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mercoledì 13 marzo 2013

Dammi Musica.























http://www.youtube.com/watch?v=K4_NOah3z3A



Dammi un accordo.
Un ritmo.
Una melodia.
Tra le tante,
Mai sentite,
Nel loro essere finite,
Per intrecci matematici.
Sono tante le possibilità,
Molte le variabili,
Ma sono finite,
Non infinite.
Come i nostri respiri,
I nostri battiti cardiaci,
I nostri passi,
Le nostre energie.
Sono finite,
Per calcolo matematico,
Ma forse,
Non per interpretazione,
Forse ….

E forse non è un accordo,
Non una melodia,
Né un ritmo,
Che serve,
Per sentire musica.
Dentro.
Per farla uscire,
E sentirla tua,
Nel suo dono,
A tutti.
Perché, quanto un idea,
Non è “nostra” la musica.
È un linguaggio,
Che trapassa qualsiasi cortina,
Ogni ostacolo,
Tutte  le torri di Babele,
Dei linguaggi,
Dei costumi.
Delle convenzioni.

È un inno,
Senza bandiere,
Senza colori,
Senza razze,
Senza fazioni,
Anche nella sua esclusività,
Nel suo “genere”.
È un grido,
Sussurrato,
Senza associazioni,
Di disperazione,
O gioia,
Di quel “piano” e “forte”,
Che è molto di più,
Di una tastiera,
In bianco e nero.
Molto di più,
Di rapporti armonici,
Archimedei.

Dammi musica,
Anche per sordi,
Per sensibilità piccole,
Per corde fragili,
O troppo rigide.
Dammi il giusto spettro,
Ben campionato,
Semplice,
Nella sua meraviglia,
Quanto efficace,
Nelle risonanze,
Senza battimenti,
Senza Fourier,
E le sue interpolazioni.
Basta un po' di musica,
Vera.
Che va oltre,
La tecnica,
Di uno strumento matematico

Se vuoi musica,
Devi darmela prima.
Io la scriverò,
Le darò il giusto timbro,
Intonazione,
Armonia.
Ma devi darmela prima,
Devo sentirla,
Dentro.
Quella che senti,
Dentro tu.
E non sarà mia,
Ma nostra.
Di tutti alla fine.
Perché tutti,
La sentono,
L’hanno dentro,
Sopita a volte,
Silenziosa,
Straziante.

Il segreto,
È piccolo,
Non servono ripetitori,
Amplificatori,
Trasduttori,
Se vuoi della musica,
Vera,
È necessario,
Il vero,
Nel suo relativo,
Assoluto.

Mi servono le note,
I ritmi,
Le pause,
Delle tue emozioni,
Vere.
Per comporre,
Musica,
Una sinfonia,
Senza fine,
Di sentimenti.

  

FranzK.

lunedì 11 marzo 2013

Ma ..... Come?






















http://www.youtube.com/watch?v=UQGFmEbuJOY



Ma come?
Leggo e non comprendo.


Beh questo è normale …..
Ma provo a leggere da uomo del “bar”…..
Forse lo sto diventando ……
Almeno per una volta ....... mi sia concesso .....
L’Ungheria di Orban.
L’Italia di Berlusconi.
L’America ….. dei petrolieri …….
La Russia di Putin.
La Cina …… di …… boh ……
La UE dei tedeschi …… della Merkel  …….
Il Sud Africa di Mandela?????
No!
È degli olandesi!!!
Piccolo popolo dalle grandi capacità ……
In Sud Africa estraggono diamanti ….. a basso costo ….. gli ultimi ex razzisti ……
In Olanda li “intagliano” trasformandoli in “preziosi” ….. valore aggiunto …..
Per donne senza scrupoli e uomini senz'anima.
Le prime li cambieranno per uno più “grande”, i secondi per una più “giovane” …..
Vado avanti?
No dai.
Fermiamoci qui.
In fondo noi esportiamo cultura ......
Celentano, Al Bano, Toto Cotugno e Eros Ramazzotti .....
Vuoi mettere?
Gaber, De Andrè, Jannacci, Conte, .....
Ma chi sono???
Robaccia .... per "italiani" ......
Poi dai ....... 
Stanco un Papa se ne fa un altro. ( questa non mi va giù, hanno rubato la libertà poetica ai poeti .......era per  poeti sostituire il vecchio "morto un papa ......."!)
Se poi è tetesco di Germania ……
Stanco …….
Beh via, un grande rivoluzionario, un innovatore insomma.
E pensare che era partito dal conservatorismo ….più estremo .....
Poi tetesco.
Stanco ......
Neanche terone.
Lo avrei compreso di più …..
Troppe cose da fare stasera.
Probabilmente è per quello.
E faccio veloce.
Un caffè veloce al bar .
Solo un domanda semplice.
Ma questo Orban d'Ungheria?
Chi è??
Deve essere uno importante caspita ……
Cambia la costituzione in un secondo.
265 a favore 11 contrari.
Ma questa sì che è democrazia!!!
Altro che quella di questo povero , sempre più povero ……. Paese ……almeno abbiamo il buon gusto di chiamarlo così ...... un pò di buongusto ci è restato ancora ......
Guai a offendere la “dignità” ungherese …..
Finisci in ….. dove finisci??
Si finisci per stare lì tutta la vita.
E guai se te ne vai!
Se sapevo mandavo i miei figli a studiare lì, caspita.
Oltre a trattenerli dopo la “laurea” gli daranno anche un lavoro no?
Mi sono preso paura.
Chissà cosa staranno facendo gli ungheresi ……
Cose segrete ……..
Nessun dorma, nessun parli …….
Ma lo cosa sconvolgente per me è un'altra.
Gli oppositori social – comunisti ……!!!!!
Sono loro che si oppongono al divieto di libertà di parola, pensiero, libertà!!
Ma non era il contrario tempo fa??
Ricordo davvero male?
I carri armati a Praga e Budapest?
Per fermare la “libertà”?
In fondo leggo che basta cambiare le parole …..
Sono fascisti …….
Una buona via d’uscita.
Mi rassicura.
Come gli olandesi del Sud Africa …….
Intaglieranno diamanti anche loro …..
Chissà.
Quelli dell’Olanda sono un esempio per il mondo scherziamo?
E a noi cosa resta?
Un “a noi”!!!!!
Temo ……..
Social-liberal-fascist-comunista .....
Oltre ai mitici Celentano&company ovviamente .....
Troppe cose da fare.
Molto inutili.
Stasera.
Come tutte le altre sere ovviamente.
Ma molte.
Cercare di comprendere la via d’uscita per una libertà vera.
Per tutti.
Cose futili.
Poi come mai potrei io?
Non sono mica Higgs …..
Insomma meglio andare.
Ho la mente altrove ……..
Devo essermi sbagliato a leggere.
Un fascista , di nome Orban, della “grande” Ungheria che vieta le stesse libertà vietate dai Soviet.
E i Soviet insorgono.
Purtroppo non i cattolici per un papa “stanco” …….
Purtroppo non gli Americani “non petrolieri” …….
È invidia ovviamente.
A noi resta un uomo di polipropilene.
Che sta tanto male.
Contro cosa dovremmo insorgere noi?
Siamo palle di gomma.
Con memoria di forma .....
L'unica nostra vera forza è quella della sopportazione.
Poi non temiamo , adesso ci pensa Grillo …….
Che adesso che ha vinto le elezioni cercherà le persone giuste ........
Avremo la nostra auto a idrogeno …..
E i detersivi all’acqua ……
Prodotti “nuovi” insomma …….
Addio Mediaset ……
Addio le Coop …….
Ovvero.
Tutti insieme appassionatamente.
La pelle del salame nella mia infanzia contadina la davamo ai gatti selvatici.
Pare che sia il “business” del futuro.
E del presente ……
Rayban stai attenta ……
Rischi di fallire.
Meglio comprare il brevetto ……
Troppe cose da fare.
Stasera.
E comprendo solo una cosa .....
Sono in ritardo!!!!!!



FranzK.

martedì 11 dicembre 2012

Dammi, Vita Mia ..... Ancora.




















https://www.youtube.com/watch?v=iti90LDR-3E


Dammi un giorno.
Uno solo.
Senza vento.
Senza troppo sole.
Senza pioggia arrabbiata.
Freddo troppo gelido.
Caldo soffocante.
Uno solo.
Perché possa comprenderti.
Un giorno di semplice lucidità.
Senza pesi.
Un giorno felice.
Perché possa crederti.

Dammi un ora.
Una sola.
Senza segnali.
Senza rumori.
Di orologi.
Di anime disperate.
Di pulsazioni cieche.
Che mi sprofondano nella cecità.
Una sola ora.
Perché mi basta per sentirti.
Per crederti.
Dammi un’ora.
Ancora.
Di silenzio.

Dammi un secondo vita mia.
Uno solo.
Un minuscolo secondo.
Di grazia.
Di semplicità.
Senza dolore.
Senza rabbia.
Percepita.
Spalmata.
Dentro.
Mi basta un secondo.
Per darti il meglio di me.

Dammi una frazione.
Infinitesima.
Del tuo sconosciuto tempo.
Perché ne possa essere degno.
Senza contraddizioni.
Senza passato.
Senza ricordi.
Senza condanne.
Solo un alito di tempo.
Poco più di un nulla.
Per poterti capire.

Dammi un po' di te.
Che non sei rabbia, ma sorriso.
Che sei cantico, non rumore.
Dammi la forza.
Di non cadere nella fossa comune
Della rabbia e della disperazione
Te lo chiedo adesso
Perché adesso ti merito
Mi merito
Merito di renderti il meglio
Di quanto mi hai dato.
Sto aspettando
Non c’è più rabbia dentro.
C’è solo amore.
E comprensione.

Dammi vita mia.
Solo un tempo appena più del nulla.
Per la più piccola particella.
Che hai creato.
Che mi hai fatto incontrare.
Sentire.
Perché finalmente,
Possa comprenderla
Per restituirla
In modo comprensibile
Quella infinitesima particella.

Di semplice 
Felicità.


FranzK.

venerdì 2 novembre 2012

Non Muore.
























http://www.youtube.com/watch?v=lVXEZklklhI&feature=related



Sono suoni.
O sogni.
Sono pelle.
Profumi.
Caldi.
Come la carezza di un pensiero.
Gentile.
Come il bacio.
Di una luna.
Nel freddo di una notte.
E non muore.
Quello che è vero.
Non si trasforma.
In falso.
Resta.
Come tutto.
E quello che resta.
È solo vero.
Non muore.
Non si distrugge.
Come non si crea.

Sono sensazioni.
Fremiti.
Desideri.
Suoni e colori
Non respiriamo solo dai polmoni.
Ma dalla pelle.
E forse è con essa.
E non con la mente.
Che comunichiamo.
Che sentiamo.
Non lobi.
Non papille.
Non corpo, né anima.
Solo energia.
Bolle di energia.
Fluttuanti in un infinitesimo.
Che chiamiamo vita.
Che passa.
Ma non muore.
Non degenera.
In marcescenza.


Non distanze.
Non paure.
Solo caos.
Con le sue regole.
Segrete.
Sconosciute.
Che collegano
O scollegano
Uniscono
O semplicemente
Salutano
Resistono,
Al peggio
Non sopravvivono,
Al meglio
Se è falso
E il meglio
È il vero
E non muore
Non piange
Vive.

Anche se ne abbiamo solo la percezione
Nell'imperfezione della nostra natura
Che non può comprendere perfezioni
Può solo inventarle
Perché non la conosciamo.
Ma il vero.
Non muore.

FranzK.



giovedì 26 aprile 2012

Processo per Due Vite.




Notte fonda.
Tutta notte. 
La prima notte senza riposo.

Se penso indietro, in un tempo che non ha tempo, comprendo che il “processo a nudo” di stasera ha forzato la fine.
Forse giusta, forse no, forse quello che sarebbe stato comunque, ma l’ha forzata.
Non era negli altri che avrebbero potuto cercare risposte.

Ma la sua di ieri notte, così difesa a spada tratta ancora stasera, ancora da lei e dai “giudici supremi” che hanno scelto, l’ha trovato solo.
Ancora solo.
Lucido e controverso, ma solo, sul banco degli imputati.
Non so se i due “maestri” che avevano scelto hanno compreso qualcosa, ma li hanno scelti loro e  non avrebbero che potuto accettarne il verdetto.
Cosa era poi lo scandalo?
Quale la tragica imputazione?
Il suo delitto?
Quei vent’anni che potevano fare di lui un padre?
O lo scandalo di un vero amore imprevisto?
Insostenibile agli occhi e alle menti di chi l’amore non l’aveva mai avuto?
Perché sul banco degli imputati era solo.
Solo e nudo.
Pronto per un verdetto che ha visto lei ignava protagonista.
Non al suo fianco.
Ma in una platea sguarnita.
Deserta se non per la sua presenza.
Come se quell’amore pronto al macello del raziocinio l’avessi inventato lui da solo.
Generato e vissuto da solo.
Solo suo, nella sua solitudine.
Forzare la fine per l’insostenibilità della verità.
Era fredda, gelida quella seduta dedicata al condannato.
Era fredda ancora di più nel contemplare la sua solitaria presenza nella platea.
Si aspettava di averla al fianco.
Non a difendere ma a sostenere il loro comune tremito almeno.
Di quel processo “a nudo”.
Deciso insieme, vissuto da solo.

Era difficile prendere una decisione.
Avevano scelto quella di un processo.
Scegliendone i giudici.
Ognuno il suo.
Quello di lei, donna, quello di lui,uomo, sostanzialmente opposti, sostanzialmente uguali.
Giusti, sbagliati?
Direi giusti nella media, sbagliati per l’editto, forse per l’incarico.
Sbagliati per lui, quantomeno, che si è presentato nudo, al processo.
Giusti nella media, sbagliati nella specifica materia, ancora una volta.
Perché è sbagliato affidarsi ed affidare una decisione a chi non conosce.
Dov’era l’esperto di “loro”?
Avrebbero dovuto proseguire insieme e basta ,forse avrebbero dovuto, alla fine, avere il coraggio, la pazienza, la follia ….. o la semplice ragione di andare fino in fondo a quel tunnel.
Una cosa insieme l’hanno fatta: hanno sbagliato per quel processo.
Lui forse molto più di lei.
Ma i giudici, per me che ho presenziato come unico ufficiale, non potrò mai dimenticarli.


I GIUDICI


Quello di lui è un uomo nuovo e vecchio, vecchio dentro intendo, pratico di “pratica”.
Un uomo.
La sua proposizione era quella di specchiarsi in lui, tendenzialmente al contrario, non necessariamente, ma tendenzialmente……nessuno al mondo, in realtà,avrebbe mai potuto convincerlo, nemmeno per “presunta” superiorità, di ciò che non era.
Avrebbe dovuto confrontarsi, comunque, con le sue tante vite, tante persone, tante verità inseguite e trovate, tanto, tanto troppo.
Cinquant’anni circa, il suo giudice, conoscitore di vite, di uomini, “praticamente” di molte vite, forse non del “vivere”.

Quello di lei è una donna nuova e vecchia, vecchia dentro intendo.
Una donna.
Non so cosa si aspettavi da lei.
L’aveva scelta lei, non mi è dato di sapere.
Buona persona, comunque, ventisette anni di sofferenze ed un futuro pieno di speranze.
Educatrice presso un orfanotrofio di una grande città.
Sua convivente.


LA SENTENZA


Unanime, gelida, razionale, logica, pratica, inattaccabile soprattutto perché sostenuta anche da lei che al processo si era presentata ben vestita e in platea, non al suo fianco.
Quindi vera, si presume .........
Lui, per la prima volta nella vita, nudo, tremante, indifeso, senza controllo della situazione, senza forzare controlli.

Busta 1 : la GIUSTA DISTANZA!
Busta 2 : la GIUSTA DISTANZA!
Busta 3 (dalla platea) : la GIUSTA DISTANZA!

No era pronto per l’unanimità, sperava in lei, ma sperava e basta, sperava che qualcosa la  riportasse alla verità del sentire, a quella verità che avevano vissuto tutti i giorni, tutte le notti, quella verità che non si era mai fermata davanti alle parole.
Il sangue è sgorgato copioso ma, al dolore, lui era preparato.
Non si è neppure difeso, non avevo preparato alcuna difesa, l’avesse fatto temo non si sarebbe difeso comunque: nudità e sangue erano nell’aria.
Perché poi lei non hai dormito, a proposito?
Per il solito, consueto dispiacere?
Per il male che aveva ricevuto lui, o per il presunto bene che aspettava lei?

La “giusta distanza” come sentenza non mi è parsa neppure molto azzeccata.
Da unico ufficiale presente.
L’ho trovata poco nobile per la loro nobiltà, aspettavo altro, l’originalità di un editto che potesse almeno far storia, onorando quella storia.
Da unico ufficiale presente  l’ho trovata solo mediocre, cattiva e ignorante.
Perché?
Perché “la giusta distanza” non ha misura, perché nessuno saprebbe stabilirla, perché, nel migliore dei casi vuole dire distante e basta.
Nel peggiore, è ancora peggio: prendi il peggio in cambio del tuo meglio, nel caso esso possa servire secondo la discrezione di quanto, quando e come del tuo creditore.
Sei debitore verso te stesso, se non lo fai.

Al meglio di lui nessuno ha nemmeno pensato, e anche solo come ufficiale navigato quanto impassibile, mi bastava pensasse qualcuno.
Mi bastava ci pensassi lei.
Al loro comune bene.
Ma non è accaduto.
Il preteso e convinto bene di lei era un altro, era un bene che prevedeva solo previsioni.
Il tipico bene del mondo degli uomini.

Perché il processo allora, mi sono chiesto?
Il suo bene, il suo, almeno, punto di vista a riguardo del bene, mi è parso fosse di secondo ordine.
Infatti, di fronte al tema l’editto dei giudici fu unanime: “il fatto non sussiste”.
Ma adesso toccava a me.

Imputato alzatevi!
La giuria, i giudici hanno sentenziato:


LA GIUSTA DISTANZA ….. A VITA!!!!


Vi prego piagnucolò quel pover’uomo.
Vi prego signori giudici.
Signora inesistente giuria.
Non sia già ergastolo allora ma la morte.
Ma tutti lucidi e convinti, anche lei ……. dalla platea degli ignavi.
Tutti, tranne me, che non riuscivo ad ignorare le lacrime disperate di quell’uomo.
Tutti, in uno strano sinistro coro:

LA GIUSTA DISTANZA ….. A VITA.

Il martelletto ha schioccato un colpo secco, mi è rimbombato dentro, la folla assente ha applaudito ed applaudiva mentre uscivo anch’io tremante, ferito, sanguinante, umiliato ……. sorreggendo allo stesso modo tremante, ferita, sanguinante e umiliata quell’anima disperata.

Mentre lei si complimentava con il giudice di lui, illudendosi di essere libera, finalmente, serena …….
Il giudice di lei sbirciava compiaciuta la sconfitta di quell’uomo.
Contemplando, raggiante la sua vittoria, i suoi schemi avevano funzionato, implacabili, perfetti:
la giustizia dell’”uomo scimmia” aveva vinto ancora una volta.

La vita, la sua sentenza, l’ha decretò tanto, tanto tempo dopo ……. al solito.


PROLOGO AL CONTRARIO.

Aveva inquietato quella telefonata durante la cena prima del processo ……. riportando da là terrestri segnali telecomandati…..
L’aveva inquietato vederla tentare il vomito, mentre la tensione sul suo corpo le spezzava i muscoli ……..
Prese la mano calda di lui permettendo di appoggiarsi sulla sua pelle nuda …….
La nausea passò veloce, e il volto massacrato di ferite di lei riprese subito colore.
Lui le aveva insegnato la felicità.
Anche nella semplicità di un buon cibo accompagnato da ottimo vino rosso, nella giusta quantità.
Le aveva insegnato ad amare la vita.
Nel meglio della sua semplicità.
Nelle passeggiate al chiaro di luna.
Nell’ascolto del gracidare delle ranocchie, ai bordi di quel fiume scuro ma pacifico.
Le aveva insegnato a non incidere più graffiti sul suo volto.

Prima che arrivassero gli uomini.
Con lunghi impermeabili bui.
Con mille bit al secondo, con lunghe dettagliate descrizioni depositate in triplice copia all’ufficio Sicurezza Sociale.
Uomini e trappole.
Troppe trappole.
Che riuscirono a ghigliottinare anche il suo bene per quell’essere speciale.
Perdendo.
Perdendola.
Sopra ogni cosa, temo, riconoscendo la vera sconfitta nella sconfitta di lei, nel suo ritorno verso l’illusoria sicurezza del mondo degli uomini.

Ancora una volta mi è stato dedicato assisterla, la sconfitta, in attesa che il tempo la renda nota a tutti.
Assistere alla sconfitta.
Il mio compito.
L’unico che il mio incarico prevedeva.
Da povero semplice ufficiale di sola lettura di editti, sentenze, procedure.

Non so come, perché ero bravo nel mio lavoro.
Ma sono rimasto invischiato in quel processo, irrimediabilmente compromesso anch’io.
Intrappolato anch’io in quella ghigliottina.
Obbligato ad esserci.
In attesa del peggior giorno del mio futuro.
Il giorno nel quale, insieme, mano nella mano, verranno a chiedermi:

 “perché non ci hai salvati?”


FranzK.


giovedì 2 febbraio 2012

Emozioni Cuore Vitae.





Siamo emozioni.
Null’altro.
Solo emozioni.
Non carne.
Solo emozioni.
Il cuore della vita.
Tutto quello che possiamo offrire.
Tutto quello che possiamo ricevere.
Tutto quello che ci manca.
Tutto quello che cerchiamo.
Solo emozioni.

Il cuore della vita, la sorgente di tutto.
Che non hanno necessità di difese ma di protezione.
Perché sono ancora in una gabbia dentro le parole.
Come dentro a un dipinto.
O una melodia.
Il cuore della vita dentro in gabbie poco evolute.
Siamo solo emozioni.
Il “te” vero, quello dentro, quello che “senti” non quello che “comprendi”.
E non ci sono parole maledizione, e io non ne ho.
Le sto chiudendo in una gabbia anche qui.
Loro e me alle quali appartengo.

Sono un emozione.
È per questo che “sento” me e il resto.
Non lo comprendo, lo “sento”.
Siamo solo emozioni sparse, sole.
Fosse mai possibile collegarci.
Cablarci in modo semplice.
Noi, emozioni, i cuori della vita.
Particelle vive.
Chiuse in gabbie.
Emozioni il nostro cibo.
L’unico di cui possiamo nutrirci.
Per la sua vita.
Siamo emozioni , e basta.
Emozioni da vivere, da dare, da ricevere.
Solo una semplice emozione.
Senza periferiche di collegamento.
Senza strumenti per decriptarci.
In che modo possiamo collegarci davvero?
Se  non conosciamo la struttura della particella che ci compone?
Non ne comprendiamo la natura.
Che sto chiudendo in una gabbia di sole parole anche qui.
Incatenato nel mio poco evoluto, dentro in parole, solo parole.
Io che sono solo un'emozione.

Sentire, noi ci sentiamo.
Non ci credo che ci comprendiamo.
Che possiamo stipulare parole per farlo.
Nè dipingere dipinti.
Non comporre melodie.
Possiamo piangere o ridere.
Il minimo di quell’infinito che c’è in noi.
L’emozione cuore della vita.
Non è un segnale elettrochimico, non lo è.
È il “sentirsi”, e in quella mancanza di alfabeti adeguati, “sfuggirci”, “temerci”.
E non ci proteggiamo in tal modo.
Ci difendiamo e basta.
Per  l’umano timore di sbagliare sempre.
Se non passa dal raziocinio, dall’impulso elettrochimico di un "logico" pensiero, il “noi”.
L’emozione cuore vita della vita .
Di noi.
Del vivo.

Fatti di quelle particelle, così semplici da “sentire” come impossibili da vivere.
Perché credo che noi ci “sentiamo” molto di più che “vederci”,”toccarci”,”udirci”,”gustarci”, “annusarci”.
Sentiamo noi e gli altri, divisi da alfabeti piccoli, da tavolozze scarne di colori, da strumenti monocorde.
Siamo emozioni, lasciatemelo credere.
Solo emozioni.
Semplici pure emozioni.
Senza spelafili e cacciaviti per cablarle.
Senza digitale per discretizzarle.
Siamo emozioni.
Che sentono e si sentono.

Senza riuscire ancora a trovarsi.
Nel cuore della vita.

FranzK.