Visualizzazione post con etichetta conoscenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta conoscenza. Mostra tutti i post

mercoledì 6 marzo 2019

Il Tempo Del Silenzio





C’è un tempo
C’è né uno
Non tanti
Non musicale
Non un 3/4 , non un  6/8 , non un mazurca o un tango
C’è un tempo per agire
Per fare
Per parlare anche troppo
Per dilaniarsi e combattere
Per ragionare e produrre
C’è un tempo per essere cosciente
Lucido
Più di un wafer di silicio
Pronto alla fotoincisione
Pronto agli acidi corrosivi
Pronto ai transistori e anche molto di più
C’è un tempo dove pazientare come un gatto
Che caccia un topo
C’è un tempo dove scattare come un felino
Per catturare la preda
La vita
La sopravvivenza
La tua e forse anche la sua
È un segreto
Come quel tempo che lo identifica
Che lo scandisce
Che ne conta i millisecondi
Non di una semina
Per un auspicato e insicuro raccolto
Ma peggio
Perché non dipende dal meteo
Di un solo necessario agire.

C’è un altro tempo
Che non so se viene prima o dopo
Ma arriva
Prima o poi
Che invoca alla tua saggezza
Per essere accettato
Vissuto
“Subìto”
Perché siamo tanto stupidi
A volte
Che “subire”, accettare e vivere sembra debolezza
Non virtù di certo
E non si sopporta facilmente e felicemente
Questo tempo nuovo
Che viene prima o dopo
Ma che arriva
Dove pare che sia necessario
Chinare il capo
Farsi piccoli
Scomparire
Stracciare le catene neuronali
Che uniscono e ti sferzano
E ti invocano e chiamano
Come il misterioso canto delle sirene per Ulisse

“Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei,
ferma la nave, la nostra voce a sentire.
Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera,
se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce;
poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose.
Noi tutti sappiamo, quanto nell’ampia terra di Troia
Argivi e Teucri patirono per volere dei numi;
tutto sappiamo quello che avviene sulla terra nutrice”.

Legati a questo tempo allora
Non all'albero maestro della nave
Né alla tua presunta forza
Dell’altro tempo
Quello dell’agire

Perché non so quando arriva
Se prima o dopo il tuo ardire
Ma arriva
E non servirà più il tuo ardire

Ma la tua misericordia

Perché arriva

Il tempo del silenzio

FranzK.


lunedì 1 febbraio 2016

Il Vendicatore solitario dei Navigli






Sembra strano stasera.
Siamo qui a pensare di poter dimenticare, nonostante i bicchieri siano ancora sulla tavola, nonostante il mio desiderato stato di sobrietà mi porti a negare l’assaggio degli ultimi pregiati distillati.
E con essi ed il loro consumo, qualsiasi possibilità di omissione, sepoltura, oblio.
Del conscio e dell’inconscio.
Non posso dimenticare, non appartiene sfortunatamente alla mia, considerata dai più, bizzarra natura.
(Personalmente la sento solo una natura del tutto normale, per quanto valgano le autodiagnosi.)
Avrei voluto comunque poterlo fare, il dimenticare, in più di mille occasioni, circostanze, contingenze e situazioni.
Belle o brutte.
Non posso e basta e, in fondo, mi rende solo uno stato di serena allegria, il ricordare.
Decisamente in contrasto con la tristezza che mi arreca la memoria corta ed eccessivamente lobotomizzata del tempo corrente e delle sue troppo in fretta dimenticate, disgraziate novelle quotidiane.
La storia che tratto qui, mal si adatta allo sfuggevole di una semplice gazzetta e dei suoi conseguenti commenti già affetti da amnesia il giorno dopo se non il giorno prima.
Perché questa non è una semplice storia dell'ultima guerra o dell’ultima sconvolgente quanto sfuggevole alla memoria, notizia noir.
All'apparenza può sembrare anche tale ma non lo è affatto.
E forse è proprio questa la sua principale prerogativa, essenza.
Di come un qualsiasi potenziale “nero”, “buio” e “pericoloso” possa divenire, non solo un “chiaro positivo” ma addirittura un sentimento: il più puro forse tra tutti.
Mi sembra strano anche oggi, che provo a narrarla con la mia scarsa, quanto anche molto arrugginita e per molto tempo abbandonata, tecnica scrittoria.
Strano quanto sia allegro anche questo.
Perché per un istante non confonde i miei pensieri rispetto a quanto leggo quasi tutti i giorni sugli “organi ufficiali” dell’informazione.
Alla medicina somministrata quotidianamente.
Inquietante “rimedio” per dar vita a stereotipate conversazioni che aiutano a “passare il tempo”, quasi ne avessimo una impellente, inderogabile necessità.
E non parlo di informazione condizionata, sarebbe necessario averne le prove per dichiararlo, ma solo molto superficiale, mai contagiata da un “umano”.
Contagiata e afflitta purtroppo solo da una ben celata astrazione, da un immediato sfuggevole stupore, se non, addirittura, una sorta di rapido consumo isterico al quale può seguire solo il limbo cerebrale.
So di aver espresso tre volte lo stesso concetto e forse male in ogni caso ma  non è più tempo di perdere la strada, quindi procediamo.

A questo punto come interviene un titolo così audace?
Il vendicatore solitario dei Navigli: chi è?
Cosa mai è accaduto, quale è la storia?
Ebbene essa è semplice e priva di stupore, almeno di quello descritto in precedenza, e con quel che resta di tanta ruggine provo a scriverla.
Qui, nel bianco digitale, pubblico quanto privo di qualsiasi secondo fine, legato semplicemente al valore personale di “esistere”, della sua libertà di poterlo fare e di poterlo fare magari "a modo mio".
Senza scopo direbbe qualcuno, con l’unico vero scopo direbbero pochi, ed è sempre a questi ultimi che mi rivolgo, è a loro in cui credo.
Ed è per loro che lo faccio, senza prezzo e senza scuse, quanto senza alcuna necessità di dominio di una scena, né tanto meno di sete di fama o successo.
E solo loro, quei pochi, ne intuiscono, probabilmente, il senso compiuto.


Un fine inverno di qualche tempo fa, non molto lontano da quello odierno.
Un fine inverno che ancora non apriva le porte ad un convincente inizio della primavera.
La locazione geografica della città è semplice da intuire, quanto non lo è la situazione.

Un uomo corpulento, di statura non indifferente e dalla forza fisica proporzionata alla sua anatomia.
Un uomo con tanti grattacapi.

Una rosa, in un vaso.
Una rosa di fine inverno.
Rossa.
In un semplice vaso.
In mezzo ad altri vasi e a piante sempreverdi della penisola di circoscrizione dei tavoli esterni di un locale.

Quanti pensieri per quella strana figura d’uomo, quella notte.
Quante stranissime preoccupazioni.
Almeno senza senso quanto il mio scrivere.

Non si può dire che l’avesse incontrata.
Ma semplicemente raccolta.

Non si sarebbe potuto fare in altro modo.
Che raccoglierla.
E non era da lui.
Aveva già troppi problemi con se stesso.
Troppi grattacapi.
Anche se ad essi aveva trovato quantomeno un rimedio.
Magari non proprio ortodosso.
Ma funzionale almeno.
E non avrebbe potuto che raccoglierla.
In quelle misere sporche vesti.
E poi?
Cosa ne avrebbe fatto di lei?
Con tutti i grattacapi che già aveva ed annessi strani rimedi.
Si ritrovò spiazzato, come un bimbo davanti ad un algoritmo troppo complesso.
Devi affidarti al cuore, all'intuizione, alle emozioni pensò.
E non era da lui pensare in questo modo.
Con tutto il pericolo che possono produrre poi le emozioni.
Un pericolo incalcolabile.
Ma ci pensò con le emozioni.
E la raccolse.
Ne accettò senza alcuna logica le conseguenze.
Erano semplici le conseguenze.
Quanto destrutturanti.
Si poteva solo raccoglierla, lì per lì …
Ma quel "lì per lì" non sarebbe mai bastato, lo sapeva in fondo, non sarebbe mai stato sufficiente.
Era necessario prendersene cura.
Molto, molto di più che semplicemente raccoglierla.
Era necessario ospitarla, rivestirla, lavarla, sfamarla …
Prendersene cura in tutti gli aspetti che questa azione determina.
Ospitarla le apparve come la cosa più necessaria, quanto più difficile.
Perché avrebbe dovuto convivere, anche lei, con i suoi grattacapi e con gli strani rimedi.
Ma ormai era fatta.
L’azione del raccoglierla, senza un sensato motivo che non fosse quella tremenda emozione, non poteva più escludere la reazione a catena di tutti gli altri doveri correlati.
E, come si sa,le emozioni vanno oltre.
Molto oltre il  "poco sensato" di averle accolte.
Ti travolgono.
O forse semplicemente ti cambiano.
Ti scaraventano in una dimensione diversa.
E, per un istante …
Perché non dura più di un istante …
In quella dimensione sei fin contento di esserci finito.
Ed è la fine.
O l’inizio.
Dipende.
In quel caso, nel suo caso, cominciò qualcosa.
E anche per chi non ha grattacapi e stranissimi rimedi.
Se mai ha provato, sono certo che può comprende.
La raccolse e la accolse, la rivestì, la sfamò, la lavò, le offrì tutto ciò che aveva.
E, nonostante questo, mancava ancora qualcosa.
Sarebbe sempre mancato qualcosa.
Da quel punto in poi almeno.
Da quel "lì per lì" in poi.

Era notte, una strana notte di fine inverno che ancora non apriva con decisione le porte ad un primavera.
Lei dormiva.
Finalmente in un letto.
Profumato di lenzuola pulite.
Caldo, finalmente.
Sicuro e rassicurante.
Ma per lui non era sufficiente.
Non bastava, mancava qualcosa.
Sarebbe sempre mancato qualcosa oramai.
Una certezza che, per quanto ossessiva, lo aveva cambiato.
E quel cambiamento era travolgente.

Indossò il pesante soprabito e il cappello a larghe falde.
La notte era fredda fuori.
E i grattacapi non erano di certo passati.
Sopiti magari.
Ma non passati, non sarebbero mai passati.
Le stradine in selciato della città erano lucide e bagnate di nebbia.
Abbastanza deserte a quell'ora.
Deserte a sufficienza per riuscire a passare un po’ inosservato.
Nel suo procedere un po’ piegato in due.
Per sopportare meglio il freddo umido e i grattacapi.

E c'era una rosa che lo aspettava.
Rossa.
In un vaso tra molti sempreverdi.
Una rosa d’inverno che aveva già aperto le porte alla primavera.
Come lui.
Uguale.
Aveva ceduto anche lei all'emozione.
Senza senso alcuno.
Di una fioritura anticipata.
E a volte le emozioni vanno oltre.
Molto oltre il già poco sensato di averle accolte.
Vissute.
Ti travolgono.
O forse semplicemente ti cambiano.
Ti scaraventano in una dimensione diversa.

E anche la rosa aveva ceduto ad un emozione quanto lui.
Anche se lei aveva un proprietario.
Anche delle sue emozioni senza senso.

L’uomo con i grattacapi lo sapeva ma in quel momento voleva ignorarlo.
In quel momento aveva semplicemente trovato quello che gli mancava.
Almeno in quel momento.
Si intrufolò tra i sempreverdi.
Maldestramente.
Come maldestro era il suo solito fare.
Creando disordine, rumore e danno.

Il locale, a quell'ora, era chiuso.
Ma non vuoto.
All'interno consumavano la cena due amanti.
Una cena intima.
La cena del proprietario del locale, un uomo con il tastevin
Un uomo che conosceva il tastevin
Del quale ne era davvero degno.
Con quel che ne consegue.
Con tutto l’umano che ne consegue.
Con tutta la cultura e l’intelligenza che ne deriva.
Che fermenta quando conosci appieno un fermentare miracoloso della natura.
E conoscere è cultura e rispetto, è rispetto e tolleranza.
Un uomo con il tastevin, se lo porta perché ne è degno, ne ha da vendere di questa rarissima merce.
Una cena di un uomo con il tastevin insieme con il suo amore.
Che aveva finito il suo lavoro e lo aveva raggiunto.
Come sempre.
Nelle tarde ore con il locale chiuso e finalmente a disposizione solo per loro.

Il rumore prodotto dall'uomo con i grattacapi non poteva non essere udito.
E si sa che la città, quella città, di notte ha i suoi rischi.
Normalmente si chiamano le forze dell’ordine.
Lo avrebbe fatto chiunque.
Ma non l’uomo con il tastevin.
Forse non era semplicemente nella sua natura.
Sicuramente non nella sua cultura.
Uscì.
E vide questa figura scura, nello scuro della notte.
Una figura corpulenta, alta e scura.
Con il vaso contenete la rosa in mano.
Pronto ad andarsene.

“Buonasera” “come va”?
“Piacere, mi chiamo …… “disse l’uomo con il tastevin, mentre allungava la mano per presentarsi.
“E ….perdoni, cosa fa con la mia rosa d’inverno in mano”? .... sorridendo.
I grattacapi dell’uomo che si era appropriato della rosa d’inverno peggiorarono all'istante.
Porse la mano per poi ritrarla d’improvviso.
Posò a terra il vaso.
Si levò il cappello.
Chiuse forte in un pugno le dita della mano destra.
La alzò al cielo e si percosse con il pugno, e con molta violenza, quattro volte in testa.
“Io sono il vendicatore solitario dei Navigli!” gridò.
“Piacere di conoscerla” rispose l’uomo con il tastevin.
“Può farmi la cortesia di rimettere la rosa al suo posto e sistemare il disastro che ha fatto”?
“La rosa è per la mia signora” rispose l’uomo con i grattacapi, l’ho appena raccolta dalla strada e accolta nella mia casa.
E mancava qualcosa.
Questa.
Una rosa rossa d’inverno.
Che aveva già aperto le porte alla primavera.
E adesso è notte ma mi mancava, perché mancherà sempre qualcosa.
Le chiedo scusa, comprendo quanto mi chiede, ma mi mancava e spero che anche lei comprenda”.

L’uomo con il tastevin sorrise ancora e rientrò dalla sua amata per finire la cena.

L’uomo con i grattacapi si mise al lavoro per risistemare tutto e ridare alla rosa il suo posto.
E se ne andò.
Per le stradine in selciato lucide e bagnate di nebbia.
Ormai completamente deserte.
Arrivò a casa.
E si sentì stranamente sereno.
Qualcosa era cambiato.
Per sempre.
Poteva contemplare la sua emozione.
La contemplò, vegliandone il sonno tutta la notte.
In fondo sarebbe in ogni caso mancato qualcosa sempre.
Da lì in poi.
Sempre.
E l’uomo con i grattacapi sorrise anche lui, dopo tanto, tantissimo tempo.

L’indomani, nel locale dell’uomo con il tastevin, giunse un corriere.
“C’è un pacco per lei, una firma per favore”.
Conteneva un bellissimo dono.
Il mittente era l’uomo con i grattacapi.
Un dono e un biglietto di scuse.

Se passate da li.
Qualche volta.
Entrate nel locale.
Ne vale la pena.
Li trovate quasi sempre.
Una coppia di magnifici amanti composta da un uomo con i grattacapi e una bellissima donna.
L’uomo con un po’ meno di grattacapi e la donna senza più alcuna necessità di essere accolta.
A godere, insieme e con sobrietà, di pregiati distillati.
Serviti con cura, classe e affetto dall'uomo con il tastevin.


FranzK.  

Tratto liberamente da una storia vera.

venerdì 15 marzo 2013

Le Onde del Tuo Vento.































For music click here:


Audio recording >>





Sono solo onde.
Onde che si spezzano,
Contro gli scogli,
Per avere un po' di ossigeno.
Siamo noi quelle onde,
Sono le nostre vite,
da trovare.

Sono onde, solo onde,
Le onde del mare,
Che senza vento sicuro,
Sono difficili da trovare.
Solo quell'onda tua,
Ti può portare alla tua spiaggia,
Che non è il tuo destino,
Ma forse l’unico luogo,
Dove puoi sentirti a te vicino.

Sono solo onde,
Onde che si cercano
Senza un vento certo,
Anche se solo uno può trovarle.
Nessuno sa dirti il vero,
È solo tuo quel vento,
Solo tua la risposta del tuo tempo.

Perché l’acqua delle onde,
Poi evapora,
E sale verso il cielo,
E piove e torna sulla terra,
Imbianca montagne come gelo,
E poi scorre o si scioglie,
E corre e dentro un fiume, e torna al mare,
Per altre onde nuove, senza vento,
Nella loro bellezza e nel loro tormento.

Trova la tua onda.
È solo tua,
Cercala nel mare,
Trova il suo vento,
Che insieme a quell'onda,
Troverà te,
Senza mai evaporare.


FranzK.

sabato 9 marzo 2013

Danza il Tempo.
























http://www.youtube.com/watch?v=uNDzaHF2CBY



Danza sul tuo tempo
Come sul grano danza il vento
Danzalo leggera
Come brezza di primavera
Sciogli i tuoi capelli
Lascia che ti sfiori
Apri le tue mani
Le colmerà di fiori

Danza sul tuo tempo
Come un onda danza il mare
Ti asciugherà la sabbia
Di una spiaggia per riposare
Spargila sul corpo
Lascia che ti scaldi
Stringi appena i suoi granelli
Sai , nessuno può contarli.

Danza sul tuo tempo
Senza piangere rancore
Solo come un raggio di luna
Insieme al suo raggio di sole
Prendilo per mano
Lascia che ti sfiori
Sfioralo leggera
Come i petali dei fiori

Danza e danza
E ridi e balla
E corri nella luce
Il tempo poi ritornerà
E tu sarai felice
Danza e danza
E ridi e balla
E non aver paura
Il tempo non tradisce
Il tempo ....... ci misura .......

Danza e danza
E ridi e balla
E non aver timore
Il tempo sta tornando....
E' il tempo ...... dell'amore.


FranzK.


For Evgeniya with love.


domenica 3 marzo 2013

Il Profumo del Vento.


















https://www.youtube.com/watch?v=H11TVwdwZa0



Ha un suo profumo il vento,
Una sua direzione .
Variabile.
Sentirlo è difficile.
Sentirne le tracce, per trovare la tua.
Quella che apre al vento,
Il tuo respiro,
Più profondo.
Più ossigenato, certo.
Quando accade,
Se mai accade,
È la vita che sfiori.
Nella sua brezza.
La tua.
Come parte di quella di tutti.
Di quel segreto che ci collega,
Ci implica,
Ci complica a volte.
Nella sua complicità.
Ha un suo oro vero, il profumo del vento.
Oltre il Platonico vero coraggio.
Molto oltre.
Non ha piani,
Ha un presente,
L’unica certezza che può determinare il futuro.
Non come scelta,
Ma come profilo.
Con un suo profilo sicuro,
Determinato,
Un binario senza ostacoli,
Inclinato verso il centro di gravità.
Non puoi fermarti,
Ma solo percorrerlo.
Con quel vento tra i capelli,
Che non scompigliano,
Ma cantano.
E non solo di gioie.
E non solo di fatiche.
Forse,
Solo della tua vita,
Quella che nel suo vero,
Appartiene alla vita.
Quella che non conta tempo,
Né passati né presenti ne futuri
Ma solo brezze profumate,
Con le quali inebriarsi.
Verso il certo,
Che non capiremo mai.
Ma che in quella brezza,
O in quella tempesta,
Ha un profumo.
Così definito, certo,
Che vale la pena.
Di seguire.
Sempre.



FranzK.

lunedì 31 dicembre 2012

Il Respiro della Locomotiva.
























https://www.youtube.com/watch?v=FpUA7z0_nx8



Non è affatto simpatico essere coscienti di appartenere ad una generazione che, più di ogni altra. forse ha “trasformato” il più elevato numero di risorse, lasciando come conseguenza forse il elevato numero di immondizia e davvero poca felicità.

Già perché se mi guardo attorno non vedo un mondo felice e soprattutto lo vedo ancor meno felice se correlato con gli immani sforzi compiuti per divenirlo, compresi i miei personali. 

Meno ancora se volgo lo sguardo a tutti gli sforzi ancora da fare, per sostenere la sconfitta a riguardo, per impedire almeno l’implosione del sistema. 

Direzioni sbagliate probabilmente o semplicemente obbligatorie.   

Che comunque nessuno vuole ammettere. 

Tantomeno assumerne la responsabilità. 

Le promesse felicità della società del lavoro, delle ferie, della casa, dell’automobile, della televisione, del telefono,  del Pil

Mi guardo in giro e non vedo un granché di volti felici. 

Perché non proviamo davvero a cambiare?

Perché non proviamo a crederci.

Che è solo possibile.



FranzK.





Locomotive Breath 



In the shuffling madness 
of the locomotive breath, 
runs the all-time loser, 
headlong to his death. 
He feels the piston scraping 
steam breaking on his brow 
old Charlie stole the handle 
and the train won't stop going 
no way to slow down. 

He sees his children jumping off 
at the stations one by one. 
His woman and his best friend 
in bed and having fun. 
He's crawling down the corridor 
on his hands and knees 
old Charlie stole the handle and 
the train won't stop going 
no way to slow down. 

He hears the silence howling 
catches angels as they fall. 
And the all-time winner 
has got him by the balls. 
He picks up Gideons Bible 
open at page one 
old Charlie stole the handle 
and the train won't stop going 
no way to slow down. 

“No way, to slow down?” 

domenica 30 dicembre 2012

Castrazione Chimica.
























https://www.youtube.com/watch?v=qYS732zyYfU


Tanto, tanto tempo fa …….. scrivevo :

Un amico mi fa presente un post su un blog di Yoga di cui leggo e riporto per esteso una frase. 
E parliamo del dolore, non di una cosa qualsiasi: 
“Cycling is so hard, the suffering is so intense, that it’s absolutely cleansing. The pain is so deep and strong that a curtain descends over your brain… Once, someone asked me what pleasure I took in riding for so long. ’Pleasure?’ I said. ’I don’t understand the question.’ I didn’t do it for pleasure, I did it for pain.”  Lance Armstrong 
Per i non “Anglosassoni” (nella mia pessima traduzione): 
Il ciclismo è davvero duro, la sofferenza molto intensa, che sono cose che “purificano”, il dolore è così intenso e profondo tanto da far scendere un sipario sul tuo cervello …….. Una volta qualcuno mi ha chiesto quale piacere provo a correre così a lungo.“Piacere”? ho detto. Non conosco il significato della domanda. Io non faccio tutto questo per il piacere, lo faccio per il dolore. Lance Armstrong. 
Il grande mitico Lance. 
Uno che ha sconfitto il cancro. ( non da solo, ma con il suo sponsor, una farmaceutica …….. troppo importante ….).
E ha vissuto per il dolore. 
Il “piacere” del dolore se ho ben capito.(da oggi siamo garantiti che il ciclismo è dolore, quanto la maratona e molto altro ancora …). 
Ed è stato un mito della gente, delle masse.
Mi spaventa più di qualsiasi crisi, il mito del dolore. 
Mi spaventa per modo dire, mi inquieta, mi rattrista.
E adesso le masse che lo osannavano bruciano le sue statue, l’”unico” che ha fatto uso di sostanze illecite ……
E quanto crediamo che gli asini volano, crediamo che gli altri, quelli che hanno perso, concedendo a lui di “vincere”, siano esenti da trattamenti farmacologici.
Speriamo che i suoi “tour” siano serviti a studiare almeno nuovi rimedi per qualche malattia ……
Speriamo di non leggere più la parola doping …….
Perché non è doping, ma solo l’eterno mito del superuomo- superscimmia, della crescita, della stupidità che vuole dimostrare sempre e solo l'inutile “di+”.
E il ciclismo è una scusa, vale per tutti gli sport e non solo, vale per una vita “adrenalinica”, per tutti,  per quelli che sento dire ancora oggi che lavorano come matti, in nero ……. e se hanno il mal di testa prendono farmaci perché ci sono soldi neri che li aspettano, anche bianchi ……
Credo sia per questo che nulla fa scandalo, perché quanto i politici ci rappresentano lo fanno anche i “miti” sportivi, le modelle, le macchine da mezzo milione di euro, e i cartellini da timbrare in ceti luoghi dove poi non basta un aiuto di farmaci ma ci vuole lo psicologo.
Quanto troppi fanno uso di cocaina politica e manageriale, di "fumo", di "pasticche" colorate di vari colori o anche solo blu......
Questa è la ripresa che tutti si augurano.
La ripresa del “dolore”.
Ha anche contenuti mistici legati a religioni e santi, il dolore, di cui vorrei però parlare un poco più avanti. 
Anche perché i santi veri di qualsiasi religione e “non –religione” non hanno né vissuto grazie a degli sponsor né sono morti lasciando ricchezze. 
Ha anche molte correlazioni con le guerre, il dolore. 
Mi spaventa, quindi meglio andare avanti. 
Lo stesso amico (ho dei pessimi amici effettivamente ……) mi spedisce anche il testo(che allego integralmente) di un articolo di “La Stampa” con un titolo che da solo vale l’attenzione per la lettura completa: 
“La corsa non rende felici”ScaricaLa corsa non rende felici - 200903
Se non lo conoscete, godetevelo, ne vale la pena. 
Io mi fermo a chiedermi un paio, forse tre cosette: 
Mi chiedo se l’efficienza può essere correlata con il dolore
Mi chiede se “andare forte” può essere una azione correlata con il dolore
Mi chiedo se “andare forte” può essere una azione correlata all’efficienza
Mi chiedo se "andare forte" può essere una azione correlata all'intelligenza.
Mi chiedo se il dolore è intelligenza
Mi chiedo se sarà il dolore o l’intelligenza che ci faranno “uscire dalla crisi”. 
Mi chiedo se è stato il dolore o l’intelligenza che hanno scatenato la crisi
Mi chiedo se saranno i muscoli o il cervello l’evoluzione della nostra specie. 
Mi chiedo come i D.O.M.S .Scarica DOMS che distruggono le miofibrille muscolari possano farle crescere. 
Mi chiedo come posso aiutare la morte neuro-muscolare di un ammalato di S.M.(sclerosi multipla) con il fitness 
Mi chiedo se i D.O.M.S. sono sinonimo di salute o di malattia
Mi chiedo come lo sport che ha sostituito la guerra può essere un atto di intelligenza
Mi chiedo se la guerra è intelligenza
Mi chiedo se essa sia dolore
Mi chiedo se nel vincerla possa esserci gioia, felicità
Mi chiedo se può essere vita.
O soltanto la solita castrazione chimica che ci vuole “non pensanti”.
Beato Pensiero …… la forma più pericolosa per il potere delle “superscimmie”, scusate "superuomini" :).

FranzK


“Ciò che non mi uccide, mi rende più forte” ( Friedrich Nietzsche - 1888)
..... la civiltà delle superscimmie ......... 150 anni dopo .......