buio di un tormento
Ma in una serena mattina piena di sole.


FranzK.

Tuo padre.