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venerdì 23 novembre 2012

Il Maiale Aerobico.


















http://www.youtube.com/watch?v=CLuEy2p2bBw&playnext=1&list=PL6E758EE93C9DB841&feature=results_video




Tanto, tanto tempo fa, uno dei soliti amici mi spedisce un paio di link che, pur trattando apparentemente di argomenti assai differenti, ritengo invece siano strettamente collegati. 

Allora, nel primo, all’inizio, si propongono sostanzialmente più piste ciclabili e più incentivi per la produzione di prodotti biologici di alta qualità per poi invece arrivare ad illustrare una drammatica situazione rispetto gli allevamenti di animali da macello. 

100 kg di carne pro-capite mangiata …… in quanto? 

Non è specificato ma interpreto in un anno

E questi 100 kg per essere prodotti hanno trasformato (non consumato) 10 volte il loro peso in cereali che avrebbero potuto sfamare, si denuncia, assai più persone. 

Così, si insiste, quando tra pochi anni saremo in 10 e più miliardi come faremo a sfamare tutti con la carne? 

“sarebbe il suicidio del pianeta”. 

Ma non è ancora finita: tutte ste bestie sembrano emettere più CO2 di tutte le auto del pianeta. 

Dunque io capisco questo: 

  • non bisogna mangiare carne. 
  • meglio vegetariano. 
  • ne mangiamo 100 kg pro – capite – anno ( che non so se è per sfamarci o per abboffarci) 
  • siamo in troppi. (già sentito ...)
  • quindi è necessario smettere di riprodursi. (già fatto ....)
  • bisogna invece comunque usare di più la bicicletta.(attività fisica, vai che ti fa bene …) 

per finire e tra le righe … 

  • l’automobile dà da lavorare e produce meno CO2 che le bestie da carne.

Dimenticavo : l’assurdità della pirogassificazione della montagna di merda che producono queste bestie infami. 

Passiamo all’articolo successivo dove si parla invece di attività “aerobica”, ginnastica per intenderci, "fitness", e la necessità di perdere peso . 

Qua vengono illustrati gli abstract di quattro articoli piuttosto scioccanti da un punto di vista almeno di recente cultura, convincimento e abitudine. 

Il primo, “L’esercizio fisico non cura l’obesità”

La Loyola University Health System illustra i risultati riguardo le ragioni del maggior peso di una donna afroamericana rispetto ad una africana (83-58 Kg): alimentazione non attività

Il secondo diSteve Maxwell si intitola “I principali 10 motivi per non fare esercizi aerobici”e in questa occasione, copio e incollo decisamente cercando anche di tradurre qualcosa:

Oxidative Stress – Which causes a breakdown of tissues. It also predisposes one to cancer and heart attack. (Stress ossidativo -che causa la rottura dei tessuti e predispone al cancro e agli attacchi di cuore

Elevated cortisol production – Which causes a breakdown of muscle tissue and increases fat storage or depot fat. People do aerobics to alleviate stress yet end up creating more stress.(Elevata produzione di cortisolo-che causa la rottura dei tessuti ed incrementa l’accumulo e il deposito di grassi). 

Lowered testosterone and HGH levels For men, aerobics are a form of chemical castration. Low T-levels are associated with lowered libido, depression, anxiety, increased body fat and decreased muscle tissue. This contributes to muscle-wasting and lowers the basal metabolic rate.(Bassi livelli di testosterone e HGH - per i maschi l’aerobica è una forma di castrazione chimica, i bassi livelli di testosterone si associano con un abbassamento della libido, depressione, ansia,incremento del grasso nel corpo e decremento dl tessuto muscolare. Questo contribuisce allo spreco muscolare e abbassa il ritmo del metabolismo basale). 

Increased appetite and a tendency toward binge eating patterns Aerobic exercise makes people hungry!( l’esercizio aerobico rende le persone affamate!). 

Burns a relatively small amount of calories vs. the time spent One large meal completely offsets the pitiful amount of calories burned in an hour aerobics session. This is exacerbated by over-engineered running shoes which cushion the feet in such a way to create a neural amnesia.(una grande abbuffata supera di gran lunga la ridicola quantità di calorie bruciate durante una sessione di esercizio aerobico, questo è oltremodo aggravato dalle scarpe da corsa super ingegnerizzate con cuscinetti sotto i piedi che provocano amnesia neurale.

Adrenal burnout A consequence of the “feel good” neurotransmitters which also stimulate the release of adrenaline. Adrenaline is thefight or flight hormone. Excessive adrenaline creates an addictive response and people going routinely for the so called “high” of running end up with adrenal burnout, e.g., chronic fatigue and depression. ( una conseguenza dei neurotrasmettitori del “sentirsi bene” che stimolano anche il rilascio di adrenalina. L’adrenalina è l’ormone del “combattere o fuggire”. Un eccesso di adrenalina crea dipendenza e le persone che vanno regolarmente per fare “ la carica” con la corsa, finiscono con l’ ”adrenal burnout” cioè fatica cronica e depressione). 

Dr. Kenneth Cooper, the father of aerobic exercise (and the person who coined the term) completely recanted his assertions regarding aerobic exercise. After observing a disproportionate number of his aerobic-enthusiast friends die of cancer and heart disease, he reversed his ideas on the benefits of excessive aerobic exercise. He now claims anything in excess of 20 minutes has greatly diminishing returns. In fact, he’s now an advocate of scientific weight training.( il dottor Kenneth Cooper, il padre degli esercizi aerobici oltre che la persona che ne ha coniato il nome, ha completamente rivisto le sue convinzioni riguardo gli esercizi aerobici. Dopo aver osservato un grande numero di suoi amici entusiasti dell’aerobica, morire di cancro o di attacco cardiaco, ha cambiato completamente la sua idea sui benefici dell’eccesso di esercizio fisico. Lui adesso dice che quando questo eccede i 20 minuti di durata comincia a divenire davvero inefficiente e controproducente. In realtà egli rappresenta oggi uno dei portavoce del controllo del peso “scientifico”). 

Ed il terzo di Mark Sisson, istruttore di palestra ginnica che riporta i risultati della sua esperienza personale e diretta rispetto i “costi” di una “cronica” attuazione di media e grande intensità del lavoro aerobico: 

richiede una grande quantità di zuccheri, diminuisce l’efficienza del metabolismo grasso, aumenta lo stress derivato dall’ormone del cortisolo, incrementa gli stati infiammatori sistematici, incrementa i danni da stress ossidativo(produzione di radicali liberi) e ….. annoia

Ma il quarto, del NY Times sui motivi, fattori comuni riguardo la longevità dei “centenari” di tutto il mondo batte tutti: 

The most common thing this group had is that they did not reveal any particular lifestyle secret for their own longevity. When asked specifically, none has exercised. None was a vegetarian. Not a single one ate yogurt throughout his life. 
La cosa più comune di questo gruppo è quella che non rivela particolari segreti di stile di vita che possano essere correlati con la loro longevità. 
Quando viene chiesto loro qualcosa di specifico la risposta è : 

Non ho mai fatto esercizi
Non sono mai stato vegetariano
Neppure una volta nella mia vita ho mangiato uno yougurt

Ed io, diversamente da prima capisco questo: 

  • se voglio avere speranza di vivere a lungo non devo essere vegetariano 
  • se voglio avere speranza di vivere a lungo non devo mangiare yougurt 
  • se non voglio cadere in depressione devo evitare gli esercizi ginnici 
  • se voglio mantenere la mia virilità (!!!!!!) devo evitare gli esercizi ginnici.

ma .... adesso ......come la mettiamo con le ciclabili, lo yogurt e il vegetariano? ;)



FranzK.

venerdì 6 gennaio 2012

Furti da Befana.





Un anno e mezzo fa, dopo la separazione mi sono trasferito.
Sono spiaggiato in riva al lago dei miei sogni.
In un piccolo, tranquillo e silenzioso paesino.
Apparentemente normale, riservato e composto da persone laboriose e “normali”.

È proprio vero che a tutto ci vuole il suo tempo.
E pian piano sto scoprendo che pur silenzioso e riservato è un posto un po' particolare.
Dove se io personalmente vengo considerato tra i più “normali” figuratevi gli altri.
Sul mio conto pende solo una domanda strisciante: “ma cosa fa quello li?”.

Un paese di matti insomma.
Nel senso buona della parola.
Il mio giardiniere ha diffuso la notizia che mi occupo di nucleare.
La parrucchiera che costruisco arti artificiali.

Il muratore che organizzavo festini di dubbia moralità.
Ma adesso che non ne faccio più, dormo tendenzialmente quasi tutto il giorno.
Molti si chiedono perché ho un cartello “attenti al cane” e non posseggo amici pelosi.
Altre voci mi qualificano come uno che fa cose strane, sostenute da potenti multinazionali.

Non so cosa si intenda per strano, ma cose comunque molto segrete.
Il più insistente è il verduriere, che ormai evito accuratamente non fosse per gli strani sguardi che mi rivolge.
Non parliamo della rivendita di formaggi, che se non compri almeno un mezzo chilo per tipo passi per tirchio.
Forse la cartolaia è tutto sommato la più normale, e se ti serve qualcosa basta che chiedi a lei o alla parrucchiera e “oplà”, in mezza giornata ti trovano da una barca a una roulotte.(gratis ovviamente).

Dimenticavo il “professore”, personaggio buono tanto quanto permaloso e triste.
Lui e un altro tizio che lavora per qualche televisione, si divertivano fino a poco tempo fa a spacciare l’esistenza del “pesce caronte” che avvolgendosi intorno all’elica della barca ti poteva traghettare sull’altra sponda.
Piuttosto che convincere seriamente un tipo che chiamava la morosa albanese e lei non rispondeva.
Ovvio è questione di fuso orario: se chiami alle otto là sono le nove e devi aspettare quell’oretta al telefono perché lei risponda.

Poi ci sono vari inventori.
Poco conosciuti ma molto attivi.
Quello che ha inventato gli sci d’acqua piuttosto che aerei biposto motorizzati con un vecchio motore di una lambretta.
Dimenticavo: il “professore” avevo molti proseliti perché preparava toast speciali, al cibo per pesci.
Per una sua ammiratrice che veniva appositamente dalla Svizzera la variante al tabasco e smarties.

Ecco perché mi hanno concesso la cittadinanza senza batter ciglio.
C’è voluto il suo tempo per capirlo ma alla fine me ne sono fatta una ragione.
E sono tranquillo.
Nel sentirmi proprio normale qui, quasi il più normale di tutti, è una bella sensazione.

Adesso vi dico cosa accadrà stanotte.
Vi racconto di una antica tradizione di questo paesino di matti buoni.
Non si può sempre tediarsi con le crisi e i pensieri introspettivi no?
Una tradizione locale molto antica, rivisitata in stile moderno.

Bene, il piccolo borgo è composto essenzialmente da due frazioni.
Una, quella storicamente ( solo storicamente ve lo assicuro …..) più povera, arrampicata sulla montagna.
E un'altra (storicamente senza assicurazioni …) più ricca, che si allarga su una piana fino al lago.
La seconda è una zona residenziale composta per lo più da ville e villette di un certo livello.

Stanotte i ragazzi del paese (ce ne sono tanti, tutti tra i 20 e 25 anni) organizzeranno la retata.
Verso la zona residenziale ricca ovviamente, sostituendosi nella tradizione popolare ai poveri della montagna.
E “ruberanno” tutti gli oggetti che troveranno nei cortili o comunque al di fuori delle case.
Ammucchiandoli nella piazza principale del paese.

Le forze dell’ordine cercheranno ovviamente di evitare la cosa, in una specie di gioco a “guardia e ladri” senza galera ovviamente.
Una azione più che altro di dissuasione che comunque movimenterà tutta la notte.
Anche i proprietari oggetto dei possibili furti potranno difendersi.
Con secchi di acqua fredda.

L’indomani ovviamente la piazza sarà colma di un mucchio di oggetti i più disparati.
E i “ricchi” andranno a visionare e riconoscere i propri.
I “poveri”, i “ladri” saranno lì al loro servizio.
E basterà elargire a loro, da parte dei primi,  una piccola somma di denaro affinché  riportino subito le proprietà al loro posto.

Era un modo simpatico per far festa.
Avere qualche monetina per fare in modo che la calza della Befana contenesse qualche arancia e qualche caramella anche per i figli dei più poveri.
Oggi è solo una tradizione.
Per non dimenticarsi, in un modo semplice e simpatico, il principio di equità.

Un paese di matti.
Tutti buoni.
Io non so bene cosa farò.
Ma ormai classificato come “normale” penso che starò a guardare, a godermi la festa, in questa strana Nottingham Forrest. J

FranzK.

sabato 13 febbraio 2010

Il cappello nero.




 [http://www.youtube.com/watch?v=MSZbNLZOE-Y&feature=related]

Era ormai vicino al mezzo secolo di età, mentre gli eventi storici incominciavano rapidamente a degradare.
Il canto dei Nibelunghi si apprestava a produrre echi potenti e incontenibili.
E, come adesso, anche allora, era  difficile non stare con il più forte.
Anche sapendo che non era un giusto.
E, al contrario, ancora più difficile credere in qualcosa che è tanto vero, quanto lo è per pochi.
Anche se è vero nell’assoluto.
È la tipica situazione dove un uomo prova a giocarsi a dadi.
Vincendo o perdendo sempre e solo con se stesso.

Ma lui non era nato giocatore.
Avrebbe sempre vinto in quel caso, data la dotazione naturale della massa grigia conservata nel suo cranio.
Un uomo di doti intellettuali davvero rare.
Viveva in collina e mondava la vite.
Uno strano quanto semplice  ragazzo sempre sorridente con tutti.
Con in testa una irremovibile convinzione: la Libertà.

Gli eventi rotolarono giù dalla china in davvero poco tempo, da lì a un po'.
Gli obblighi divennero sempre più pressanti.
I controlli più fitti.
Mai più risate, solo sorrisi di spaventata convenienza.
Le porte sempre più chiuse.
La necessità di particolari “carte” e particolari “metalli” nelle tasche  sempre più pressante.
Si intravedeva la guerra poco più avanti.

Ma lui amava la vigna e la Libertà.
Il respiro profondo.
Le risate e i canti all'unisono.
Aveva un sogno conficcato nella mente.
Il sogno della pacata giustizia.
Della gioia e della Libertà per tutti.
Aveva un sogno così forte che sembrava bastare contro gli incubi globalizzati di quel tempo.

Ma su per le vigne le cose erano cambiate.
Tutti lavoravano a testa bassa.
Nessuna allegria.
Nessun canto.
Quasi neppure più una parola.
La guerra aveva quasi la forma di un acino, tanto era nell’aria.

Tornò verso casa con la scusa di un malore e legati insieme pochi stracci partì.
Nessuno seppe mai per quei vent’anni che passarono di sua assenza, che fine avesse mai fatto.
Lo davano disperso in qualche sperduto alpeggio appena oltre il confine occidentale.
Non sbagliavano di molto, anche se era del suo mito che si parlava, non di lui.
Per lui erano passati secoli, non anni.
Tanto che il cuore, negli ultimi tempi, aveva cominciato a mostrare i segni di una sofferenza portata troppo a lungo.
Come tutto il resto del suo corpo.
Forse era giunto il momento per un’altra decisione.

Sentiva che le forze erano arrivate all’esaurimento.
Aveva sperato, tutti quegli anni lui, non combattuto.
Come avrebbe potuto combattere uno come lui.
Non aveva l’animo per sopprimere una formica.
Come avrebbe potuto sparare per uccidere un uomo?
La Libertà …..
La sua Libertà …… la sua dea.
Che nella sua illusione di poterla essere per tutti, non poteva né accettare né contemplare la morte di qualcuno.

Si racconta ancora adesso, nelle sere d’estate quando gli anziani si ritrovano sotto gli archi di mattoni degli ingressi dei vecchi cortili a prendere un po' di fresco, di quel lungo, infinito, incredibile giorno.
Erano tutti fuori, chi nei campi chi nelle vigne, uomini e donne.
Un giorno di inizio primavera, anche se il bel sole non impediva il pizzicare di un freddo ancora molto pungente.
Due ragazzine aiutavano la nonna nei lavori dell’orto, nei campi che aprivano l’orizzonte verso la valle del fiume.
Erano allegre e scanzonate.
Una donna di mezza età, poco lontano da lì, sbrigava, appollaiata su un covone di fieno, faccende meno faticose.
Sulla collina, in mezzo ai filari due uomini vangavano la terra ancora indurita dalla gelata notturna.
Se avessero girato lo sguardo verso sud avrebbero potuto scorgere, in lontananza, le compagne indaffarate nella semina stagionale.
Appena dentro al paese, nel cortile, una altra anziana e ricurva figura femminile badava ai bimbi più piccoli, sbrigando anche qualche faccenda nella stalla.

Si ritrovarono intorno al tavolo per la cena e tutti quella sera avevano una cosa speciale da raccontare.
Tutti erano inquieti per un particolare accadimento che mai avrebbero potuto immaginare comune.
E nessuno di loro fino quasi alla fine del desinare ebbe il coraggio, per primo, di schiudere il proprio groppo.
Alla fine fu la donna più vecchia che parlò:
”oggi, mentre ero in cortile si è affacciato un tipo strano al portone, tutto infagottato dentro un pastrano lungo e sporco;
si è fermato senza alzare lo sguardo da sotto il cappello e dopo averci osservato per un poco è scomparso ……. per un momento ho pensato fosse lui …… il mio ……..”
Le storie di tutti esplosero in una ressa di voci sempre più preoccupate.
Era passato da tutti l’uomo nero e sconosciuto e da tutti si era fatto notare e tutti si era soffermato a guardare.
Chi poteva essere?
C’era la guerra e quella figura, non era contenuta dentro quella guerra.
Era di una altra forse, una differente, cosa era venuta a fare lì?

Quando si arriva a questo punto, il racconto degli anziani seduti sotto gli archi di mattoni, si fa molto sottovoce.
E si stringono vicini con le sedie.
Perché potrebbe accadere di sentire ancora l’urlo del treno in corsa ……..
Poco prima  di sentire l’urlo della vecchia madre che invoca il suo nome, un istante prima, con le mani strette sul ventre.
Poco dopo che alla fine si potesse comprendere tutto.
Quando bussò all’uscio un messo del comune.

Con in mano i brandelli raccolti da sotto un treno, di un cappello nero.
I brandelli della Libertà.

Davvero poche settimane prima della fine della guerra.

Franz.K

domenica 24 gennaio 2010

Leggende incombustibili.




 [http://www.youtube.com/watch?v=2uDUp8DcU3s&feature=response_watch]

Gei-Gei era una donna davvero bella.
Occhi scuri.
Capelli rosso cupo.
Un sorriso dolcissimo.
Cocoricò la incontro sulle falde di un dirupo, in un giorno di luce dorata.
Si innamorarono quasi istantaneamente e senza alcun sensato motivo.
Come se i sentimenti potessero averne uno.
Ma vivevano in quel mondo preciso e matematico.
Ancora qualche tempo prima che la Felicità si esaurisse completamente.

Così, dati i contorni, accadde una cosa strana e difficile.
Accadde che si ritrovarono praticamente congelati in quella situazione.
Alle falde del pericoloso dirupo.
Freddi e congelati come filetti di sogliola.
Senza più alcuna possibilità di muoversi se non, alla lunga, disfarsi per putrescenza.
E, ovviamente, quando dico alla lunga, viste le temperature da conservazione a cinque stelle, dico alla lunga per davvero.
Una situazione imbarazzante.
Anche per i tagliaboschi di passaggio.

A Cocoricò un giorno venne un idea.
Non particolarmente brillante ma calda, quantomeno.
Era necessario, per sfuggire a quell’incantesimo, tentare l’autocombustione.
Senza farsi altro male ovviamente, senza scottarsi.
In qualsiasi caso si sarebbero liberati.
Almeno secondo i suoi convincimenti.
Così provò a comunicarlo a Gei-Gei.
Parlandole in qualche modo attraverso i sempre più ispessiti cristalli acquei.
Che, nel continuare a crescere, avrebbero finito per isolarli in davvero ormai poco tempo.

Nonostante la drammatica situazione, Gei-Gei si congelò ancora di più.
Forse era troppo spaventata da ciò che stava accadendo.
Forse era rimasta intrappolata senza alcun sensato motivo.
Come se il freddo potesse averne uno.
Probabilmente sperava di sopravvivere fino alla primavera quando il caldo sole avrebbe provveduto a sciogliere il freddissimo guscio che la teneva prigioniera.
O forse ……
Forse si conosceva meglio di quanto Cocoricò potesse sapere.
Era la sua natura, non una sua scelta.

Era così da sempre.
Era semplicemente incombustibile.
Nessuna possibilità di ossidazione.
Gei-Gei si scusò.
Di qualcosa di cui non avrebbe avuto proprio alcun motivo di cui scusarsi.
Era semplicemente la sua natura, non una presa di posizione.
Cocoricò però venuto al corrente della cosa si impietrì ancor di più.
Impietrito dentro un sarcofago di azoto liquido.
E a Gei-Gei, credetemi, non toccò fine migliore.

Tutto questo accadde moltissimo tempo fa.
Appena prima della completa estinzione della Felicità.
Alcuni credono sia solo una vecchia leggenda per attirare i turisti a visitare il dirupo.
Probabilmente è così.
Anche se sono rimasti dei segni botanici del fatto.
Segni senza alcun sensato motivo.
Ovviamente.

Probabilmente è davvero solo una antica leggenda.
Di cui si sono cancellate tutte le tracce.
In che modo?

Bruciandole.

Franz.K